Semplificare le regole di DAD e quarantena per bambini 5-11 vaccinati o guariti!


Semplificare le regole di DAD e quarantena per bambini 5-11 vaccinati o guariti!
Il problema
Ho tre bambini di 10, 8 e 8 anni. Appena medici e scienziati ci hanno detto che dovevamo farli vaccinare, ho vinto ogni paura e, per senso civico, per loro e per tutti, l'ho fatto.
Oggi (25 gennaio 2022 - data in cui aggiorno i dati) ai miei figli, come a più di un milione di bambini in Italia sono già state somministrate due dosi. Questi bimbi, quindi, hanno un green pass che dovrebbe equivalere al green pass rinforzato degli adulti. Tuttavia, quando entrano in contatto con uno o due casi positivi a scuola, devono rispettare lo stesso protocollo, fare gli stessi tamponi, eventualmente, la quarantena e, quindi, la DAD di chi (5-11 anni) non è vaccinato o non è guarito dal covid negli ultimi 120 giorni.
Perché? Perché per gli adulti le regole sono cambiate e per i bambini no? Perché se i bambini entrano in contatto con uno o due positivi fuori dalla scuola vanno in “auto-sorveglianza attiva” come succede ad adolescenti e adulti (nel dll 229 del 30 dicembre 2021 che spiega la nuova normativa non è stata fatta distinzione per fasce di età), ma, se succede a scuola, si parla di nuovo di tamponi e quarantena? Perché la DAD e la quarantena da contatto a scuola vengono attivate allo stesso modo per tutti? Perché anche i bambini con green pass devono fare tamponi in continuazione e vivere nell'incubo che quel giorno si trasformi nel giorno T0 a cui, poi, seguirà un T5 o un T10? E perché, nel caso di due contatti positivi, devono ancora rimanere a casa da scuola 10 giorni, esattamente come e quando chi non ha avuto il covid negli ultimi 120 giorni o non è stato vaccinato? Questo è il paradosso scritto nero su bianco nella circolare congiunta dell’8 gennaio 2022, emanata dal Ministero della Salute e dall'Istruzione e firmata da Jacopo Greco per l’Istruzione e Giovanni Rezza per la Salute che contraddice il dll 229 del 30 dicembre 2021, dove, come abbiamo detto sopra, non si fa distinzione tra fasce di età diverse. I bambini con vaccinati o guariti negli ultimi 120 giorni non dovrebbero essere protetti da una carica virale superiore? E noi, che avevamo promesso loro una vita più “normale” e più continuità a scuola dopo il vaccino, come glielo spieghiamo, adesso, che non è così? Tra l’altro, adattare le condizioni sempre, anche per loro, non servirebbe a motivare le vaccinazioni per i più piccoli, se è questa la cosa migliore da fare per tutti?
Siamo sfiniti. Bambini che non sanno leggere, bambini che non possono concentrarsi, temi pieni di errori e senza concetti, occhi puntati sugli schermi a tutte le ore, mamme disperate che rischiano il lavoro ad ogni giorno di quarantena dei figli, litigi e insulti nelle chat di classe, relazioni costruite in anni e distrutte in una battuta. Incertezza, esasperazione, rabbia.
L'articolo 2 della costituzione dei diritti dell'infanzia, dice che gli Stati parti adottano tutti i provvedimenti appropriati affinché il fanciullo sia effettivamente tutelato contro ogni forma di discriminazione o di sanzione motivate dalla condizione sociale, dalle attività, opinioni professate e convinzioni dei suoi genitori, dei suoi rappresentanti legali o dei suoi familiari.
È questo il problema? Non si può discriminare i bambini in base alle opinioni e convinzioni dei genitori? Forse è vero, si discriminerebbe in base alla decisione presa dai genitori. Ma non sarebbe per il bene comune? Ma la DAD non discrimina in base a alla condizione sociale, alla cultura, alla lingua, al paese di provenienza, alle attività dei caregiver dei bambini? È due anni che c'è chi segue la DAD con tutto il supporto genitioriale, economico, tecnologico possibile e chi non ha nemmeno la connessione a casa.
Il vaccino dei bambini poteva porre fine a due anni di discriminazione più assoluta nel modo in cui il diritto all'educazione viene offerto ai nostri bambini, a tutte le incertezze legate alla scuola, al lavoro precario di certi genitori, alla capacità dei nostri figli di confrontarsi e relazionarsi con i loro pari, all'isolamento, alla solitudine e anche alla rabbia.
Forse la dose di vaccino che è stata somministrata loro non basta? Forse dei bambini non ci si può fidare? Forse ci siamo dimenticati di nuovo dei più piccoli? E anche un po' della logistica che i genitori devono mettere in piedi per occuparsi di loro? E le indelebili conseguenze psicologiche di questa pandemia?
Siamo sfiniti. e siamo anche arrabbiati`.
Non si tratta di vincere o di perdere. E non vogliamo fare polemica. Ma la comunicazione non ha funzionato e c'è troppa confusione. Qualcuno ci deve spiegare con chiarezza. La scuola è, o almeno dovrebbe essere, parte integrata della "normale" quotidianità dei nostri figli. Di tutti i figli. Ormai, è troppo tempo che sembra non essere più così scontata. Vogliamo capire perché almeno i bambini 5-11 anni vaccinati o guariti negli ultimi 120 giorni non possano tornare ad un minimo di "normalità".
E vogliono capirlo anche loro.

Il problema
Ho tre bambini di 10, 8 e 8 anni. Appena medici e scienziati ci hanno detto che dovevamo farli vaccinare, ho vinto ogni paura e, per senso civico, per loro e per tutti, l'ho fatto.
Oggi (25 gennaio 2022 - data in cui aggiorno i dati) ai miei figli, come a più di un milione di bambini in Italia sono già state somministrate due dosi. Questi bimbi, quindi, hanno un green pass che dovrebbe equivalere al green pass rinforzato degli adulti. Tuttavia, quando entrano in contatto con uno o due casi positivi a scuola, devono rispettare lo stesso protocollo, fare gli stessi tamponi, eventualmente, la quarantena e, quindi, la DAD di chi (5-11 anni) non è vaccinato o non è guarito dal covid negli ultimi 120 giorni.
Perché? Perché per gli adulti le regole sono cambiate e per i bambini no? Perché se i bambini entrano in contatto con uno o due positivi fuori dalla scuola vanno in “auto-sorveglianza attiva” come succede ad adolescenti e adulti (nel dll 229 del 30 dicembre 2021 che spiega la nuova normativa non è stata fatta distinzione per fasce di età), ma, se succede a scuola, si parla di nuovo di tamponi e quarantena? Perché la DAD e la quarantena da contatto a scuola vengono attivate allo stesso modo per tutti? Perché anche i bambini con green pass devono fare tamponi in continuazione e vivere nell'incubo che quel giorno si trasformi nel giorno T0 a cui, poi, seguirà un T5 o un T10? E perché, nel caso di due contatti positivi, devono ancora rimanere a casa da scuola 10 giorni, esattamente come e quando chi non ha avuto il covid negli ultimi 120 giorni o non è stato vaccinato? Questo è il paradosso scritto nero su bianco nella circolare congiunta dell’8 gennaio 2022, emanata dal Ministero della Salute e dall'Istruzione e firmata da Jacopo Greco per l’Istruzione e Giovanni Rezza per la Salute che contraddice il dll 229 del 30 dicembre 2021, dove, come abbiamo detto sopra, non si fa distinzione tra fasce di età diverse. I bambini con vaccinati o guariti negli ultimi 120 giorni non dovrebbero essere protetti da una carica virale superiore? E noi, che avevamo promesso loro una vita più “normale” e più continuità a scuola dopo il vaccino, come glielo spieghiamo, adesso, che non è così? Tra l’altro, adattare le condizioni sempre, anche per loro, non servirebbe a motivare le vaccinazioni per i più piccoli, se è questa la cosa migliore da fare per tutti?
Siamo sfiniti. Bambini che non sanno leggere, bambini che non possono concentrarsi, temi pieni di errori e senza concetti, occhi puntati sugli schermi a tutte le ore, mamme disperate che rischiano il lavoro ad ogni giorno di quarantena dei figli, litigi e insulti nelle chat di classe, relazioni costruite in anni e distrutte in una battuta. Incertezza, esasperazione, rabbia.
L'articolo 2 della costituzione dei diritti dell'infanzia, dice che gli Stati parti adottano tutti i provvedimenti appropriati affinché il fanciullo sia effettivamente tutelato contro ogni forma di discriminazione o di sanzione motivate dalla condizione sociale, dalle attività, opinioni professate e convinzioni dei suoi genitori, dei suoi rappresentanti legali o dei suoi familiari.
È questo il problema? Non si può discriminare i bambini in base alle opinioni e convinzioni dei genitori? Forse è vero, si discriminerebbe in base alla decisione presa dai genitori. Ma non sarebbe per il bene comune? Ma la DAD non discrimina in base a alla condizione sociale, alla cultura, alla lingua, al paese di provenienza, alle attività dei caregiver dei bambini? È due anni che c'è chi segue la DAD con tutto il supporto genitioriale, economico, tecnologico possibile e chi non ha nemmeno la connessione a casa.
Il vaccino dei bambini poteva porre fine a due anni di discriminazione più assoluta nel modo in cui il diritto all'educazione viene offerto ai nostri bambini, a tutte le incertezze legate alla scuola, al lavoro precario di certi genitori, alla capacità dei nostri figli di confrontarsi e relazionarsi con i loro pari, all'isolamento, alla solitudine e anche alla rabbia.
Forse la dose di vaccino che è stata somministrata loro non basta? Forse dei bambini non ci si può fidare? Forse ci siamo dimenticati di nuovo dei più piccoli? E anche un po' della logistica che i genitori devono mettere in piedi per occuparsi di loro? E le indelebili conseguenze psicologiche di questa pandemia?
Siamo sfiniti. e siamo anche arrabbiati`.
Non si tratta di vincere o di perdere. E non vogliamo fare polemica. Ma la comunicazione non ha funzionato e c'è troppa confusione. Qualcuno ci deve spiegare con chiarezza. La scuola è, o almeno dovrebbe essere, parte integrata della "normale" quotidianità dei nostri figli. Di tutti i figli. Ormai, è troppo tempo che sembra non essere più così scontata. Vogliamo capire perché almeno i bambini 5-11 anni vaccinati o guariti negli ultimi 120 giorni non possano tornare ad un minimo di "normalità".
E vogliono capirlo anche loro.

PETIZIONE CHIUSA
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Petizione creata in data 11 gennaio 2022