Salviamo gli alberi di Bergamo

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Durante l’ultima settimana di gennaio l’Amministrazione Comunale di Bergamo ha drasticamente sentenziato la morte degli olmi e aceri ottuagenari che adornavano la storica Piazza Dante nel nome di un progetto di riqualificazione del centro piacentiniano e di recupero del rifugio antiaereo sotterraneo del 1942 che nel tempo è poi divenuto l’albergo Diurno. L'interesse privato dei suoi nuovi proprietari è stato assecondato dalla Giunta Comunale che ha avallato il sistematico progetto di distruzione di una delle piazze storiche più amate dai cittadini, apprezzata dai molti turisti in un contesto estetico e spazio verde nel cuore della città. Tutti i bergamaschi anche se con gradi di consapevolezza diversa, sono stati privati di un bene comune di cui il Sindaco e gli Assessori hanno ritenuto di disporre come bene personale vendendolo al miglior offerente. Questo grazie alla complicità della stampa locale che ha diffuso tardivamente informazioni parziali e pilotate e della censura operata sui profili social del comune.
 
A nulla sono valse le proteste educate di cittadini attenti e sensibili che pur di salvare gli alberi -che godevano di ottima salute - e la piazza si sono letteralmente incatenati alle maestose piante vegliandole giorno e notte per 72 ore finché il Vicesindaco, la Digos, Carabinieri e Polizia Comunale hanno allontanato con la forza quelle pacifiche persone che volevano solo salvaguardare un angolo della città legato a mille ricordi, uno spazio ombroso vissuto da tutti anche per fermarsi a riposare all'aperto in uno dei luoghi più rappresentativi della città. Ora tutto questo non c’è più. Anche la monumentale fontana del Tritone che da 280 anni domina il centro della piazza, verrà temporaneamente rimossa - si teme fatalmente danneggiata nel tentativo di restaurarla - per permettere il rifacimento del sottosuolo che diverrà un esclusivo club notturno in stile newyorkese riservato all’élite cittadina. Il progetto parrebbe includere nuovi parcheggi al servizio di questa discutibile attività privata e certamente prevede l’ulteriore sradicamento delle magnolie in Largo Belotti. Stesso destino dovrebbe toccare agli alberi di Piazza Cavour e nelle adiacenze del Teatro Donizetti e ancora ai filari antistanti la tribuna dello stadio. E insieme agli alberi cadrà anche la statua del celebre compositore: così la città rende onore al suo figlio più illustre?
 
Pare assurdo che una risorsa di inestimabile valore come gli alberi non solo non venga salvaguardata ma sia anzi preda di assurdi tagli. Inconcepibile per un'amministrazione pubblica è un atteggiamento di totale insensibilità ambientale ed estetica.
 
La scure del disboscamento inoltre si sta estendendo ben oltre il territorio comunale raggiungendo i paesi limitrofi dove sembra che le amministrazioni comunali abbiano dichiarato guerra ai nostri amici alberi per presunte ragioni di ordine pubblico, per lamentele dei cittadini verso il fogliame che invade i giardini privati o per paura che eventi atmosferici imprevisti facciano cadere rami in testa a qualcuno - cosa che potrebbe verificarsi per una tegola o una persiana caduta dai molti edifici pericolanti - addebitando le spese assicurative al comune.
 
Nonostante le crescenti preoccupazioni mondiali per il cambiamento climatico, le politiche verdi promesse dall’Europa e le fragorose manifestazioni per il clima dei Fridays for future quest’amministrazione ha sacrificato ciò che dona ossigeno al pianeta e permette la nostra vita, un vero e proprio attentato alla salute pubblica. Non possiamo permettere che lo scempio che ha privato Piazza Dante della sua stessa identità minacci alte aree verdi della città.

Gli alberi ormai tagliati non avevano voce per protestare ma noi si. Dobbiamo fermare questo cancro che sta divorando il polmone verde di Bergamo. La popolazione ha bisogno di alberi e di ossigeno in una città e in una provincia soffocate dal traffico e inquinate da un sempre più massiccio traffico aereo senza requie. Chiediamo rispetto per il verde senza che le amministrazioni fingano di piantumare altrove per rimediare al mal fatto con striminziti alberelli lasciati presto morire per mancanza della dovuta irrigazione e delle necessarie cure. Chi ci amministra deve dimostrare di saper proteggere gli alberi proteggendo noi tutti dalla mancanza d'ossigeno anche in vista di estati sempre più torride e invivibili e di un clima che ci chiede di adottare atteggiamenti non solo etici ma di assoluto buon senso.
 
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