Chiediamo un albo per la professione di traduttore e interprete!

Il problema

Le ragioni dello scarso prestigio professionale dei traduttori sono dovute essenzialmente alla mancanza di un albo o ordine professionale riconosciuto ufficialmente dallo Stato. 

Sono una studentessa laureanda in Mediazione interlinguistica, e prendere coscienza del fatto che una professione come quella del traduttore/interprete non sia minimamente riconosciuta in Italia, se non grazie ad associazioni come l'AITI (Associazione Italiana Traduttori e Interpreti), mi intristisce.

Mi intristisce perché ciò significa che legalmente, chiunque può fare il traduttore, visto che la legge sul diritto d’autore (1941) tutela chiunque si auto-proclami tale. 

Ragazzi come me investono anni della propria vita a studiare per diventare professionisti, e capita spesso che una volta nel mondo del lavoro la concorrenza sia spietata, forse troppo, visto che se il professionista non accetta il prezzo fatto dall'azienda, il cliente saprà di trovare qualcun altro disposto ad accettarlo. Tutto ciò perché non ci sono vincoli giuridici, e le tariffe si abbassano a dismisura perché c'è chi si ritiene sufficientemente bilingue per fare il traduttore, senza magari avere competenze teoriche o una laurea in materia.

Clienti meno esigenti cercano pseudo interpreti o pseudo traduttori, e i professionisti devono salvaguardarsi dai “colleghi”, disposti a lavorare per meno della metà.

Ci tengo a sottolineare che l'AITI si batte "per promuovere iniziative legislative affinché nei tribunali italiani i servizi di interpretazione e traduzione nei procedimenti penali vengano garantiti da traduttori ed interpreti qualificati, in conformità alle normative internazionali in materia, in primis la Direttiva 2010/64/UE."

C'è bisogno che lo Stato italiano consideri il lavoro di traduttori e interpreti a livello professionale per la sua reale importanza nella comunità, a livello nazionale ed internazionale, e non in maniera inferiore come è successo fino ad oggi. Ne va del futuro delle nuove generazioni che vogliono addentrarsi in questo bellissimo mondo, in grado di creare ponti tra culture diverse. 

Finché non riusciremo in questa impresa, sul nostro mercato continuerà ad operare un numero di "traduttori" dieci volte superiore a coloro che si sono davvero sottoposti a una prova d'idoneità. 

E' come se per diventare odontoiatra, o chirurgo, bastasse proclamarsi tale!

Credete che un traduttore o un interprete non possano essere responsabili delle vite altrui? Chiedetelo agli interpreti giuridici che sbagliando una frase ne hanno compromesso il significato, o ai traduttori che hanno stravolto un testo, compromettendo la fama di un autore.

Chiedo pertanto a nome mio e di tutti i miei futuri colleghi, che la nostra richiesta venga presa in considerazione al più presto.

 

avatar of the starter
Jessica LagomarsinoPromotore della petizione

382

Il problema

Le ragioni dello scarso prestigio professionale dei traduttori sono dovute essenzialmente alla mancanza di un albo o ordine professionale riconosciuto ufficialmente dallo Stato. 

Sono una studentessa laureanda in Mediazione interlinguistica, e prendere coscienza del fatto che una professione come quella del traduttore/interprete non sia minimamente riconosciuta in Italia, se non grazie ad associazioni come l'AITI (Associazione Italiana Traduttori e Interpreti), mi intristisce.

Mi intristisce perché ciò significa che legalmente, chiunque può fare il traduttore, visto che la legge sul diritto d’autore (1941) tutela chiunque si auto-proclami tale. 

Ragazzi come me investono anni della propria vita a studiare per diventare professionisti, e capita spesso che una volta nel mondo del lavoro la concorrenza sia spietata, forse troppo, visto che se il professionista non accetta il prezzo fatto dall'azienda, il cliente saprà di trovare qualcun altro disposto ad accettarlo. Tutto ciò perché non ci sono vincoli giuridici, e le tariffe si abbassano a dismisura perché c'è chi si ritiene sufficientemente bilingue per fare il traduttore, senza magari avere competenze teoriche o una laurea in materia.

Clienti meno esigenti cercano pseudo interpreti o pseudo traduttori, e i professionisti devono salvaguardarsi dai “colleghi”, disposti a lavorare per meno della metà.

Ci tengo a sottolineare che l'AITI si batte "per promuovere iniziative legislative affinché nei tribunali italiani i servizi di interpretazione e traduzione nei procedimenti penali vengano garantiti da traduttori ed interpreti qualificati, in conformità alle normative internazionali in materia, in primis la Direttiva 2010/64/UE."

C'è bisogno che lo Stato italiano consideri il lavoro di traduttori e interpreti a livello professionale per la sua reale importanza nella comunità, a livello nazionale ed internazionale, e non in maniera inferiore come è successo fino ad oggi. Ne va del futuro delle nuove generazioni che vogliono addentrarsi in questo bellissimo mondo, in grado di creare ponti tra culture diverse. 

Finché non riusciremo in questa impresa, sul nostro mercato continuerà ad operare un numero di "traduttori" dieci volte superiore a coloro che si sono davvero sottoposti a una prova d'idoneità. 

E' come se per diventare odontoiatra, o chirurgo, bastasse proclamarsi tale!

Credete che un traduttore o un interprete non possano essere responsabili delle vite altrui? Chiedetelo agli interpreti giuridici che sbagliando una frase ne hanno compromesso il significato, o ai traduttori che hanno stravolto un testo, compromettendo la fama di un autore.

Chiedo pertanto a nome mio e di tutti i miei futuri colleghi, che la nostra richiesta venga presa in considerazione al più presto.

 

avatar of the starter
Jessica LagomarsinoPromotore della petizione

Aggiornamenti sulla petizione

Condividi questa petizione

Petizione creata in data 17 gennaio 2021