

Dove sono finiti Anna, 12 anni, Rynat, 5 anni, Zlata, 4 anni, Serhiy, 16 anni, Anastasia, Dmytro, Ilya, Maria, Barbara.
In Ucraina, decine di migliaia di bambini sono stati strappati alla loro terra natale e deportati, da soli o insieme alla loro famiglia, nel profondo della Russia.
Sì, in Ucraina, i soldati russi rapiscono i bambini negli asili, negli ospedali, negli orfanotrofi, nelle scuole e nelle colonie di vacanza.
Con pretesti umanitari, le popolazioni sono inviate di forza in Russia.
In un primo momento, gli Ucraini vengono inviati nei campi di raccolta, dove sono perquisiti e sottoposti ad interrogatorio.
Qui vengono selezionati.
Gli Ucraini « cattivi », ossia i partigiani della libertà e della democrazia, vengono separati dai loro figli, prima di andare incontro loro stessi ad una triste sorte.
I bambini, soli o con le loro famiglie, sono inviati in autobus, in treno o in aereo nell’immensa Russia, sino ai confini della Siberia.
Rappresentano un bottino di guerra.
Famiglie russe vengono appositamente reclutate e pagate per adottare dei bambini ucraini.
Questi bambini ricevono in pompa magna nuovi passaporti russi, che talvolta modificano il loro stato civile.
Saranno « de-ucrainizzati » e « russificati » a tappe forzate, per cancellare la loro lingua e il loro passato, e farli entrare nell’impero della menzogna.
I recalcitranti sono inviati nei campi militari della Cecenia.
Questa odiosa deportazione di bambini è stata decisa da Putin, ancora prima dell’invasione dell’Ucraina.
L’esecuzione del piano è stata affidata alla commissaria per i diritti dell’infanzia, Maria Lvova-Belova, posta alle dirette dipendenze di Putin.
E questo non è che l’inizio, visto che lei stessa afferma “ Noi stiamo semplicemente prendendo qualcosa che ci appartiene, abbiamo cominciato in maniera artigianale, dobbiamo continuare a livello industriale”
Per il diritto internazionale, deportare dei bambini, voler sradicare un popolo, rappresenta molto più di un crimine; è un atto di genocidio.
Allora bisogna agire; per mobilitare l’opinione pubblica;
per far sì che i governi, gli organismi internazionali e le organizzazioni umanitarie esigano un censimento dei bambini deportati e ne organizzino il rimpatrio;
per far sì che la giustizia internazionale si interessi rapidamente di questi crimini, cosicché gli istigatori, gli attori ed i complici di queste deportazioni sappiano che dovranno renderne conto.
Noi siamo la voce dei bambini ucraini.
Non ci sarà mai una pace giusta senza il ritorno di questi bambini rubati.
A presto, ragazzi