Aiutiamo gli italo venezuelani che tornano in Patria!

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Il Venezuela si è trasformato dal Paese dell’accoglienza per tutti al Paese dell’esodo di massa. Dal 2015 più di 4 milioni di persone hanno lasciato il Venezuela, secondo le agenzie dell’ONU e secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) e l’Alto Commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr). Ecco perché in Spagna il Venezuela occupa il primo posto come Paese di origine dei migranti, mentre in Italia il fenomeno della migrazione di ritorno è in crescita ogni giorno.

Da ricordare che il Venezuela ha accolto la terza comunità italiana, in ordine di importanza, nei Paesi dell’America Latina e, aggiungendo ad essi i discendenti delle generazioni successive, si superano ampiamente i due milioni di persone, che in passato hanno contribuito alla ricostruzione dell'Italia con l'invio delle cosiddette rimesse. È proprio per questo che, noi italo-venezuelani residenti sia in Italia sia in Venezuela, abbiamo bisogno di aiuto, ma di un aiuto immediato, effettivo, concreto.

In Italia tutto quello che può essere facile viene reso impossibile. Dall’omologazione di un titolo di studio, alla conversione della patente di guida o al semplice rilascio della carta d’identità, tutto diventa una via crucis per chi ha lasciato l’Italia e ha bisogno di tornare. Lo ha confermato il segretario generale del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (CGIE), Michele Schiavone: “Ci sono diverse migliaia di nostri connazionali, non solo dal Venezuela, in particolare dall’America Latina, che quando rientrano in Italia hanno difficoltà ad acquisire la documentazione necessaria per il soggiorno in Italia e a regolarizzare la loro posizione. Per questa ragione il CGIE è interessato a regolarizzare questa situazione di criticità, affinché anche i nostri che intendono rientrare non corrano il rischio di rimanere emarginati nella società italiana”.

Ma la situazione è ancora più difficile per quegli italiani che vivono in paesi in crisi. Gli italiani in Venezuela, ad esempio, non riescono nemmeno a fare il rinnovo di un passaporto o a portare avanti una richiesta di cittadinanza, visto che è quasi impossibile prenotare un appuntamento attraverso il sistema online, al punto che si è creata una rete di gestori o intermediari che vendono gli appuntamenti anche a 500 dollari. Un vero dramma per chi abita in un paese in crisi umanitaria, con uno stipendio minimo di circa 3 dollari al mese.

Perché gli italiani e i loro discendenti fuggono dal Venezuela? Perché Nicolas Maduro è in guerra contro il popolo. Mentre il regime ha cancellato i diritti democratici, il venezuelano soffre la fame per l’iperinflazione (quest’anno 2019 potrebbe raggiungere il  200.000%, secondo dati del Fondo Monetario Internazionale), portando il 24% dei bambini a rischio di morte per malnutrizione acuta. Come se non bastasse, ogni giorno muoiono persone per mancanza di cure mediche, sia per lo smantellamento del sistema sanitario, sia per la mancanza di medicinali e attrezzature. Inoltre, la violenza è allarmante: la criminalità è fuori controllo e la repressione governativa è sempre più violenta: sono più di 7.357 i casi di tortura e trattamenti crudeli registrati soltanto nel 2017 e ad oggi ci sono circa 390 prigionieri politici e oltre 7.300 persone hanno processi penali aperti per motivi politici.

Ora, però, è giunto il momento che l’Italia intervenga a tutela dei connazionali in difficoltà e suoi discendenti. Lo chiedono le associazioni “Venezuela: la piccola Venezia” Onlus; “Venezuelani in Lombardia”; “Venezuela Italia-Mondo”; Centro Italo Venezuelano di Corato; “Noi per la famiglia”; Venezuela in Piemonte; “Giuseppe Tedeschi” -  Comitato Molise Pro Venezuela e Apevereit Pensionados y Jubilados Venezolanos en Italia. Con il sostegno dell'Associazione di Medici Venezuelani in Spagna e il Comites del Consolato italiano a Barcelona (Dott. Alessandro Zehentner).

La proposta consiste nel mettere in atto un intervento di emergenza in Venezuela e, in parallelo, di creare un programma di accoglienza per gli italiani e i loro discendenti di rientro da territori di provata crisi umanitaria, come quello che esiste in Spagna già da più di un decennio.

È il clamore della comunità italiana all’estero, formata da più di 5 milioni di cittadini. L’assemblea plenaria del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero ha dato sostegno alla proposta delle associazioni con sede in Italia: lo scorso venerdì 16 novembre 2018 i consiglieri riuniti alla Farnesina hanno approvato in maggioranza  “la creazione di un fondo economico, da utilizzare a favore dei connazionali in rientro in Patria da situazioni di crisi umanitarie (Venezuela e altri), per fare fronte alle prime necessità economiche di sopravvivenza”, la creazione del “Progetto di Accoglienza per Connazionali in rientro da territori di provata crisi umanitaria”, che preveda la “semplificazione burocratica nel riconoscimento delle Certificazioni documentali possedute” (es. patenti di guida, titoli di studio) e “una maggiore facilità ad accedere al mondo del lavoro in Italia”. ATTENDIAMO RISPOSTA!    

Il governo italiano dovrà affrontare il problema degli italo-venezuelani. Il fenomeno della migrazione di ritorno è in crescita ogni giorno e la situazione in Venezuela è insostenibile. Firma questa petizione per richiedere alle autorità italiane il riconoscimento dei titoli di studio e la patenti di guida venezuelana, e la  creazione di un programma di accoglienza per gli italiani e i loro discendenti di rientro da territori di provata crisi umanitaria, con particolare attenzione alla migrazione in arrivo dal Venezuela.