Concedete "Una strada per Lea Garofalo" a CASOLI (CH)

Il problema

Lea Garofalo è stata uccisa dalla 'ndrangheta per essersi ribellata alla cultura mafiosa. Il 24 novembre del 2009 è stata sequestrata, torturata selvaggiamente, uccisa a Milano e bruciata in un bidone in provincia di Monza (San Fruttuoso). L'omicidio mafioso è stato commesso dal suo ex convivente Carlo Cosco e dagli componenti del clan (Vito Cosco, Salvatore Curcio, Carmine Venturino e Massimo Sabatino). Gli autori dell'infamante delitto sono stati condannati definitivamente all'ergastolo. Solo il "fidanzatino" di Denise (Venturino) è diventato un collaboratore di giustizia, facendo ritrovare in un tombino - dopo due anni - i resti della donna coraggio.  

 

 

A Campobasso, il 5 maggio 2009, si è consumato il primo tentativo di sequestro di persona. Il piano criminale era stato studiato nei minimi dettagli. L'esecutore materiale Massimo Sabatino (mandante lo 'ndranghetista Carlo Cosco) è stato condannato, in via definitiva, a sei anni di carcere.


In tutta Italia si sono moltiplicate le iniziative per ricordare il coraggio di Lea Garofalo, che ha "collaborato" - da testimone di giustizia - con lo Stato, che ha svelato i lati oscuri della ‘ndrangheta, che ha distrutto con la sua forza un intero clan, che ha "rotto" il maledetto codice mafioso.
Anche a Campobasso, dove ha vissuto con la figlia Denise in via Sant'Antonio Abate 58 e dove ha subìto il tentativo di sequestro, è necessario ricordare Lea con l'intitolazione di una strada. Due petizioni sono state lanciate (sempre su change.org), l'ultima ha superato le 15mila firme. Ad oggi, dopo gli annunci e le promesse, nessuna strada è stata intitolata alla fimmina calabrese. 

UNA STRADA A CASOLI (CH). Chiediamo all'Amministrazione locale (Comune di Casoli) di prendere un impegno e di rispettarlo. Pochi mesi mancano al prossimo 24 novembre (a 14 anni dalla morte) e sarebbe opportuno intitolare la strada dove lei abitava, insieme a sua madre.

IL DOPPIO SIGNIFICATO. Dopo il ritorno sul territorio di Petilia Policastro dell'ergastolano Carlo Cosco (Il ritorno della bestia) è fondamentale mettere un punto fermo. Questa donna non può essere dimenticata. A Casoli, una via che porta il nome di LEA GAROFALO, VITTIMA DI 'NDRANGHETA ancora non esiste.

E' arrivato il momento di agire.

Nel Paese senza memoria è fondamentale ricordare le vittime innocenti della criminalità organizzata. 

 

 

 

avatar of the starter
Paolo De ChiaraPromotore della petizioneDirettore WordNews.it -Giornalista, scrittore, sceneggiatore. Nel 2012 (e nel 2018) ha pubblicato «Il Coraggio di dire No. Lea Garofalo, la donna che sfidò la ‘ndrangheta» 2013: Il Veleno del Molise; 2014: Testimoni di Giustizia; 2019: Io ho denunciato
Questa petizione aveva 44 sostenitori

Il problema

Lea Garofalo è stata uccisa dalla 'ndrangheta per essersi ribellata alla cultura mafiosa. Il 24 novembre del 2009 è stata sequestrata, torturata selvaggiamente, uccisa a Milano e bruciata in un bidone in provincia di Monza (San Fruttuoso). L'omicidio mafioso è stato commesso dal suo ex convivente Carlo Cosco e dagli componenti del clan (Vito Cosco, Salvatore Curcio, Carmine Venturino e Massimo Sabatino). Gli autori dell'infamante delitto sono stati condannati definitivamente all'ergastolo. Solo il "fidanzatino" di Denise (Venturino) è diventato un collaboratore di giustizia, facendo ritrovare in un tombino - dopo due anni - i resti della donna coraggio.  

 

 

A Campobasso, il 5 maggio 2009, si è consumato il primo tentativo di sequestro di persona. Il piano criminale era stato studiato nei minimi dettagli. L'esecutore materiale Massimo Sabatino (mandante lo 'ndranghetista Carlo Cosco) è stato condannato, in via definitiva, a sei anni di carcere.


In tutta Italia si sono moltiplicate le iniziative per ricordare il coraggio di Lea Garofalo, che ha "collaborato" - da testimone di giustizia - con lo Stato, che ha svelato i lati oscuri della ‘ndrangheta, che ha distrutto con la sua forza un intero clan, che ha "rotto" il maledetto codice mafioso.
Anche a Campobasso, dove ha vissuto con la figlia Denise in via Sant'Antonio Abate 58 e dove ha subìto il tentativo di sequestro, è necessario ricordare Lea con l'intitolazione di una strada. Due petizioni sono state lanciate (sempre su change.org), l'ultima ha superato le 15mila firme. Ad oggi, dopo gli annunci e le promesse, nessuna strada è stata intitolata alla fimmina calabrese. 

UNA STRADA A CASOLI (CH). Chiediamo all'Amministrazione locale (Comune di Casoli) di prendere un impegno e di rispettarlo. Pochi mesi mancano al prossimo 24 novembre (a 14 anni dalla morte) e sarebbe opportuno intitolare la strada dove lei abitava, insieme a sua madre.

IL DOPPIO SIGNIFICATO. Dopo il ritorno sul territorio di Petilia Policastro dell'ergastolano Carlo Cosco (Il ritorno della bestia) è fondamentale mettere un punto fermo. Questa donna non può essere dimenticata. A Casoli, una via che porta il nome di LEA GAROFALO, VITTIMA DI 'NDRANGHETA ancora non esiste.

E' arrivato il momento di agire.

Nel Paese senza memoria è fondamentale ricordare le vittime innocenti della criminalità organizzata. 

 

 

 

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Paolo De ChiaraPromotore della petizioneDirettore WordNews.it -Giornalista, scrittore, sceneggiatore. Nel 2012 (e nel 2018) ha pubblicato «Il Coraggio di dire No. Lea Garofalo, la donna che sfidò la ‘ndrangheta» 2013: Il Veleno del Molise; 2014: Testimoni di Giustizia; 2019: Io ho denunciato

I decisori

Massimo Tiberini
Massimo Tiberini
Sindaco Casoli

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Petizione creata in data 14 febbraio 2023