Gatti abbandonati, basta morti per noncuranza

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Noi cittadini chiediamo gentilmente un suggerimento o una soluzione per l'applicazione della legge vigente innanzi tutto  la Articolo 328 Codice penale
(R.D. 19 ottobre 1930, n.1398)
Rifiuto di atti d'ufficio. Omissione Clicca per il testo qui

La maggioranza delle amministrazioni locali, per non dire la totalità dei comuni, che sarebbero per legge responsabili delle varie colonie feline, ignorano volontariamente le varie situazioni denunciate dai cittadini o, addirittura, intimano il divieto di nutrire gli animali. I gatti vivono anche in luoghi sopraelevati e difficili da raggiungere, si riproducono velocemente, motivi per i quali i gatti randagi ci saranno sempre;Ecco perché lo Stato ha dato delle linee guida per regolarizzare un po’ la situazione, offrendo la possibilità di creare le colonie feline: punti di raccolta dei gatti, che vengono nutriti grazie all’aiuto dei volontari, in cui se ne tiene sotto controllo la presenza, lo stato sanitario e anche le nascite, per evitare che il problema del randagismo dilaghi. In Italia è controllata dalle regioni, e questo significa che le colonie feline si basano sull’attuazione di leggi regionali che sono tutte molto simili, ma variano in 21 modi diversi (19 regioni e 2 province autonome).

  • Si parte, innanzitutto, dal presupposto che tutti i gatti randagi del Comune sono di proprietà del Sindaco.
    Si, proprio così, il proprietario è lui, e nonostante il gestore della colonia felina sia sicuramente una persona diversa, questa si sta prendendo cura dei gatti del primo cittadino.
  • A questo punto deve andare nel Comune di residenza e chiedere la registrazione di una colonia felina, che è un processo molto più semplice di quanto si potrebbe immaginare: il responsabile, che sarà chiamato “gattaro” o “gattara”  deve semplicemente firmare un documento, inserendo i suoi dati, nel quale si impegna a sue spese a gestire la colonia felina.
    Le spese valgono per tutto tranne che per le spese veterinarie a cui fa fronte il Comune. (quindi al limite si può raggiungere un accordo)
  • Per prima cosa, la colonia felina è stanziale, per cui se è lì, lì rimane.
    Il che quando siamo in aperta campagna non è un problema, ma è stanziale anche se è in un’area privata, come quella condominiale.Nessuno può chiedere di spostarla o di togliere i gatti, se non (unico caso) se i gatti sono un problema di sanità pubblica, ma allora è necessario l’accertamento del veterinario ASL. Altrimenti, anche se i condomini votano all’unanimità, la colonia rimane lì, non ci sono deroghe.
  • Poi, per chi pensasse che ammazzare i gatti sia un’idea brillante per rimuovere la colonia felina, vorrei ricordare due cose: per prima cosa ne torneranno altri.
    Seconda cosa, l’uccisione di un animale è punita con la reclusione da tre a diciotto mesi, il maltrattamento con la reclusione da tre a dodici o con la multa da 3000 a 15000 euro (Legge n. 189/2004).
    Motivo per cui, nel caso in cui il gattaro installasse le telecamere, cari maltrattatori… sarete del gatto.

Eccoci ai veri e propri riferimenti legislativi in merito alla protezione di animali d’affezione e di colonie feline.
Di queste questioni se ne occupa la seguente legge: 14 agosto 1991, n. 281, Legge quadro in materia di animali di affezione e prevenzione del randagismo.

http://www.federfida.org/index.php/abcdel-volontario-di-strada

 


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