Cultura di Inclusione non un privilegio! Ma un diritto!

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Il problema

*AFFINCHÉ MAI PIÙ QUALCUNO SIA LASCIATO INDIETRO.*

*SI RICORDA CHE TUTTO QUANTO SEGUE MUOVE OLTRE OGNI RAGIONEVOLE DUBBIO.*

*COSA SI SEGNALA ?*

La legge consente di partecipare, legittimando per legge, il personale divenuto inidoneo permanente parziale al Servizio Militare Incondizionato (S.M.I.) per causa di servizio riconosciuta (che in pratica vuol dire che ha delle limitazioni al pieno impiego), e tutt'oggi in servizio in incarichi compatibili, ai concorsi interni sia per titoli sia per titoli ed esami di una preposta organizzazione (che non menziono per rispetto alle Istituzioni).

Gli iter selettivi vigenti non risultano adeguati a tale categoria, sebbene ammessa per legge.

*SI EVIDENZIA QUINDI UNA DISPARITÀ OGGETTIVA E STRUTTURALE, VERIFICABILE SUI BANDI DI CONCORSO PUBBLICI RIVOLTI AL PERSONALE GIÀ IN SERVIZIO NELL'ORGANIZZAZIONE IN QUESTIONE, CHE PRECLUDE AB ORIGINE LA PARITÀ DI CONDIZIONI, LA CONTENDIBILITÀ EFFETTIVA E LA PARI OPPORTUNITÀ DI SUCCESSO TRA I CONCORRENTI CHE FANNO PARTE DELLA PLATEA CONCORSUALE E, PRECISAMENTE, SI FA RIFERIMENTO ALLE SEGUENTI SPECIFICHE PROVE CONCORSUALI PREVISTE DAI CONCORSI INTERNI PER TITOLI ED ESAMI:*

1. Le Prove di Efficienza Fisica (PEFO) attribuiscono punteggi incrementali. Il personale con limitazione fisica accertata e riconosciuta per causa di servizio non può sostenerle per impossibilità oggettiva e consegue 0 punti, non per demerito ma per impedimento certificato.

2. I titoli relativi a missioni e operazioni richiedono la piena idoneità allo S.M.I. Il personale divenuto parzialmente inidoneo non può più maturarli, mentre il restante personale continua a maturarli nel tempo.

Ne consegue che la somma dei punteggi totali (sommatoria punti) conseguibili da questa categoria è strutturalmente inferiore rispetto a quella del personale pienamente idoneo.

*POSSIBILITÀ DI COMPENSAZIONE*

Dall'esame dei bandi pubblici si evince che non vi è alcuna reale possibilità di compensazione.

I punteggi PEFO e missioni hanno un loro tetto. Se non puoi sostenerli, parti già con quei punti in meno alla partenza.

Le altre voci - titoli di servizio, titoli culturali, lauree, riconoscimenti, rapporto informativo, anche gli stessi quiz - hanno anch'esse un loro tetto massimo identico per tutti. Il personale pienamente idoneo, se eccellente, se laureato, se pluridecorato, se con molte missioni , con PEFO al massimo, se prende il massimo punteggio quiz consegue già il massimo anche in quelle voci.

Quindi il personale parzialmente inidoneo non solo perde alla partenza i punti PEFO e missioni che non può conseguire, ma nelle restanti voci si trova a competere con chi può già superarlo perché ha avuto la possibilità di maturare tutto, senza alcuna limitazione oggettiva.

Di quale compensazione si parla, se chi è pienamente idoneo ha già la possibilità di prendere il massimo ovunque?

*PERCHÉ SE NE PARLA? PERCHÉ NON SI TACE?*

In uno Stato di diritto e democratico, segnalare una disparità oggettiva e verificabile non è polemica, è dovere civico.

Tacere dinnanzi a una ingiustizia oggettiva non è neutralità. È omertà.

L'omertà è l'atteggiamento di chi vede e tace per quieto vivere, per paura, per convenienza. L'omertà non protegge l'istituzione, la indebolisce, perché lascia che una stortura diventi prassi.

Il silenzio dinnanzi all'ingiustizia rappresenta accettazione. Rappresenta complicità passiva. In uno Stato di diritto, il silenzio non è mai neutro.

Parlare, con modo civile, con fatti oggettivi e verificabili, con rispetto per le Istituzioni e per chi le rappresenta, è l'opposto dell'omertà. È atto di fedeltà all'Istituzione stessa.

Si parla perché il diritto taciuto non è tutelato. Si parla perché chi ha subito un danno in servizio, riconosciuto dallo Stato, e continua a servire con dignità, non può essere lasciato indietro due volte: una dal danno, una dal silenzio.

*PERCHÉ LO SI SEGNALA*

Perché è un dato oggettivo, pubblico e verificabile.

L'ampliamento della platea dei partecipanti, pur previsto dalla norma, risulta di fatto non concretamente esercitabile sul piano selettivo.

La presente non è rivolta contro chi applica le norme, che le applica correttamente, ma segnala con spirito costruttivo un vuoto normativo: la legge ha ammesso una categoria senza adeguarne contestualmente gli strumenti selettivi.

*CHE COSA SI CHIEDE*

1. L'adeguamento degli iter concorsuali, prevedendo prove e criteri di valutazione alternativi e compatibili per il personale parzialmente inidoneo per causa di servizio, come già previsto in altre Amministrazioni dello Stato a tutela di analoghe condizioni.

2. Il superamento del vuoto normativo, allineando le modalità di selezione alla platea che la stessa norma ha ammesso, al fine di garantire pari dignità di valutazione.

*PERCHÉ SI CHIEDE TALE OBIETTIVO*

Perché l'adeguamento delle prove non costituisce privilegio, ma condizione necessaria per rendere effettivamente esercitabile un diritto già riconosciuto per legge.

Questo personale ha subito un danno in servizio, riconosciuto, e continua a prestare servizio con dignità e onore in incarichi compatibili. Garantirne la parità nelle modalità di selezione risponde ai principi di tutela, imparzialità e buon andamento dell'azione amministrativa.

La condizione di svantaggio non deriva da scelta o demerito, ma da una condizione insorta in servizio.

*A CHI È RIVOLTO?*

*AL GOVERNO E AL PARLAMENTO,* quali garanti dell'imparzialità e unici soggetti titolati a intervenire con adeguamento normativo.

Si rivolge a loro perché le sedi competenti in via ordinaria, pur applicando correttamente le norme vigenti, non hanno la facoltà di colmare un vuoto normativo di rango legislativo che si protrae da tempo. Solo un intervento del Legislatore può allineare gli strumenti selettivi alla platea che la stessa legge ha ammesso.

*ADEGUARE LE PROVE SELETTIVE A QUESTO PERSONALE NON È UN PRIVILEGIO.*

*È RENDERE IL DIRITTO EFFETTIVAMENTE ESERCITABILE.*

*DATO OGGETTIVO*

Dall'esame comparato dei bandi pubblici dei concorsi interni per il personale già in servizio, per questa categoria il superamento del concorso risulta statisticamente improbabile, se non al verificarsi di condizioni del tutto eccezionali.

I bandi sono pubblici e consultabili da tutti.

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INCLUSIONE NON È UN PRIVILEGIOPromotore della petizioneLa semplice retorica di campagne di Inclusione non può più bastare se sostenuta da contraddizioni di fatto.

I decisori

Giorgia Meloni
Presidente di Fratelli d'Italia
Imparzialità Giustizia
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Cultura di Inclusione

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