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Stop Meat Sounding

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La commercializzazione di beni che si richiamano in modo improprio e fuorviante a prodotti universalmente conosciuti per richiamare concetti di qualità, genuinità e provenienza localizzata è molto frequente nel mercato agroalimentare. In questo scenario, su cui le associazioni di consumatori sono costantemente allertate, si è inserito un fenomeno nuovo: il Meat Sounding, ossia la commercializzazione sempre più diffusa di prodotti vegetali che si presentano assumendo una definizione commerciale che richiama invece prodotti fatti con materie prime ben diverse.

Salame vegano, bistecche di tofu, scaloppine, cotolette e spezzatini di soia, hamburger vegetali: i prodotti di origine vegetale che richiamano alla mente quelli carnei sono sempre più diffusi, e le nuove frontiere del marketing sembrano voler sfruttare al massimo questo inedito abbinamento. Con il Meat Sounding appare dunque doveroso porsi una domanda: è giusto orientare l’acquisto dei consumatori di questi prodotti, aventi determinate caratteristiche (nutrizionali e non solo) ben diverse dagli originali ma denominati in questo modo?

Se si considerano gli aspetti nutrizionali di un alimento, potrebbe infatti risultare fuorviante presentare un prodotto vegetale come fosse un alimento di origine animale, con caratteristiche nutrizionali, metodi di produzione e provenienza localizzata completamente diverse. Ad esempio, un prodotto che imita la carne, ma che è composto di proteine e fibre vegetali, non ha sicuramente le stesse componenti nutrizionali e spesso è prodotto con materie prime la cui origine non è certo quella che il consumatore è portato ad attribuire sulla base della denominazione impiegata (per esempio il “salame di soia”).

La battaglia per una corretta informazione ai consumatori non deve conoscere sosta. Anche perché la buona reputazione nel mondo di molti prodotti a base di carne e degli insaccati è legata a metodi di produzione, tradizioni e fenomeni culturali secolari che non meritano, in nome di un marketing aggressivo, di essere accomunati a prodotti alimentari privi di ciò e che si sono solo di recente affacciati sul mercato. Prodotti che, fra l’altro, vengono favoriti anche grazie a continui ingiustificati attacchi mediatici al settore zootecnico.

Le istituzioni non possono più ignorare il problema, e almeno con il latte e i prodotti lattiero-caseari è stata fatta chiarezza: la Corte di giustizia Ue ha infatti recentemente stabilito che denominazioni quali “latte”, “burro”, “yogurt”, “formaggio” per i cibi vegan non sono corretti, poiché riferite solo ed esclusivamente agli stessi prodotti lattiero-caseari, vale a dire i prodotti derivati dal latte (Fonte: Corte di giustizia dell’Unione europea).

Gli europarlamentari Paolo De Castro e Giovanni La Via hanno presentato alla Commissione europea già due interrogazioni sulla questione Meat Sounding. La prima lo scorso ottobre, la seconda negli scorsi giorni. A fine 2016, De Castro e La Via denunciavano che molti prodotti agro-alimentari a base vegetale basano i propri risultati di vendita su denominazioni che richiamano prodotti di carne o prodotti lattiero-caseari, “andando contro alle regole in materia di etichettatura (regolamento (UE) n. 1169/2011) e di commercializzazione dei prodotti lattiero-caseari (regolamento (UE) n.1308/2013)”.

Ora, essendo stata fatta chiarezza sul latte e i suoi derivati, non resta che tutelare anche carne e salumi, così come i consumatori, da pubblicità, etichette e denominazioni ingannevoli. “Abbiamo presentato un’interrogazione prioritaria alla Commissione [europea] chiedendo che […] adotti misure armonizzate per porre fine alla confusione generata dall’utilizzo di denominazioni tipiche di prodotti a base di carne per cibo vegetariano o vegan”, spiega De Castro sul suo blog.

Oltre a quest’altra interrogazione prioritaria alla Commissione, sarebbe opportuno che gli stessi cittadini e consumatori facessero sentire la loro voce. La petizione che lanciamo qui oggi serve proprio a questo. E’ ora che si faccia chiarezza a livello normativo sulle effettive caratteristiche dei prodotti alimentari in commercio.

Chiediamo quindi alle Istituzioni europee di vietare l’usurpazione di nomi e denominazioni dei prodotti carnei da parte dei prodotti a base vegetale. Per il bene dei prodotti tipici della tradizione italiana, ma soprattutto dei cittadini e consumatori di tutta l’Unione europea, spesso inconsapevoli di ciò che stanno realmente acquistando.

Questa petizione sarà consegnata a:


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