#NOCARDAY #26febbraio

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#NOCARDAY

#26febbraio (#MilaNOsmog)

Il giorno 27 dicembre 2019 Milano è stata l’ottava città con l’aria più inquinata al mondo secondo il Air Quality Index, con un livello di 178 US AQI.

L’indice di qualità dell'aria (AQI), sopramenzionato, è utilizzato dalle agenzie governative per comunicare al pubblico quanto è inquinata l'aria. A mano a mano che l'AQI aumenta, è probabile che una percentuale sempre maggiore della popolazione abbia effetti negativi sulla salute, sempre più gravi.

In condizioni di eccellenza l’indice AQI dovrebbe posizionarsi tra lo 0 e il 50 AQI. Da Natale a fine gennaio 2020 questo limite è stato superato per 27 giorni su 30, raggiungendo dei record negativi fino a 185 AQI.

Con questi presupposti gli individui sensibili saranno soggetti a condizioni più serie di salute, con il rischio di compromettere sistema respiratorio e/o il cuore. In particolare, i bambini, gli anziani e le persone con malattie respiratorie o cardiache dovrebbero evitare esercizi all'aria aperta. La popolazione in generale dovrebbe invece ridurre l’intensità delle attività all'aperto.

In sintesi,

l'aria di Milano è diventata velenosa, irrespirabile. Dobbiamo fare qualcosa per noi, come cittadini di Milano e per i nostri familiari. Lanciamo quindi un appello, rivolto a tutti i cittadini e lavoratori che vivono a Milano, a non usare l'auto e la moto. Un giorno solo, come esperimento, in cui ci muoveremo con tutti gli altri mezzi di trasporto: piedi, bicicletta, tram, metropolitana, autobus, auto e motorini elettrici.

Facciamo un esperimento: di quanto diminuirebbe l’emissione di particelle nocive con lo stop totale delle auto durante un giorno della settimana? Lanciamo quindi un appello, una call to action.

Invitiamo tutti coloro che usano l’auto quotidianamente a prevedere, in alternativa, un mezzo non inquinante e beneficiare fin da subito dei risultati di questo piccolo gesto.

Mercoledi 26 febbraio 2020 non usiamo l'auto!

#NocarDAY #26febbraio #milaNOsmog

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Alcuni spunti e richiami

In ambito scientifico, negli ultimi anni è molto sentito il problema relativo all’inquinamento atmosferico da polveri sottili. La stessa normativa europea si è orientata verso limiti sempre più specifici come ad esempio l’introduzione di limiti per le PM 2,5 e la classificazione dei veicoli in funzione del numero di particelle emesse.

Il termine “polveri sottili” o “particolato” racchiude particelle che si differenziano sia per l’origine che per il comportamento a livello di assunzione umana. Gli apparati più soggetti agli effetti delle sostanze immesse in atmosfera sono quelli deputati alla respirazione. Le sostanze più dannose sono quelle di tipo gassoso e le particelle più sottili - quali Pm 10 o 2.5 - che riescono ad arrivare nelle profondità dell'apparato respiratorio, superando le barriere di difesa presenti nelle vie aeree superiori. Le patologie conseguenti possono perciò interessare i bronchi, il parenchima o la pleura. Sono peraltro stati evidenziati effetti sul sistema cardiovascolare, ad esempio in relazione all’esposizione di breve durata al particolato atmosferico.

 

Dal portale del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente viene riportato In generale, in Italia, è il traffico la prima sorgente di ossidi di azoto, sia che si parli del livello nazionale, del livello regionale o di quello urbano. Se in Italia, secondo ISPRA (Informative Inventory Report 2019), il settore trasporti rappresenta il 46% delle emissioni di NOx, nel bacino padano (secondo i dati del progetto Life PREPAIR) il contributo sale al 50%, fino (secondo i dati di INEMAR) al 54% in Lombardia ed al 70% nella città di Milano.

Effettivamente, questo dato è confermato dalle misure: le massime concentrazioni di NO2 si registrano in generale nelle stazioni da traffico. (…) Le emissioni di questo comparto sono quindi oggi in gran parte dovute alle emissioni dei veicoli diesel leggeri, ma anche – soprattutto sulle strade extraurbane e sulle autostrade – dai veicoli pesanti.

 

La valutazione dell’impatto del traffico sul particolato è più difficile. Il PM10, come il PM2.5, è infatti in parte emesso in atmosfera già sottoforma di particelle (il cosiddetto “PM10 primario”), ma si forma anche in atmosfera (“PM10 secondario”) a partire da altre sostane quali – tra l’altro – gli ossidi di azoto e l’ammoniaca (quest’ultima, almeno nel bacino padano, in gran parte di origine agricola e zootecnica). La prima fonte del PM10 primario in Italia, così come nel bacino padano e in Lombardia, risulta essere la combustione della legna. Nelle città però, con una minore presenza degli apparecchi a legna e una maggiore densità di traffico, il contributo principale ritorna a essere il settore trasporti su strada che, ad esempio, a Milano è responsabile del 45% delle emissioni di PM10 primario. (…).

A Milano, se le emissioni dal tubo di scappamento dei veicoli diesel arrivano a circa il 21% del totale di PM10 primario, il 22% deriva dalle emissioni da usura. Va poi ricordato che nel particolato effettivamente presente in atmosfera, una percentuale non trascurabile, seppure non inclusa negli inventari di emissione in quanto non emessa direttamente, è dovuta al risollevamento di materiale terrigeno sempre indotto, in gran parte, dalla circolazione dei veicoli.

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