Apriamo corridoi umanitari per le popolazioni vittime della guerra in Siria

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All'inizio di ottobre 2019 la Turchia ha lanciato un'offensiva militare nel nord-est della Siria. L’obiettivo del presidente turco Erdogan è costringere le milizie curde dell'Unità di protezione del Popolo (Ypg) a lasciare la regione e collocarvi i 2 milioni di profughi di guerra siriani stanziati oggi in Turchia (qui gli aggiornamenti in tempo reale sul conflitto).

Tra il 2014 e il 2018 l'Ypg - sotto l'effige dell'alleanza delle Forze Democratiche Siriane - ha combattuto contro l'Isis in Siria e Iraq, contribuendo in modo decisivo alla caduta del sedicente Stato islamico. Ankara - che ha sempre visto i curdi come una minaccia per la sua sicurezza nazionale - considera tuttavia le milizie dell'Unità di protezione del Popolo un'organizzazione terroristica.

L'offensiva anti-Ypg della Turchia ha aperto una nuova grave crisi umanitaria. “In tutti questi anni non abbiamo mai visto ferite del genere”, ha dichiarato Jamila Hame, co-presidente della Mezzaluna Rossa, a Benedetta Argentieri, inviata di TPI nel Rojava. L'Amministrazione autonoma curda ha parlato di attacchi condotti utilizzando bombe al fosforo (vietate dalla comunità internazionale): un'accusa rilanciata anche da un medico intervistato da TPI all’ospedale Ferman, a Qamishli.

Dall'inizio del conflitto l’Osservatorio siriano per i diritti umani stima almeno 150 vittime civili, mentre l'Onu conta attualmente quasi 110mila sfollati, di cui 45mila minori.

Nel frattempo altri 106mila sfollati sono potuti tornare a casa, molto spesso in aree passate ora sotto il controllo turco. Le condizioni di vita in questi luoghi, però, sono molto cambiate in seguito all'inizio delle ostilità: secondo le Nazioni Unite, nel governatorato di Hasakeh i prezzi dei prodotti alimentari sono aumentati circa del 20% e circa 460mila persone nei dintorni del capoluogo provinciale dipendono dalla stazione idrica di Alouk, dove i bombardamenti hanno provocato anche la distruzione di 20 delle 150 scuole del distretto.

Le popolazioni vittime del conflitto hanno urgente bisogno di aiuti umanitari. La risoluzione dei problemi internazionali di carattere umanitario è tra le finalità elencate nella Carta delle Nazioni Unite, mentre il Trattato sull'Unione europea affida all'Ue il compito di "aiutare le popolazioni, i paesi e le regioni colpiti da calamità naturali o provocate dall'uomo". Per queste ragioni, chiediamo alle Nazioni Unite, all'Unione europea e all'Italia come membro fondatore dell'Ue di garantire un corridoio umanitario in Siria orientale per fornire assistenza a tutti i siriani coinvolti nel conflitto.

Foto credit:  Benedetta Argentieri