LOCKDOWN: NO SULLO STESSO PIANO CITTA' E AREE MONTANE - VALTELLINA

LOCKDOWN: NO SULLO STESSO PIANO CITTA' E AREE MONTANE - VALTELLINA

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Giulia Trotti ha lanciato questa petizione e l'ha diretta a Comuni della Valtellina (Comune di Morbegno - Comune di Sondrio - Comune di Bormio - Comune di Livigno)

Così il piccolo negoziante-libero professionista-lavoratore autonomo della Valtellina, di cui la capienza media del negozio-studio-salone arriva al massimo a una decina di persone (forse), dopo essersi adeguato con fatica alle nuove normative e dopo una prima chiusura del precedente Lockdown si trova a richiudere di nuovo.

La maggior parte delle attività son attività che vanno avanti a fatica da anni e le poche che aprono sfidano un contesto già difficile: una realtà con poca attenzione verso alle aree montane e che man mano si sta spopolando migrando verso le città.

A causa del precedente Lockdown molte persone hanno già chiuso attività aperte da una vita e altre lo stanno per fare.
O banalmente molte persone se non lavorano non mangiano.

Lo stato pretende quindi un altra chiusura, ma non protegge, non tutela ma soprattutto non DIFFERENZIA. 

Il COVID è una preoccupazione legittima, ma a fianco di questa emergenza sanitaria sta nascendo una tragedia economica e psicologica per milioni di persone.

E' stato generalizzato il territorio nazionale, con città e zone montane sullo stesso piano.

Per assurdità es: la Mediaworld di Milano centro rimane aperta, il caffè di Albaredo (SO) chiude.

Dato il lungo orizzonte temporale è impensabile che si possa tenere l’intera popolazione rinchiusa in casa, attività chiuse, pensando che
questo risolva definitivamente il problema senza ripercussioni ancora più gravi di quelle attuali.

Questa petizione chiede quindi di essere ascoltata: CHE LA VALTELLINA E LE AREE MONTANE NON RIMANGANO ANCORATE ALLO STESSO DESTINO DELLE CITTA' E CHE VENGANO QUINDI GESTITE IN MANIERA DIFFERENTE.

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"Il problema vero delle terre altre rimane sempre lo stesso: una scarsa attenzione di chi governa l’Italia dalla pianura, che negli anni ha fatto ben poco per evitare lo spopolamento dei borghi montani e il conseguente scomparire dei servizi essenziali per i pochi che hanno deciso di resistere e rimanere. Politiche assenti sul lungo termine, che oggi come non mai incidono sulla vita dei cittadini. Forse, una volta finita l’emergenza, sarebbe ora che si cominciasse a pensare in modo organico e in prospettiva futura anche alla montagna e a chi ci abita." Cit Montagna.TV

“Ai sensi del DPCM ci si sposta solo dentro il proprio piccolo Comune delle Alpi, così come ci si sposta solo dentro una città da 50 o 200mila abitanti. Fuori non si esce, fatte salve adeguate motivazioni e con autocertificazione. Avevamo già detto nel primo lockdown che deve essere almeno riconosciuta la ‘valle’, quale dimensione per spostarsi liberamente, con attenzione massima ed evitando sempre il rischio contagio. Ma non si può vietare lo spostamento fuori dal piccolo Comune così come è vietato uscire dai confini di Torino, Milano, Bergamo o Aosta. Sono due cose molto diverse e la specificità di borghi, villaggi, paesi, moltissimi senza servizi e negozi, nei territori montani in zona rossa, deve essere riconosciuta” ha affermato in una nota Marco Bussone, Presidente nazionale Uncem.

 

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