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Nel 36esimo anniversario dell’entrata in vigore della legge 194/78 che legalizza e regolamenta l’interruzione volontaria della gravidanza, legge che ha contribuito alla riduzione del numero degli aborti in Italia e drasticamente ridotto il numero degli aborti clandestini e le morti per aborto, ci rivolgiamo al Ministro della Salute fortemente preoccupati dalla serietà di quanto emerso dai dati del Ministero stesso sull’applicazione della legge. In particolare la gravità dell’aumento dell’obiezione di coscienza tra i medici e il personale paramedico.

In alcune zone della penisola infatti la percentuale di ginecologi obiettori è intorno all'80 per cento, come in Molise, Campania, Sicilia, mentre in Basilicata si raggiunge addirittura l'85,2 per cento del personale ospedaliero.

A fronte di questa situazione di patente disapplicazione della legge, e con l’obiettivo di proporre soluzioni semplici e immediate volte a garantire la piena attuazione della legge 194/78 per garantire il diritto delle donne a interrompere la gravidanza e quello dei medici ad obiettare, chiediamo al Ministro della Salute che vengano adottate le seguenti misure: 

• operare affinché le strutture sanitarie bandiscano concorsi riservati a medici non obiettori per la gestione dei servizi di IVG;

• creare un albo pubblico regionale dei medici obiettori di coscienza per consentire ai cittadini la piena cognizione delle scelte operate in tal senso del personale sanitario con cui interagiscono;

• promuovere l’utilizzo dei medici “gettonati” per sopperire nell’immediato alle carenze dei medici non obiettori;

• affidare la direzione dei presidi nei quali si effettua l'interruzione di gravidanza a chi non è obiettore, prevedendo quindi incentivi per il personale che effettua le interruzioni di gravidanza;

• introdurre il requisito della non obiezione per chi deve essere assunto o trasferito in presidi con oltre il 50% di obiettori, superando le limitazioni derivanti dal blocco del turnover;

• attuare l'istituto della mobilità, previsto dalla stessa legge 194/78, per coprire le carenze di medici ed infermieri non obiettori;

• promuovere un più ampio ricorso all’aborto farmacologico, metodica che permetterebbe di ridurre i tempi di attesa e i rischi di complicazioni, la cui incidenza aumenta con l’aumentare dell’età gestazionale;

• valorizzare e ridare piena centralità ai consultori familiari, quale servizio fondamentale per attuare vere politiche di informazione e prevenzione essenziali per l'attivazione del percorso per l'interruzione volontaria della gravidanza.

Letter to
Ministro della Salute Beatrice Lorenzin
Per una reale applicazione della legge 194 #apply194

Nel 36esimo anniversario dell’entrata in vigore della legge 194/78 che legalizza e regolamenta l’interruzione volontaria della gravidanza, legge che ha contribuito alla riduzione del numero degli aborti in Italia e drasticamente ridotto il numero degli aborti clandestini e le morti per aborto;

ci rivolgiamo a Lei fortemente preoccupati dalla serietà di quanto emerso dai dati del Ministro della Salute sull’applicazione della legge. In particolare la gravità dell’aumento dell’obiezione di coscienza tra i medici e il personale paramedico.

In alcune zone della penisola infatti la percentuale di ginecologi obiettori è intorno all'80 per cento, come in Molise, Campania, Sicilia, mentre in Basilicata si raggiunge addirittura l'85,2 per cento del personale ospedaliero.

Come Ella sa, l'art. 9 della Legge 194 disciplina l'esercizio dell'obiezione di coscienza da parte del personale sanitario che, con una dichiarazione preventiva, può essere esonerato dalle procedure connesse all'interruzione di gravidanza. L’obiezione di coscienza può riguardare esclusivamente quelle attività specificatamente e necessariamente dirette a determinare l'interruzione di gravidanza ma non quelle di assistenza prima e dopo l'intervento.

Non è possibile invocare tale obiezione quando, data la particolarità delle circostanze, l'intervento del personale sanitario sia indispensabile per salvare la vita della donna in imminente pericolo.

Al fine di garantire l'accesso al servizio su tutto il territorio nazionale, il comma 4 dell’art. 9 impone alle Regioni di controllare e garantire l'attuazione delle procedure previste dalla legge, anche attraverso la mobilità del personale, prevedendo quindi, accanto alla tutela dell'obiettore, la necessità di misure adeguate a garantire l'erogazione dei servizi affinché né gli obiettori né i non obiettori siano discriminati nelle loro scelte. Tale misura e' volta a garantire la tutela del diritto all'obiezione di coscienza senza limitare o rendere più gravoso l'esercizio di altri diritti riconosciuti per legge.

Il 6 marzo 2014, la Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati ha approvato una risoluzione che invita il Governo a predisporre tutte le iniziative necessarie affinché nell’organizzazione dei sistemi sanitari regionali si attui il quarto comma dell’articolo 9 della legge n. 194/78, nella parte in cui si prevede l’obbligo di controllare e garantire l’attuazione del diritto della donna alla scelta libera e consapevole, rilevando inoltre come le prescrizioni per l’utilizzo della metodica dell’aborto farmacologico con limiti entro la settima settimana e l’indicazione di ricovero per 3 giorni possono risultare disincentivanti rispetto alla richiesta di tale opzione - pratica che negli altri Paesi europei avviene con modalità di trattamento ambulatoriale o domiciliare.

Infine, l’8 Marzo 2014, il Comitato Europeo dei Diritti Sociali del Consiglio d'Europa ha denunciato che l'Italia viola i diritti delle donne che intendono interrompere la gravidanza. La causa di tale grave affermazione risiede nell'elevato e crescente numero di medici obiettori di coscienza.

A fronte di questa situazione di patente disapplicazione della legge, e con l’obiettivo di proporre soluzioni semplici e immediate volte a garantire la piena attuazione della legge 194/78 per garantire il diritto delle donne a interrompere la gravidanza e quello dei medici ad obiettare, come proposto da AIED, Associazione Luca Coscioni, LAIGA e CGIL ci appelliamo a Lei affinché vengano adottate le seguenti misure:

• operare affinché le strutture sanitarie bandiscano concorsi riservati a medici non obiettori per la gestione dei servizi di IVG;

• creare un albo pubblico regionale dei medici obiettori di coscienza per consentire ai cittadini la piena cognizione delle scelte operate in tal senso del personale sanitario con cui interagiscono;

• promuovere l’utilizzo dei medici “gettonati” per sopperire nell’immediato alle carenze dei medici non obiettori;

• affidare la direzione dei presidi nei quali si effettua l'interruzione di gravidanza a chi non è obiettore, prevedendo quindi incentivi per il personale che effettua le interruzioni di gravidanza;

• introdurre il requisito della non obiezione per chi deve essere assunto o trasferito in presidi con oltre il 50% di obiettori, superando le limitazioni derivanti dal blocco del turnover;

• attuare l'istituto della mobilità, previsto dalla stessa legge 194/78, per coprire le carenze di medici ed infermieri non obiettori;

• promuovere un più ampio ricorso all’aborto farmacologico, metodica che permetterebbe di ridurre i tempi di attesa e i rischi di complicazioni, la cui incidenza aumenta con l’aumentare dell’età gestazionale;

• valorizzare e ridare piena centralità ai consultori familiari, quale servizio fondamentale per attuare vere politiche di informazione e prevenzione essenziali per l'attivazione del percorso per l'interruzione volontaria della gravidanza.