

NO alla candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2024


NO alla candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2024
Il problema
Diciamo NO alla candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2024.
Per spirito anti italiano? Al contrario, perché abbiamo ancora troppo a cuore le sorti del nostro Paese. Ed anche la sua reputazione, convinti come siamo che le istituzioni vadano protette anche da loro stesse e da chi se ne fa interprete.
Diciamo NO alla candidatura di Roma come contribuenti.
Veste nella quale ci sentiamo sempre meno presi in considerazione e sempre più, invece, sfruttati e vessati. Altro che gufi o disfattisti. C’è un’intera classe dirigente che non ha ancora capito cosa significhi avere rispetto per chi si spacca la schiena lavorando tutti i giorni che ci separano dal Tax Freedom Day.
Non si può quindi che dire NO a salti nel buio che mettono a repentaglio il nostro portafoglio in nome di una dannosa sindrome da palcoscenico che alla fine, quando si fanno i conti, non porta mai reali vantaggi agli inermi spettatori.
Diciamo NO alla candidatura di Roma perché la capitale e la regione Lazio non hanno affatto le carte in regola.
Non serve ricordare le vicende che stanno interessando la capitale, il degrado fotografato da residenti ormai disillusi, lo stato dei trasporti e dei servizi in genere, la condizione in cui si trovano strade e infrastrutture, le infiltrazioni mafiose, i funerali in stile “Padrino”, i boicottaggi di dipendenti contrari a moderne logiche di produttività, i buchi di bilancio, le clientele impunemente nutrite, i risultati di anni di scempio e sperpero di denaro pubblico.
Roma vanta l’addizionale IRPEF più elevata d’Italia e fra i peggiori servizi all’utenza. Come possiamo pensare di trasportare milioni di visitatori da un sito all’altro con gli scioperi bianchi e l’incapacità di controllare la condotta di dipendenti in agitazione per legittime richieste aziendali di aumento della produttività?
Soltanto sei mesi fa Palazzo Chigi ha approvato il piano di rientro triennale del Campidoglio e nel frattempo sono spuntati due buchi di bilancio diversi: uno di 860 milioni definito un “disavanzo tecnico” ed un altro di 350 milioni sul salario accessorio dei dipendenti del Comune.
Secondo gli ultimi dati presentati nel marzo scorso, le opere incompiute in Italia sono 693 ed il Lazio detiene il record con 82 opere.
Diciamo NO alla candidatura di Roma perché ogni più plausibile stima dei costi finirà inevitabilmente per venire superata.
I costi olimpici lievitano rispetto ai preventivi iniziali anche in sedi notoriamente virtuose. I giochi di Londra del 2012 sono costati oltre 6 miliardi di sterline in più rispetto al primo budget preventivato, con uno sforamento del 276%. L’impatto della manifestazione sul PIL non è stato, invece, così rilevante.
Le Olimpiadi di Atene 2004 sono costate, secondo i dati forniti dal governo greco, 9 miliardi di euro, contro una previsione iniziale di 4,5 miliardi.
Per i mondiali di calcio di “Italia 90” sono stati spesi 7.230 miliardi di vecchie lire (di cui circa 6.000 di fondi pubblici).
La stazione ferroviaria di Farneto a Roma è costata quasi 8 milioni di euro, è rimasta aperta solo per una ventina di giorni e non è più stata utilizzata fino al 2008, quando è stata occupata da Casapound.
Il pomposo Air terminal di Ostiense, dal costo di 180 milioni di euro, è stato abbandonato poco dopo la fine del torneo e recuperato solo di recente con l’apertura di un punto vendita Eataly.
Lo stadio Delle Alpi è stato edificato per un costo di 226 miliardi di vecchie lire, per poi venire chiuso nel 2006 ed essere demolito nel 2009.
Nel complesso per “Italia 90” è stato speso l'85% in più del budget previsto.
Per i mondiali di nuoto di Roma 2009 la spesa complessiva inizialmente preventiva è stata di 65 milioni di euro, ma nel bilancio finale la cifra è aumentata di quasi dieci volte: 607.983.772 euro. Il palazzetto per il nuoto pensato per quei mondiali non è ancora finito.
Ai giochi del Mediterraneo di Pescara 2009 il buco finale di bilancio è stato di 37 milioni.
Nel 2006 le Olimpiadi invernali di Torino sono costate più di un miliardo di euro in appalti e molte delle infrastrutture costruite risultano inutilizzate o soggette ad alti costi di mantenimento. La pista olimpica di bob di Cesana Pariol è costata 110 milioni di euro su un preventivo iniziale di circa 60 milioni. Ne servirebbero adesso 15 per il riportare i luoghi al loro stato originario. Il trampolino per il salto con gli sci costruito a Pra Gelato ha richiesto un investimento di 34 milioni, risulta inutilizzato dal 2009 e ha un costo annuo di manutenzione di circa un milione.
Diciamo NO alla candidatura di Roma perché non vi è nemmeno uno straccio di preventivo di spesa.
In occasione della candidatura di Roma ad ospitare i giochi olimpici del 2020 si stimò una spesa di oltre 8 miliardi, che si sarebbero sommati al miliardo e 600 milioni da stanziare per l'ampliamento dell'aeroporto di Fiumicino.
Il comitato Roma 2020 preventivò un esborso iniziale per sostenere la candidatura di 42 milioni. La maggior parte di questi costi sarebbe stata a carico dei contribuenti (Comune di Roma, Regione Lazio, Provincia ed soggetti pubblici).
Nel febbraio 2012 il governo allora in carica disse NO con le seguenti parole: “Non pensiamo sarebbe coerente impegnare l’Italia in quest’avventura che potrebbe mettere a rischio i denari dei contribuenti”.
Se al tempo c'era almeno una stima del rapporto costi-benefici, delle possibili ricadute sul PIL romano e nazionale e delle opere da eseguire, oggi NON c'è assolutamente niente e si sta procedendo senza uno straccio di numero, senza un abbozzo di budget plan o di previsione di spesa.
Diciamo NO alla candidatura di Roma come ha fatto la città di Boston.
In seguito alla proposta della candidatura di Boston per le Olimpiadi del 2024, nacque un comitato di cittadini a sostegno del NO (www.nobostonolympics.org) con l’obiettivo di far risparmiare i miliardi del budget relativo per destinarli al miglioramento della qualità della vita in città.
A fine luglio la risposta negativa del sindaco Marty Walsh: "Non posso impegnarmi a mettere a rischio i soldi dei contribuenti". Averne, di politici così.
Con 39 voti favorevoli, soli sei contrari e nessun astenuto il Consiglio comunale di Roma ha approvato, tra gli applausi, la mozione per la candidatura della città.
Il Consiglio nazionale del Coni ha approvato all'unanimità la candidatura di Roma.
Il Governo italiano appoggia apertamente la candidatura.
Il termine ultimo per presentare le candidature per le Olimpiadi del 2024 è il 15 settembre 2015.
Nessuno sa quanto ci sarebbe da spendere.
Qualcuno dice: fino al 2024 c’è tempo per fare bene. Noi diciamo: dedichiamo questo tempo ad un’altra olimpiade, quella del risanamento del nostro Paese, salvando i soldi dei contribuenti dalla malversazione dilagante.
E’ una questione di serietà e maturità.

Il problema
Diciamo NO alla candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2024.
Per spirito anti italiano? Al contrario, perché abbiamo ancora troppo a cuore le sorti del nostro Paese. Ed anche la sua reputazione, convinti come siamo che le istituzioni vadano protette anche da loro stesse e da chi se ne fa interprete.
Diciamo NO alla candidatura di Roma come contribuenti.
Veste nella quale ci sentiamo sempre meno presi in considerazione e sempre più, invece, sfruttati e vessati. Altro che gufi o disfattisti. C’è un’intera classe dirigente che non ha ancora capito cosa significhi avere rispetto per chi si spacca la schiena lavorando tutti i giorni che ci separano dal Tax Freedom Day.
Non si può quindi che dire NO a salti nel buio che mettono a repentaglio il nostro portafoglio in nome di una dannosa sindrome da palcoscenico che alla fine, quando si fanno i conti, non porta mai reali vantaggi agli inermi spettatori.
Diciamo NO alla candidatura di Roma perché la capitale e la regione Lazio non hanno affatto le carte in regola.
Non serve ricordare le vicende che stanno interessando la capitale, il degrado fotografato da residenti ormai disillusi, lo stato dei trasporti e dei servizi in genere, la condizione in cui si trovano strade e infrastrutture, le infiltrazioni mafiose, i funerali in stile “Padrino”, i boicottaggi di dipendenti contrari a moderne logiche di produttività, i buchi di bilancio, le clientele impunemente nutrite, i risultati di anni di scempio e sperpero di denaro pubblico.
Roma vanta l’addizionale IRPEF più elevata d’Italia e fra i peggiori servizi all’utenza. Come possiamo pensare di trasportare milioni di visitatori da un sito all’altro con gli scioperi bianchi e l’incapacità di controllare la condotta di dipendenti in agitazione per legittime richieste aziendali di aumento della produttività?
Soltanto sei mesi fa Palazzo Chigi ha approvato il piano di rientro triennale del Campidoglio e nel frattempo sono spuntati due buchi di bilancio diversi: uno di 860 milioni definito un “disavanzo tecnico” ed un altro di 350 milioni sul salario accessorio dei dipendenti del Comune.
Secondo gli ultimi dati presentati nel marzo scorso, le opere incompiute in Italia sono 693 ed il Lazio detiene il record con 82 opere.
Diciamo NO alla candidatura di Roma perché ogni più plausibile stima dei costi finirà inevitabilmente per venire superata.
I costi olimpici lievitano rispetto ai preventivi iniziali anche in sedi notoriamente virtuose. I giochi di Londra del 2012 sono costati oltre 6 miliardi di sterline in più rispetto al primo budget preventivato, con uno sforamento del 276%. L’impatto della manifestazione sul PIL non è stato, invece, così rilevante.
Le Olimpiadi di Atene 2004 sono costate, secondo i dati forniti dal governo greco, 9 miliardi di euro, contro una previsione iniziale di 4,5 miliardi.
Per i mondiali di calcio di “Italia 90” sono stati spesi 7.230 miliardi di vecchie lire (di cui circa 6.000 di fondi pubblici).
La stazione ferroviaria di Farneto a Roma è costata quasi 8 milioni di euro, è rimasta aperta solo per una ventina di giorni e non è più stata utilizzata fino al 2008, quando è stata occupata da Casapound.
Il pomposo Air terminal di Ostiense, dal costo di 180 milioni di euro, è stato abbandonato poco dopo la fine del torneo e recuperato solo di recente con l’apertura di un punto vendita Eataly.
Lo stadio Delle Alpi è stato edificato per un costo di 226 miliardi di vecchie lire, per poi venire chiuso nel 2006 ed essere demolito nel 2009.
Nel complesso per “Italia 90” è stato speso l'85% in più del budget previsto.
Per i mondiali di nuoto di Roma 2009 la spesa complessiva inizialmente preventiva è stata di 65 milioni di euro, ma nel bilancio finale la cifra è aumentata di quasi dieci volte: 607.983.772 euro. Il palazzetto per il nuoto pensato per quei mondiali non è ancora finito.
Ai giochi del Mediterraneo di Pescara 2009 il buco finale di bilancio è stato di 37 milioni.
Nel 2006 le Olimpiadi invernali di Torino sono costate più di un miliardo di euro in appalti e molte delle infrastrutture costruite risultano inutilizzate o soggette ad alti costi di mantenimento. La pista olimpica di bob di Cesana Pariol è costata 110 milioni di euro su un preventivo iniziale di circa 60 milioni. Ne servirebbero adesso 15 per il riportare i luoghi al loro stato originario. Il trampolino per il salto con gli sci costruito a Pra Gelato ha richiesto un investimento di 34 milioni, risulta inutilizzato dal 2009 e ha un costo annuo di manutenzione di circa un milione.
Diciamo NO alla candidatura di Roma perché non vi è nemmeno uno straccio di preventivo di spesa.
In occasione della candidatura di Roma ad ospitare i giochi olimpici del 2020 si stimò una spesa di oltre 8 miliardi, che si sarebbero sommati al miliardo e 600 milioni da stanziare per l'ampliamento dell'aeroporto di Fiumicino.
Il comitato Roma 2020 preventivò un esborso iniziale per sostenere la candidatura di 42 milioni. La maggior parte di questi costi sarebbe stata a carico dei contribuenti (Comune di Roma, Regione Lazio, Provincia ed soggetti pubblici).
Nel febbraio 2012 il governo allora in carica disse NO con le seguenti parole: “Non pensiamo sarebbe coerente impegnare l’Italia in quest’avventura che potrebbe mettere a rischio i denari dei contribuenti”.
Se al tempo c'era almeno una stima del rapporto costi-benefici, delle possibili ricadute sul PIL romano e nazionale e delle opere da eseguire, oggi NON c'è assolutamente niente e si sta procedendo senza uno straccio di numero, senza un abbozzo di budget plan o di previsione di spesa.
Diciamo NO alla candidatura di Roma come ha fatto la città di Boston.
In seguito alla proposta della candidatura di Boston per le Olimpiadi del 2024, nacque un comitato di cittadini a sostegno del NO (www.nobostonolympics.org) con l’obiettivo di far risparmiare i miliardi del budget relativo per destinarli al miglioramento della qualità della vita in città.
A fine luglio la risposta negativa del sindaco Marty Walsh: "Non posso impegnarmi a mettere a rischio i soldi dei contribuenti". Averne, di politici così.
Con 39 voti favorevoli, soli sei contrari e nessun astenuto il Consiglio comunale di Roma ha approvato, tra gli applausi, la mozione per la candidatura della città.
Il Consiglio nazionale del Coni ha approvato all'unanimità la candidatura di Roma.
Il Governo italiano appoggia apertamente la candidatura.
Il termine ultimo per presentare le candidature per le Olimpiadi del 2024 è il 15 settembre 2015.
Nessuno sa quanto ci sarebbe da spendere.
Qualcuno dice: fino al 2024 c’è tempo per fare bene. Noi diciamo: dedichiamo questo tempo ad un’altra olimpiade, quella del risanamento del nostro Paese, salvando i soldi dei contribuenti dalla malversazione dilagante.
E’ una questione di serietà e maturità.

PETIZIONE CHIUSA
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Petizione creata in data 6 settembre 2015