BASTA PERCORSI ABILITANTI COSTOSI E INUTILI PER I DOCENTI!


BASTA PERCORSI ABILITANTI COSTOSI E INUTILI PER I DOCENTI!
Il problema
Siamo docenti, educatori, formatori.
Abbiamo studiato, investito, lavorato in condizioni spesso difficili, con contratti precari, responsabilità crescenti e riconoscimenti sempre più scarsi.
Molti di noi hanno lauree, master, i 24 CFU, anni di esperienza nelle scuole pubbliche e paritarie, corsi di formazione, aggiornamenti continui. Eppure oggi ci si chiede di affrontare un percorso abilitante a pagamento — dai 1.500 ai 3.000 euro — per continuare a fare il lavoro che già svolgiamo con passione e competenza.
E anche dopo questo sacrificio economico, non ci sarà alcuna reale stabilizzazione: solo un passaggio da una fascia all’altra, sempre senza continuità didattica, sempre a chiamata, sempre precari.
La situazione è denigrante.
Le selezioni recenti del PNRR hanno offerto posti ridicoli per molte classi di concorso, con modalità selettive che non premiano il merito ma distribuiscono “zuccherini” a caso.
Intanto, noi continuiamo a garantire scuola, ascolto, inclusione, con strumenti nostri e su stipendi spesso insufficienti.
Chiediamo al Ministro di ascoltarci.
Non chiediamo sconti.
Chiediamo:
- Il riconoscimento dell’esperienza maturata sul campo con criteri specifici;
- La valorizzazione dei titoli e dei percorsi formativi già svolti;
- Percorsi abilitanti accessibili, snelli e gratuiti per chi già insegna;
- Concorsi “veri”, trasparenti e regolari per tutte le classi di concorso;
- Una riforma che guardi alla qualità e alla dignità del personale docente.
Se anche tu credi nella scuola, nella competenza, nel merito vero, firma questa petizione.
Facciamoci sentire, INSIEME.
Di seguito la lettera al Ministro dell'Istruzione e del Merito.
Al Ministro dell’Istruzione e del Merito
Ministero dell’Istruzione e del Merito
Viale Trastevere, 76/A
00153 Roma
Oggetto: Lettera aperta sul sistema di abilitazione all’insegnamento
Egregio Ministro,
Sono la Prof.ssa Andrea Celeste Peronti e Le scrivo come persona che ha scelto di dedicare la propria vita alla scuola, con passione, sacrificio e profondo senso del dovere. Ho affrontato emergenze, accolto studenti in crisi, ascoltato i loro silenzi, raccolto i frammenti di famiglie spezzate e, ogni giorno, ho cercato di essere molto più di un semplice docente: una presenza costante, un punto di riferimento.
Ho trentuno anni e alle spalle sei anni di insegnamento, di cui due svolti anche nel ruolo di vicepreside. Oggi posso contare su quattro lauree di cui due master di secondo livello, 24 CFU, oltre agli esami integrativi per la mia classe di concorso. Il mio curriculum comprende inoltre la partecipazione, quasi sempre a mie spese, a oltre 30 tra corsi e seminari ministeriali ed universitari. I temi affrontati spaziano dall’inclusione scolastica all’intelligenza artificiale nella didattica, dall’orientamento alla neuro educazione, dai bisogni educativi speciali all’educazione civica nell’età contemporanea, fino alla progettazione europea in campo educativo e umanistico e alla gestione delle relazioni educative.
Sono inoltre iscritta all’Albo Erickson, nel ruolo di docente esperta nel digitale ed in possesso di competenze avanzate in tecnologie educative, didattica ospedaliera, management scolastico e progettazione educativa, tutte maturate in contesti ufficiali e certificati.
Supponenza? Assolutamente no, Le ho voluto semplicemente raccontare in breve, quanto tempo, energie e grande impegno ho investito nella formazione continua, e chiederLe perché devo affrontare un percorso abilitante dal costo di 1.500 euro — che altro non è che la riproposizione di contenuti già affrontati nei miei percorsi accademici — per continuare a fare ciò che già faccio con competenza e responsabilità, il cui risultato finale è un passaggio dalla seconda alla prima fascia e che non garantisce stabilità lavorativa, né continuità educativa per i nostri studenti e le nostre studentesse?
Naturalmente scrivo non solo a nome mio, ma a nome dei tanti colleghi che spesso sono in condizioni ancora più precarie e addirittura costretti a pagare fino a 3.000 euro per un percorso abilitante da 60 CFU, una cifra a volte insostenibile.
Siamo in tanti a chiederci, con amarezza, cosa significhi “merito” in questo contesto, e soprattutto perché le Istituzioni chiedono sempre di più e restituiscono sempre meno.
Ci si aspetta da noi dedizione totale, ma si risponde con burocrazia, corsi copia-incolla, costi che arricchiscono chi ha già il superfluo e gravano su chi vive di supplenze brevi, senza tutele e senza garanzie adeguate.
E’ vero negli ultimi anni sono stati banditi concorsi legati al PNRR, ma con una disponibilità di posti ridicola, per molte classi di concorso, e con modalità selettive che non premiano le competenze acquisite sul campo o nel percorso accademico pregresso, ma che sembrano somigliare più a “zuccherini” che lasciano l’amaro in bocca che ad una reale valorizzazione del merito.
Questa non è formazione. Questa è fatica inutile, è umiliazione, è una corsa a ostacoli che mortifica chi nella scuola ci crede ancora.
Non chiediamo sconti. Chiediamo che l’esperienza venga riconosciuta, che i titoli acquisiti con fatica abbiano un peso e non solo un mero riconoscimento di 4 u 30 CFU; ma soprattutto che si investa in formazione capace di prepararci ad affrontare i problemi reali con i quali ogni giorno dobbiamo confrontarci e che la politica non è in grado di capire..
Ripeto, noi non chiediamo scorciatoie ma di essere visti, di essere riconosciuti, di non dover lottare per dimostrare ciò che già siamo: insegnanti, nel senso più profondo e umano del termine.
E se è vero che la scuola è il cuore di un Paese, allora proteggerla significa ascoltare chi, quel cuore, lo fa battere ogni giorno con passione, con ostinazione e con speranza.
Mi rivolgo a Lei perché chi ha il potere di decidere, ha anche la responsabilità di ascoltare, e forse, nel rumore assordante delle riforme, sentire le voci di chi la scuola la vive davvero potrebbe tornarLe utile.
Con il grande rispetto che si riconosce a chi rappresenta le nostre Istituzioni,
Le auguro buon lavoro.
1947
Il problema
Siamo docenti, educatori, formatori.
Abbiamo studiato, investito, lavorato in condizioni spesso difficili, con contratti precari, responsabilità crescenti e riconoscimenti sempre più scarsi.
Molti di noi hanno lauree, master, i 24 CFU, anni di esperienza nelle scuole pubbliche e paritarie, corsi di formazione, aggiornamenti continui. Eppure oggi ci si chiede di affrontare un percorso abilitante a pagamento — dai 1.500 ai 3.000 euro — per continuare a fare il lavoro che già svolgiamo con passione e competenza.
E anche dopo questo sacrificio economico, non ci sarà alcuna reale stabilizzazione: solo un passaggio da una fascia all’altra, sempre senza continuità didattica, sempre a chiamata, sempre precari.
La situazione è denigrante.
Le selezioni recenti del PNRR hanno offerto posti ridicoli per molte classi di concorso, con modalità selettive che non premiano il merito ma distribuiscono “zuccherini” a caso.
Intanto, noi continuiamo a garantire scuola, ascolto, inclusione, con strumenti nostri e su stipendi spesso insufficienti.
Chiediamo al Ministro di ascoltarci.
Non chiediamo sconti.
Chiediamo:
- Il riconoscimento dell’esperienza maturata sul campo con criteri specifici;
- La valorizzazione dei titoli e dei percorsi formativi già svolti;
- Percorsi abilitanti accessibili, snelli e gratuiti per chi già insegna;
- Concorsi “veri”, trasparenti e regolari per tutte le classi di concorso;
- Una riforma che guardi alla qualità e alla dignità del personale docente.
Se anche tu credi nella scuola, nella competenza, nel merito vero, firma questa petizione.
Facciamoci sentire, INSIEME.
Di seguito la lettera al Ministro dell'Istruzione e del Merito.
Al Ministro dell’Istruzione e del Merito
Ministero dell’Istruzione e del Merito
Viale Trastevere, 76/A
00153 Roma
Oggetto: Lettera aperta sul sistema di abilitazione all’insegnamento
Egregio Ministro,
Sono la Prof.ssa Andrea Celeste Peronti e Le scrivo come persona che ha scelto di dedicare la propria vita alla scuola, con passione, sacrificio e profondo senso del dovere. Ho affrontato emergenze, accolto studenti in crisi, ascoltato i loro silenzi, raccolto i frammenti di famiglie spezzate e, ogni giorno, ho cercato di essere molto più di un semplice docente: una presenza costante, un punto di riferimento.
Ho trentuno anni e alle spalle sei anni di insegnamento, di cui due svolti anche nel ruolo di vicepreside. Oggi posso contare su quattro lauree di cui due master di secondo livello, 24 CFU, oltre agli esami integrativi per la mia classe di concorso. Il mio curriculum comprende inoltre la partecipazione, quasi sempre a mie spese, a oltre 30 tra corsi e seminari ministeriali ed universitari. I temi affrontati spaziano dall’inclusione scolastica all’intelligenza artificiale nella didattica, dall’orientamento alla neuro educazione, dai bisogni educativi speciali all’educazione civica nell’età contemporanea, fino alla progettazione europea in campo educativo e umanistico e alla gestione delle relazioni educative.
Sono inoltre iscritta all’Albo Erickson, nel ruolo di docente esperta nel digitale ed in possesso di competenze avanzate in tecnologie educative, didattica ospedaliera, management scolastico e progettazione educativa, tutte maturate in contesti ufficiali e certificati.
Supponenza? Assolutamente no, Le ho voluto semplicemente raccontare in breve, quanto tempo, energie e grande impegno ho investito nella formazione continua, e chiederLe perché devo affrontare un percorso abilitante dal costo di 1.500 euro — che altro non è che la riproposizione di contenuti già affrontati nei miei percorsi accademici — per continuare a fare ciò che già faccio con competenza e responsabilità, il cui risultato finale è un passaggio dalla seconda alla prima fascia e che non garantisce stabilità lavorativa, né continuità educativa per i nostri studenti e le nostre studentesse?
Naturalmente scrivo non solo a nome mio, ma a nome dei tanti colleghi che spesso sono in condizioni ancora più precarie e addirittura costretti a pagare fino a 3.000 euro per un percorso abilitante da 60 CFU, una cifra a volte insostenibile.
Siamo in tanti a chiederci, con amarezza, cosa significhi “merito” in questo contesto, e soprattutto perché le Istituzioni chiedono sempre di più e restituiscono sempre meno.
Ci si aspetta da noi dedizione totale, ma si risponde con burocrazia, corsi copia-incolla, costi che arricchiscono chi ha già il superfluo e gravano su chi vive di supplenze brevi, senza tutele e senza garanzie adeguate.
E’ vero negli ultimi anni sono stati banditi concorsi legati al PNRR, ma con una disponibilità di posti ridicola, per molte classi di concorso, e con modalità selettive che non premiano le competenze acquisite sul campo o nel percorso accademico pregresso, ma che sembrano somigliare più a “zuccherini” che lasciano l’amaro in bocca che ad una reale valorizzazione del merito.
Questa non è formazione. Questa è fatica inutile, è umiliazione, è una corsa a ostacoli che mortifica chi nella scuola ci crede ancora.
Non chiediamo sconti. Chiediamo che l’esperienza venga riconosciuta, che i titoli acquisiti con fatica abbiano un peso e non solo un mero riconoscimento di 4 u 30 CFU; ma soprattutto che si investa in formazione capace di prepararci ad affrontare i problemi reali con i quali ogni giorno dobbiamo confrontarci e che la politica non è in grado di capire..
Ripeto, noi non chiediamo scorciatoie ma di essere visti, di essere riconosciuti, di non dover lottare per dimostrare ciò che già siamo: insegnanti, nel senso più profondo e umano del termine.
E se è vero che la scuola è il cuore di un Paese, allora proteggerla significa ascoltare chi, quel cuore, lo fa battere ogni giorno con passione, con ostinazione e con speranza.
Mi rivolgo a Lei perché chi ha il potere di decidere, ha anche la responsabilità di ascoltare, e forse, nel rumore assordante delle riforme, sentire le voci di chi la scuola la vive davvero potrebbe tornarLe utile.
Con il grande rispetto che si riconosce a chi rappresenta le nostre Istituzioni,
Le auguro buon lavoro.
1947
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Petizione creata in data 25 aprile 2025