

Data center in Italia: innovazione sì, ma chi genera i costi deve sostenerli
Il problema
Cloud, intelligenza artificiale e servizi digitali richiedono data center sempre più grandi. Sono infrastrutture importanti e possono rappresentare investimenti strategici per l’Italia.
Ma la loro crescita sta accelerando rapidamente.
A fine gennaio 2026, Terna registrava 449 richieste di connessione per data center, per 78,79 GW di potenza complessiva richiesta.
Questo non significa che verranno realmente costruiti impianti per 79 GW: una richiesta di connessione non equivale a un progetto realizzato. Significa però che la rete italiana deve già gestire richieste di dimensioni eccezionali.
È quindi necessario stabilire regole chiare prima che capacità di rete, investimenti e territorio vengano impegnati senza una strategia nazionale.
Questa petizione non chiede di fermare i data center.
Chiede tre principi semplici:
- Chi genera un costo infrastrutturale deve sostenerlo.
- Chi promette benefici deve dimostrarli.
- Chi riceve vantaggi pubblici deve rispettare impegni verificabili.
ALTRI PAESI STANNO GIA' INTERVENENDO
In Irlanda, i data center sono passati dal 5% dell’elettricità misurata nel 2015 al 23% nel 2025, spingendo il Paese a introdurre criteri specifici per le nuove connessioni dei grandi consumatori.
In Virginia sono state introdotte garanzie finanziarie e obblighi minimi di pagamento per alcuni grandissimi utenti elettrici, così da ridurre il rischio che infrastrutture costruite per loro rimangano sottoutilizzate.
L’Italia può intervenire prima.
GLI IMPATTI DEVONO ESSERE MISURATI PROGETTO PER PROGETTO
Non tutti i data center sono uguali.
Consumi energetici e idrici, opere di rete, traffico dati e infrastrutture di telecomunicazione, rumore, generatori di emergenza, uso del suolo, occupazione e possibilità di recuperare il calore dipendono dalle caratteristiche del singolo progetto.
Anche i benefici economici devono essere valutati con attenzione. La costruzione di un grande data center può generare molta occupazione temporanea, ma una volta operativo l’impianto è fortemente automatizzato e può richiedere un numero relativamente contenuto di lavoratori permanenti rispetto alla dimensione dell’investimento, alla potenza elettrica utilizzata e alle infrastrutture necessarie. Per questo non basta annunciare genericamente ‘nuovi posti di lavoro’: devono essere distinti i lavoratori impiegati nel cantiere dai posti permanenti effettivamente creati.
Consumi, impatti e benefici attesi, compresi i posti di lavoro temporanei e permanenti, devono essere dichiarati prima dell’autorizzazione e verificati successivamente sulla base dei dati reali.
COSA CHIEDIAMO
1. Un registro nazionale pubblico dei grandi data center
Per ogni progetto devono essere accessibili almeno:
- localizzazione e soggetto proponente;
- stato dell’iter;
- potenza richiesta, autorizzata ed effettivamente utilizzata;
- consumi energetici e idrici;
- opere di rete necessarie e relativa ripartizione dei costi;
- capacità di connettività prevista ed effettivamente utilizzata, traffico dati medio e di picco, infrastrutture di telecomunicazione necessarie e relativa ripartizione dei costi;
- incentivi pubblici ricevuti;
- occupazione temporanea e permanente promessa e realmente generata;
- principali indicatori ambientali;
- accordi sottoscritti con enti pubblici e interventi previsti a favore dei territori interessati, indicando chi deve realizzarli o finanziarli, il loro valore, i beneficiari, le scadenze e lo stato di attuazione.
2. Regole proporzionate alle dimensioni del progetto
Un data center di piccole dimensioni non può essere sottoposto agli stessi obblighi di un impianto che richiede centinaia di megawatt e nuove infrastrutture.
La disciplina nazionale deve quindi classificare i progetti principalmente in base alla potenza richiesta alla rete, tenendo conto anche del consumo di acqua, del territorio occupato e delle opere necessarie per realizzarli.
Gli obblighi, le garanzie e i controlli devono aumentare in modo proporzionato alle dimensioni e agli effetti del progetto.
Più edifici, richieste di connessione o società riconducibili allo stesso intervento devono essere considerati insieme. Un grande progetto non deve poter essere suddiviso artificialmente in interventi più piccoli per evitare le regole previste.
3. Garanzie finanziarie proporzionate alla capacità richiesta
I grandi progetti devono fornire garanzie economiche adeguate quando prenotano capacità di rete o rendono necessarie nuove infrastrutture.
Il rischio di un progetto ritardato, ridimensionato o abbandonato non deve essere trasferito agli altri utenti.
4. Scadenze vincolanti e decadenza della capacità non utilizzata
La capacità di rete non deve poter essere mantenuta indefinitamente senza progressi reali.
Se un progetto non rispetta le scadenze previste, la capacità deve poter tornare disponibile.
5. Obblighi minimi di pagamento e ripartizione dei costi
Quando un grande progetto rende necessarie nuove infrastrutture o il potenziamento di quelle esistenti, il richiedente deve sostenere i costi aggiuntivi direttamente generati dalla potenza richiesta.
Deve inoltre garantire pagamenti minimi commisurati alla capacità riservata e alle infrastrutture realizzate per servirlo, anche se il progetto viene ritardato, ridimensionato, abbandonato o utilizza meno capacità del previsto.
Soltanto la parte delle opere che produce benefici dimostrabili per la rete e per altri utenti può essere ripartita più ampiamente. La valutazione di tali benefici e la conseguente ripartizione dei costi devono essere pubbliche, motivate e approvate dall’autorità competente.
6. Valutazione dell’impatto cumulativo
Più grandi progetti concentrati nella stessa area devono essere valutati insieme per gli effetti complessivi su rete elettrica, acqua, reti di telecomunicazione, territorio, rumore e infrastrutture.
7. Verifiche indipendenti e dati reali pubblici
Consumi, impatti, posti di lavoro e altri benefici dichiarati devono essere verificati nel tempo da soggetti qualificati e indipendenti.
8. Restituzione degli incentivi e attivazione delle garanzie se gli impegni non vengono rispettati
Gli eventuali vantaggi pubblici devono essere collegati a condizioni misurabili.
In caso di scostamenti rilevanti e ingiustificati devono essere previsti, in misura proporzionata, la restituzione degli incentivi, l’utilizzo delle garanzie finanziarie o l’obbligo di realizzare e finanziare ulteriori interventi per rimediare agli effetti prodotti.
9. Una strategia e una regia nazionale
Governo, Parlamento, ARERA, AGCOM e Terna devono definire criteri nazionali per coordinare la crescita dei grandi data center con la capacità della rete elettrica, gli investimenti necessari, la disponibilità energetica e idrica, le infrastrutture di telecomunicazione e le caratteristiche dei territori.
Regioni, Comuni, distributori elettrici, gestori delle risorse idriche e operatori delle telecomunicazioni devono partecipare alle valutazioni secondo le rispettive competenze, ma le condizioni fondamentali non possono essere affidate alla negoziazione del singolo Comune.
Devono essere stabiliti requisiti nazionali minimi e non derogabili mediante accordi locali, affinché gli impatti che superano i confini comunali non possano essere autorizzati o compensati attraverso trattative isolate tra un operatore e l’amministrazione ospitante.
INNOVAZIONE E INTERESSE PUBBLICO POSSONO ANDARE INSIEME
L’Italia ha bisogno di infrastrutture digitali e capacità di calcolo.
Ma gli investimenti seri non hanno nulla da perdere da regole chiare, dati pubblici e responsabilità economica.
Chiediamo quindi al Governo e al Parlamento una disciplina nazionale dei grandi data center fondata su trasparenza, garanzie finanziarie, verifiche indipendenti e sul principio che i costi direttamente generati da un progetto siano sostenuti da chi lo realizza.
INNOVAZIONE SÌ. COSTI NASCOSTI NO.
Firma per chiedere regole chiare prima che queste scelte diventino difficili da correggere.
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Il problema
Cloud, intelligenza artificiale e servizi digitali richiedono data center sempre più grandi. Sono infrastrutture importanti e possono rappresentare investimenti strategici per l’Italia.
Ma la loro crescita sta accelerando rapidamente.
A fine gennaio 2026, Terna registrava 449 richieste di connessione per data center, per 78,79 GW di potenza complessiva richiesta.
Questo non significa che verranno realmente costruiti impianti per 79 GW: una richiesta di connessione non equivale a un progetto realizzato. Significa però che la rete italiana deve già gestire richieste di dimensioni eccezionali.
È quindi necessario stabilire regole chiare prima che capacità di rete, investimenti e territorio vengano impegnati senza una strategia nazionale.
Questa petizione non chiede di fermare i data center.
Chiede tre principi semplici:
- Chi genera un costo infrastrutturale deve sostenerlo.
- Chi promette benefici deve dimostrarli.
- Chi riceve vantaggi pubblici deve rispettare impegni verificabili.
ALTRI PAESI STANNO GIA' INTERVENENDO
In Irlanda, i data center sono passati dal 5% dell’elettricità misurata nel 2015 al 23% nel 2025, spingendo il Paese a introdurre criteri specifici per le nuove connessioni dei grandi consumatori.
In Virginia sono state introdotte garanzie finanziarie e obblighi minimi di pagamento per alcuni grandissimi utenti elettrici, così da ridurre il rischio che infrastrutture costruite per loro rimangano sottoutilizzate.
L’Italia può intervenire prima.
GLI IMPATTI DEVONO ESSERE MISURATI PROGETTO PER PROGETTO
Non tutti i data center sono uguali.
Consumi energetici e idrici, opere di rete, traffico dati e infrastrutture di telecomunicazione, rumore, generatori di emergenza, uso del suolo, occupazione e possibilità di recuperare il calore dipendono dalle caratteristiche del singolo progetto.
Anche i benefici economici devono essere valutati con attenzione. La costruzione di un grande data center può generare molta occupazione temporanea, ma una volta operativo l’impianto è fortemente automatizzato e può richiedere un numero relativamente contenuto di lavoratori permanenti rispetto alla dimensione dell’investimento, alla potenza elettrica utilizzata e alle infrastrutture necessarie. Per questo non basta annunciare genericamente ‘nuovi posti di lavoro’: devono essere distinti i lavoratori impiegati nel cantiere dai posti permanenti effettivamente creati.
Consumi, impatti e benefici attesi, compresi i posti di lavoro temporanei e permanenti, devono essere dichiarati prima dell’autorizzazione e verificati successivamente sulla base dei dati reali.
COSA CHIEDIAMO
1. Un registro nazionale pubblico dei grandi data center
Per ogni progetto devono essere accessibili almeno:
- localizzazione e soggetto proponente;
- stato dell’iter;
- potenza richiesta, autorizzata ed effettivamente utilizzata;
- consumi energetici e idrici;
- opere di rete necessarie e relativa ripartizione dei costi;
- capacità di connettività prevista ed effettivamente utilizzata, traffico dati medio e di picco, infrastrutture di telecomunicazione necessarie e relativa ripartizione dei costi;
- incentivi pubblici ricevuti;
- occupazione temporanea e permanente promessa e realmente generata;
- principali indicatori ambientali;
- accordi sottoscritti con enti pubblici e interventi previsti a favore dei territori interessati, indicando chi deve realizzarli o finanziarli, il loro valore, i beneficiari, le scadenze e lo stato di attuazione.
2. Regole proporzionate alle dimensioni del progetto
Un data center di piccole dimensioni non può essere sottoposto agli stessi obblighi di un impianto che richiede centinaia di megawatt e nuove infrastrutture.
La disciplina nazionale deve quindi classificare i progetti principalmente in base alla potenza richiesta alla rete, tenendo conto anche del consumo di acqua, del territorio occupato e delle opere necessarie per realizzarli.
Gli obblighi, le garanzie e i controlli devono aumentare in modo proporzionato alle dimensioni e agli effetti del progetto.
Più edifici, richieste di connessione o società riconducibili allo stesso intervento devono essere considerati insieme. Un grande progetto non deve poter essere suddiviso artificialmente in interventi più piccoli per evitare le regole previste.
3. Garanzie finanziarie proporzionate alla capacità richiesta
I grandi progetti devono fornire garanzie economiche adeguate quando prenotano capacità di rete o rendono necessarie nuove infrastrutture.
Il rischio di un progetto ritardato, ridimensionato o abbandonato non deve essere trasferito agli altri utenti.
4. Scadenze vincolanti e decadenza della capacità non utilizzata
La capacità di rete non deve poter essere mantenuta indefinitamente senza progressi reali.
Se un progetto non rispetta le scadenze previste, la capacità deve poter tornare disponibile.
5. Obblighi minimi di pagamento e ripartizione dei costi
Quando un grande progetto rende necessarie nuove infrastrutture o il potenziamento di quelle esistenti, il richiedente deve sostenere i costi aggiuntivi direttamente generati dalla potenza richiesta.
Deve inoltre garantire pagamenti minimi commisurati alla capacità riservata e alle infrastrutture realizzate per servirlo, anche se il progetto viene ritardato, ridimensionato, abbandonato o utilizza meno capacità del previsto.
Soltanto la parte delle opere che produce benefici dimostrabili per la rete e per altri utenti può essere ripartita più ampiamente. La valutazione di tali benefici e la conseguente ripartizione dei costi devono essere pubbliche, motivate e approvate dall’autorità competente.
6. Valutazione dell’impatto cumulativo
Più grandi progetti concentrati nella stessa area devono essere valutati insieme per gli effetti complessivi su rete elettrica, acqua, reti di telecomunicazione, territorio, rumore e infrastrutture.
7. Verifiche indipendenti e dati reali pubblici
Consumi, impatti, posti di lavoro e altri benefici dichiarati devono essere verificati nel tempo da soggetti qualificati e indipendenti.
8. Restituzione degli incentivi e attivazione delle garanzie se gli impegni non vengono rispettati
Gli eventuali vantaggi pubblici devono essere collegati a condizioni misurabili.
In caso di scostamenti rilevanti e ingiustificati devono essere previsti, in misura proporzionata, la restituzione degli incentivi, l’utilizzo delle garanzie finanziarie o l’obbligo di realizzare e finanziare ulteriori interventi per rimediare agli effetti prodotti.
9. Una strategia e una regia nazionale
Governo, Parlamento, ARERA, AGCOM e Terna devono definire criteri nazionali per coordinare la crescita dei grandi data center con la capacità della rete elettrica, gli investimenti necessari, la disponibilità energetica e idrica, le infrastrutture di telecomunicazione e le caratteristiche dei territori.
Regioni, Comuni, distributori elettrici, gestori delle risorse idriche e operatori delle telecomunicazioni devono partecipare alle valutazioni secondo le rispettive competenze, ma le condizioni fondamentali non possono essere affidate alla negoziazione del singolo Comune.
Devono essere stabiliti requisiti nazionali minimi e non derogabili mediante accordi locali, affinché gli impatti che superano i confini comunali non possano essere autorizzati o compensati attraverso trattative isolate tra un operatore e l’amministrazione ospitante.
INNOVAZIONE E INTERESSE PUBBLICO POSSONO ANDARE INSIEME
L’Italia ha bisogno di infrastrutture digitali e capacità di calcolo.
Ma gli investimenti seri non hanno nulla da perdere da regole chiare, dati pubblici e responsabilità economica.
Chiediamo quindi al Governo e al Parlamento una disciplina nazionale dei grandi data center fondata su trasparenza, garanzie finanziarie, verifiche indipendenti e sul principio che i costi direttamente generati da un progetto siano sostenuti da chi lo realizza.
INNOVAZIONE SÌ. COSTI NASCOSTI NO.
Firma per chiedere regole chiare prima che queste scelte diventino difficili da correggere.
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Petizione creata in data 1 agosto 2026