Chiedere impegni concreti per la Protezione Civile

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Il problema

Protezione civile: non solo emergenza
Appello dei volontari di Protezione Civile a sindaci, presidenti di regione e assessori

Noi volontari di Protezione Civile che ogni giorno viviamo il territorio sappiamo che la protezione civile non è una delega di nicchia.

È la strada sotto casa, la scuola dei figli, la collina dietro il paese, le campagne che si allagano, i quartieri che si surriscaldano d’estate.
Eppure, troppo spesso, la protezione civile viene ricordata solo durante alluvioni, frane, incendi, con gli “angeli del fango” e le conferenze stampa a evento avvenuto.

Noi vediamo un’altra realtà:

  • volontari pronti ma tenuti fermi da indecisioni, burocrazia e paure;
  • sindaci lasciati soli a gestire allerte poco chiare;
  • territori dove la manutenzione ordinaria è l’ultima voce di bilancio.

Per questo rivolgiamo questo appello ai sindaci, ai presidenti di regione, agli assessori alla protezione civile, ad ANCI e alla Conferenza delle Regioni.

Da dove nasce questo appello

Questo testo nasce anche da una domanda rivolta pubblicamente ai volontari:
“Volontario di protezione civile: che ruolo stai vivendo davvero?”

Dalle centinaia di risposte arrivate emerge un quadro molto chiaro:

  • Prevenzione – per la maggior parte dei volontari è la vera priorità: “più prevenzione = meno emergenze”.
  • Pianificazione – in molti territori i piani sono ancora vissuti come adempimenti formali, poco provati con esercitazioni e verifiche reali.
  • Comunità e ascolto – tanti gruppi lavorano già su monitoraggi, scuole, informazione ai cittadini, ma si sentono poco ascoltati da chi decide.
  • Ruolo degli amministratori – ovunque torna la richiesta di competenze vere, continuità e presenza anche prima dell’emergenza, non solo sotto i riflettori.

Questo appello è il tentativo di trasformare quelle voci in impegni precisi.

Cosa chiediamo, come volontari di Protezione Civile

Chiediamo che, a ogni livello di governo locale e regionale, si assumano questi impegni concreti:

  1. Prevenzione prima dell’emergenza.
    Mettere la prevenzione al centro, anche nel bilancio: non solo grandi opere, ma monitoraggi, piccola manutenzione diffusa (fossi, argini, tombini, versanti), scuole sicure e informazione ai cittadini.
  2. Formazione seria per amministratori, tecnici comunali e volontari.
    Meno politica, più competenza: corsi obbligatori e continuativi per sindaci, delegati comunali, tecnici e dipendenti comunali e volontari su rischi, piani di protezione civile, gestione delle allerte e comunicazione in emergenza.
  3. Regole chiare, uguali per tutti e meno burocrazia.
    Definire standard nazionali per procedure operative e limiti di attività dei volontari, chiarendo chi fa cosa, quando e come.
    Semplificare autorizzazioni e passaggi formali, così che i volontari possano intervenire rapidamente, nel rispetto delle norme di sicurezza, senza essere bloccati da burocrazia e interpretazioni diverse da territorio a territorio.
  4. Volontari davvero coinvolti e chiamati sulle vere emergenze.
    Attivare tavoli stabili in cui le organizzazioni di volontariato partecipano alla programmazione e alla revisione dei piani, e prevedere più attivazioni mirate su scenari reali di rischio, non solo per servizi ordinari dei Comuni.
  5. Risorse stabili, rimborsi certi, assicurazioni e dotazioni adeguate.
    Garantire fondi strutturali per il sistema, rimborsi economici rapidi e trasparenti alle organizzazioni e incentivi ai datori di lavoro che concedono permessi per emergenze e formazione dei volontari.
    Chiediamo che i finanziamenti siano programmati in base ai diversi tipi di rischio presenti sul territorio e alle reali necessità dei gruppi: mezzi, DPI, attrezzature, formazione specifica e divise standard, riconoscibili e dignitose, non “arlecchino”.
    È necessario definire coperture assicurative minime e omogenee a livello nazionale per tutti i volontari, con massimali adeguati ai rischi reali e procedure semplici in caso di infortuni o danni durante le attività.
  6. Giovani e cultura della prevenzione.
    Inserire in modo stabile la protezione civile nelle scuole, nei percorsi di servizio civile e nei progetti di cittadinanza attiva, per costruire una nuova cultura della prevenzione e del volontariato.
  7. Trasparenza verso i cittadini.
    Pubblicare ogni anno un resoconto pubblico sulla prevenzione: cosa è stato fatto per ridurre il rischio (manutenzioni, opere, formazione) e cosa resta ancora da fare in ciascun territorio.

Perché lo chiediamo

Sappiamo che il rischio zero non esiste.
Ma sappiamo anche che un territorio curato, informato e organizzato soffre meno, reagisce meglio e si rialza prima.

Per questo, con questa petizione, chiediamo ai destinatari di:

  • aprire un confronto formale su questi punti con le rappresentanze del volontariato e degli enti locali;
  • assumere pubblicamente questi impegni nelle proprie politiche e nei propri bilanci.

Noi volontari sottoscritti crediamo che la protezione civile non sia solo emergenza, ma il modo in cui un Paese sceglie di prendersi cura del proprio futuro.

I decisori

Assessore
Assessore
amministratori pubblici
amministratori pubblici
presidenti regione
presidenti regione

Aggiornamenti sulla petizione