We call on the EU to lead with an immediate response to the humanitarian crisis

The Issue

1. English version 

We call on the EU to lead with an immediate response to the humanitarian crisis 

We call on the Council of the European Union to renounce the legalisation of the derogations from treaties that require Member States of the EU to protect human rights. 

We call on the European Union to lead with an immediate response to the humanitarian crisis that is playing out on the borders with Belarus, and for prompt actions to be taken to protect vulnerable individuals and to respect the right of asylum.

Over 200 academics, especially legal scholars, experts in migration, human rights, and EU specialists, have already signed this letter. 

Please, add your signature here to support this appeal. 

 “We, citizens of the EU, must affirm and defend the Human Rights because, in a democracy, only the law can protect us against arbitrary decisions.”

 

The EU’s very future is playing out today in the Białowieża Forest. We call on the Council of the European Union to renounce the legalisation of these derogations from treaties that require Member States of the EU to protect human rights. We call on the European Union to lead with a humane response to the humanitarian crisis that is playing out on the borders with Belarus, and for immediate actions to be taken to protect vulnerable individuals and to respect the right of asylum.

This is not a question of giving lessons about morals to any particular country. A number of EU countries can be criticised for their failings in respecting fundamental rights. Countries do have a right to control their borders. But in the face of illegal and inhumane practices that persist and increasingly become institutionalised, it is urgent to restate the law’s universal and fundamental rules. We, citizens of the EU, must affirm and defend these rights because, in a democracy, only the law can protect us against arbitrary decisions.

2. La version française

Nous demandons à l'Union européenne le respect du droit à ses frontières

Nous demandons au Conseil de l’Union de renoncer à la légalisation de ces dérogations aux traités de protection des droits humains. Nous lui demandons d’apporter des réponses européennes et humaines à l’urgence humanitaire, d’activer immédiatement les mécanismes de sauvegarde de personnes vulnérables et de respecter le droit d’asile.

Cette lettre a déjà été signée par plus de 200 personnes du monde académique, principalement des juristes spécialistes du droit international et européen, des spécialistes des migrations et de l’Union européenne. Merci de soutenir la cause en signant cette lettre. 

Nous, citoyens de l’UE, devons dire et défendre les règles de droit universelles et fondamentales car en démocratie, seul le droit est le rempart contre l’arbitraire.

L’avenir d’une Union de droit se joue aujourd’hui dans la forêt de Białowieża. Nous demandons au Conseil de l’Union de renoncer à la légalisation de ces dérogations aux traités de protection des droits humains. Nous lui demandons d’apporter des réponses européennes, humaines et adéquates à l’urgence humanitaire, d’activer immédiatement les mécanismes de sauvegarde de personnes vulnérables et de respecter le droit d’asile.

Il ne s’agit pas de donner des leçons de morale à un pays particulier. Plusieurs pays de l’Union européenne peuvent être critiqués au sujet du respect des droits fondamentaux. Chaque pays a le droit de vouloir contrôler ses frontières. Mais face aux pratiques illégales et inhumaines qui perdurent et s’institutionnalisent, il est urgent de rappeler les règles de droit universelles et fondamentales. Nous, citoyens de l’UE, devons dire et défendre ce droit car en démocratie, seul le droit est le rempart contre l’arbitraire.

3. Deutsche Version

Wir fordern von der EU die Einhaltung der Menschenrechte an ihren Grenzen

Wir fordern den Rat der Europäischen Union auf, auf die Legalisierung der Ausnahmen von der Einhaltung der Verträge zum Schutz der Menschenrechte zu verzichten. Wir fordern humane europäische Antworten auf die humanitäre Krise und die sofortige Aktivierung von Mechanismen zum Schutz gefährdeter Personen und zur Achtung des Asylrechts.

Diese Petition wurde bereits von über 200 internationalen Wissenschaftlerinnen und Wissenschaftlern unterschrieben - von Expertinnen und Experten für internationales Rechts, Menschenrechte sowie von Migrationsforschern. Wir bitten um Ihre Unterstützung. 

Wir, die Bürger der Europäischen Union, müssen diese Regeln bekräftigen und verteidigen, denn in einer Demokratie kann uns nur das Recht vor willkürlichen Entscheidungen schützen.

4. ES

Pedimos a la Union europea el respeto del Derecho a sus fronteras 

Una llamada de mas de 200 acedemicos europeos para que la UE respeto el Dercho a sus fronteras 

El futuro mismo de la UE se juega hoy en el Bosque de Białowieża. Pedimos al Consejo de la Unión Europea que renuncie a la legalización de estas excepciones a los tratados que obligan a los Estados miembros de la UE a proteger los derechos humanos. Pedimos a la Unión Europea que lidere con una respuesta humana la crisis humanitaria que se está produciendo en las fronteras con Bielorrusia, y que se tomen medidas inmediatas para proteger a las personas vulnerables respetando el derecho de asilo.

Esta carta ya ha sido firmada por más de 200 personas del mundo académico, principalmente juristas especializados en derecho internacional y europeo, como peritos en migración y derecho de la Unión Europea. 

Gracias de antemano de apoyar esta importante causa firmando esta carta.

5. IT

L’Unione Europea non deve diventare uno spazio senza leggi.

Chiediamo al Consiglio dell'Unione europea di rinunciare alla legalizzazione di queste deroghe ai trattati che impongono agli Stati membri dell'UE di proteggere i diritti umani. Chiediamo all'Unione europea di dare una risposta umana alla crisi umanitaria che si sta verificando ai confini con la Bielorussia e di intraprendere azioni immediate per proteggere le persone vulnerabili e rispettare il diritto di asilo.

 Noi, cittadini dell’UE, dobbiamo riaffermare e difendere questi diritti, perché in una democrazia, solo la legge può difenderci contro decisioni arbitrarie. 

TEXT IT - L’Unione Europea non deve diventare uno spazio senza leggi
Per un breve momento, la situazione al confine tra la Polonia e la Bielorussia ha attirato l’attenzione pubblica. Le immagini di migliaia di rifugiati dall’Iraq, Siria, Yemen e da altri paesi, che sono stati attirati dal presidente Bielorusso Lukashenko e che si erano raggruppati nel lato Bielorusso del confine in condizioni inumane, ha suscitato indignazione nel pubblico europeo. Sulla questione sono state avanzate delle analisi geopolitiche e sono state proposte diverse risposte politiche di carattere repressivo come sanzioni o militarizzazione delle zone di confine.
Tuttavia, il dramma umanitario continua su entrambi i lati del confine, e nessuna risposta adeguata sembra ancora essere stata trovata. Dal settembre 2021, il governo polacco ha dichiarato una zona d’emergenza quella lungo il confine con la Bielorussia. I migranti che sono entrati nell’Unione Europea attraversando il confine polacco-bielorusso si sono ritrovati in una pericolosa area militarizzata dove dottori, giornalisti, e rappresentanti delle ONG non hanno accesso. Nella foresta Białowieża, una delle ultime foreste secolari in Europa, uomini, donne e bambini stanno morendo di ipotermia, sete, fame e mancanza di accesso agli aiuti medici salvavita.
Le guardie di frontiera polacche ignorano sistematicamente le loro richieste di asilo e li rimandano i richiedenti sul lato bielorusso. La pratica del respingimento è vietata anche in tempo di crisi dalla Convenzione di Ginevra del 1951 relativa allo status di rifugiato (articolo 33), dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo (art. 3) e dal suo Protocollo 4 (art. 4), nonché dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea (articoli 18 e 19), che l'Unione europea e i suoi Stati membri hanno il dovere di rispettare.
Costretti dai militari bielorussi ad attraversare i confini, alcune famiglie sono state rimandate indietro più di una decina di volte o sono state separate, il che ha inasprito ulteriormente il dramma umanitario che sta avendo luogo in queste zone di confine. Il 19 novembre 2021, il Commissario per i Diritti Umani del Consiglio d’ Europa, Dunja Mijatović, ha chiesto l'accesso per gli aiuti umanitari, compresa l'assistenza internazionale, e ribadito l'urgenza di porre fine alla sistematica violazione dei diritti umani che sta avendo luogo sul confine polacco-bielorusso. ONG come Grupa Granica o Human Rights Watch hanno pubblicato rapporti accurati su queste violazioni . L’europarlamentare Pietro Bartolo, altrimenti noto come il “medico migrante” di Lampedusa, ha denunciato tali pratiche come “massicce violazioni dei diritti umani, dello stato di diritto, delle convenzioni”, e dichiarato che la situazione in tali zone genera “un'atmosfera di terrore” e rappresenta un vero e proprio “disastro umanitario”.
Il 1° dicembre 2021, la Commissione Europea ha risposto proponendo (basandosi sull’Articolo 78 § 3 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea) che il Concilio adotti misure di emergenza per permettere agli Stati Membri dell’UE coinvolti a gestire la crisi . Tuttavia, invece di riaffermare la natura fondamentale del diritto di fare domanda di asilo, la proposta autorizza di fatto le autorità polacche, lituane e lettoni ad utilizzare la procedura di frontiera accelerata a tutte le domande di asilo. Il che rende quindi meno probabile che le richieste di asilo di queste popolazioni bisognose di protezione vengano prese in considerazione e sostiene la legalizzazione delle espulsioni di massa. Tuttavia, gli eventi a cui stiamo assistendo non sono una "crisi migratoria". Le poche migliaia di persone al confine sono un piccolo gruppo la cui presenza è stata strumentalizzata e drammatizzata politicamente. Sebbene questa situazione non rappresenti un "emergenza" provata, la creazione della “no-go zone” in Polonia minaccia la vita quotidiana e la sussistenza economica di decine di migliaia di locali che risiedono nella zona di confine.
La proposta della Commissione è una minaccia alla vita di tutti i cittadini dell’UE. Supportare tali misure illegali autorizza i governi autoritari a stabilire zone senza leggi in Europa. L’Unione Europea, che è stata fondata sullo stato di diritto e sulla difesa dei diritti fondamentali, semplicemente non può transigere sula violazione di questi principi.
Il futuro dell’UE si sta giocando oggi nella foresta di Białowieża. Chiediamo al Consiglio dell'Unione europea di rinunciare alla legalizzazione di queste deroghe ai trattati che impongono agli Stati membri dell'UE di proteggere i diritti umani. Chiediamo all'Unione europea di dare una risposta umana alla crisi umanitaria che si sta verificando ai confini con la Bielorussia e di intraprendere azioni immediate per proteggere le persone vulnerabili e rispettare il diritto di asilo.
Questa non è una questione di dare una lezione morale a nessun paese in particolare. Diversi paesi europei possono essere criticati sui loro fallimenti nel rispetto dei diritti fondamentali. I paesi hanno il diritto di controllare i loro confini, ma di fronte a pratiche illegali e inumane che persistono e che diventano sempre più istituzionalizzate è urgente ribadire le regole universali e fondamentali del diritto. Noi, cittadini dell’UE, dobbiamo riaffermare e difendere questi diritti, perché in una democrazia, solo la legge può difenderci contro decisioni arbitrarie.

Original letter: http://www.revuedlf.com/droit-ue/leurope-ne-doit-pas-devenir-une-zone-de-non-droit/

Joana Abrisketa (Titular de Derecho Internacional Público, University of Deusto)

Anca Ailincai (Professeure, Université Grenoble Alpes)

Denis Alland (Professeur, Université Panthéon-Assas, Paris 2)

Nuria Arenas (Associate Professor of Internacional Law, University of Huelva)

Géraldine Bachoue (Maître de conférences, Directrice du CDRE, Université de Pau et des pays de l'Adour)

Ségolène Barbou des Places (Professeure, Université Paris 1 Panthéon-Sorbonne)

Jan Barcz (Professor, Kozminski University, Warsaw)

Valentin Behr (Chercheur, Institut d'études avancées de Paris)

Mounia Bennani-Chraïbi (Professeure ordinaire, Université de Lausanne)

Marcel Berlinghoff (Chercheur, Institute for Migration Research and Intercultural Studies (IMIS), Osnabruck University 

Yasmine Bouagga (Chargée de recherche, CNRS)

Stefanie Börner (Professor, Otto-von-Guericke-Universität Magdeburg)

Laurence Burgorgue-Larsen (Professeure, Université Paris 1 Panthéon-Sorbonne)

Sebastian Büttner (Assistant Professor, Friedrich-Alexander-Universität Erlangen-Nürnberg)

Jean-Yves Carlier (Professeur, Université Louvain La Neuve)

Aurore Chaigneau (Professeure, Université Paris Nanterre)

Isabelle Chort (Professeur, Université de Pau et des pays de l'Adour)

Dimitris Christopoulos (Professeur, Université Panteion d'Athènes).

François Crépeau (Professeur, Faculty of Law, McGill University)

Karolina Czerska-Shaw (Assistant Professor, Jagiellonian University)

Dorota Dakowska (Professeure, Sciences Po Aix)

Emilio De Capitani (Professeur, Department of Law at Queen Mary University of London)

Marion Detjen (Researcher, Bard College Berlin)

Laurent Dornel (Maître de conférences, Université de Pau et des pays de l'Adour)

Marie-Elizabeth Ducreux (Senior Researcher, EHESS)

Estelle d'Halluin (Maîtresse de conférences, Université de Nantes)

Pauline Endres de Oliveira (Research assistant, Justus Liebig University)

Anuscheh Farahat (Professor, Friedrich-Alexander-Universität Erlangen-Nürnberg)

Julian Fernandez (Professor, Université Paris 2)

Kamila Fiałkowska (Researcher, Centre of Migration Research, University of Warsaw)

Thibaut Fleury Graff (Professeur, Université Paris-Saclay)

Karolina Follis (Senior Lecturer, Lancaster University)

Naika Foroutan (Professor, Humboldt-Universität zu Berlin)

Heidrun Friese (Professor, Chemnitz University of Technology)

Thomas Gammeltoft-Hansen (Professor, University of Copenhagen)

Paula García Andrade (Professor, Comillas Pontifical University)

Lucyna Gebert (Professeure, Sapienza Università di Roma)

Petia Georgieva (Maîtresse de conférences, Nouvelle Université Bulgare)

Mihai Dinu Gheorghiu (Professeur ém., Alexandru Ioan Cuza University of Iasi)

Cristina Gortázar Rotaeche (Professor, International Law, Pontifical University Comillas)

Jan Gross (Professor of history emeritus, Princeton university)

Barbara Grabowska-Moroz (Researcher, Central European University, Budapest)

Łukasz Gruszczyński (Associate Professor, Koźmiński University, Warsaw)

Carolus Grütters (Researcher, Centre for Migration Law, Radboud University, Nijmegen)

Halina Grzymała-Moszczyńska (Professor, Uniwersytet Jagielloński)

Joanna Grzymała-Moszczyńska (Researcher, Uniwersytet Jagielloński)

Laetitia Guilloud-Colliat (Professeure, Université de Grenoble)

Elspeth Guild (Professor, Radboud University Nijmegen, Netherlands, College of Europe)

Virginie Guiraudon (Directrice de recherche, Sciences Po Paris)

Gábor Halmai (Professor, European University Institute)

François Héran (Professeur, Collège de France)

Sabine Hess (Professor, Institute for Cultural Anthropology, University of Göttingen and director of the Center for Global Migration Studies)

Béatrice von Hirschhausen (Directrice de recherche, CNRS)

Christian Ingrao (Directeur de recherche, CNRS)

Yasemin Karakaşoğlu (Professor, University of Bremen, Member of Rat für Migration e.V.)

Audrey Kichelewski (Maîtresse de conférences, Université de Strasbourg / IUF)

Marta Kindler (Assistant Professor, University of Warsaw)

Tomasz Kitliński (Chercheur, Margherita von Brentano Zentrum, Freie Universitaet Berlin)

Witold Klaus (Professor, Institute of Law Studies, Polish Academy of Sciences)

Dimitry Kochenov (Professor, Central European University)

Jerzy Kranz (Professor, Kozminski University, Warsaw)

Ireneusz Krzemiński (Professor, University of Warsaw)

Katarzyna Kubin (Jun. Res., School of Oriental and African Studies, University of London)

Katarzyna Kubuj (Senior Researcher, Institut of Law Studies, Polish Academy of Sciences)

Lidia Kuzemska (PhD in Sociology, Lancaster University)

Pascale Laborier (Professeure, Université Paris Nanterre)

Evelyne Lagrange (Professeure, Université Paris 1 Panthéon-Sorbonne)

Martine Leibovici (Maître de conférences ém., Université de Paris)

Stephan Lessenich (Professor, Goethe-Universität Frankfurt am Main/Institut für Sozialforschung

Kamil Łuczaj (Wyższa Szkoła Informatyki i Zarządzania, Rzeszów)

Izabella Main (Associate Professor, Université de Poznan)

Benoît Majerus (Professor, Université du Luxembourg)

Alexis Marie (Professeur, Université de Bordeaux)

Steffen Mau (Professor, Humboldt Universität zu Berlin)

Rostane Mehdi (Professeur, Sciences Po Aix)

Anne-Sophie Millet-Devalle (Professor, Université Côte d'Azur) 

Georges Mink (Directeur de Recherche Émérite, ISP-CNRS)

Caroline Moine (Maîtresse de conférences, Université Paris-Saclay)

Małgorzata Molęda-Zdziech (Associate Professor, Warsaw School of Economics, SGH)

Tamás Molnár (Visiting lecturer, Corvinus University of Budapest)

Laura Montanari (Professor, Université d'Udine)

Janusz Mucha (Professor, University of Białystok)

Laure Neumayer (Professeure, Université de Picardie Jules-Verne) 

Dariusz Niedźwiedzki (Professor, Instytut Studiów Europejskich, Uniwersytet Jagielloński)

Józef Niżnik (Professor, Institute of Philosophy and Sociology, Polish Academy of Sciences)

Claus Offe (Professor em., Humboldt Universisty and Hertie School, Berlin)

Michelle Pace (Professor, Roskilde University)

Etienne Pataut (Professeur, Ecole de droit de la Sorbonne, Université Paris 1 Panthéon-Sorbonne)

Laurent Pech (Professeur, Middlesex University London)

Sébastien Platon (Professeur, Université de Bordeaux)

Jenny Preunkert (Gastprofessorin, Universität Duisburg-Essen)

Dominika Pszczółkowska (Associate Professor, University of Warsaw)

Karine Rance (Maîtresse de conférences, Université Clermont Auvergne)

Thomas Ribémont (Maître de conférences, Université Sorbonne Nouvelle)

Sophie Robin-Olivier (Professeure, Ecole de droit de la Sorbonne, Université Paris 1 Panthéon-Sorbonne)

Anja Röcke (Gastprofessorin, Humboldt Universität)

Tilmann Röder (Academic coordinator, Freie Universität Berlin)

Paolo Ruspini (Associate Professor, Roma Tre University)

Robert Rydzewski (Researcher, Centre for Migration Studies, Adam Mickiewicz University)

Philippe Rygiel (Senior professor, Ecole Normale Supérieure de Lyon)

Guillaume Sacriste (Maître de conférences, Université Paris 1 Panthéon-Sorbonne)

Wojciech Sadurski (Professor, University of Sydney & Uniwersytet Warszawski)

Sylvie Sarolea (Professeure, Université Catholique de Louvain)

Dana Schmalz (Senior Research Fellow, Max Planck Institute for Comparative Public Law and International Law, Heidelberg/Berlin)

Camille Schmoll (Maîtresse de conférences, EHESS)

Gesine Schwan (Prof. em. de science politique, ancienne présidente de l’Université Européenne Viadrina)

Caterina Severino (Professeure, Université de Toulon)

Angela Siebold (Researcher, Goethe-Universität Frankfurt)

Despina Sinou (Maîtresse de conférences, Université Sorbonne Paris Nord)

Serge Slama (Professeur, Université Grenoble Alpes)

Lieneke Slingenberg (Associate professor Vrije Universiteit Amsterdam)

Thomas Spijkerboer (Professor of Migration Law, Vrije Universiteit Amsterdam)

Justyna Struzik (Assistant Professor, Jagiellonian University)

David Szymczak (Professeur, Sciences Po Bordeaux)

Przemyslaw Tacik (Assistant Professor, Jagiellonian University)

Bérangère Taxil (Professeure, Université d’Angers)

Romain Tinière (Professeur, Université Grenoble Alpes)

Elsa Tulmets (Europa Universität Viadrina)

Antoine Vauchez (Directeur de recherche, CNRS)

Jakob Vogel (Professor, Sciences Po Paris / HU Berlin)

Izabela Wagner (Professeure, Collegium Civitas / Institut Convergence Migration / EUI)

Adam Walaszek (Professor, Jagiellonian University)

Edith Wendt (Lecturer, Universität Heidelberg)

Catherine Wihtol de Wenden (Directrice de recherche, CNRS)

Aleksandra Winiarska (Assistant Professor, Uniwersytet Warszawski)

Frank Wolff (Privatdozent, IMIS, Universität Osnabrück)

Anna Wyrozumska (Professor, University of Lodz, Poland)

Frédéric Zalewski (Maître de conférences, Université Paris Nanterre)

Marjoleine Zieck (Professor of International Refugee Law, University of Amsterdam)

 

 

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The Issue

1. English version 

We call on the EU to lead with an immediate response to the humanitarian crisis 

We call on the Council of the European Union to renounce the legalisation of the derogations from treaties that require Member States of the EU to protect human rights. 

We call on the European Union to lead with an immediate response to the humanitarian crisis that is playing out on the borders with Belarus, and for prompt actions to be taken to protect vulnerable individuals and to respect the right of asylum.

Over 200 academics, especially legal scholars, experts in migration, human rights, and EU specialists, have already signed this letter. 

Please, add your signature here to support this appeal. 

 “We, citizens of the EU, must affirm and defend the Human Rights because, in a democracy, only the law can protect us against arbitrary decisions.”

 

The EU’s very future is playing out today in the Białowieża Forest. We call on the Council of the European Union to renounce the legalisation of these derogations from treaties that require Member States of the EU to protect human rights. We call on the European Union to lead with a humane response to the humanitarian crisis that is playing out on the borders with Belarus, and for immediate actions to be taken to protect vulnerable individuals and to respect the right of asylum.

This is not a question of giving lessons about morals to any particular country. A number of EU countries can be criticised for their failings in respecting fundamental rights. Countries do have a right to control their borders. But in the face of illegal and inhumane practices that persist and increasingly become institutionalised, it is urgent to restate the law’s universal and fundamental rules. We, citizens of the EU, must affirm and defend these rights because, in a democracy, only the law can protect us against arbitrary decisions.

2. La version française

Nous demandons à l'Union européenne le respect du droit à ses frontières

Nous demandons au Conseil de l’Union de renoncer à la légalisation de ces dérogations aux traités de protection des droits humains. Nous lui demandons d’apporter des réponses européennes et humaines à l’urgence humanitaire, d’activer immédiatement les mécanismes de sauvegarde de personnes vulnérables et de respecter le droit d’asile.

Cette lettre a déjà été signée par plus de 200 personnes du monde académique, principalement des juristes spécialistes du droit international et européen, des spécialistes des migrations et de l’Union européenne. Merci de soutenir la cause en signant cette lettre. 

Nous, citoyens de l’UE, devons dire et défendre les règles de droit universelles et fondamentales car en démocratie, seul le droit est le rempart contre l’arbitraire.

L’avenir d’une Union de droit se joue aujourd’hui dans la forêt de Białowieża. Nous demandons au Conseil de l’Union de renoncer à la légalisation de ces dérogations aux traités de protection des droits humains. Nous lui demandons d’apporter des réponses européennes, humaines et adéquates à l’urgence humanitaire, d’activer immédiatement les mécanismes de sauvegarde de personnes vulnérables et de respecter le droit d’asile.

Il ne s’agit pas de donner des leçons de morale à un pays particulier. Plusieurs pays de l’Union européenne peuvent être critiqués au sujet du respect des droits fondamentaux. Chaque pays a le droit de vouloir contrôler ses frontières. Mais face aux pratiques illégales et inhumaines qui perdurent et s’institutionnalisent, il est urgent de rappeler les règles de droit universelles et fondamentales. Nous, citoyens de l’UE, devons dire et défendre ce droit car en démocratie, seul le droit est le rempart contre l’arbitraire.

3. Deutsche Version

Wir fordern von der EU die Einhaltung der Menschenrechte an ihren Grenzen

Wir fordern den Rat der Europäischen Union auf, auf die Legalisierung der Ausnahmen von der Einhaltung der Verträge zum Schutz der Menschenrechte zu verzichten. Wir fordern humane europäische Antworten auf die humanitäre Krise und die sofortige Aktivierung von Mechanismen zum Schutz gefährdeter Personen und zur Achtung des Asylrechts.

Diese Petition wurde bereits von über 200 internationalen Wissenschaftlerinnen und Wissenschaftlern unterschrieben - von Expertinnen und Experten für internationales Rechts, Menschenrechte sowie von Migrationsforschern. Wir bitten um Ihre Unterstützung. 

Wir, die Bürger der Europäischen Union, müssen diese Regeln bekräftigen und verteidigen, denn in einer Demokratie kann uns nur das Recht vor willkürlichen Entscheidungen schützen.

4. ES

Pedimos a la Union europea el respeto del Derecho a sus fronteras 

Una llamada de mas de 200 acedemicos europeos para que la UE respeto el Dercho a sus fronteras 

El futuro mismo de la UE se juega hoy en el Bosque de Białowieża. Pedimos al Consejo de la Unión Europea que renuncie a la legalización de estas excepciones a los tratados que obligan a los Estados miembros de la UE a proteger los derechos humanos. Pedimos a la Unión Europea que lidere con una respuesta humana la crisis humanitaria que se está produciendo en las fronteras con Bielorrusia, y que se tomen medidas inmediatas para proteger a las personas vulnerables respetando el derecho de asilo.

Esta carta ya ha sido firmada por más de 200 personas del mundo académico, principalmente juristas especializados en derecho internacional y europeo, como peritos en migración y derecho de la Unión Europea. 

Gracias de antemano de apoyar esta importante causa firmando esta carta.

5. IT

L’Unione Europea non deve diventare uno spazio senza leggi.

Chiediamo al Consiglio dell'Unione europea di rinunciare alla legalizzazione di queste deroghe ai trattati che impongono agli Stati membri dell'UE di proteggere i diritti umani. Chiediamo all'Unione europea di dare una risposta umana alla crisi umanitaria che si sta verificando ai confini con la Bielorussia e di intraprendere azioni immediate per proteggere le persone vulnerabili e rispettare il diritto di asilo.

 Noi, cittadini dell’UE, dobbiamo riaffermare e difendere questi diritti, perché in una democrazia, solo la legge può difenderci contro decisioni arbitrarie. 

TEXT IT - L’Unione Europea non deve diventare uno spazio senza leggi
Per un breve momento, la situazione al confine tra la Polonia e la Bielorussia ha attirato l’attenzione pubblica. Le immagini di migliaia di rifugiati dall’Iraq, Siria, Yemen e da altri paesi, che sono stati attirati dal presidente Bielorusso Lukashenko e che si erano raggruppati nel lato Bielorusso del confine in condizioni inumane, ha suscitato indignazione nel pubblico europeo. Sulla questione sono state avanzate delle analisi geopolitiche e sono state proposte diverse risposte politiche di carattere repressivo come sanzioni o militarizzazione delle zone di confine.
Tuttavia, il dramma umanitario continua su entrambi i lati del confine, e nessuna risposta adeguata sembra ancora essere stata trovata. Dal settembre 2021, il governo polacco ha dichiarato una zona d’emergenza quella lungo il confine con la Bielorussia. I migranti che sono entrati nell’Unione Europea attraversando il confine polacco-bielorusso si sono ritrovati in una pericolosa area militarizzata dove dottori, giornalisti, e rappresentanti delle ONG non hanno accesso. Nella foresta Białowieża, una delle ultime foreste secolari in Europa, uomini, donne e bambini stanno morendo di ipotermia, sete, fame e mancanza di accesso agli aiuti medici salvavita.
Le guardie di frontiera polacche ignorano sistematicamente le loro richieste di asilo e li rimandano i richiedenti sul lato bielorusso. La pratica del respingimento è vietata anche in tempo di crisi dalla Convenzione di Ginevra del 1951 relativa allo status di rifugiato (articolo 33), dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo (art. 3) e dal suo Protocollo 4 (art. 4), nonché dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea (articoli 18 e 19), che l'Unione europea e i suoi Stati membri hanno il dovere di rispettare.
Costretti dai militari bielorussi ad attraversare i confini, alcune famiglie sono state rimandate indietro più di una decina di volte o sono state separate, il che ha inasprito ulteriormente il dramma umanitario che sta avendo luogo in queste zone di confine. Il 19 novembre 2021, il Commissario per i Diritti Umani del Consiglio d’ Europa, Dunja Mijatović, ha chiesto l'accesso per gli aiuti umanitari, compresa l'assistenza internazionale, e ribadito l'urgenza di porre fine alla sistematica violazione dei diritti umani che sta avendo luogo sul confine polacco-bielorusso. ONG come Grupa Granica o Human Rights Watch hanno pubblicato rapporti accurati su queste violazioni . L’europarlamentare Pietro Bartolo, altrimenti noto come il “medico migrante” di Lampedusa, ha denunciato tali pratiche come “massicce violazioni dei diritti umani, dello stato di diritto, delle convenzioni”, e dichiarato che la situazione in tali zone genera “un'atmosfera di terrore” e rappresenta un vero e proprio “disastro umanitario”.
Il 1° dicembre 2021, la Commissione Europea ha risposto proponendo (basandosi sull’Articolo 78 § 3 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea) che il Concilio adotti misure di emergenza per permettere agli Stati Membri dell’UE coinvolti a gestire la crisi . Tuttavia, invece di riaffermare la natura fondamentale del diritto di fare domanda di asilo, la proposta autorizza di fatto le autorità polacche, lituane e lettoni ad utilizzare la procedura di frontiera accelerata a tutte le domande di asilo. Il che rende quindi meno probabile che le richieste di asilo di queste popolazioni bisognose di protezione vengano prese in considerazione e sostiene la legalizzazione delle espulsioni di massa. Tuttavia, gli eventi a cui stiamo assistendo non sono una "crisi migratoria". Le poche migliaia di persone al confine sono un piccolo gruppo la cui presenza è stata strumentalizzata e drammatizzata politicamente. Sebbene questa situazione non rappresenti un "emergenza" provata, la creazione della “no-go zone” in Polonia minaccia la vita quotidiana e la sussistenza economica di decine di migliaia di locali che risiedono nella zona di confine.
La proposta della Commissione è una minaccia alla vita di tutti i cittadini dell’UE. Supportare tali misure illegali autorizza i governi autoritari a stabilire zone senza leggi in Europa. L’Unione Europea, che è stata fondata sullo stato di diritto e sulla difesa dei diritti fondamentali, semplicemente non può transigere sula violazione di questi principi.
Il futuro dell’UE si sta giocando oggi nella foresta di Białowieża. Chiediamo al Consiglio dell'Unione europea di rinunciare alla legalizzazione di queste deroghe ai trattati che impongono agli Stati membri dell'UE di proteggere i diritti umani. Chiediamo all'Unione europea di dare una risposta umana alla crisi umanitaria che si sta verificando ai confini con la Bielorussia e di intraprendere azioni immediate per proteggere le persone vulnerabili e rispettare il diritto di asilo.
Questa non è una questione di dare una lezione morale a nessun paese in particolare. Diversi paesi europei possono essere criticati sui loro fallimenti nel rispetto dei diritti fondamentali. I paesi hanno il diritto di controllare i loro confini, ma di fronte a pratiche illegali e inumane che persistono e che diventano sempre più istituzionalizzate è urgente ribadire le regole universali e fondamentali del diritto. Noi, cittadini dell’UE, dobbiamo riaffermare e difendere questi diritti, perché in una democrazia, solo la legge può difenderci contro decisioni arbitrarie.

Original letter: http://www.revuedlf.com/droit-ue/leurope-ne-doit-pas-devenir-une-zone-de-non-droit/

Joana Abrisketa (Titular de Derecho Internacional Público, University of Deusto)

Anca Ailincai (Professeure, Université Grenoble Alpes)

Denis Alland (Professeur, Université Panthéon-Assas, Paris 2)

Nuria Arenas (Associate Professor of Internacional Law, University of Huelva)

Géraldine Bachoue (Maître de conférences, Directrice du CDRE, Université de Pau et des pays de l'Adour)

Ségolène Barbou des Places (Professeure, Université Paris 1 Panthéon-Sorbonne)

Jan Barcz (Professor, Kozminski University, Warsaw)

Valentin Behr (Chercheur, Institut d'études avancées de Paris)

Mounia Bennani-Chraïbi (Professeure ordinaire, Université de Lausanne)

Marcel Berlinghoff (Chercheur, Institute for Migration Research and Intercultural Studies (IMIS), Osnabruck University 

Yasmine Bouagga (Chargée de recherche, CNRS)

Stefanie Börner (Professor, Otto-von-Guericke-Universität Magdeburg)

Laurence Burgorgue-Larsen (Professeure, Université Paris 1 Panthéon-Sorbonne)

Sebastian Büttner (Assistant Professor, Friedrich-Alexander-Universität Erlangen-Nürnberg)

Jean-Yves Carlier (Professeur, Université Louvain La Neuve)

Aurore Chaigneau (Professeure, Université Paris Nanterre)

Isabelle Chort (Professeur, Université de Pau et des pays de l'Adour)

Dimitris Christopoulos (Professeur, Université Panteion d'Athènes).

François Crépeau (Professeur, Faculty of Law, McGill University)

Karolina Czerska-Shaw (Assistant Professor, Jagiellonian University)

Dorota Dakowska (Professeure, Sciences Po Aix)

Emilio De Capitani (Professeur, Department of Law at Queen Mary University of London)

Marion Detjen (Researcher, Bard College Berlin)

Laurent Dornel (Maître de conférences, Université de Pau et des pays de l'Adour)

Marie-Elizabeth Ducreux (Senior Researcher, EHESS)

Estelle d'Halluin (Maîtresse de conférences, Université de Nantes)

Pauline Endres de Oliveira (Research assistant, Justus Liebig University)

Anuscheh Farahat (Professor, Friedrich-Alexander-Universität Erlangen-Nürnberg)

Julian Fernandez (Professor, Université Paris 2)

Kamila Fiałkowska (Researcher, Centre of Migration Research, University of Warsaw)

Thibaut Fleury Graff (Professeur, Université Paris-Saclay)

Karolina Follis (Senior Lecturer, Lancaster University)

Naika Foroutan (Professor, Humboldt-Universität zu Berlin)

Heidrun Friese (Professor, Chemnitz University of Technology)

Thomas Gammeltoft-Hansen (Professor, University of Copenhagen)

Paula García Andrade (Professor, Comillas Pontifical University)

Lucyna Gebert (Professeure, Sapienza Università di Roma)

Petia Georgieva (Maîtresse de conférences, Nouvelle Université Bulgare)

Mihai Dinu Gheorghiu (Professeur ém., Alexandru Ioan Cuza University of Iasi)

Cristina Gortázar Rotaeche (Professor, International Law, Pontifical University Comillas)

Jan Gross (Professor of history emeritus, Princeton university)

Barbara Grabowska-Moroz (Researcher, Central European University, Budapest)

Łukasz Gruszczyński (Associate Professor, Koźmiński University, Warsaw)

Carolus Grütters (Researcher, Centre for Migration Law, Radboud University, Nijmegen)

Halina Grzymała-Moszczyńska (Professor, Uniwersytet Jagielloński)

Joanna Grzymała-Moszczyńska (Researcher, Uniwersytet Jagielloński)

Laetitia Guilloud-Colliat (Professeure, Université de Grenoble)

Elspeth Guild (Professor, Radboud University Nijmegen, Netherlands, College of Europe)

Virginie Guiraudon (Directrice de recherche, Sciences Po Paris)

Gábor Halmai (Professor, European University Institute)

François Héran (Professeur, Collège de France)

Sabine Hess (Professor, Institute for Cultural Anthropology, University of Göttingen and director of the Center for Global Migration Studies)

Béatrice von Hirschhausen (Directrice de recherche, CNRS)

Christian Ingrao (Directeur de recherche, CNRS)

Yasemin Karakaşoğlu (Professor, University of Bremen, Member of Rat für Migration e.V.)

Audrey Kichelewski (Maîtresse de conférences, Université de Strasbourg / IUF)

Marta Kindler (Assistant Professor, University of Warsaw)

Tomasz Kitliński (Chercheur, Margherita von Brentano Zentrum, Freie Universitaet Berlin)

Witold Klaus (Professor, Institute of Law Studies, Polish Academy of Sciences)

Dimitry Kochenov (Professor, Central European University)

Jerzy Kranz (Professor, Kozminski University, Warsaw)

Ireneusz Krzemiński (Professor, University of Warsaw)

Katarzyna Kubin (Jun. Res., School of Oriental and African Studies, University of London)

Katarzyna Kubuj (Senior Researcher, Institut of Law Studies, Polish Academy of Sciences)

Lidia Kuzemska (PhD in Sociology, Lancaster University)

Pascale Laborier (Professeure, Université Paris Nanterre)

Evelyne Lagrange (Professeure, Université Paris 1 Panthéon-Sorbonne)

Martine Leibovici (Maître de conférences ém., Université de Paris)

Stephan Lessenich (Professor, Goethe-Universität Frankfurt am Main/Institut für Sozialforschung

Kamil Łuczaj (Wyższa Szkoła Informatyki i Zarządzania, Rzeszów)

Izabella Main (Associate Professor, Université de Poznan)

Benoît Majerus (Professor, Université du Luxembourg)

Alexis Marie (Professeur, Université de Bordeaux)

Steffen Mau (Professor, Humboldt Universität zu Berlin)

Rostane Mehdi (Professeur, Sciences Po Aix)

Anne-Sophie Millet-Devalle (Professor, Université Côte d'Azur) 

Georges Mink (Directeur de Recherche Émérite, ISP-CNRS)

Caroline Moine (Maîtresse de conférences, Université Paris-Saclay)

Małgorzata Molęda-Zdziech (Associate Professor, Warsaw School of Economics, SGH)

Tamás Molnár (Visiting lecturer, Corvinus University of Budapest)

Laura Montanari (Professor, Université d'Udine)

Janusz Mucha (Professor, University of Białystok)

Laure Neumayer (Professeure, Université de Picardie Jules-Verne) 

Dariusz Niedźwiedzki (Professor, Instytut Studiów Europejskich, Uniwersytet Jagielloński)

Józef Niżnik (Professor, Institute of Philosophy and Sociology, Polish Academy of Sciences)

Claus Offe (Professor em., Humboldt Universisty and Hertie School, Berlin)

Michelle Pace (Professor, Roskilde University)

Etienne Pataut (Professeur, Ecole de droit de la Sorbonne, Université Paris 1 Panthéon-Sorbonne)

Laurent Pech (Professeur, Middlesex University London)

Sébastien Platon (Professeur, Université de Bordeaux)

Jenny Preunkert (Gastprofessorin, Universität Duisburg-Essen)

Dominika Pszczółkowska (Associate Professor, University of Warsaw)

Karine Rance (Maîtresse de conférences, Université Clermont Auvergne)

Thomas Ribémont (Maître de conférences, Université Sorbonne Nouvelle)

Sophie Robin-Olivier (Professeure, Ecole de droit de la Sorbonne, Université Paris 1 Panthéon-Sorbonne)

Anja Röcke (Gastprofessorin, Humboldt Universität)

Tilmann Röder (Academic coordinator, Freie Universität Berlin)

Paolo Ruspini (Associate Professor, Roma Tre University)

Robert Rydzewski (Researcher, Centre for Migration Studies, Adam Mickiewicz University)

Philippe Rygiel (Senior professor, Ecole Normale Supérieure de Lyon)

Guillaume Sacriste (Maître de conférences, Université Paris 1 Panthéon-Sorbonne)

Wojciech Sadurski (Professor, University of Sydney & Uniwersytet Warszawski)

Sylvie Sarolea (Professeure, Université Catholique de Louvain)

Dana Schmalz (Senior Research Fellow, Max Planck Institute for Comparative Public Law and International Law, Heidelberg/Berlin)

Camille Schmoll (Maîtresse de conférences, EHESS)

Gesine Schwan (Prof. em. de science politique, ancienne présidente de l’Université Européenne Viadrina)

Caterina Severino (Professeure, Université de Toulon)

Angela Siebold (Researcher, Goethe-Universität Frankfurt)

Despina Sinou (Maîtresse de conférences, Université Sorbonne Paris Nord)

Serge Slama (Professeur, Université Grenoble Alpes)

Lieneke Slingenberg (Associate professor Vrije Universiteit Amsterdam)

Thomas Spijkerboer (Professor of Migration Law, Vrije Universiteit Amsterdam)

Justyna Struzik (Assistant Professor, Jagiellonian University)

David Szymczak (Professeur, Sciences Po Bordeaux)

Przemyslaw Tacik (Assistant Professor, Jagiellonian University)

Bérangère Taxil (Professeure, Université d’Angers)

Romain Tinière (Professeur, Université Grenoble Alpes)

Elsa Tulmets (Europa Universität Viadrina)

Antoine Vauchez (Directeur de recherche, CNRS)

Jakob Vogel (Professor, Sciences Po Paris / HU Berlin)

Izabela Wagner (Professeure, Collegium Civitas / Institut Convergence Migration / EUI)

Adam Walaszek (Professor, Jagiellonian University)

Edith Wendt (Lecturer, Universität Heidelberg)

Catherine Wihtol de Wenden (Directrice de recherche, CNRS)

Aleksandra Winiarska (Assistant Professor, Uniwersytet Warszawski)

Frank Wolff (Privatdozent, IMIS, Universität Osnabrück)

Anna Wyrozumska (Professor, University of Lodz, Poland)

Frédéric Zalewski (Maître de conférences, Université Paris Nanterre)

Marjoleine Zieck (Professor of International Refugee Law, University of Amsterdam)

 

 

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