

CTU e violenza di genere: formazione obbligatoria, protocolli vincolanti e tutela reale.
Il problema
Negli ultimi anni, sempre più donne trovano il coraggio di uscire da relazioni violente e di denunciare.
Tuttavia, nei procedimenti civili e minorili, molte di loro si ritrovano ad affrontare un ulteriore livello di esposizione e pressione attraverso le Consulenze Tecniche d’Ufficio (CTU).
Quando una donna trova il coraggio di denunciare una violenza, non dovrebbe temere che il sistema chiamato a tutelarla diventi un ulteriore terreno di esposizione o incomprensione.
La giustizia deve essere uno spazio di protezione, non di ulteriore vulnerabilità.
Questa petizione nasce affinché
nei procedimenti civili e minorili in cui emergono allegazioni di violenza domestica, le valutazioni tecniche siano svolte con competenze adeguate alla complessità del fenomeno.
Non contro la CTU.
Ma per una CTU più preparata, più consapevole, più competente.
IL CONTESTO
Negli ultimi anni è aumentata l’emersione di situazioni di violenza domestica e di genere nei procedimenti civili e minorili, in particolare nell’ambito di separazione, affidamento e responsabilità genitoriale.
In tali procedimenti, quando il giudice ritiene necessario un approfondimento tecnico, può disporre una Consulenza Tecnica d’Ufficio (CTU).
La CTU è uno strumento previsto dall’ordinamento processuale civile e costituisce un supporto tecnico alla decisione giudiziaria.
È parte integrante del sistema processuale e non è oggetto di contestazione in quanto istituto giuridico.
La presente petizione chiede che, quando venga disposta in procedimenti in cui emergano allegazioni di violenza domestica o indicatori di controllo coercitivo, essa sia affidata a professionisti con formazione specialistica documentata e operi secondo criteri tecnici adeguati alla complessità del fenomeno.
LA QUESTIONE
Le dinamiche di violenza di genere presentano caratteristiche specifiche:
- asimmetria di potere;
- controllo coercitivo;
- manipolazione relazionale;
- impatto traumatico sulla vittima;
- possibili ripercussioni sui minori;
Tali elementi richiedono competenze tecniche aggiornate in materia di:
- trauma e psicotraumatologia;
- dinamiche di abuso e controllo;
- vittimizzazione secondaria;
- valutazione del rischio nei contesti familiari;
In assenza di formazione specialistica strutturata, può verificarsi il rischio che
la violenza venga interpretata come semplice conflittualità relazionale,
le conseguenze traumatiche vengano lette come inadeguatezza genitoriale,
la protezione del minore venga valutata senza adeguata analisi del contesto relazionale e dell’asimmetria di potere.
Non si tratta di una critica all’istituto della CTU.
Si tratta della necessità di garantire una qualità tecnica proporzionata alla complessità dei casi.
IL QUADRO ISTITUZIONALE
La Direzione per le Pari Opportunità ha richiamato il Piano Nazionale Antiviolenza 2025–2027, che contiene indicazioni rilevanti in materia di formazione e coordinamento.
Il Piano rappresenta un importante atto di indirizzo politico-programmatico.
Affinché tali indicazioni producano effetti concreti, è necessario che trovino attuazione operativa attraverso:
- misure attuative chiare;
- criteri di formazione verificabili;
- strumenti di monitoraggio;
- eventuali interventi normativi o regolamentari di supporto.
La presente petizione si inserisce in questo solco.
Non in contrapposizione, ma come richiesta di concreta attuazione.
LE RICHIESTE
1. Formazione specialistica certificata Prevedere che, nei procedimenti civili e minorili in cui emergano allegazioni di violenza domestica o indicatori di controllo coercitivo:
il CTU nominato possieda formazione specialistica documentata e aggiornata in materia di violenza di genere e trauma
tale formazione sia tracciabile, verificabile e periodicamente aggiornata
La certificazione potrebbe avvenire attraverso:
percorsi accreditati dai Ministeri competenti
crediti formativi obbligatori specifici
requisiti dedicati nei criteri di iscrizione e permanenza negli albi dei CTU
2. Elenchi specialistici dedicati
Prevedere la creazione, presso i tribunali o a livello nazionale, di elenchi di consulenti con competenze certificate in materia di violenza di genere.
In presenza di tali indicatori, il giudice potrà attingere prioritariamente a tali elenchi, garantendo maggiore adeguatezza tecnica.
3. Standard operativi minimi
Prevedere linee operative tecniche che includano:
criteri di valutazione coerenti con la letteratura scientifica
attenzione alla dimensione del trauma
analisi del contesto relazionale e dell’asimmetria di potere
centralità della sicurezza e del benessere del minore
Non si chiede un automatismo decisionale.
Si chiede una metodologia adeguata alla complessità dei casi.
4. Accesso effettivo alla tutela
Nei casi in cui emergano allegazioni di violenza:
rendere più agevole e tempestivo l’accesso al patrocinio a spese dello Stato
evitare che i costi delle CTU e delle consulenze tecniche di parte costituiscano ostacolo alla difesa
Il diritto di difesa deve essere sostanziale, non solo formale.
5. Monitoraggio e qualità
Prevedere strumenti di:
verifica periodica della qualità tecnica delle consulenze
tracciabilità delle incongruenze rilevanti
possibilità di segnalazione e revisione nei casi di criticità gravi
L’obiettivo non è punitivo.
È garantire standard adeguati e omogenei.
PERCHÉ QUESTA PETIZIONE È NECESSARIA
La violenza di genere è un fenomeno riconosciuto a livello nazionale e internazionale.
Affrontarla adeguatamente significa:
- tutelare diritti fondamentali;
- proteggere i minori;
- garantire decisioni fondate su competenze adeguate;
- La fragilità conseguente a un trauma non può essere letta automaticamente come inadeguatezza.
La conflittualità non coincide con la violenza.
La valutazione tecnica deve essere proporzionata alla complessità del caso.
CONCLUSIONE
Chiediamo che le indicazioni contenute nel Piano Nazionale Antiviolenza trovino concreta attuazione nell’ambito delle consulenze tecniche nei procedimenti civili e minorili.
È una richiesta di qualità tecnica, coerenza istituzionale e tutela effettiva.
Firmare questa petizione significa chiedere che lo Stato garantisca strumenti adeguati quando si occupa di situazioni complesse e delicate.
Perché la tutela non può dipendere dal caso.
Deve essere una garanzia.
Promotrici e promotori della presente petizione
Chiara Daniele
Dorina Ciubotaru
Donatella Busini
Ida Campanella
Luna Silvia Dragonieri
Luca Mussio
Cristina Affatato
Elena Trevisani
Elena Cairoli
Gaia Tognarelli
Cherchi Claudia
Felicia Nappo
Eveljn Burrini
Andrea Cristini
Alessandra Savoca
Marco Pianelli
Emma Cappellini
Lara Dal Pont
Linda Collacchioni
Gianluca Calabrese
Sara Pavoni
Alissa Vitale
Roberta Braga

1595
Il problema
Negli ultimi anni, sempre più donne trovano il coraggio di uscire da relazioni violente e di denunciare.
Tuttavia, nei procedimenti civili e minorili, molte di loro si ritrovano ad affrontare un ulteriore livello di esposizione e pressione attraverso le Consulenze Tecniche d’Ufficio (CTU).
Quando una donna trova il coraggio di denunciare una violenza, non dovrebbe temere che il sistema chiamato a tutelarla diventi un ulteriore terreno di esposizione o incomprensione.
La giustizia deve essere uno spazio di protezione, non di ulteriore vulnerabilità.
Questa petizione nasce affinché
nei procedimenti civili e minorili in cui emergono allegazioni di violenza domestica, le valutazioni tecniche siano svolte con competenze adeguate alla complessità del fenomeno.
Non contro la CTU.
Ma per una CTU più preparata, più consapevole, più competente.
IL CONTESTO
Negli ultimi anni è aumentata l’emersione di situazioni di violenza domestica e di genere nei procedimenti civili e minorili, in particolare nell’ambito di separazione, affidamento e responsabilità genitoriale.
In tali procedimenti, quando il giudice ritiene necessario un approfondimento tecnico, può disporre una Consulenza Tecnica d’Ufficio (CTU).
La CTU è uno strumento previsto dall’ordinamento processuale civile e costituisce un supporto tecnico alla decisione giudiziaria.
È parte integrante del sistema processuale e non è oggetto di contestazione in quanto istituto giuridico.
La presente petizione chiede che, quando venga disposta in procedimenti in cui emergano allegazioni di violenza domestica o indicatori di controllo coercitivo, essa sia affidata a professionisti con formazione specialistica documentata e operi secondo criteri tecnici adeguati alla complessità del fenomeno.
LA QUESTIONE
Le dinamiche di violenza di genere presentano caratteristiche specifiche:
- asimmetria di potere;
- controllo coercitivo;
- manipolazione relazionale;
- impatto traumatico sulla vittima;
- possibili ripercussioni sui minori;
Tali elementi richiedono competenze tecniche aggiornate in materia di:
- trauma e psicotraumatologia;
- dinamiche di abuso e controllo;
- vittimizzazione secondaria;
- valutazione del rischio nei contesti familiari;
In assenza di formazione specialistica strutturata, può verificarsi il rischio che
la violenza venga interpretata come semplice conflittualità relazionale,
le conseguenze traumatiche vengano lette come inadeguatezza genitoriale,
la protezione del minore venga valutata senza adeguata analisi del contesto relazionale e dell’asimmetria di potere.
Non si tratta di una critica all’istituto della CTU.
Si tratta della necessità di garantire una qualità tecnica proporzionata alla complessità dei casi.
IL QUADRO ISTITUZIONALE
La Direzione per le Pari Opportunità ha richiamato il Piano Nazionale Antiviolenza 2025–2027, che contiene indicazioni rilevanti in materia di formazione e coordinamento.
Il Piano rappresenta un importante atto di indirizzo politico-programmatico.
Affinché tali indicazioni producano effetti concreti, è necessario che trovino attuazione operativa attraverso:
- misure attuative chiare;
- criteri di formazione verificabili;
- strumenti di monitoraggio;
- eventuali interventi normativi o regolamentari di supporto.
La presente petizione si inserisce in questo solco.
Non in contrapposizione, ma come richiesta di concreta attuazione.
LE RICHIESTE
1. Formazione specialistica certificata Prevedere che, nei procedimenti civili e minorili in cui emergano allegazioni di violenza domestica o indicatori di controllo coercitivo:
il CTU nominato possieda formazione specialistica documentata e aggiornata in materia di violenza di genere e trauma
tale formazione sia tracciabile, verificabile e periodicamente aggiornata
La certificazione potrebbe avvenire attraverso:
percorsi accreditati dai Ministeri competenti
crediti formativi obbligatori specifici
requisiti dedicati nei criteri di iscrizione e permanenza negli albi dei CTU
2. Elenchi specialistici dedicati
Prevedere la creazione, presso i tribunali o a livello nazionale, di elenchi di consulenti con competenze certificate in materia di violenza di genere.
In presenza di tali indicatori, il giudice potrà attingere prioritariamente a tali elenchi, garantendo maggiore adeguatezza tecnica.
3. Standard operativi minimi
Prevedere linee operative tecniche che includano:
criteri di valutazione coerenti con la letteratura scientifica
attenzione alla dimensione del trauma
analisi del contesto relazionale e dell’asimmetria di potere
centralità della sicurezza e del benessere del minore
Non si chiede un automatismo decisionale.
Si chiede una metodologia adeguata alla complessità dei casi.
4. Accesso effettivo alla tutela
Nei casi in cui emergano allegazioni di violenza:
rendere più agevole e tempestivo l’accesso al patrocinio a spese dello Stato
evitare che i costi delle CTU e delle consulenze tecniche di parte costituiscano ostacolo alla difesa
Il diritto di difesa deve essere sostanziale, non solo formale.
5. Monitoraggio e qualità
Prevedere strumenti di:
verifica periodica della qualità tecnica delle consulenze
tracciabilità delle incongruenze rilevanti
possibilità di segnalazione e revisione nei casi di criticità gravi
L’obiettivo non è punitivo.
È garantire standard adeguati e omogenei.
PERCHÉ QUESTA PETIZIONE È NECESSARIA
La violenza di genere è un fenomeno riconosciuto a livello nazionale e internazionale.
Affrontarla adeguatamente significa:
- tutelare diritti fondamentali;
- proteggere i minori;
- garantire decisioni fondate su competenze adeguate;
- La fragilità conseguente a un trauma non può essere letta automaticamente come inadeguatezza.
La conflittualità non coincide con la violenza.
La valutazione tecnica deve essere proporzionata alla complessità del caso.
CONCLUSIONE
Chiediamo che le indicazioni contenute nel Piano Nazionale Antiviolenza trovino concreta attuazione nell’ambito delle consulenze tecniche nei procedimenti civili e minorili.
È una richiesta di qualità tecnica, coerenza istituzionale e tutela effettiva.
Firmare questa petizione significa chiedere che lo Stato garantisca strumenti adeguati quando si occupa di situazioni complesse e delicate.
Perché la tutela non può dipendere dal caso.
Deve essere una garanzia.
Promotrici e promotori della presente petizione
Chiara Daniele
Dorina Ciubotaru
Donatella Busini
Ida Campanella
Luna Silvia Dragonieri
Luca Mussio
Cristina Affatato
Elena Trevisani
Elena Cairoli
Gaia Tognarelli
Cherchi Claudia
Felicia Nappo
Eveljn Burrini
Andrea Cristini
Alessandra Savoca
Marco Pianelli
Emma Cappellini
Lara Dal Pont
Linda Collacchioni
Gianluca Calabrese
Sara Pavoni
Alissa Vitale
Roberta Braga

Voci dei sostenitori
Aggiornamenti sulla petizione
Condividi questa petizione
Petizione creata in data 2 febbraio 2026