Badanti e collaboratori domestici - Diamo voce per diritti umani ai lavoratori

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La presente petizione vuole dare voce a tutti quelli che esercitando attività di lavoro domestico che di
norma riguarda colf, badanti, baby sitter, maggiordomi e così via, hanno dovuto sopportare la totale
negazione dei propri diritti. A ciò ha contribuito la mancanza di rigidità nei controlli da parte delle Istituzioni
preposte ed il conseguente approfittamento da parte dei datori di lavoro.
Il lavoro domestico prevede delle regole ben specifiche che vanno rispettate.
Siamo un esercito muto, poco compreso, con pochi diritti perlopiù negati, che si dedica alla cura dei deboli
anziani e delle persone non autosufficienti, pertanto abbiamo un ruolo fondamentale all’interno della
società a cui dovrebbe corrispondere un trattamento retributivo adeguato ed una maggiore considerazione
politica.
Molto spesso assimilati a carri armati – tuttofare sottopagati,  a servizio dell'intera famiglia in totale
contrapposizione al contratto nazionale previsto per i lavoratori domestici che, comunque, a nostro parere,
risultata iniquo.
I controlli non esistono, le denunce vengono spesso ignorate e le possibilità di agire in giudizio per far
valere i nostri diritti vengono meno a causa dei pochi soldi della retribuzione che percepiamo, già di per sé
poca per poter vivere, figuriamoci per poter sostenere un processo giudiziale.
Vorremmo lottare anche contro il lavoro nero, ma la totale assenza di controlli ci impone di accettarlo a
condizioni servili per poter sopravvivere. L’evasione fiscale parte soprattutto dai datori di lavoro, che
dichiarano 25 ore settimanali  e invece si lavora 54 ore a settimana.
Sarà una petizione in continuo aggiornamento per dar voce a tutte le sfaccettature e frustrazioni che
accadono in questo ambito lavorativo, tanto ricercato ma poco rispettato e tutelato. Daremo voce nei
commenti a chiunque abbia subito illegalità.
Chiediamo i nostri diritti di esseri umani perché il lavoro domestico costituisce la nuova forma di schiavitù. Abbiamo bisogno di riposo per poter essere in grado di curare i nostri assistiti e prenderci cura della nostra
famiglia. Corriamo quotidianamente seri rischi per il contagio di malattie durante le nostre attività lavorative ma non
possiamo permetterci di ammalarci per più di un massimo di quindici giorni in un anno,  per non parlare della legge sulla sicurezza nel posto di lavoro, mai
applicata al nostro settore.
Tante/i di noi soffrono di ansia e depressione,  dovuta allo stress e alla mancanza di adeguata cura di noi
stesse/i, problemi ortopedici dovuti ai pesi eccessivi che molte volte siamo chiamate/i a sollevare.
Tante/i di noi soffrono di solitudine e di nostalgia per le famiglie lasciate a casa nel nostro paese di origine,
spesso lontano dall’Italia.
Come nel passato per gli italiani, anche noi siamo emigrate/i per dare un futuro migliore ai nostri figli e per
aiutare a vivere le nostre famiglie.
Vogliamo poter lavorare, ma non gratuitamente, non sottopagati o in condizioni servili.
Vorremmo solo vivere dignitosamente nel rispetto della legalità e dei diritti costituzionalmente garantiti.



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