CARO CARBURANTE E DOCENTI/PERSONALE ATA PENDOLARI: IL MINISTERO INTERVENGA

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The Issue

Non è accettabile pagare per andare a lavorare!

Ogni giorno migliaia di docenti italiani e personale ATA percorrono decine, a volte centinaia di chilometri per raggiungere la propria sede di servizio.

Non parliamo di un viaggio occasionale. Parliamo di una spesa che si ripete ogni settimana, per mesi e per anni.

Benzina, diesel, autostrada, manutenzione dell'automobile, pneumatici, usura e tempo sottratto alla propria famiglia: tutti costi che ricadono interamente sulle spalle del lavoratore.

E mentre il costo della vita aumenta, lo stipendio rimane sostanzialmente invariato.

I docenti pendolari non chiedono privilegi.
Chiediamo semplicemente che venga riconosciuta una realtà evidente: per molti docenti raggiungere la scuola rappresenta una voce di spesa enorme e completamente a carico del lavoratore.

Nel comparto scuola non esiste un sistema strutturale di rimborso del carburante per chi è costretto a percorrere lunghe distanze per raggiungere la propria sede, così come non esiste la possibilità di ricevere buoni pasto. Però vogliono fare attività pomeridiane. 

Non esiste un vero benefit legato alla mobilità.

E non è ragionevole continuare a considerare tutto questo come un problema esclusivamente personale.

Una proposta concreta: la didattica a distanza programmata!


Chiediamo al Ministero dell'Istruzione e del Merito di intervenire prevedendo, attraverso una modifica normativa e organizzativa, la possibilità di svolgere una quota programmata dell'attività didattica a distanza, indicativamente 2 giorni alla settimana, con possibilità di arrivare a 3 nei casi di particolare distanza dalla sede di servizio.

Non chiediamo di eliminare la presenza a scuola.

Chiediamo di ridurla dove è possibile e dove l'organizzazione didattica lo consenta.

Due giornate a distanza ogni settimana significherebbero, per un docente pendolare, due viaggi in meno.

Significherebbe meno carburante consumato.

Meno usura dell'automobile.

Meno traffico.

Meno emissioni.

E soprattutto centinaia di euro risparmiati ogni anno da lavoratori che oggi sostengono personalmente il costo necessario per raggiungere il proprio posto di lavoro.

Il problema riguarda migliaia di lavoratori
Non tutti hanno la fortuna di lavorare a pochi chilometri da casa.

Esistono docenti che ogni giorno affrontano 50, 80, 100 o persino 150 chilometri per raggiungere la propria scuola.

Per loro il problema non è semplicemente "andare a lavorare".

È sostenere un costo economico continuo che può incidere pesantemente sul bilancio familiare.

Non possiamo accettare che un docente debba spendere una parte significativa del proprio stipendio semplicemente per poter raggiungere la scuola.

La mobilità del personale scolastico è diventata un problema economico e sociale. E come tale deve essere affrontata.

Chiediamo al Governo e al Ministero:
1. Il riconoscimento ufficiale del problema del pendolarismo dei docenti come questione economica e sociale.

2. L'introduzione di una forma di didattica a distanza programmata, indicativamente 2 giorni alla settimana, estendibile a 3 nei casi di particolare distanza.

3. La possibilità di utilizzare la didattica digitale come strumento di riduzione dei costi di mobilità, senza compromettere la qualità dell'insegnamento.

4. In alternativa o in aggiunta, l'introduzione di forme di rimborso o agevolazione per le spese di trasporto sostenute dai docenti pendolari.

5. L'apertura di un tavolo di confronto con le organizzazioni sindacali e con i rappresentanti dei lavoratori per trovare soluzioni concrete al problema.

FIRMA ANCHE TU
Questa petizione non riguarda soltanto chi oggi percorre 100, 200 o 300 chilometri per andare a scuola.

Riguarda tutti i docenti che potrebbero trovarsi domani nella stessa situazione.

Riguarda chi è costretto a scegliere tra pagare il carburante, sostenere un affitto vicino alla scuola o passare ore ogni settimana in automobile.

Il diritto al lavoro non può trasformarsi nel diritto del lavoratore di impoverirsi per raggiungere il proprio posto di lavoro.

Chiediamo un cambiamento.

Chiediamo che il problema venga riconosciuto.

Chiediamo una soluzione concreta.

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