Proteggiamo l’area marina protetta di Santo Stefano! No al molo, sì ad approdi leggeri


Proteggiamo l’area marina protetta di Santo Stefano! No al molo, sì ad approdi leggeri
Il problema
L’8 marzo 2021 gli ingegneri di Invitalia hanno illustrato il progetto del nuovo molo per l’attracco all’isola di Santo Stefano (Comune di Ventotene) nell’ambito del progetto di intervento sull’ex-carcere borbonico presente sull’isola: un molo lungo 25 metri e largo 8 costituito da cassoni in calcestruzzo armato, che tocca il fondo a 8 metri di profondità e che si erge fino a 2 metri sul livello del mare, nel pieno della zona B (“Riserva generale”) di un un’area marina protetta.
In quell’occasione sono state espresse diverse preoccupazioni di carattere sia tecnico che ambientale da parte di molti isolani e frequentatori dell’isola. Si tratta di un’opera marina di forte impatto, a pochi metri dal limite della zona A dell’Area Marina Protetta, e ancor più vicina alla foresta di posidonia che circonda l’isola.
Occorre ricordare i principi fondanti dell’ambizioso progetto, continuamente ribaditi dalla Commissaria Silvia Costa e da tutti i referenti: l’obiettivo sarebbe quello di elaborare una proposta progettuale che sia modello di innovazione e sostenibilità ambientale. Sorgono i seguenti dubbi: è innovativo un molo in calcestruzzo armato, tecnicamente identico a quello costruito a Ventotene decine di anni fa, e che negli anni ha subito ingenti danni a causa del violento moto ondoso invernale? Dov’è la sostenibilità ambientale, se si continuano a preferire grandi opere inutili e dannose a soluzioni leggere? La costruzione del molo è prevista nella Zona B dell’area marina protetta, dove per definizione le attività non dovrebbero alterare l’ambiente marino, mentre i lavori avrebbero certamente un impatto anche sulla limitrofa Zona A, definita ‘Riserva integrale’.
Il progetto che si sta definendo per Santo Stefano è molto complesso e si sta sviluppando in tempi velocissimi, a causa delle scadenze da rispettare. Su alcuni aspetti si sono messe in campo processi volti a trovare soluzioni innovative, come gare di progettazione per una ristrutturazione sostenibile, e su altri si è espressa più volte la volontà di coinvolgere le realtà locali. Ma non c'è stato ancora un vero dibattito pubblico su questioni fondamentali, sulle scelte che avranno maggiore impatto e sulla loro realizzazione. Oggi parliamo del molo perché è in fase di Valutazione di Impatto Ambientale, ma esistono altri temi che sarebbe bene affrontare prima di ritrovarsi a ridosso delle scadenze: l'opportunità dell’esproprio totale dell’isola, la produzione di energia in loco, l’inquinamento visivo e luminoso, la gestione delle acque e lo smaltimento dei rifiuti, solo per citarne alcuni; è fondamentale che tutti gli aspetti prevedano le soluzioni a minor impatto ambientale, nell'ottica delle nature-based solutions promosse anche istituzionalmente a livello europeo.
Per quanto riguarda il molo le alternative esistono e sono già utilizzate in molte parti d'Italia e del mondo. Nella costiera ligure delle Cinque Terre, ad esempio, i visitatori attraccano su piccoli approdi attraverso imbarcazioni munite di apposite passerelle. Mettere in sicurezza gli approdi storici esistenti e organizzare una flotta specializzata (comunque necessaria) composta da due imbarcazioni che coprano la tratta tra Ventotene e Santo Stefano sarebbe più economico, più veloce e molto meno dannoso per la Riserva marina. Un servizio di trasporto tra le due isole potrebbe anche essere gestito da una cooperativa di giovani abitanti dell’isola, con ricadute economiche positive.
Nel progetto presentato, oltre al molo di 24 metri in sostituzione dell’approdo storico della Marinella, è previsto l’uso dell’’approdo n.4’, a nord dell’isola, il quale sarebbe soggetto a minime opere di ripristino e adeguamento. Siamo convinti che un intervento simile anche per l’approdo della Marinella sarebbe la soluzione migliore.
Nella relazione presentata da Invitalia questa soluzione, indubbiamente più semplice e a minor impatto ambientale, è stata solo velocemente accennata nello studio di fattibilità, e solo grazie alle pressioni della comunità locale. Si tratta dell’ipotesi progettuale chiamata ‘Alternativa Zero’, scartata nella relazione con giustificazioni superficiali e poco approfondite, e che invece riteniamo essere l’unica via percorribile in un processo che voglia realmente rispondere a principi di sostenibilità e riduzione dell’impatto ambientale.
Chiediamo a tutte e tutti di sottoscrivere e condividere questo appello: vogliamo un sistema di ‘approdi leggeri’, che potenzino gli attracchi attuali, in un’ottica ecologica di conservazione dell’ecosistema terrestre e marino. Per il molo della Marinella, integrando l’‘Alternativa Zero’ già prevista nello studio di fattibilità, vogliamo:
- Ristrutturazione e messa in sicurezza dell'attuale approdo della Marinella e della falesia sovrastante
- Previsione di dispositivi leggeri utili all’ormeggio analoghi a quelli ipotizzati per l’approdo ‘molo n. 4’ (corpi morti e bitte a terra).
- Acquisto di mezzi specifici (preferibilmente elettrici) per lo sbarco in sicurezza dei visitatori.
In questo modo potremmo:
- Garantire la fruibilità dell' isola di Santo Stefano e del suo carcere
- Preservare i percorsi e gli approdi storici, essi stessi portatori della ‘memoria del luogo’
- Promuovere i principi di sostenibilità ed innovazione che verrebbero snaturati da un'opera in cemento armato così imponente
NO al MOLO, sì ad un sistema di approdi leggeri!
Attualmente il progetto attende l’esito della Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) da parte del Ministero della transizione ecologica (ex Ministero dell’Ambiente). Stiamo elaborando delle osservazioni che presenteremo entro la scadenza del 6 giugno.
Per sottoscrivere questo appello come associazione o collaborare all’elaborazione delle osservazioni alla Valutazione di Impatto Ambientale, invia una mail a: santostefanosostenibile@gmail.com
Ai sostenitori del mondo accademico che firmeranno la petizione, chiediamo di indicare tra i commenti anche il proprio ente di riferimento (o mandando una mail a santostefanosostenibile@gmail.com).
Informiamo inoltre che la richiesta di contribuire economicamente "perché questa petizione raggiunga chi ha il potere" è un'iniziativa autonoma della piattaforma CHANGE.ORG volta esclusivamente a diffondere la campagna.
#NOMOLO

Il problema
L’8 marzo 2021 gli ingegneri di Invitalia hanno illustrato il progetto del nuovo molo per l’attracco all’isola di Santo Stefano (Comune di Ventotene) nell’ambito del progetto di intervento sull’ex-carcere borbonico presente sull’isola: un molo lungo 25 metri e largo 8 costituito da cassoni in calcestruzzo armato, che tocca il fondo a 8 metri di profondità e che si erge fino a 2 metri sul livello del mare, nel pieno della zona B (“Riserva generale”) di un un’area marina protetta.
In quell’occasione sono state espresse diverse preoccupazioni di carattere sia tecnico che ambientale da parte di molti isolani e frequentatori dell’isola. Si tratta di un’opera marina di forte impatto, a pochi metri dal limite della zona A dell’Area Marina Protetta, e ancor più vicina alla foresta di posidonia che circonda l’isola.
Occorre ricordare i principi fondanti dell’ambizioso progetto, continuamente ribaditi dalla Commissaria Silvia Costa e da tutti i referenti: l’obiettivo sarebbe quello di elaborare una proposta progettuale che sia modello di innovazione e sostenibilità ambientale. Sorgono i seguenti dubbi: è innovativo un molo in calcestruzzo armato, tecnicamente identico a quello costruito a Ventotene decine di anni fa, e che negli anni ha subito ingenti danni a causa del violento moto ondoso invernale? Dov’è la sostenibilità ambientale, se si continuano a preferire grandi opere inutili e dannose a soluzioni leggere? La costruzione del molo è prevista nella Zona B dell’area marina protetta, dove per definizione le attività non dovrebbero alterare l’ambiente marino, mentre i lavori avrebbero certamente un impatto anche sulla limitrofa Zona A, definita ‘Riserva integrale’.
Il progetto che si sta definendo per Santo Stefano è molto complesso e si sta sviluppando in tempi velocissimi, a causa delle scadenze da rispettare. Su alcuni aspetti si sono messe in campo processi volti a trovare soluzioni innovative, come gare di progettazione per una ristrutturazione sostenibile, e su altri si è espressa più volte la volontà di coinvolgere le realtà locali. Ma non c'è stato ancora un vero dibattito pubblico su questioni fondamentali, sulle scelte che avranno maggiore impatto e sulla loro realizzazione. Oggi parliamo del molo perché è in fase di Valutazione di Impatto Ambientale, ma esistono altri temi che sarebbe bene affrontare prima di ritrovarsi a ridosso delle scadenze: l'opportunità dell’esproprio totale dell’isola, la produzione di energia in loco, l’inquinamento visivo e luminoso, la gestione delle acque e lo smaltimento dei rifiuti, solo per citarne alcuni; è fondamentale che tutti gli aspetti prevedano le soluzioni a minor impatto ambientale, nell'ottica delle nature-based solutions promosse anche istituzionalmente a livello europeo.
Per quanto riguarda il molo le alternative esistono e sono già utilizzate in molte parti d'Italia e del mondo. Nella costiera ligure delle Cinque Terre, ad esempio, i visitatori attraccano su piccoli approdi attraverso imbarcazioni munite di apposite passerelle. Mettere in sicurezza gli approdi storici esistenti e organizzare una flotta specializzata (comunque necessaria) composta da due imbarcazioni che coprano la tratta tra Ventotene e Santo Stefano sarebbe più economico, più veloce e molto meno dannoso per la Riserva marina. Un servizio di trasporto tra le due isole potrebbe anche essere gestito da una cooperativa di giovani abitanti dell’isola, con ricadute economiche positive.
Nel progetto presentato, oltre al molo di 24 metri in sostituzione dell’approdo storico della Marinella, è previsto l’uso dell’’approdo n.4’, a nord dell’isola, il quale sarebbe soggetto a minime opere di ripristino e adeguamento. Siamo convinti che un intervento simile anche per l’approdo della Marinella sarebbe la soluzione migliore.
Nella relazione presentata da Invitalia questa soluzione, indubbiamente più semplice e a minor impatto ambientale, è stata solo velocemente accennata nello studio di fattibilità, e solo grazie alle pressioni della comunità locale. Si tratta dell’ipotesi progettuale chiamata ‘Alternativa Zero’, scartata nella relazione con giustificazioni superficiali e poco approfondite, e che invece riteniamo essere l’unica via percorribile in un processo che voglia realmente rispondere a principi di sostenibilità e riduzione dell’impatto ambientale.
Chiediamo a tutte e tutti di sottoscrivere e condividere questo appello: vogliamo un sistema di ‘approdi leggeri’, che potenzino gli attracchi attuali, in un’ottica ecologica di conservazione dell’ecosistema terrestre e marino. Per il molo della Marinella, integrando l’‘Alternativa Zero’ già prevista nello studio di fattibilità, vogliamo:
- Ristrutturazione e messa in sicurezza dell'attuale approdo della Marinella e della falesia sovrastante
- Previsione di dispositivi leggeri utili all’ormeggio analoghi a quelli ipotizzati per l’approdo ‘molo n. 4’ (corpi morti e bitte a terra).
- Acquisto di mezzi specifici (preferibilmente elettrici) per lo sbarco in sicurezza dei visitatori.
In questo modo potremmo:
- Garantire la fruibilità dell' isola di Santo Stefano e del suo carcere
- Preservare i percorsi e gli approdi storici, essi stessi portatori della ‘memoria del luogo’
- Promuovere i principi di sostenibilità ed innovazione che verrebbero snaturati da un'opera in cemento armato così imponente
NO al MOLO, sì ad un sistema di approdi leggeri!
Attualmente il progetto attende l’esito della Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) da parte del Ministero della transizione ecologica (ex Ministero dell’Ambiente). Stiamo elaborando delle osservazioni che presenteremo entro la scadenza del 6 giugno.
Per sottoscrivere questo appello come associazione o collaborare all’elaborazione delle osservazioni alla Valutazione di Impatto Ambientale, invia una mail a: santostefanosostenibile@gmail.com
Ai sostenitori del mondo accademico che firmeranno la petizione, chiediamo di indicare tra i commenti anche il proprio ente di riferimento (o mandando una mail a santostefanosostenibile@gmail.com).
Informiamo inoltre che la richiesta di contribuire economicamente "perché questa petizione raggiunga chi ha il potere" è un'iniziativa autonoma della piattaforma CHANGE.ORG volta esclusivamente a diffondere la campagna.
#NOMOLO

PETIZIONE CHIUSA
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I decisori
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Petizione creata in data 15 maggio 2021