CENTRALITÀ DELLO STATO: STOP A TUTTE LE DEROGHE RELIGIOSE E ALLA MACELLAZIONE RITUALE

CENTRALITÀ DELLO STATO: STOP A TUTTE LE DEROGHE RELIGIOSE E ALLA MACELLAZIONE RITUALE

Firmatari recenti
Sandra Vangelisti e altri 19 hanno firmato di recente.

Il problema

Petizione indirizzata a:

Presidente del Consiglio dei Ministri Giorgia Meloni
Parlamento Italiano
Ministero della Salute
Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste


Per una legge uguale per tutti, per il benessere animale e per una reale laicità dello Stato.

 

PREMESSA:

Questa petizione non nasce contro una religione, un popolo o una comunità. Nasce dalla necessità di difendere tre principi fondamentali che dovrebbero appartenere a qualsiasi società moderna e civile: la centralità dello Stato, l’uguaglianza della legge per tutti e la tutela del benessere animale.

 

 

Negli ultimi anni, in Europa e anche in Italia, si è progressivamente diffusa l’idea che alcune norme religiose possano ottenere deroghe speciali rispetto alle leggi civili comuni. Questo principio è estremamente pericoloso, perché indebolisce il ruolo dello Stato e crea inevitabilmente disparità tra cittadini.

La laicità dello Stato non significa essere contro le religioni. Significa, al contrario, garantire a tutti libertà religiosa senza permettere che una religione possa sostituirsi alla legge civile.

La religione deve appartenere alla sfera spirituale e personale della coscienza. Deve poter guidare la fede, la preghiera e la morale individuale. Ma non può trasformarsi in un sistema parallelo che pretende deroghe giuridiche o privilegi normativi rispetto alle regole valide per tutti.

In uno Stato realmente laico:

la legge è uguale per tutti;
nessuna religione può ottenere privilegi speciali;
le norme religiose non possono prevalere sulle leggi civili;
il benessere animale, la sicurezza pubblica e i diritti fondamentali devono essere universali.
Quando uno Stato concede deroghe religiose permanenti, si crea inevitabilmente un senso di disparità e ingiustizia percepita. Il cittadino comune si vede obbligato a rispettare norme severe, mentre altre pratiche vengono tollerate solo perché giustificate da motivazioni religiose.

Questo principio mina la fiducia nello Stato e nella parità davanti alla legge.

Per questo motivo chiediamo una revisione profonda delle deroghe religiose presenti nell’ordinamento italiano, in particolare in materia di macellazione rituale senza stordimento.

Nel rito halal tradizionale e nel rito kosher ortodosso, l’animale viene immobilizzato e sgozzato tramite un taglio profondo alla gola effettuato con un coltello molto affilato. Durante il taglio vengono recisi trachea, esofago, arterie carotidi e vene giugulari, mentre il midollo spinale generalmente non viene reciso immediatamente.

Questo significa che il cervello può continuare a ricevere ossigenazione attraverso arterie vertebrali e circoli collaterali per diversi secondi o minuti. Durante questo intervallo l’animale può restare cosciente e continuare a percepire dolore, paura, soffocamento e stress intenso durante il dissanguamento.

Il collo è una delle aree anatomicamente più ricche di terminazioni nervose e strutture vitali. Il taglio provoca una massiccia attivazione dei nocicettori, i recettori del dolore, oltre a una rapida emorragia e a una sensazione di asfissia dovuta al sangue che invade le vie respiratorie.

Diversi studi veterinari ed etologici europei hanno documentato che, in assenza di stordimento preventivo, bovini e ovini possono mostrare vocalizzazioni, movimenti di difesa, spasmi e segni di coscienza residua anche dopo il taglio.

L’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) ha evidenziato che la macellazione senza stordimento comporta rischi significativamente maggiori per il benessere animale rispetto allo stordimento preventivo. Anche numerosi organismi veterinari europei continuano a sostenere che la perdita immediata di coscienza sia il metodo più efficace per ridurre sofferenza e stress.

Inoltre, lo stress intenso prima e durante la morte non influisce soltanto sulla sofferenza animale, ma anche sulla qualità della carne.

Quando un animale vive paura e stress estremi, il suo organismo rilascia elevate quantità di adrenalina e cortisolo. Questi ormoni alterano il metabolismo muscolare, consumano rapidamente le riserve di glicogeno e modificano il pH della carne dopo la morte.

La medicina veterinaria e la scienza alimentare descrivono da anni fenomeni come la carne DFD (“dark, firm, dry”), cioè scura, dura e asciutta, tipica degli animali sottoposti a forte stress pre-macellazione. Elevati livelli di stress irrigidiscono le fibre muscolari e peggiorano la qualità finale della carne.

Per questo è falso sostenere che la sofferenza estrema migliori automaticamente la qualità del prodotto.

Gli animali non soffrono di meno davanti a una formula religiosa. Il dolore resta dolore. La paura resta paura. La sofferenza resta sofferenza.

Per questo chiediamo:

abolizione delle deroghe religiose a 360 gradi, in ogni ambito civile, sanitario, scolastico, alimentare e giuridico, quando queste entrano in contrasto con le leggi dello Stato, con il benessere animale, con la sicurezza pubblica o con il principio di uguaglianza davanti alla legge;
abolizione delle deroghe religiose che consentono la macellazione rituale senza stordimento preventivo;
obbligo di stordimento preventivo efficace e irreversibile prima dell’abbattimento dell’animale;
applicazione uniforme delle norme sul benessere animale senza eccezioni religiose o culturali;
controlli più severi e sanzioni effettive nei macelli;
etichettatura chiara e trasparente della carne proveniente da macellazione rituale;
liberalizzazione della carne coltivata e delle nuove tecnologie alimentari, lasciando ai cittadini libertà di scelta secondo coscienza;
possibilità per aziende, ricercatori e imprenditori italiani di investire nelle alternative alimentari innovative, creando occupazione, ricerca e sviluppo economico.
La libertà religiosa è un diritto fondamentale. Ma la legge civile deve restare unica, centrale e superiore a qualsiasi precetto religioso.

Uno Stato forte e realmente laico non combatte le religioni: semplicemente stabilisce che le regole civili valgono per tutti allo stesso modo, senza privilegi e senza eccezioni.

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Firmatari recenti
Sandra Vangelisti e altri 19 hanno firmato di recente.

Il problema

Petizione indirizzata a:

Presidente del Consiglio dei Ministri Giorgia Meloni
Parlamento Italiano
Ministero della Salute
Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste


Per una legge uguale per tutti, per il benessere animale e per una reale laicità dello Stato.

 

PREMESSA:

Questa petizione non nasce contro una religione, un popolo o una comunità. Nasce dalla necessità di difendere tre principi fondamentali che dovrebbero appartenere a qualsiasi società moderna e civile: la centralità dello Stato, l’uguaglianza della legge per tutti e la tutela del benessere animale.

 

 

Negli ultimi anni, in Europa e anche in Italia, si è progressivamente diffusa l’idea che alcune norme religiose possano ottenere deroghe speciali rispetto alle leggi civili comuni. Questo principio è estremamente pericoloso, perché indebolisce il ruolo dello Stato e crea inevitabilmente disparità tra cittadini.

La laicità dello Stato non significa essere contro le religioni. Significa, al contrario, garantire a tutti libertà religiosa senza permettere che una religione possa sostituirsi alla legge civile.

La religione deve appartenere alla sfera spirituale e personale della coscienza. Deve poter guidare la fede, la preghiera e la morale individuale. Ma non può trasformarsi in un sistema parallelo che pretende deroghe giuridiche o privilegi normativi rispetto alle regole valide per tutti.

In uno Stato realmente laico:

la legge è uguale per tutti;
nessuna religione può ottenere privilegi speciali;
le norme religiose non possono prevalere sulle leggi civili;
il benessere animale, la sicurezza pubblica e i diritti fondamentali devono essere universali.
Quando uno Stato concede deroghe religiose permanenti, si crea inevitabilmente un senso di disparità e ingiustizia percepita. Il cittadino comune si vede obbligato a rispettare norme severe, mentre altre pratiche vengono tollerate solo perché giustificate da motivazioni religiose.

Questo principio mina la fiducia nello Stato e nella parità davanti alla legge.

Per questo motivo chiediamo una revisione profonda delle deroghe religiose presenti nell’ordinamento italiano, in particolare in materia di macellazione rituale senza stordimento.

Nel rito halal tradizionale e nel rito kosher ortodosso, l’animale viene immobilizzato e sgozzato tramite un taglio profondo alla gola effettuato con un coltello molto affilato. Durante il taglio vengono recisi trachea, esofago, arterie carotidi e vene giugulari, mentre il midollo spinale generalmente non viene reciso immediatamente.

Questo significa che il cervello può continuare a ricevere ossigenazione attraverso arterie vertebrali e circoli collaterali per diversi secondi o minuti. Durante questo intervallo l’animale può restare cosciente e continuare a percepire dolore, paura, soffocamento e stress intenso durante il dissanguamento.

Il collo è una delle aree anatomicamente più ricche di terminazioni nervose e strutture vitali. Il taglio provoca una massiccia attivazione dei nocicettori, i recettori del dolore, oltre a una rapida emorragia e a una sensazione di asfissia dovuta al sangue che invade le vie respiratorie.

Diversi studi veterinari ed etologici europei hanno documentato che, in assenza di stordimento preventivo, bovini e ovini possono mostrare vocalizzazioni, movimenti di difesa, spasmi e segni di coscienza residua anche dopo il taglio.

L’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) ha evidenziato che la macellazione senza stordimento comporta rischi significativamente maggiori per il benessere animale rispetto allo stordimento preventivo. Anche numerosi organismi veterinari europei continuano a sostenere che la perdita immediata di coscienza sia il metodo più efficace per ridurre sofferenza e stress.

Inoltre, lo stress intenso prima e durante la morte non influisce soltanto sulla sofferenza animale, ma anche sulla qualità della carne.

Quando un animale vive paura e stress estremi, il suo organismo rilascia elevate quantità di adrenalina e cortisolo. Questi ormoni alterano il metabolismo muscolare, consumano rapidamente le riserve di glicogeno e modificano il pH della carne dopo la morte.

La medicina veterinaria e la scienza alimentare descrivono da anni fenomeni come la carne DFD (“dark, firm, dry”), cioè scura, dura e asciutta, tipica degli animali sottoposti a forte stress pre-macellazione. Elevati livelli di stress irrigidiscono le fibre muscolari e peggiorano la qualità finale della carne.

Per questo è falso sostenere che la sofferenza estrema migliori automaticamente la qualità del prodotto.

Gli animali non soffrono di meno davanti a una formula religiosa. Il dolore resta dolore. La paura resta paura. La sofferenza resta sofferenza.

Per questo chiediamo:

abolizione delle deroghe religiose a 360 gradi, in ogni ambito civile, sanitario, scolastico, alimentare e giuridico, quando queste entrano in contrasto con le leggi dello Stato, con il benessere animale, con la sicurezza pubblica o con il principio di uguaglianza davanti alla legge;
abolizione delle deroghe religiose che consentono la macellazione rituale senza stordimento preventivo;
obbligo di stordimento preventivo efficace e irreversibile prima dell’abbattimento dell’animale;
applicazione uniforme delle norme sul benessere animale senza eccezioni religiose o culturali;
controlli più severi e sanzioni effettive nei macelli;
etichettatura chiara e trasparente della carne proveniente da macellazione rituale;
liberalizzazione della carne coltivata e delle nuove tecnologie alimentari, lasciando ai cittadini libertà di scelta secondo coscienza;
possibilità per aziende, ricercatori e imprenditori italiani di investire nelle alternative alimentari innovative, creando occupazione, ricerca e sviluppo economico.
La libertà religiosa è un diritto fondamentale. Ma la legge civile deve restare unica, centrale e superiore a qualsiasi precetto religioso.

Uno Stato forte e realmente laico non combatte le religioni: semplicemente stabilisce che le regole civili valgono per tutti allo stesso modo, senza privilegi e senza eccezioni.

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