Costituzione del comune unico dell'isola di ISCHIA

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Il problema

 

 

 

Sono stato molto contento di vedere la risposta di Peppe Brandi al mio invito a dare ragione del suo silenzio circa il Comune Unico. Ancor più nel leggere la prima parte dove dichiara piena adesione al Comune Unico. Meno invece la seconda parte dove abbraccia in pieno la ormai ben nota, purtroppo ricorrente, linea teorica del "futuribilismo" - provo a usare questo brutto termine per esigenze di sintesi - , cioè "bello, ma la realtà non lo rende ancora possibile, forse nel futuro più o meno remoto, intanto...". Il "futuribilismo" è un parente prossimo, meno estremo e più permissivo, dell'"impossibilismo", cioè "bello, ma impossibile; utopico". Ma gli effetti dell'uno non sono molto diversi da quelli dell'altro. Sia il futuribilismo che, a più ragione, l'impossibilismo vengono motivati con il ricorso ad un certo realismo, "purtroppo la realtà è ...".
E' proprio tale realismo il punto debole della struttura argomentativa. Faccio tre rilievi.
Primo, la realtà, a cui facciamo riferimento, non è qualcosa di indipendente da noi e immodificabile. Noi coi nostri discorsi e coi nostri silenzi non siamo fuori quella realtà, che dopo tutto è la realtà politica di un'isola in fondo piccola che risente dei nostri comportamenti. In qualche modo siamo noi quella realtà. (E' un po' un'estensione alla politica dell'indeterminismo della fisica). E se pensiamo futuribile, futuribile sarà; se impossibile, impossibile sarà. (E' evidente che non voglio arrivare a sostenere una specie di onnipotenza politica) In special modo se a pensare così è un politico di vecchia data che sa come muoversi per coinvolgere consenso e energie su progetti importanti.
Secondo, faccio un esempio forte, che spero nessuno coglierà come una provocazione o gli darà altri significati. Devo dare un esempio di eventi possibili che cambierebbero la presunta realtà. Ecco la storiella. Il Presidente Berlusconi viene sull'isola e scopre che abbiamo 6 comuni. Riprende i politici isolani, in particolare i suoi, che hanno un buon seguito sull'isola. Questi si mobilitano in un niente. Nel brevissimo ecco il referendum ed il Comune Unico. E' impossibile questa storiella? Pare di no. Questo per dire quanto reale, solida e inamovibile, sia la supposta realtà del realismo.
Terzo, il realismo del futuribilismo è un realismo zoppicante, se non monco. Perché vi si ricorre in fase diagnostica, ma viene messo da parte in fase di prognosi. Quando infatti si propone il gradualismo, e si indica ad esempio la Comunità Isolana, perché non applicare il realismo anche a queste tappe intermedie e presagire realisticamente il loro fallimento, evidente.
In ogni modo ringrazio Peppe Brandi per l'attenzione che ha avuto per la mia richiesta. Sono sicuro che il suo impegno per il Comune Unico sarà prezioso.

Antonio Barile
(pubblicato sul sito il 25.09.01)
(pubblicato sul Golfo il 1.10.01)

L'unitarietà dell'isola.

 L'isola d'Ischia è con grande evidenza un sistema unitario sotto l'aspetto naturale e storico, sociale e culturale, e oltre ogni evidenza sotto quello economico dove il prodotto turistico, il suo bene primario, è costituito dall'isola nella sua integralità, di risorse, organizzazione e immagine.
Con una popolazione complessiva di 62.247 residenti - al 1 gennaio 2001, fonte Istat - su una superficie di 46,33 kmq, l'isola è uno dei maggiori poli turistici e termali in ambito nazionale e internazionale. Dagli ultimi dati ufficiali della Regione Campania - Servizio Statistico regionale (Anno XIV - n. 9 - 09/2001), l'isola ha avuto nel 1999 quasi 5 milioni di presenze, che costituiscono il 42,80% della Provincia di Napoli e il 23,76% della Regione Campania (ma in tale dato mancano le 'affittanze estive' con le quali si va oltre i 6 milioni di presenze, quasi il 30% delle presenze turistiche della Campania). Si tenga pure conto che nel 2000 l'isola ha realizzato un aumento medio di presenze dell' 8% e nel 2001 del 2%.
Negli ultimi decenni l'unitarietà dell'isola è stata ulteriormente accentuata dai notevoli cambiamenti locali, in particolare la considerevole urbanizzazione, e dai forti mutamenti globali, che nel settore turistico hanno dato luogo ad un ampliamento della domanda, ma pure ad una preoccupante moltiplicazione dell'offerta con una decisa intensificazione della concorrenza italiana e straniera, con alti rischi per il futuro posizionamento dell'isola nel mercato se si viene meno agli standard di qualità e convenienza dei competitori.
L'unitarietà isolana è inoltre attestata dall'unitarietà delle problematiche locali che solo su scala isolana trovano la loro adeguata esplicazione analitica e solo all'interno di una coesa politica isolana possono trovare le giuste strategie risolutive.

L'attuale frammentazione amministrativa.

 A fronte di tale pervasiva unitarietà desta stupore l'assenza di un soggetto istituzionale che pensi ed agisca con responsabilità in rappresentanza e nell'interesse dell'intera isola. L'isola di fatto manca di governo, di programmazione, di progetti.
Ormai da tempo si configura anacronistica e razionalmente incomprensibile l'attuale suddivisione amministrativa dell'isola in sei comuni: Barano d'Ischia (9.971ab.), Casamicciola Terme (7.614 ab.), Forio (17.437 ab.), Ischia (19.598 ab.), Lacco Ameno (4.561 ab.), Serrara-Fontana (3.066 ab.)per un totale di 62.247abitanti.
Anche laddove è specificamente richiesta un'azione univoca e coerente dei sei enti locali, la separazione amministrativa genera disaccordi, veti, ritardi, inefficienza e insuccesso, il tutto nella piena irresponsabilità generale.

Il Comune Unico e il riequilibrio interno.

Il Comune Unico comporta di per sé un riequilibrio di tutto il territorio isolano, con una generale riduzione delle differenze interne, non verso il basso ma verso l'alto. Le aree meno sviluppate hanno solo da avvantaggiarsi nell'unirsi alle più avanzate. D'altra parte, le aree più sviluppate, prossime all'implosione, hanno una necessità fisica di decentramento.
Anche il rischio di aree trascurate per una politica squilibrata a favore di aree più potenti ha poche probabilità sia perché le circoscrizioni costituiscono anche un sistema di bilanciamento, sia perché l'isola per la sua unitarietà non può permettersi che il negativo di una parte si ripercuota sul positivo delle altre.

 

Il Comune Unico e le identità locali.

 Anche dal lato degli aspetti culturali ed emozionali il Comune Unico non comporta alcuna perdita: non calpesta alcuna identità, alcuna tradizione, anzi con le Circoscrizioni di Decentramento può riconoscere identità ora non adeguatamente valorizzate.
E' piuttosto l'attuale configurazione amministrativa che disconosce e calpesta l'identità molto sentita tra noi isolani: l'appartenenza all'isola, il nostro essere isolani.
Le Circoscrizioni di Decentramento, quali forme di partecipazione, consultazione, gestione di servizi e di funzioni delegate possono meglio consentire l'autonomia e la difesa delle specificità locali con una amministrazione dedicata alle peculiarità.

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Pasquale TraniPromotore della petizione

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