Metta in atto una moratoria sugli sfratti a Trieste e si adoperi per rendere reali la possibilità di soluzioni abitative per gli sfrattati, superando l'art. 5 del piano casa. Perché nessuno rimanga senza casa per colpa della crisi.


Metta in atto una moratoria sugli sfratti a Trieste e si adoperi per rendere reali la possibilità di soluzioni abitative per gli sfrattati, superando l'art. 5 del piano casa. Perché nessuno rimanga senza casa per colpa della crisi.
Il problema
Gent.mo Prefetto di Trieste Francesca Adelaide Garufi,
Le scriviamo in qualità di rappresentanti istituzionali della società civile triestina e come semplici cittadini, per chiederle un incontro in relazione al tema del diritto all'abitare, richiamando in particolare la Sua attenzione alla gravissima situazione di emergenza in cui versano gli oltre 500 nuclei famigliari che nella nostra città vengono sfrattati ogni anno.
Persone che dopo aver perso lavoro e reddito, non potendo sostenere gli affitti del mercato privato, spesso perdono anche il diritto ad avere un tetto sulla testa.
Eppure i principi fondamentali alla base della nostra Carta Costituzionale, stabiliscono che la mancanza di uno spazio abitativo, adeguato alle esigenze della persona e della famiglia, costituisce un grave freno ai principi di dignità e uguaglianza sostanziale: valori fondamentali del nostro paese.
Al settimo anno di una crisi che non ha eguali nella recente storia della comunità internazionale, il sistema di welfare che garantiva sviluppo e coesione sociale si sta velocemente sgretolando, senza che
si materializzi un nuovo sistema di protezione ed inclusione all'altezza delle sfide di oggi. Secondo i recenti dati del Censis «Nei lunghi anni della recessione le famiglie italiane hanno supplito
con le proprie risorse ai tagli del welfare pubblico», ma il problema è che i "lunghi anni della recessione" non sono per nulla terminati e non se ne vede la fine.
Riteniamo estremamente grave la decisione del Ministro Lupi di rigettare la proroga sugli sfratti per tutto il 2015 e, per la prima volta dopo molti anni, anche nei confronti di quelle famiglie che presentano particolari fragilità, non solo di tipo economico, ma anche e soprattutto sociale e umano: parliamo di famiglie con disabili, anziani, malati terminali e minori.
Nelle ultime settimane molti Sindaci, anche di grandi città, hanno chiesto al Ministro di rivedere il provvedimento, ma fino ad ora la risposta è stata deludente, ed un confronto sulla questione richiesto da amministratori di regioni e territori è stato negato, adducendo come argomento che "le risorse ci sono".
La realtà invece, sta tutta nella frase: "troppe case vuote senza gente e troppa gente senza casa": perfetta sintesi di una situazione paradossale, che si trasforma però in tragedia per le centinaia di famiglie in emergenza abitativa, che le attuali graduatorie che regolano l'edilizia residenziale pubblica non sono in grado di soddisfare.
L'ultimo bando per l'edilizia sovvenzionata risale al 2010, quando sono state depositate 4.500 domande, a fronte delle quali l'Ater però è in grado di rispondere con l'assegnazione di un alloggio a meno del 30% dei richiedenti, mentre sono circa 800 gli appartamenti, in gran parte dell'Ater, ma anche del Comune, vuoti e spesso fortemente degradati.
Nello stesso momento esiste una legge, la n.124 del 28 ottobre 2013, che con l'articolo 6 comma 5 istituisce il Fondo Nazionale per la morosità incolpevole e sancisce che Comuni e Prefetture predispongano tutti gli atti per attuare l'accompagnamento sociale delle famiglie con sfratto verso il passaggio da casa a casa. Il testo di legge prevede anche l'articolo 5, ovvero il taglio di luce, acqua, gas e telefono agli "inquilini senza titolo", l'impossibilità di ottenere la residenza con conseguenze su istruzione, assistenza sanitaria, rinnovo dei documenti, servizi di welfare, esercizio del voto.
In conclusione, il ruolo che abbiamo nella società civile della nostra città ci impone di non stare a guardare e di fare tutto il possibile affinché il diritto imprescindibile di ogni nostro concittadino, il diritto all'abitare, venga rispettato a partire dalle risorse esistenti e dalle normative che impegnano le istituzioni e i loro rappresentanti.
Per tali ragioni Le chiediamo gentilmente un incontro, sicuri di un riscontro positivo e soprattutto certi che l'azione sinergica tra istituzioni e società civile, oggi più che mai, possa delineare un percorso comune per l'affermazione di diritti, di partecipazione democratica e di dignità.
Grazie.
Assemblea sociale per la casa
Trieste
Primi firmatari
Alfredo Racovelli
Associazione Ya Basta! FVG
Giovanni Barbo, consigliere comunale
Angelo D'Adamo, consigliere comunale
Roberto Decarli, consigliere comunale
Iztok Furlanic, presidente del Consiglio comunale
Paolo Menis, consigliere comunale
Stefano Patuanelli, consigliere comunale
Marcello Bergamini, consigliere provinciale
Sabrina Morena, consigliere provinciale
Giulio Lauri consigliere regionale
Marino Calcinari, lista tsipras
Fabio Bonetta, direttore ITIS
Claudio Germani, medico pediatra
Laura Flores, associazione Andandes
Erica Bribò, microarea Ponziana
Giorgio Altin, ingegnere libero professionista
Angela Quinto, associazione Ya Basta! FVG
Sara Matijacic, Bora.Là
Il problema
Gent.mo Prefetto di Trieste Francesca Adelaide Garufi,
Le scriviamo in qualità di rappresentanti istituzionali della società civile triestina e come semplici cittadini, per chiederle un incontro in relazione al tema del diritto all'abitare, richiamando in particolare la Sua attenzione alla gravissima situazione di emergenza in cui versano gli oltre 500 nuclei famigliari che nella nostra città vengono sfrattati ogni anno.
Persone che dopo aver perso lavoro e reddito, non potendo sostenere gli affitti del mercato privato, spesso perdono anche il diritto ad avere un tetto sulla testa.
Eppure i principi fondamentali alla base della nostra Carta Costituzionale, stabiliscono che la mancanza di uno spazio abitativo, adeguato alle esigenze della persona e della famiglia, costituisce un grave freno ai principi di dignità e uguaglianza sostanziale: valori fondamentali del nostro paese.
Al settimo anno di una crisi che non ha eguali nella recente storia della comunità internazionale, il sistema di welfare che garantiva sviluppo e coesione sociale si sta velocemente sgretolando, senza che
si materializzi un nuovo sistema di protezione ed inclusione all'altezza delle sfide di oggi. Secondo i recenti dati del Censis «Nei lunghi anni della recessione le famiglie italiane hanno supplito
con le proprie risorse ai tagli del welfare pubblico», ma il problema è che i "lunghi anni della recessione" non sono per nulla terminati e non se ne vede la fine.
Riteniamo estremamente grave la decisione del Ministro Lupi di rigettare la proroga sugli sfratti per tutto il 2015 e, per la prima volta dopo molti anni, anche nei confronti di quelle famiglie che presentano particolari fragilità, non solo di tipo economico, ma anche e soprattutto sociale e umano: parliamo di famiglie con disabili, anziani, malati terminali e minori.
Nelle ultime settimane molti Sindaci, anche di grandi città, hanno chiesto al Ministro di rivedere il provvedimento, ma fino ad ora la risposta è stata deludente, ed un confronto sulla questione richiesto da amministratori di regioni e territori è stato negato, adducendo come argomento che "le risorse ci sono".
La realtà invece, sta tutta nella frase: "troppe case vuote senza gente e troppa gente senza casa": perfetta sintesi di una situazione paradossale, che si trasforma però in tragedia per le centinaia di famiglie in emergenza abitativa, che le attuali graduatorie che regolano l'edilizia residenziale pubblica non sono in grado di soddisfare.
L'ultimo bando per l'edilizia sovvenzionata risale al 2010, quando sono state depositate 4.500 domande, a fronte delle quali l'Ater però è in grado di rispondere con l'assegnazione di un alloggio a meno del 30% dei richiedenti, mentre sono circa 800 gli appartamenti, in gran parte dell'Ater, ma anche del Comune, vuoti e spesso fortemente degradati.
Nello stesso momento esiste una legge, la n.124 del 28 ottobre 2013, che con l'articolo 6 comma 5 istituisce il Fondo Nazionale per la morosità incolpevole e sancisce che Comuni e Prefetture predispongano tutti gli atti per attuare l'accompagnamento sociale delle famiglie con sfratto verso il passaggio da casa a casa. Il testo di legge prevede anche l'articolo 5, ovvero il taglio di luce, acqua, gas e telefono agli "inquilini senza titolo", l'impossibilità di ottenere la residenza con conseguenze su istruzione, assistenza sanitaria, rinnovo dei documenti, servizi di welfare, esercizio del voto.
In conclusione, il ruolo che abbiamo nella società civile della nostra città ci impone di non stare a guardare e di fare tutto il possibile affinché il diritto imprescindibile di ogni nostro concittadino, il diritto all'abitare, venga rispettato a partire dalle risorse esistenti e dalle normative che impegnano le istituzioni e i loro rappresentanti.
Per tali ragioni Le chiediamo gentilmente un incontro, sicuri di un riscontro positivo e soprattutto certi che l'azione sinergica tra istituzioni e società civile, oggi più che mai, possa delineare un percorso comune per l'affermazione di diritti, di partecipazione democratica e di dignità.
Grazie.
Assemblea sociale per la casa
Trieste
Primi firmatari
Alfredo Racovelli
Associazione Ya Basta! FVG
Giovanni Barbo, consigliere comunale
Angelo D'Adamo, consigliere comunale
Roberto Decarli, consigliere comunale
Iztok Furlanic, presidente del Consiglio comunale
Paolo Menis, consigliere comunale
Stefano Patuanelli, consigliere comunale
Marcello Bergamini, consigliere provinciale
Sabrina Morena, consigliere provinciale
Giulio Lauri consigliere regionale
Marino Calcinari, lista tsipras
Fabio Bonetta, direttore ITIS
Claudio Germani, medico pediatra
Laura Flores, associazione Andandes
Erica Bribò, microarea Ponziana
Giorgio Altin, ingegnere libero professionista
Angela Quinto, associazione Ya Basta! FVG
Sara Matijacic, Bora.Là
PETIZIONE CHIUSA
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Petizione creata in data 2 febbraio 2015