Via il cemento dagli arconi

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INTERVENTI RIGUARDANTI GLI ARCONI DI VIA DELLA RUPE

Perugia, con la sua storia plurimillenaria, conserva una serie di testimonianze significative del passato che rappresentano l’essenza stessa della città e uno dei principali elementi di attrazione per cittadini e visitatori. Nel tempo le collettività vissute in questo spazio hanno selezionato, spesso distrutto, architetture e aree ereditate dal passato, per adattarle a nuovi bisogni e funzioni. Ciò ha fatto sì che nel tessuto urbano, particolarmente in quello racchiuso dalle antiche mura – sia quelle etrusco-romane, sia quelle medievali – si siano venuti a sommare reperti di epoche molto distanti. Fra questi gli Arconi, che sorreggono la piazza del Sopramuro, oggi Piazza Giacomo Matteotti, richiedono la massima attenzione nel restauro e, ancor prima, nella scelta di un utilizzo compatibile con la loro natura. Il tema del loro riuso – ripensato assieme a quello degli altri contenitori materiali e immateriali di altissimo valore identitario – necessita tassativamente di una visione complessiva da parte di chi è chiamato a decidere le sorti dello spazio urbano nel lungo periodo.

La vicenda costruttiva del “Sopramuro” è una delle pagine principali di storia che ha dato impulso ai successivi accadimenti attorno ai quali si è sviluppata una serie fondamentale di trasformazioni, e rappresenta quel valore storico e sentimentale che, di fatto, cristallizza l’aspetto e la sostanza di uno dei luoghi simbolo della città. Questo il dato fondamentale di cui tener conto che, per definizione, è esente da valutazioni soggettive.

Ciò non significa che, oggi, non si debba o si possa più proseguire nella strada dell’innovazione, ma significa che “mettere le mani” su di un tale coacervo di monumentalità comporta ineludibili cautele, che non è in alcun modo possibile disattendere. La conoscenza degli Arconi, la loro salvaguardia e il loro utilizzo richiedono, pertanto, particolarissima attenzione.

Tale eredità fa parte non solo del patrimonio culturale cittadino, ma anche del patrimonio dell’intera umanità: prova ne sia che la discutibile soluzione scelta per gli Arconi, al momento visibile, è stata oggetto di interrogazioni parlamentari (Gotor, Corsini), ai consigli regionale e comunale. Pertanto, chi di questa eredità è proprietario o è chiamato a difenderla ha l’obbligo di trasmetterla intatta alle generazioni future, senza alterarne valori e significati. Ciò non implica necessariamente la mera musealizzazione, ma comporta conservazione attenta e adattamento alle esigenze della società attuale, senza snaturarne il valore materico e sentimentale.

Alla luce di queste considerazioni, i sottoscritti cittadini e associazioni ritengono che la destinazione degli Arconi a biblioteca sia incompatibile con la natura del monumento da conservare e valorizzare, tanto da aver prodotto interventi che destano seri interrogativi sulla correttezza del restauro e delle procedure poste in atto.

In particolare osservano che:

▣ il Murus Civitatis, all’origine del complesso monumentale, visibile e integro per secoli, malgrado anche gli utilizzi impropri succedutisi nel tempo, risulterà occultato da sovrastrutture inadeguate richieste da servizi e impianti tecnologici funzionali alla biblioteca;

▣ la necessità di recuperare modeste superfici, perdute a seguito dell’ arretramento delle vetrate di chiusura, ha finito per suggerire la creazione dei corpi in aggetto, gravemente lesivi della leggibilità del monumento. In altri termini, sono diventate preminenti le strutture aggettanti in C.A. a scapito di quelle antiche, che sarebbero dovute essere oggetto di conservazione e valorizzazione;

▣ gli avancorpi realizzati, oltre a consumare nuovo suolo urbano contro l’ormai consolidata tendenza a livello europeo – anche qui interferiscono di fatto con la leggibilità a tutto tondo del complesso di Campo Battaglia, con cui la città ha costruito, dapprima, il superamento dei confini delle mura etrusche e, successivamente, la realizzazione delle imponenti architetture del Palazzo del Capitano del Popolo e dell’Antica Università.

▣ Il mancato riconoscimento del valore storico-artistico delle tessiture murarie del Sopramuro e del contesto in cui insiste ha indotto a portare in secondo piano la salvaguardia dell’integrità della muratura stessa. Tant’è che ha prodotto, addirittura, un’apertura in breccia per la realizzazione dell’accesso alle Sale Gotica e Salara.

▣ L’aver vincolato l’intervento a procedure legate a finanziamenti cogenti ha fatto il resto. Le presunte difficoltà nel poter recedere o meno dai propositi connessi con l’uso programmato delle architetture (biblioteca) ha imposto, infatti, di procedere nei lavori, anziché fermarsi e dedicarsi a una doverosa riflessione sulle scelte operate.

▣ Ben altre opportunità si sarebbero potute cogliere da un contenitore così strettamente legato all’identità della città e alle potenzialità derivanti da un programma di mobilità alternativa attentamente costruito nell’arco di alcuni decenni. Si fa infatti fatica a credere a un ritorno positivo d’immagine e di utilità nel creare all’interno degli Arconi un ulteriore polo bibliotecario (ubicabile certamente in luoghi più adatti), anziché pensare a una funzione più direttamente connessa al flusso di cittadini e turisti che in quel luogo si è scelto di portare.

Pertanto, tenuto conto che anche da altre scelte improvvide e dannose – come il finanziato, progettato e appaltato edificio a San Bevignate – si è potuto recedere, nulla vieta che anche in questo caso un sereno ripensamento su una questione capitale per l’immagine della città, più che auspicabile, sia necessario; a maggior ragione, se si tiene conto che l’intervento degli Arconi s’innesta direttamente nel monumento e non solo nel contesto ambientale.

I sottoscritti cittadini e associazioni, infine, osservano che l’eventuale danno economico, che una variante in corso d’opera potrebbe produrre, andrebbe in primo luogo quantificato. Ritengono che sarebbe comunque inferiore a quello derivante dal dover convivere con un monumento irrimediabilmente snaturato e dal dover fare i conti con l’immagine negativa che si proietterebbe sulla città, accusata di scarso rispetto e ancor minore sensibilità nei confronti del proprio patrimonio culturale.

Alla luce di tutto ciò i firmatari chiedono la sospensione immediata dei lavori e la creazione di un tavolo di concertazione che riunisca, oltre a tutti i soggetti aventi titolo, una significativa rappresentanza della cittadinanza e delle sue associazioni.



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