Concedere la grazia a Mario Roggero

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The Issue

La vicenda di Mario Roggero non riguarda soltanto un uomo, una sentenza o un caso giudiziario. Riguarda una domanda più grande: quale idea di giustizia vogliamo per il nostro paese? In uno stato di diritto le sentenze si rispettano. La magistratura ha il compito di applicare la legge e questo principio è fondamentale per la nostra democrazia.

Ma una grande democrazia non è fattta soltanto di norme scritte: è fatta anche di equilibrio, di proporzione e di capacità di comprendere la realtà delle persone.

Mario Roggero è un uomo che ha dedicato la propria vita al lavoro, un commerciante che aveva già vissuto più volte il trauma di una rapina e che nel 2021 si è trovato nuovamente davanti a una situazione di estrema paura e pericolo.

In quei momenti non esiste la calma di un tribunale, non esiste il tempo per valutare ogni conseguenza: esiste soltanto l’istinto di proteggere la propria vita e quella dei propri cari, ovvero i beni propri o altrui.

Questa vicenda ci porta inevitabilmente a riflettere sul tema della legittima difesa.

Uno stato serio deve garantire sicurezza ai cittadini onesti e deve impedire che chi viene aggredito sì senta lasciato solo.

Chi entra nella casa o nell’attività di un’altra persona con violenza e con armi deve sapere che sta compiendo un atto gravissimo.

C’è poi un principio che considero fondamentale. Chi sceglie liberamente di rapinare, minacciare e usare la violenza compie una precisa scelta: quella di sottrarsi alla legalità e di violare i diritti degli altri. Le conseguenze di quella scelta non possono ricadere su chi, al contrario, ha sempre vissuto nel rispetto delle regole, lavorando onestamente e contribuendo alla società.

Oggi, invece, molti cittadini hanno la sensazione che si sia arrivati a un punto paradossale: chi entra armato per commettere un reato rischia perfino di ottenere un risarcimento, mentre chi è stato aggredito finisce sul banco degli imputati.

È una percezione che merita una riflessione seria, perché uno Stato giusto deve anzitutto trasmettere ai cittadini onesti la certezza di essere dalla loro parte.

Ma c’è anche un altro principio che dobbiamo ricordare: la legge deve essere uguale per tutti, ma questo non significa che debba essere applicata senza considerare le differenze tra le situazioni.

L’uguaglianza davanti alla legge non può trasformarsi in un automatismo cieco.

Una giustizia davvero giusta deve essere capace di guardare il contesto, le condizioni, la storia e le circostanze in cui una persona ha agito. Non tutte le azioni nascono dalle stesse intenzioni, non tutte Le situazioni hanno la stessa gravità umana.

Una persona che reagisce in pochi secondi davanti a una minaccia alla propria vita non può essere valutata come chi pianifica consapevolmente un crimine.

Per questo chiediamo che il Presidente della Repubblica valuti la concessione della grazia a Mario Roggero.

La grazia non significa cancellare un fatto, né negare il lavoro dei giudici.

Significa riconoscere che esistono casi eccezionali in cui lo Stato può mostrare il volto della comprensione e della clemenza.

Firmare questa petizione significa chiedere una giustizia capace di essere forte, ma anche umana. Una giustizia che protegga chi lavora, chi costruisce, chi vive rispettando le regole e che non pensi a risarcire chi sceglie di vivere nella criminalità e nella violenza.

Perché uno stato autorevole non è quello che dimentica i cittadini onesti, come Mario Roggero.

È quello che sa essere dalla loro parte.

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