Cessate il fuoco a Gaza - Appello delle lavoratrici e dei lavoratori della scuola


Cessate il fuoco a Gaza - Appello delle lavoratrici e dei lavoratori della scuola
Il problema
Per il cessate il fuoco immediato e lo stop al massacro in Palestina, per il rispetto del diritto umanitario internazionale.
Appello delle lavoratrici e dei lavoratori della scuola.
In quanto membri della comunità scolastica italiana, ci associamo alle tante voci che a vari livelli negli ambiti della formazione si sono unite nella richiesta di un'immediata fine alla guerra in corso contro Gaza.
In quanto responsabili della formazione delle future generazioni di cittadine e cittadini non possiamo restare in silenzio di fronte a quanto sta accadendo, facciamo quindi seguito all’urgente appello divulgato dalle accademiche e dagli accademici delle università italiane, facendo eco alle loro parole.
Riteniamo sia nostro dovere individuale, comunitario e professionale, dissociarsi dalle posizioni finora intraprese dal governo del nostro Paese, ed assumerci la responsabilità di agire per contrastare il livello di violenza al quale stiamo assistendo impotenti.
Rivolgiamo questo appello al Ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, perché si mobiliti per richiedere e sostenere un immediato cessate il fuoco, la fornitura di aiuti umanitari e la protezione delle Nazioni Unite per l’intera popolazione palestinese. Rivolgiamo questo appello anche al Ministro dell'Istruzione e del Merito, perché possa amplificare le nostre voci e le nostre richieste, ricordando la missione centrale della nostra professione di insegnanti, educatrici e educatori, e personale ATA, rivolta alla formazione della futura cittadinanza, alla condivisione di conoscenza e rispetto di tutte le vite e dei diritti umani, ad insegnare la pace.
Da anni assistiamo a ciò che accade in Palestina e Israele, dove vige, secondo Amnesty International, un illegale regime di oppressione militare e Apartheid [1]. Ci sentiamo atterriti/e e angosciati/e dal genocidio che sta accadendo a Gaza.
Da più di un mese, a seguito delle brutali azioni perpetrate da Hamas il 7 ottobre che hanno causato la morte di oltre 1.400 persone (la maggior parte dei quali civili) e portato al rapimento di circa 200 ostaggi civili, assistiamo a massicci e indiscriminati bombardamenti condotti dall’esercito sotto la guida del governo Netanyahu contro la popolazione della Striscia di Gaza, che si configura come una punizione collettiva contro persone inermi e imprigionate in un territorio di poco più di 360 kmq.
È possibile condannare le azioni di Hamas e, al contempo, riconoscere l’oppressione storica, disumana e coloniale che i palestinesi stanno vivendo da 75 anni. Come affermato dall’organizzazione pacifista Jewish Voice for Peace, l’escalation a cui assistiamo rappresenta l’ennesimo esempio di come gli attacchi coloniali e illegali perpetrati da Israele contro la popolazione palestinese costituiscano un rischio per la vita di tutti coloro che vivono nella regione, siano essi israeliani o palestinesi.
Ancora una volta sono i civili innocenti a fare le spese delle scelte criminali dei propri governi.
Mentre scriviamo, a Gaza il bilancio delle persone uccise supera gli 11.000 morti, di cui 4.506 bambini, circa 26.905 feriti e 1.600.000 sfollati [2]. Secondo le Nazioni Unite, allo stato attuale sono circa 2.260 le persone disperse, presumibilmente intrappolate o uccise sotto le macerie [2,3]. Interi quartieri abitati, ospedali, scuole, moschee, chiese e intere università (Islamic e Al-Azhar University tra le più grandi e rinomate) sono state completamente rase al suolo [2]. Più di un milione di abitanti della striscia hanno dovuto lasciare le loro case sapendo che non vi sono via di fuga e via di uscita dalla Striscia di Gaza. Molti di questi sfollati sono stati poi bombardati nelle “zone sicure” del sud della Striscia di Gaza, rivelando un chiaro intento di pulizia etnica da parte del governo israeliano.
In tutto questo, non vogliamo tralasciare la gravità di un’istruzione negata: da più di un mese circa 165.000 studenti e studentesse si vedono negato il diritto allo studio e alla formazione, e oltre il 51 % delle strutture educative di Gaza sono state colpite. Sappiamo bene che negare questi diritti a bambine e bambini, ragazze e ragazzi non è un mero danno collaterale della guerra; negare la promozione della cultura è uno dei modi per esercitare controllo e oppressione su un popolo e sulle sue future generazioni.
Negare l’istruzione è negare il futuro di una comunità.
Vogliamo sottolineare che da ben prima del 7 ottobre i bambini e le bambine Palestinesi, sia a Gaza che nel West Bank, convivono con uno stato di occupazione che costantemente calpesta i loro sogni e la loro possibilità di costruirsi un futuro, rendendo difficile anche solo il raggiungere le strutture educative, esponendoli a costanti rischi, come gli attacchi quotidiani da parte dei coloni nei territori occupati, o l’attraversamento quotidiano dei checkpoint militarizzati.
Tutto questo costituisce una evidente violazione del Diritto Internazionale e della Convenzione di Ginevra.
In tutti i report messi a disposizione dalle Nazioni Unite e dalle numerose organizzazioni umanitarie (ad esempio Amnesty International e Human Rights Watch), è segnalata l’importanza di analizzare le cause determinanti e antecedenti a questa violenza, da ricercarsi nella illegale occupazione che Israele impone alla popolazione palestinese da oltre 75 anni, attraverso una forma di segregazione razziale ed etnica.
Comprendere queste determinanti è l’unica possibilità per poterne riconoscere le radici, contrastare l'escalation e reclamare pace e sicurezza per tutti.
È fondamentale ricordare come riconoscere il contesto da cui nasce quest’ultima ondata di violenza non significa sminuire il dolore e la sofferenza delle vittime israeliane e palestinesi, ma costituisce il cruciale impegno per sostenere la dignità, la salute ed i diritti umani di tutte le parti coinvolte.
—
In qualità di lavoratrici e lavoratori della scuola italiana riteniamo che sia nostra responsabilità attivarci e contribuire a contrastare questa violenza e sostenere i diritti umani, la salute, la dignità, il benessere e il diritto allo studio.
Crediamo fortemente che l’unico modo per promuovere una coesistenza pacifica sia lavorare insieme per denunciare e porre fine al prolungato assedio di Gaza e all’occupazione illegale (in ottemperanza con la legge internazionale) dei territori palestinesi. Pertanto,
- chiediamo urgentemente al Ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale Antonio Tajani di agire diplomaticamente e pubblicamente per il rispetto del diritto umanitario internazionale da parte di tutte le parti e la condanna dei crimini di guerra e l'immediato cessate il fuoco, la fornitura di aiuti umanitari e la protezione delle Nazioni Unite per l’intera popolazione palestinese.
- Chiediamo al Ministro dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara di farsi pubblicamente portatore delle nostre rivendicazioni nelle apposite sedi istituzionali.
- Ci rivolgiamo a tutte le istituzioni scolastiche chiedendo loro di non limitarsi a sostare in una dolorosa impotenza ma di agire con tutte le azioni possibili nei rispettivi contesti. Come membri della comunità scolastica guardiamo con preoccupazione alla diffusione di misure di limitazione della libertà di dibattito e di delegittimazione delle richieste di cessazione della violenza. Chiediamo quindi di ribadire l’impegno per la libertà di parola, di garantire il diritto degli e delle studenti al dibattito, e di favorire momenti di discussione all’interno degli istituti.
Crediamo che queste azioni siano irrimandabili sia per contribuire a ripristinare i diritti umani e la giustizia globale sia per non continuare ad essere spettatori conniventi e silenziosi di una tragedia umanitaria e della cancellazione del popolo palestinese.
Come espresso dalle parole della poetessa palestinese Rafeef Ziadah [4], vogliamo insegnare la vita, dobbiamo insegnare la pace.
Con profonda preoccupazione, invitiamo tutto il personale scolastico a sottoscrivere e diffondere questo appello,
le lavoratrici e i lavoratori della scuola.
Vi preghiamo di indicare la scuola o l'istituto di afferenza nelle note
Riferimenti
[1] Amnesty International, Apartheid israeliano contro i palestinesi
1070
Il problema
Per il cessate il fuoco immediato e lo stop al massacro in Palestina, per il rispetto del diritto umanitario internazionale.
Appello delle lavoratrici e dei lavoratori della scuola.
In quanto membri della comunità scolastica italiana, ci associamo alle tante voci che a vari livelli negli ambiti della formazione si sono unite nella richiesta di un'immediata fine alla guerra in corso contro Gaza.
In quanto responsabili della formazione delle future generazioni di cittadine e cittadini non possiamo restare in silenzio di fronte a quanto sta accadendo, facciamo quindi seguito all’urgente appello divulgato dalle accademiche e dagli accademici delle università italiane, facendo eco alle loro parole.
Riteniamo sia nostro dovere individuale, comunitario e professionale, dissociarsi dalle posizioni finora intraprese dal governo del nostro Paese, ed assumerci la responsabilità di agire per contrastare il livello di violenza al quale stiamo assistendo impotenti.
Rivolgiamo questo appello al Ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, perché si mobiliti per richiedere e sostenere un immediato cessate il fuoco, la fornitura di aiuti umanitari e la protezione delle Nazioni Unite per l’intera popolazione palestinese. Rivolgiamo questo appello anche al Ministro dell'Istruzione e del Merito, perché possa amplificare le nostre voci e le nostre richieste, ricordando la missione centrale della nostra professione di insegnanti, educatrici e educatori, e personale ATA, rivolta alla formazione della futura cittadinanza, alla condivisione di conoscenza e rispetto di tutte le vite e dei diritti umani, ad insegnare la pace.
Da anni assistiamo a ciò che accade in Palestina e Israele, dove vige, secondo Amnesty International, un illegale regime di oppressione militare e Apartheid [1]. Ci sentiamo atterriti/e e angosciati/e dal genocidio che sta accadendo a Gaza.
Da più di un mese, a seguito delle brutali azioni perpetrate da Hamas il 7 ottobre che hanno causato la morte di oltre 1.400 persone (la maggior parte dei quali civili) e portato al rapimento di circa 200 ostaggi civili, assistiamo a massicci e indiscriminati bombardamenti condotti dall’esercito sotto la guida del governo Netanyahu contro la popolazione della Striscia di Gaza, che si configura come una punizione collettiva contro persone inermi e imprigionate in un territorio di poco più di 360 kmq.
È possibile condannare le azioni di Hamas e, al contempo, riconoscere l’oppressione storica, disumana e coloniale che i palestinesi stanno vivendo da 75 anni. Come affermato dall’organizzazione pacifista Jewish Voice for Peace, l’escalation a cui assistiamo rappresenta l’ennesimo esempio di come gli attacchi coloniali e illegali perpetrati da Israele contro la popolazione palestinese costituiscano un rischio per la vita di tutti coloro che vivono nella regione, siano essi israeliani o palestinesi.
Ancora una volta sono i civili innocenti a fare le spese delle scelte criminali dei propri governi.
Mentre scriviamo, a Gaza il bilancio delle persone uccise supera gli 11.000 morti, di cui 4.506 bambini, circa 26.905 feriti e 1.600.000 sfollati [2]. Secondo le Nazioni Unite, allo stato attuale sono circa 2.260 le persone disperse, presumibilmente intrappolate o uccise sotto le macerie [2,3]. Interi quartieri abitati, ospedali, scuole, moschee, chiese e intere università (Islamic e Al-Azhar University tra le più grandi e rinomate) sono state completamente rase al suolo [2]. Più di un milione di abitanti della striscia hanno dovuto lasciare le loro case sapendo che non vi sono via di fuga e via di uscita dalla Striscia di Gaza. Molti di questi sfollati sono stati poi bombardati nelle “zone sicure” del sud della Striscia di Gaza, rivelando un chiaro intento di pulizia etnica da parte del governo israeliano.
In tutto questo, non vogliamo tralasciare la gravità di un’istruzione negata: da più di un mese circa 165.000 studenti e studentesse si vedono negato il diritto allo studio e alla formazione, e oltre il 51 % delle strutture educative di Gaza sono state colpite. Sappiamo bene che negare questi diritti a bambine e bambini, ragazze e ragazzi non è un mero danno collaterale della guerra; negare la promozione della cultura è uno dei modi per esercitare controllo e oppressione su un popolo e sulle sue future generazioni.
Negare l’istruzione è negare il futuro di una comunità.
Vogliamo sottolineare che da ben prima del 7 ottobre i bambini e le bambine Palestinesi, sia a Gaza che nel West Bank, convivono con uno stato di occupazione che costantemente calpesta i loro sogni e la loro possibilità di costruirsi un futuro, rendendo difficile anche solo il raggiungere le strutture educative, esponendoli a costanti rischi, come gli attacchi quotidiani da parte dei coloni nei territori occupati, o l’attraversamento quotidiano dei checkpoint militarizzati.
Tutto questo costituisce una evidente violazione del Diritto Internazionale e della Convenzione di Ginevra.
In tutti i report messi a disposizione dalle Nazioni Unite e dalle numerose organizzazioni umanitarie (ad esempio Amnesty International e Human Rights Watch), è segnalata l’importanza di analizzare le cause determinanti e antecedenti a questa violenza, da ricercarsi nella illegale occupazione che Israele impone alla popolazione palestinese da oltre 75 anni, attraverso una forma di segregazione razziale ed etnica.
Comprendere queste determinanti è l’unica possibilità per poterne riconoscere le radici, contrastare l'escalation e reclamare pace e sicurezza per tutti.
È fondamentale ricordare come riconoscere il contesto da cui nasce quest’ultima ondata di violenza non significa sminuire il dolore e la sofferenza delle vittime israeliane e palestinesi, ma costituisce il cruciale impegno per sostenere la dignità, la salute ed i diritti umani di tutte le parti coinvolte.
—
In qualità di lavoratrici e lavoratori della scuola italiana riteniamo che sia nostra responsabilità attivarci e contribuire a contrastare questa violenza e sostenere i diritti umani, la salute, la dignità, il benessere e il diritto allo studio.
Crediamo fortemente che l’unico modo per promuovere una coesistenza pacifica sia lavorare insieme per denunciare e porre fine al prolungato assedio di Gaza e all’occupazione illegale (in ottemperanza con la legge internazionale) dei territori palestinesi. Pertanto,
- chiediamo urgentemente al Ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale Antonio Tajani di agire diplomaticamente e pubblicamente per il rispetto del diritto umanitario internazionale da parte di tutte le parti e la condanna dei crimini di guerra e l'immediato cessate il fuoco, la fornitura di aiuti umanitari e la protezione delle Nazioni Unite per l’intera popolazione palestinese.
- Chiediamo al Ministro dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara di farsi pubblicamente portatore delle nostre rivendicazioni nelle apposite sedi istituzionali.
- Ci rivolgiamo a tutte le istituzioni scolastiche chiedendo loro di non limitarsi a sostare in una dolorosa impotenza ma di agire con tutte le azioni possibili nei rispettivi contesti. Come membri della comunità scolastica guardiamo con preoccupazione alla diffusione di misure di limitazione della libertà di dibattito e di delegittimazione delle richieste di cessazione della violenza. Chiediamo quindi di ribadire l’impegno per la libertà di parola, di garantire il diritto degli e delle studenti al dibattito, e di favorire momenti di discussione all’interno degli istituti.
Crediamo che queste azioni siano irrimandabili sia per contribuire a ripristinare i diritti umani e la giustizia globale sia per non continuare ad essere spettatori conniventi e silenziosi di una tragedia umanitaria e della cancellazione del popolo palestinese.
Come espresso dalle parole della poetessa palestinese Rafeef Ziadah [4], vogliamo insegnare la vita, dobbiamo insegnare la pace.
Con profonda preoccupazione, invitiamo tutto il personale scolastico a sottoscrivere e diffondere questo appello,
le lavoratrici e i lavoratori della scuola.
Vi preghiamo di indicare la scuola o l'istituto di afferenza nelle note
Riferimenti
[1] Amnesty International, Apartheid israeliano contro i palestinesi
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I decisori

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Petizione creata in data 16 novembre 2023