Facilitiamo l'accesso al Monte dei Cocci nel rione Testaccio a Roma

Il problema

Sono una sociologa urbana, vivo da quaranta anni nell'ex quartiere operaio di Testaccio a Roma rione al quale ho dedicato varie pubblicazioni scientifiche nel corso della mia professione. Un rione ricco di memoria, storia e contemporaneità. Sono tante le narrazioni che si sono incontrate - e che prima o poi si vanno ad incrociare - in questo luogo dove sorge il Monte dei Cocci o Monte Testaccio, la prima discarica controllata di Roma imperiale. Il Monte dei Cocci è nato e cresciuto lungo il corso di tre secoli tra il I e il III d.C. dall'accumularsi di cocci di anfore d'olio scaricate al Porto dell'Emporio e provenienti dalla Spagna. Il Monte dà nome al rione, testae in latino significa infatti "coccio". Si tratta allo stesso tempo di un monumento naturale e di un documento, perché attraverso saggi archeologici, tuttora attivi dalla fine dell'Ottocento a causa della vastità dell'area ancora da esaminare, è stato possibile ricostruire parte della storia commerciale dell'Impero romano. Un sito unico al mondo ma chiuso. Per aprilo infatti occorre chiedere ed ottenere un permesso speciale, chiamando il Comune di Roma che decide data, tempo di permanenza (massimo 1 ora) e numero di partecipanti (massimo 30, perché l'assicurazione copre massimo 30 persone). Anche questo sito è gestito dalla società Zétema a cui si versa il biglietto di entrata.  Un vero peccato per le potenzialità turistiche che questo sito rappresenta. Uno stato delle cose che ne fissa la percezione, complice anche la particolarità del rione Testaccio, in uno spazio senza tempo.

La sua inaccessibilità è un oltraggio quindi non solo alla memoria, ma al piacere di poter osservare dalla sua sommità l'altra Roma, quella del lavoro e della fatica, quella del panorama industriale della zona Ostiense e Marconi, dell'ex Mattatoio e del Campo Boario. Rappresenta inoltre un danno al diritto di cittadinanza che si esprime anche nel godimento dei beni artistici pubblici.

Chiediamo quindi che il Comune di Roma, il Ministero della Cultura, la Sovrintendenza Comunale e Statale per i beni architettonici e paesaggistici del Lazio pongano maggiore attenzione a questo luogo, coinvolgendo le realtà associative nella gestione di attività per la promozione turistica del Monte dei Cocci, creando allo stesso tempo occasione di impiego e valorizzazione della cultura. Non chiediamo una apertura sconsiderata, ma delle modalità di prenotazioni più snelle e maggiori possibilità di lavoro (attualmente le associazioni culturali possono prenotare soltanto due date nei fine settimana ogni tre mesi! Possono altrimenti prenotare durante la settimana ma ovviamente è molto difficile avere adesioni nei giorni lavorativi).

Irene Ranaldi Presidente dell'Associazione di promozione sociale "Ottavo Colle"

www.ottavocolle.com 

 Marmorata169

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Irene RanaldiPromotore della petizioneSociologa urbana, ricercatrice su fenomeni di gentrification
Questa petizione aveva 5364 sostenitori

Il problema

Sono una sociologa urbana, vivo da quaranta anni nell'ex quartiere operaio di Testaccio a Roma rione al quale ho dedicato varie pubblicazioni scientifiche nel corso della mia professione. Un rione ricco di memoria, storia e contemporaneità. Sono tante le narrazioni che si sono incontrate - e che prima o poi si vanno ad incrociare - in questo luogo dove sorge il Monte dei Cocci o Monte Testaccio, la prima discarica controllata di Roma imperiale. Il Monte dei Cocci è nato e cresciuto lungo il corso di tre secoli tra il I e il III d.C. dall'accumularsi di cocci di anfore d'olio scaricate al Porto dell'Emporio e provenienti dalla Spagna. Il Monte dà nome al rione, testae in latino significa infatti "coccio". Si tratta allo stesso tempo di un monumento naturale e di un documento, perché attraverso saggi archeologici, tuttora attivi dalla fine dell'Ottocento a causa della vastità dell'area ancora da esaminare, è stato possibile ricostruire parte della storia commerciale dell'Impero romano. Un sito unico al mondo ma chiuso. Per aprilo infatti occorre chiedere ed ottenere un permesso speciale, chiamando il Comune di Roma che decide data, tempo di permanenza (massimo 1 ora) e numero di partecipanti (massimo 30, perché l'assicurazione copre massimo 30 persone). Anche questo sito è gestito dalla società Zétema a cui si versa il biglietto di entrata.  Un vero peccato per le potenzialità turistiche che questo sito rappresenta. Uno stato delle cose che ne fissa la percezione, complice anche la particolarità del rione Testaccio, in uno spazio senza tempo.

La sua inaccessibilità è un oltraggio quindi non solo alla memoria, ma al piacere di poter osservare dalla sua sommità l'altra Roma, quella del lavoro e della fatica, quella del panorama industriale della zona Ostiense e Marconi, dell'ex Mattatoio e del Campo Boario. Rappresenta inoltre un danno al diritto di cittadinanza che si esprime anche nel godimento dei beni artistici pubblici.

Chiediamo quindi che il Comune di Roma, il Ministero della Cultura, la Sovrintendenza Comunale e Statale per i beni architettonici e paesaggistici del Lazio pongano maggiore attenzione a questo luogo, coinvolgendo le realtà associative nella gestione di attività per la promozione turistica del Monte dei Cocci, creando allo stesso tempo occasione di impiego e valorizzazione della cultura. Non chiediamo una apertura sconsiderata, ma delle modalità di prenotazioni più snelle e maggiori possibilità di lavoro (attualmente le associazioni culturali possono prenotare soltanto due date nei fine settimana ogni tre mesi! Possono altrimenti prenotare durante la settimana ma ovviamente è molto difficile avere adesioni nei giorni lavorativi).

Irene Ranaldi Presidente dell'Associazione di promozione sociale "Ottavo Colle"

www.ottavocolle.com 

 Marmorata169

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Irene RanaldiPromotore della petizioneSociologa urbana, ricercatrice su fenomeni di gentrification

I decisori

Roberto Gualtieri
Roberto Gualtieri
Sindaco
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Petizione creata in data 22 aprile 2015