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IN ASSENZA DI UNA LEGGE SUL DISTURBO DA ACCUMULO SI RISCHIA DI MORIRE TRA I RIFIUTI

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In Italia da 3 a 6 persone su 100 soffrono di “Disturbo da Accumulo o Disposofobia” (Hoarding Disorder), un disturbo che coinvolge la sfera psichica e si manifesta nel conservare, accumulare oggetti di ogni genere, senza valore, pericolosi, inutili e antigienici. In realtà è probabile che questa percentuale del fenomeno sia sottostimata considerato che raramente chi accumula chiede aiuto e riconosce il disturbo, ma anche perché spesso è scambiato per “disordine” o “stranezza”, mentre è un disturbo vero e proprio che non riguarda - dicono gli specialisti - solo persone “emarginate”. Al contrario, molti accumulatori sono dotati di un’intelligenza superiore alla media.

Tale disturbo viene vissuto in una forma di segretezza: chi ne soffre si vergogna, è sfuggente, evita di parlarne, trova mille motivazioni inverosimili pur di giustificare i propri accaparramenti di oggetti, spesso si isola socialmente ed evita di far entrare in casa persone estranee alla famiglia, a volte anche i familiari più stretti sono tenuti fuori.

Purtroppo, chi ha il “Disturbo da Accumulo o Disposofobia” non sa di soffrirne, come succede con molti disturbi della mente, ed anche i familiari non riescono subito a percepire la seria e grave patologia che affligge il proprio parente, sottovalutando i suoi comportamenti anomali per le scarse conoscenze della malattia. Anche quando i familiari hanno sufficienti elementi che possano far presagire un disturbo da accumulo del congiunto, spesso i soggetti accumulatori, avendo una consapevolezza molto bassa del disturbo, rifiutano apertamente il trattamento terapeutico-sanitario.

Il “Disturbo da Accumulo o Disposofobia”, è un disturbo poco studiato e con tanti aspetti ancora da definire, solo nel 2013, con la pubblicazione del DSM-5 (Manuale Statistico Diagnostico), guida  di psichiatri e psicologi per la diagnosi, vengono riconosciuti negli USA gli elementi caratteristici di “disturbo autonomo”, mentre prima era annoverato tra i disturbi correlati al DOC (Disturbo Ossessivo Compulsivo).

Infatti, nel nostro Paese, il “Disturbo da Accumulo” tutt’ora non viene diagnosticato correttamente perché da un punto di vista clinico-sanitario ci si sta addentrando solo ultimamente nelle pieghe di questa sindrome, non c’è ancora una teoria sufficientemente chiara e condivisa sulle cause, anche per la scarsità degli studi su questo disturbo e per il pochissimo interesse dei clinici, perché, in buona parte, giustificato dal fatto che raramente questi pazienti chiedono una terapia. Basti pensare che solo dal 2010 sono stati istituiti i primi corsi di formazione per psichiatri e psicoterapeuti in città come Torino e Milano.

Inoltre, è doveroso aggiungere che in Italia - a detta degli esperti - non esiste un protocollo ufficiale di cura, pertanto, chi ne soffre è molto spesso abbandonato a se stesso.

Il problema clinico-sanitario generale di chi è affetto da “disturbo da accumulo” peggiora enormemente quando la persona soffre di altre patologie, allora, diventa gravissimo e rischioso per la sua salute, come nel caso di un accumulatore che è stato sottoposto ad intervento chirurgico di rivascolarizzazione miocardica mediante quattro Bypass e continua ad abitare in una casa che si trova in uno stato di totale decadimento: tutti gli ambienti (ingresso, corridoio, cucina, soggiorno, bagno e camere da letto) sono stracolmi di rifiuti di vario genere dal pavimento fino al soffitto. L’accesso nei diversi locali è ostruito dalla presenza di un ammasso di robaccia di qualsiasi genere, non c’è un letto dove dormire, un posto dove cucinare e lavarsi. 

In questi casi occorrerebbe, da parte delle Istituzioni, intervenire rapidamente e in modo risolutivo, per i seguenti motivi:  

1)  Il tema dell’accumulo dei rifiuti nelle abitazioni rappresenta un serio e grave problema connotandosi come una vera e propria emergenza sociale da affrontare in una logica che coinvolga settori ed istituzioni diverse;

2)  La sindrome di accumulo dei rifiuti presuppone implicazioni di natura sociale e sanitaria, nonché talvolta, di ordine pubblico, poiché qualificato come vero e proprio “disturbo da accumulo”.

Pertanto, é indispensabile che l’approccio ai suddetti problemi debbono essere esaminati nella loro complessità ed in modo multidisciplinare, coordinando l’azione a favore delle persone interessate e la coordinazione degli sforzi di tutte le Istituzioni per prevenire il disagio sociale delle persone e delle famiglie che si rivolgono ad esse, poiché il fenomeno dell’accumulo dei rifiuti e/o materiali all’interno delle abitazioni comporta dei serissimi rischi:

- per la salute di chi vi abita e per quella pubblica, per la presenza di materiale putrescibile, presenza di ratti, blatte, infestazioni di insetti, ecc.;

- di incendio, per la presenza di enormi quantità di materiale infiammabili;

- di crolli strutturali dovuti al peso dei materiali accumulati.

La deprecabile verità è che in Italia manca una specifica legislazione per i soggetti affetti da “Disturbo da Accumulo o Disposofobia” sotto tutti i punti di vista: clinico-terapeutico-sociale ed amministrativo-gestionale (trasferimento, carico e trasporto dei rifiuti/materiali accumulati e sgombero dell’alloggio).

Purtroppo, in mancanza di una legge apposita, ogni Istituzione (Comune, Servizi Sociali, ASL, Carabinieri, ecc.) si barcamena con vani tentativi senza risolvere alcunché nell’immediato, finendo poi per lavarsene le mani, dietro le semplici osservazioni “il soggetto ha le capacità di intendere e di volere, quindi non possiamo intervenire. Non possiamo entrare dentro casa con la forza” oppure “il soggetto anche se ha ammesso la propria tendenza a comportamenti di accumulo, dal punto di vista psichico è vigile, disponibile e collaborativo, quindi non necessità di alcun particolare trattamento”, lasciando i familiari, parenti e conoscenti inebetiti, avviliti e nello scoramento più assoluto, praticamente soli ad affrontare il loro tragico problema familiare.            

A questo punto, ai familiari non rimane la speranza, per trovare un’eventuale soluzione al problema, di seguire la via giuridico-legale per la nomina di un Amministratore di Sostegno, consapevoli, in questo caso, che le lungaggini burocratiche porteranno ad uno sfinimento psicologico, morale, fisico ed economico, mentre il problema dovrebbe essere risolto in tempi brevissimi, in quanto si rischia la morte dell’accumulatore.

La circostanza sconfortante è che nonostante sia stato nominato, dopo otto mesi, un Amministratore di Sostegno, ne sono passati altri cinque ed a tutt’oggi non si è riusciti a portare via l’accumulatore dalla sua casa invivibile, perché il soggetto non permette agli organi competenti (medico dell’ASL, VV.UU., Servizi Sociali, Carabinieri) di fare un sopralluogo all’interno dell’abitazione per accertare le condizioni igienico-sanitarie.

L’aspetto più assurdo ed incomprensibile è che tutto questo avviene perché il “Disturbo da Accumulo”, ancora oggi in Italia non è riconosciuto come un “disturbo autonomo”, quindi non esiste alcuna legge specifica che permetta di entrare immediatamente nell’alloggio forzando la porta, per poi procedere, nel caso si riscontri un massiccio accumulo di rifiuti e/o materiali, allo sgombero dell’abitazione, al trasferimento del soggetto in una struttura medico-sanitaria idonea per la cura del disturbo ed al successivo trasferimento, carico e trasporto dei rifiuti e/o materiali accumulati.

Tali provvedimenti in alcuni Paesi come USA, Gran Bretagna, Irlanda, ecc. oltre, naturalmente, a far seguire i pazienti da una équipe medica (psichiatri-psicologi-psicoterapeuti) qualificata e professionale e da Servizi Sociali efficienti e preparati, affrontano il problema dal punto di vista strettamente pratico (aspetto non trascurabile nel modo più assoluto), aiutando i soggetti a ripulire e bonificare casa, per ben due volte, facendogli delle ispezioni assidue da parte dei Servizi Sociali per verificare continuamente lo stato igienico-sanitario dell’abitazione. Se l’accumulatore dovesse incorrere in un ulteriore ammasso di rifiuti e/o materiali, viene condannato a due anni di carcere.

Pertanto, questa petizione ha la finalità di sensibilizzare e stimolare il Governo, la Camera e il Senato italiano al varo di una legge che riconosca, in primis, il “disturbo da accumulo” come un “disturbo autonomo”, in modo che gli aspetti: clinico-terapeutico-sociale ed amministrativo-gestionale siano chiari e ben definiti per poter ovviare alla burocrazia perniciosa, inconcludente e contraddittoria delle varie Istituzioni, in modo da evitare interventi tardivi, a salute già fortemente compromessa dell’accumulatore.

Ringrazio anticipatamente tutte le persone che con la loro firma si dimostreranno sensibili a tale problematica.

Renato Cipolla, Belvedere Marittimo (CS) - cell.: 3336778065



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