Bell’Italia ma spesso inaccessibile. E i P.E.B.A. che fine hanno fatto?

0 hanno firmato. Arriviamo a 35.000.


Viene definita barriera architettonica qualunque elemento costruttivo che impedisca, limiti o renda difficoltosi gli spostamenti o la fruizione di servizi (specialmente per le persone con limitata capacità motoria o sensoriale, cioè portatrici di handicap, ma anche ad esempio genitori con passeggini, utenti che utilizzano i mezzi pubblici ecc). Da questo consegue che un elemento che non costituisca barriera architettonica per un individuo, può invece essere di ostacolo per un altro; si capisce quindi che il concetto di barriera viene percepito in maniera diversa da ogni individuo.

Il bisogno di garantire al maggior numero di persone il diritto alla libertà di movimento, ha portato alla ricerca di parametri comuni tramite un livello normativo, andando ad individuare quali elementi costruttivi siano da considerarsi barriera architettonica. Nel lontano 1986 l'Italia si impegnava a introdurre i PEBA, i Piani per l'Eliminazione delle Barriere Architettoniche: la Legge 41/86 (art. 32) prevedeva che entro un anno avrebbero dovuto essere adottati dai Comuni e dalle Province, pena un "commissariamento" da parte delle Regioni. Anche la successiva legge 104/92 (art. 24 comma 9) era entrata nel merito, ribadendone le indicazioni.

La legge quadro italiana che tratta il problema dell'accessibilità è la legge n. 13/1989, che stabilisce i termini e le modalità in cui deve essere garantita l'accessibilità ai vari ambienti, con particolare attenzione ai luoghi pubblici. Il D.M. n. 236/1989 (decreto attuativo) si addentra maggiormente nella parte tecnica e individua tre diversi livelli di qualità dello spazio costruito.
Questi tre livelli sono: Accessibilità: possibilità per persone con ridotta o impedita capacità motoria o sensoriale di raggiungere l'edificio e le sue singole unità immobiliari e ambientali, di entrarvi agevolmente e di fruire di spazi e attrezzature in condizioni di adeguata sicurezza e autonomia.
Visitabilità: possibilità per persone con ridotta o impedita capacità motoria o sensoriale di accedere agli spazi di relazione e ad almeno un servizio igienico di ogni unità immobiliare. Vengono considerati spazi di relazione gli spazi di soggiorno dell'alloggio e quelli dei luoghi di lavoro, servizio e incontro, nei quali il cittadino entra in rapporto con la funzione ivi svolta.
Adattabilità: possibilità di modificare nel tempo lo spazio costruito a costi limitati, allo scopo di renderlo completamente e agevolmente fruibile anche da parte di persone con ridotta o impedita capacità motoria o sensoriale.

La massiccia presenza di barriere architettoniche in tutte le nostre città che impedisce la mobilità e il raggiungimento dei servizi in genere, vanificano così il diritto all'accessibilità sociale secondo il principio delle pari opportunità con le altre persone. Principio cui è finalizzata la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità del 2006, in vigore in Italia dal 2009, che sancisce il diritto per le persone con disabilità alla vita indipendente e all'inclusione sociale. Inoltre la stessa Convenzione ridefinendo, secondo la risoluzione del 2001 dell'Organizzazione mondiale della Sanità, il concetto stesso di disabilità in forma dinamica, come una inscindibile relazione tra le menomazioni soggettive della persona con disabilità ed i contesti sociali dove risiede, rende il tema dell' inaccessibilità / accessibilità delle strutture cittadine un elemento che condiziona in modo determinante il grado della disabilità.

Per quanto sopra è di tutta evidenza che vi è una situazione da parte di tutti i Sindaci di inadempimento dell'obbligo di adottare i PEBA, che provoca un grave vulnus ad un primario diritto soggettivo, quella alla mobilità, che genera intollerabili comportamenti dei Comuni discriminatori nei confronti delle persone con disabilità, censurabili anche giurisdizionalmente in base alla Legge n. 67 del 2006 "Misure per la tutela giudiziaria delle persone con disabilità vittime di discriminazioni".

Chiediamo noi cittadini:          

  1. Mario Vattiato(Coordinatore Regionale dl Lazio per il  Movimento Italiano Disabili)
  2. Damiano Cupelloni(Socio Fondatore e primo Presidente del Comitato Pendolari della Orte Fiumicino)

un primo tavolo tecnico con i soggetti elencati in questa Petizione e quelli che verranno ritenuti, direttamente e indirettamente idonei, a risolvere nelle modalità e nelle tempistiche, possibilmente brevi considerati già i 35 anni di mancata adozione dei PEBA, questo adempimento normativo suddetto. 



Oggi: Damiano conta su di te

Damiano Cupelloni ha bisogno del tuo aiuto con la petizione "Bell’Italia ma spesso inaccessibile. E i P.E.B.A. che fine hanno fatto?". Unisciti con Damiano ed 27.723 sostenitori più oggi.