

In questi giorni di febbraio, ricorrono sette anni dall’abbattimento dei 52 alberi nel viale XX Settembre.
Sette anni da una ferita inflitta a Sesto Fiorentino senza ascoltare i cittadini, senza rispetto per la storia, senza rispetto per la legge e per il buon senso.
Quell’abbattimento non è stato solo un taglio di alberi: è stato il simbolo di una politica chiusa, arrogante, impermeabile a qualsiasi confronto.
Un patrimonio verde e storico, legato alla Ginori e quindi all’identità non solo della fabbrica e del viale ma dell’intera città, è stato distrutto in nome di una visione miope e distorta.
Una città che ancora attende un suo museo che raccolga la memoria collettiva fatta di arte e bellezza prodotta da intere generazioni di sestesi, che invece, pezzo dopo pezzo, vengono cancellate per far spazio al piacere effimero dell’ennesimo supermercato.
Oggi, a Sesto Fiorentino, nella città delle porcellane Ginori, nella città della presa in giro dei “volumi zero”, il risultato è sotto gli occhi di tutti: rumore, cemento, degrado. Motoseghe e ruspe continuano a parlare più forte dei cittadini.
E mentre il territorio si consuma, la politica, quella che si sveglia solo in campagna elettorale, discute di etichette, tra “destri” e “sinistri”, evitando accuratamente di valorizzare ambiente, salute, suolo, alberi, qualità della vita.
Nei giardini spariscono gli alberi e compaiono cartelli stradali, asfalto, carrelli della spesa abbandonati. Questa è la “cura” per la città.
È un prezzo che pagheremo caro e dal quale non potremo tornare indietro.
Il Comitato per la tutela alberi di Sesto Fiorentino ricorda quei giorni del 2019 perché ne vediamo le conseguenze e non vuole dimenticare chi ha deciso, come ha deciso e contro chi ha deciso.
Continueremo a opporci a una città progettata per le ruspe invece che per le persone.
Il verde non è decorazione.
Il verde è infrastruttura vitale.
E senza alberi, una città muore. Si! Ancora una volta è necessario ricordarlo.