Vogliamo la riapertura della Mala Servanen Jin

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Il 24 maggio, a Pisa, la Digos di Pisa accompagnata da reparti in assetto antisommossa, sgombera la Mala Servanen Jin, la "Casa delle donne che comabattono" di via Garibaldi 192, utilizzando una violenza inaudita che ferisce anche gravemente diverse donne.
La Mala Servanen Jin, riaperta sull'onda della mobilitazione globale dell'8 marzo ha rappresentato uno spazio sicuro e accogliente per le donne che si organizzano contro le violenze ma anche per chi vive e frequenta quella strada, quel quartiere, l'intera città.
Per rispondere ad un bisogno sociale, senza chiedere contributi e sovvenzioni, investendo energie, ore lavoro e risorse, le donne della Mala Servanen Jin hanno lavorato per recuperare un immobile di proprietà comunale, un tempo centro di accoglienza per migranti, che le Istituzioni cittadine avevano abbandonato al degrado e trasformato in una discarica tossica, pericolosa, abitata dal disagio, a pochi metri da un istituto scolastico e dalla Usl.
In un mese, un luogo popolato da fantasmi è stato trasformato in uno spazio bello, comodo, confortevole, attraversato da donne di ogni età e provenienza. Uno spazio di incontro, dibattito, socialità. Uno spazio sicuro dalla violenza dove si erano attivati laboratori contro le violenze sociali, per il diritto alla salute e l'accesso ai servizi, sulla comunicazione. Dove era partito un corso di autoformazione sulla salute nei posti di lavoro e si era attivata una rete di incontro tra operatori sociali. Dove si produceva arte e cultura. Dove avevano trovato casa tre donne in emergenza abitativa.
La chiusura della Mala Servanen Jin non risponde ad una più "alta" e istituzionale necessità di utilizzo. Come dichiarato immediatamente dalla competente assessore Capuzzi "la riqualificazione del centro di accoglienza non è più una priorità", nessun progetto è in questo momento in ipotesi mentre il precedente ha perso i finanziamenti. La chiusura della Mala Servanene Jin risponde ad un astratto criterio di applicazione della legalità: ci chiediamo come si possa preferire il degrado e il pericoloso abbandono di una struttura costruita con soldi pubblici al suo utilizzo per fini sociali non lucrativi. Non a caso il quartiere si è schierato a fianco delle donne occupanti che, con il loro intervento, hanno oggettivamente riqualificato l'area.
In via Garibaldi 192 c'era una discarica. Poi ci sono stati i fiori.
Chiediamo che il progetto contro le violenze in nome della dignità e dell'autodeterminazione avviato dalla Mala Servanen Jin possa immediatamente continuare nella "Casa" in cui era stato avviato.
Nell'esprimere solidarietà alle donne della Mala Servanen Jin, chiediamo l'immediato dissequestro e la riconsegna dell'immobile alle donne che hanno saputo bonificarlo, pulirlo e averne cura.
Chiediamo che si lascino crescere i fiori.



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