Diciamo NO! al divieto dell'uso del collare a scorrimento /retriver

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Mi chiamo Veronica Serati, sono un’addestratrice ENCI sez.1 e da molti anni mi dedico a questo lavoro, con passione e dedizione.
Stamane, ho appreso da un articolo della Gazzetta di Parma le novità contenute nel "Regolamento per il benessere animale" che sarà approvato in Consiglio comunale nelle prossime settimane.

Pur trovandomi d'accordo con buona parte del nuovo Regolamento, ritengo doveroso porre alla Sua attenzione un punto nevralgico di normazione: l'utilizzo del collare a scorrimento, dal giornalista erroneamente definito "a strozzo" - poiché non "strozza" il cane.
La terminologia corretta sarebbe choker (dall'inglese, collana "a girocollo" e non choke, dall'inglese "soffocare", da cui purtroppo deriva l'erronea traduzione).

Vietando l'uso del collare a scorrimento e, di conseguenza, anche del retriever (guinzaglio definito - sempre erroneamente - a semi strozzo), questa Amministrazione, ben lungi dall'incrementare il livello di benessere percepito dagli animali, potrebbe creare delle situazioni di concreto pericolo per cani e padroni.

Entro nel merito esponendovi alcuni cenni relativi alla cinofilia e ai suoi strumenti di azione.

Il collare e la pettorina sono, appunto, strumenti di lavoro e non bandiere di ideologie o fazioni (addestratori versus educatori); tanto meno rappresentano accessori di "moda".

Ogni strumento è adeguato al corretto lavoro da svolgere con il proprio cane.

Il pettorale, (strumento che io stessa utilizzo) nasce per:
trainare carri e slitte;
seguire piste;
aumentare il morso e l'aggressività (in questo senso potrà facilmente comprendere come questo strumento non possa essere utilizzato da non professionisti per cani che possiedano un già elevato coefficiente di aggressività innato);
condurre un non vedente (ma in questo caso i cani sono già adeguatamente addestrati).
Si tratta insomma, di contesti di lavoro in cui è di fatto il cane a condurre l'uomo.

Il collare fisso, il retriever e il collare a scorrimento nascono invece come strumenti di conduzione del cane, da parte dell'uomo.
Servono a guidare il cane, indicandogli una figura di riferimento e facendo leva sul collo (anatomicamente la parte più forte e resistente del cane, rispetto al costato, più vulnerabile e delicato).
Come di certo saprà, quando una mamma lupa desidera portare i cuccioli in salvo, li preleva dal collo e non attraverso il fragile costato (da qui, tra l'altro, deriva il detto "In bocca al lupo").

Estendere e incoraggiare l'uso della pettorina, a discapito dei collari e dei chocker, da parte dell'indistinta compagine di "padroni dei cani" sarebbe un errore davvero imperdonabile.

Gli strumenti di conduzione di un cane nel contesto quotidiano devono avere caratteristiche idonee a garantire la sicurezza di cani, proprietari e cittadini.

La differenza tra i vari tipi di collare è infatti solo il livello di sicurezza garantito: i cani fobici o aggressivi possono tranquillamente sfilarsi un pettorale, mentre è pressoché impossibile che sfuggano al proprietario dotato di retriever.

Risulta pertanto evidente come gli unici strumenti atti a garantire la sicurezza di tutti noi in città siano quelli che avete in animo di vietare.
Gli stessi in uso alle Forze dell’Ordine, se pur con finalità e obiettivi diversi.

Per quanto riguarda il patentino (una iniziativa lodevole) vorrei ricordare come già esistano due test per valutare il controllo e l’equilibrio del cane: il CAE1 (cane buon cittadino) e il BH.

Ogni Campo di Addestramento degno di questo nome prepara gli iscritti a queste prove, lavorando con impegno e rendendo i proprietari consapevoli e informati su tutte le norme da rispettare.

Se sono aumentati i casi di abbandono e l'aggressività canina, dobbiamo ahimè imputare tali circostanze al dilagare della para-cinofilia "disneyana", che umanizza i cani e vieta strumenti necessari e innocui come il collare.

Chi lavora con i cani sa utilizzare tutti gli strumenti adeguati, negli adeguati contesti, come di sopra ampiamente illustrato.

Personalmente darei la mia stessa vita per i miei cani: rappresentano la mia famiglia, la mia passione e il mio lavoro; ciò nonostante, non dimentico mai che si tratta di animali, con un linguaggio e bisogni differenti da quelli umani.

Per rispettare gli animali bisogna innanzitutto conoscerli.
Chiedo quindi, ove possibile, di rivedere in fase di approvazione del Regolamento la parte relativa al divieto di utilizzo degli strumenti indispensabili al benessere animale e umano.