Costruiamo a scuola percorsi di dialogo e pace tra i popoli (Liceo"F. De Sanctis"-Paternò)


Costruiamo a scuola percorsi di dialogo e pace tra i popoli (Liceo"F. De Sanctis"-Paternò)
Il problema
In seguito al dibattito, scaturito dall’assemblea sindacale del 15\03\2024, noi, docenti del Liceo Linguistico e delle Scienze Umane “F. De Sanctis” di Paternò, esprimiamo profonda preoccupazione per i gravi problemi che, nel corso degli ultimi mesi, caratterizzano lo scenario internazionale, italiano e locale. In particolare:
- Stigmatizziamo le violenze avvenute a Pisa, durante il corteo in favore del popolo palestinese del 23\02\2024. Unendoci alle altre autorevoli voci intervenute sulla questione - tra tutte quella del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella- chiediamo che l’espressione del libero pensiero, sancita dall’articolo 21 della Costituzione, sia garantita con
ogni mezzo. Ribadiamo l’inaccettabilità del ricorso alla violenza da parte delle forze dell’ordine, espressione di un tentativo odioso di paralizzare la coscienza critica con l’uso della forza. Da docenti e da cittadini, concordiamo sul fatto che qualsiasi forma di violenza è indegna di uno stato democratico, in cui deve essere garantito il diritto al dissenso. - Riteniamo inaccettabile la superficialità e la parzialità con cui, nella nostra società, viene affrontato il tema della questione israelo-palestinese, rinfocolata a partire dall’Ottobre 2023. Mentre sui nostri schermi scorrono le immagini delle atrocità e delle sofferenze patite da inermi civili e da minori nella striscia di Gaza, non possiamo rimanere indifferenti di fronte a tali tragedie efferate, che si stanno consumando sull’altra sponda del Mediterraneo e in tanti paesi dimenticati. Sull’esempio di voci autorevoli, che hanno preso posizione riguardo al valore inalienabile della vita– tra tutti vogliamo ricordare i docenti dell’Università di Bologna e quelli dell’Università “La Sapienza” di Roma- vogliamo dichiarare che ci sentiamo vicini alle sofferenze del martoriato popolo palestinese e di tutti i civili, anche israeliani, che ripudiano la guerra, tenendoci lontani dalle idee polarizzanti e strumentali di antisemitismo, che non ci appartengono. Chiediamo a gran voce che vengano ripristinate le condizioni di base per cercare la pace e assicurare una vita dignitosa alle popolazioni devastate dal conflitto.
- Consideriamo indispensabile lo sviluppo di un movimento internazionale di pace, che parta dal basso. Il nostro pensiero va, in particolare, al conflitto che da tempo oppone Russia e Ucraina e minaccia direttamente la nostra generazione, la generazione Erasmus, la prima ad aver goduto dei benefici di una pace reale nel contesto di un’Europa Unita. Non vogliamo che il sogno europeo tramonti in un clima di diffidenza, paura, corsa agli armamenti. Per questo motivo condanniamo ogni forma di imperialismo e ribadiamo la nostra unica certezza: i conflitti devono essere risolti senza il ricorso alla guerra. Ci associamo, dunque, alle preoccupazioni e agli appelli di Papa Francesco sulla pace e sulla necessità di praticare un’ecologia umana, rinunciando agli armamenti.
- Ci sentiamo vicini al dramma di quanti, nel tentativo di migliorare la propria vita, attraversano il Mediterraneo per trovare fortuna all’interno delle nostre comunità. Per queste persone chiediamo un’integrazione che passi attraverso i diritti fondamentali dell’uomo: un tetto sulla testa, il cibo, il lavoro, l’accesso all’assistenza sanitaria e all’istruzione, perché essi possano sentirsi liberi nella nostra terra siciliana, porta dell’Europa dei Diritti Umani. Per questo speriamo che la nostra comunità cittadina esprima solidarietà e sostegno sempre alla presenza dei migranti che popolano le case abbandonate del centro storico e le disumane tendopoli delle campagne, ultimi in una realtà già piena di ultimi.
Come educatori vogliamo opporci a queste situazioni, generatrici di conflitti e di morte. Siamo consapevoli che ogni cambiamento parte dalla condivisione dal basso delle opinioni, fino alla creazione di una nuova egemonia culturale: quella della pace e dell’integrazione tra le diverse culture umane. Ci sentiamo chiamati in prima linea a creare spazi di riflessione con i nostri studenti e ci proponiamo, anche per il particolare orientamento interculturale che caratterizza il nostro
istituto, di aprirci al territorio con l’obiettivo concreto di formare le nuove generazioni e sensibilizzare il contesto locale a percorsi di “cura interculturale”, sempre più urgenti.
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Il problema
In seguito al dibattito, scaturito dall’assemblea sindacale del 15\03\2024, noi, docenti del Liceo Linguistico e delle Scienze Umane “F. De Sanctis” di Paternò, esprimiamo profonda preoccupazione per i gravi problemi che, nel corso degli ultimi mesi, caratterizzano lo scenario internazionale, italiano e locale. In particolare:
- Stigmatizziamo le violenze avvenute a Pisa, durante il corteo in favore del popolo palestinese del 23\02\2024. Unendoci alle altre autorevoli voci intervenute sulla questione - tra tutte quella del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella- chiediamo che l’espressione del libero pensiero, sancita dall’articolo 21 della Costituzione, sia garantita con
ogni mezzo. Ribadiamo l’inaccettabilità del ricorso alla violenza da parte delle forze dell’ordine, espressione di un tentativo odioso di paralizzare la coscienza critica con l’uso della forza. Da docenti e da cittadini, concordiamo sul fatto che qualsiasi forma di violenza è indegna di uno stato democratico, in cui deve essere garantito il diritto al dissenso. - Riteniamo inaccettabile la superficialità e la parzialità con cui, nella nostra società, viene affrontato il tema della questione israelo-palestinese, rinfocolata a partire dall’Ottobre 2023. Mentre sui nostri schermi scorrono le immagini delle atrocità e delle sofferenze patite da inermi civili e da minori nella striscia di Gaza, non possiamo rimanere indifferenti di fronte a tali tragedie efferate, che si stanno consumando sull’altra sponda del Mediterraneo e in tanti paesi dimenticati. Sull’esempio di voci autorevoli, che hanno preso posizione riguardo al valore inalienabile della vita– tra tutti vogliamo ricordare i docenti dell’Università di Bologna e quelli dell’Università “La Sapienza” di Roma- vogliamo dichiarare che ci sentiamo vicini alle sofferenze del martoriato popolo palestinese e di tutti i civili, anche israeliani, che ripudiano la guerra, tenendoci lontani dalle idee polarizzanti e strumentali di antisemitismo, che non ci appartengono. Chiediamo a gran voce che vengano ripristinate le condizioni di base per cercare la pace e assicurare una vita dignitosa alle popolazioni devastate dal conflitto.
- Consideriamo indispensabile lo sviluppo di un movimento internazionale di pace, che parta dal basso. Il nostro pensiero va, in particolare, al conflitto che da tempo oppone Russia e Ucraina e minaccia direttamente la nostra generazione, la generazione Erasmus, la prima ad aver goduto dei benefici di una pace reale nel contesto di un’Europa Unita. Non vogliamo che il sogno europeo tramonti in un clima di diffidenza, paura, corsa agli armamenti. Per questo motivo condanniamo ogni forma di imperialismo e ribadiamo la nostra unica certezza: i conflitti devono essere risolti senza il ricorso alla guerra. Ci associamo, dunque, alle preoccupazioni e agli appelli di Papa Francesco sulla pace e sulla necessità di praticare un’ecologia umana, rinunciando agli armamenti.
- Ci sentiamo vicini al dramma di quanti, nel tentativo di migliorare la propria vita, attraversano il Mediterraneo per trovare fortuna all’interno delle nostre comunità. Per queste persone chiediamo un’integrazione che passi attraverso i diritti fondamentali dell’uomo: un tetto sulla testa, il cibo, il lavoro, l’accesso all’assistenza sanitaria e all’istruzione, perché essi possano sentirsi liberi nella nostra terra siciliana, porta dell’Europa dei Diritti Umani. Per questo speriamo che la nostra comunità cittadina esprima solidarietà e sostegno sempre alla presenza dei migranti che popolano le case abbandonate del centro storico e le disumane tendopoli delle campagne, ultimi in una realtà già piena di ultimi.
Come educatori vogliamo opporci a queste situazioni, generatrici di conflitti e di morte. Siamo consapevoli che ogni cambiamento parte dalla condivisione dal basso delle opinioni, fino alla creazione di una nuova egemonia culturale: quella della pace e dell’integrazione tra le diverse culture umane. Ci sentiamo chiamati in prima linea a creare spazi di riflessione con i nostri studenti e ci proponiamo, anche per il particolare orientamento interculturale che caratterizza il nostro
istituto, di aprirci al territorio con l’obiettivo concreto di formare le nuove generazioni e sensibilizzare il contesto locale a percorsi di “cura interculturale”, sempre più urgenti.
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Petizione creata in data 6 aprile 2024