Appello per la lingua e la cultura italiana.

Il problema

I dati dell’Istat su “natalità e fecondità” evidenziano, negli ultimi cinque anni, come gli italiani facciano sempre meno figli e la popolazione continui ad invecchiare, mentre cresce l'emigrazione dei giovani all’estero, non vi è una corretta gestione dei flussi migratori nel nostro Paese e gli stessi dati sulla conoscenza della lingua italiana da parte degli italiani sono preoccupanti:  questi elementi, emersi in un convegno lo scorso dicembre, a conclusione delle commemorazioni per i 700 anni della morte di Dante Alighieri, ci hanno spinto a preparare l'appello per il futuro della lingua e della cultura italiana.

Esso si compone di due parti: una analisi precisa delle criticità che stanno rendendo la lingua e la cultura italiana sempre più marginale nel mondo; una serie di proposte per invertire questa tendenza.

Soggetti promotori dell'appello sono: la "Lectura Dantis Metelliana", nelle persone del presidente, Marco Galdi, e della Direttrice Scientifica, Irene Chirico; il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero , nella persona del  Segretario Generale Michele Schiavone; il Direttore Generale  della Società Dante Alighieri, Alessandro Masi; l'Associazione degli Italianisti (ADI), nella persona del suo Presidente, Gino Ruozzi; l'Associazione Italiana di Cultura Classica, nella persona del suo Presidente, Mario Capasso; la Società dei Filologi della Letteratura Italiana, nella persona della sua Presidente,  Daniela Gionta; il Liceo A. Genoino di Cava de’ Tirreni, capofila di 100 scuole italiane nel progetto “Un manifesto per Dante”, nel cui contesto è nata l'iniziativa dell'appello, D.S. Stefania Lombardi; l'editore italiano ad Atene, Enzo Terzi,     ETPbooks; la docente di Lingua e letteratura italiana nell’Università di Szeged (Ungheria), Eva Vigh; il Presidente del Comitato di Nicosia (Cipro) della Società Dante Alighieri, Umberto Mondini; l'Istituto Comprensivo “1 Alatri”, nella persona del D.S., Rossella Veglianti; l'Istituto Comprensivo “Salerno V Ogliara”, nella persona del D.S. Sofia Palumbo.

Di seguito il contenuto dell'Appello:

                        Appello per la lingua e la cultura italiana


Nel corso di una tavola rotonda - organizzata lo scorso 21 dicembre 2021 nell’ambito del progetto “Un manifesto per Dante”, che ha coinvolto, in occasione delle celebrazioni dei 700 anni della morte di Dante Alighieri, oltre cento scuole italiane e diverse istituzioni culturali e sociali - è emersa una situazione preoccupante per il futuro della lingua e della cultura italiana.

Ecco, principalmente, i dati che ci inducono a riflettere: 


1) I report dell’Istat su “natalità e fecondità” di recente pubblicazione hanno evidenziato come gli italiani facciano sempre meno figli e la popolazione continui ad invecchiare: si innalza l’età media delle donne che arrivano per la prima volta al parto, all’età di circa 32 anni, mentre il numero medio di figli per donna si attesta a 1,24 (ben al di sotto della soglia di 2,11, considerata indice di una società che evolve). Per 5 anni consecutivi, dal 2015 al 2019, si è registrato un progressivo calo delle nascite e, addirittura, nel 2021 si sono avuti circa 400 mila nati, con una riduzione di oltre il 30% rispetto a 12 anni fa. La tendenza alla decrescita della popolazione residente è ipotizzata dall’Istat nel modo seguente: da 59,6 milioni al 1° gennaio 2020 a 58 mln nel 2030, a 54,1 mln nel 2050 fino a 47,6 mln nel 2070 (dati Istat, Periodo di riferimento base 1/1/2020; data di pubblicazione 26 novembre 2021).


2) I dati sull’emigrazione dei giovani italiani all’estero sono in crescita. Nel 2019, ultimo dato significativo in considerazione della successiva diffusione della pandemia, il volume complessivo delle cancellazioni anagrafiche per l’estero è di 180 mila unità, in aumento del 14,4% rispetto all’anno precedente. Le emigrazioni dei cittadini italiani sono il 68% del totale (122.020), che comprende la cancellazione anagrafica anche di residenti in Italia cittadini stranieri. Se si considera il numero dei rimpatri (iscrizioni anagrafiche dall’estero di cittadini italiani), pari a 68.207, il calcolo del saldo migratorio con l’estero degli italiani (iscrizioni meno cancellazioni anagrafiche) restituisce un valore negativo di 53.813 unità (dati Istat, Periodo di riferimento: anno 2019; data di pubblicazione 20 gennaio 2021).


3) I dati sull’immigrazione in Italia mostrano la presenza di flussi pronunciati da alcune nazioni rispetto ad altre ed uno sbilanciamento verso l’immigrazione di sesso maschile rispetto a quella femminile, dimostrando la carenza di una effettiva programmazione degli accessi ed evidenziando la circostanza che l’Italia spesso non rappresenti per i migranti un luogo ove stabilirsi definitivamente e fare famiglia. In particolare, dai dati dell’Istat in Italia al 2019 risultano 5.255.203 immigrati legali, che costituiscono l’8,7% della popolazione residente. Particolarmente interessante è la loro provenienza. Ad esempio, per quanto concerne gli immigrati di provenienza africana, essi sono ripartiti nel modo seguente: Nigeria, donne 47.599, uomini 69.759; Senegal, donne 28.219, uomini 82.023; Egitto, donne 42.518, uomini 84.215; Ghana, donne 17.072, uomini 34.310; Gambia, donne 643, uomini 
22.197; Mali, donne 874, uomini 20.352; Guinea, donne 1.598, uomini 11.895. Da segnalare, inoltre, che la percentuale degli africani che studia l’italiano è particolarmente bassa (1%), con la conseguenza che in larga misura il tasso di alfabetizzazione degli immigrati nel nostro Paese provenienti dall’Africa è, rispetto alla conoscenza della lingua e della cultura italiane, senz’altro insufficiente (questo dato è riportato nell’intervento del Segretario Generale della Società Dante Alighieri, prof. Alessandro Masi, tenuto in occasione della terza edizione degli "Stati Generali della Lingua e della Creatività italiane nel mondo", svoltosi presso la Farnesina il 29 novembre 2021).


4) Ma anche i dati sulla conoscenza della lingua italiana da parte dei cittadini residenti nel Paese sono preoccupanti, alla luce sia dello storico ritardo dell’Italia nell’istruzione rispetto ai Paesi più avanzati (nel 2016, la quota di persone tra i 25 e i 64 anni con almeno un titolo di studio secondario superiore ha raggiunto il 60,1%, inferiore di 16,8 punti percentuali rispetto alla media europea. Si veda l’ultimo “Rapporto sulla conoscenza in Italia”, edizione 2018 del 28 febbraio 2018. Questo dato ha segnato un miglioramento poco significativo nella rilevazione del 2020, raggiungendo il 62,9%. Si veda il rapporto Istat sui “Livelli di istruzione in Italia”), sia alla luce dei più recenti risultati delle “prove Invalsi” (nel 2021 gli studenti che non raggiungono, a livello nazionale, risultati adeguati sono, per la lingua italiana, pari al 39%, il 5 % in più rispetto sia al 2018 che al 2019. Fonte: Rai scuola, Rapporto Invalsi 2021). 


E’ evidente che i dati sulla denatalità nel nostro Paese, insieme agli altri evidenziati, aprono uno scenario cupo, nel lungo periodo, per il futuro della lingua di Dante e della straordinaria cultura che, grazie a quella lingua, è stata elaborata e si è diffusa in Italia e nel mondo. 


Il rilievo del tema demografico è confermato, di recente, da specifiche politiche governative, quali l'assegno unico per i figli previsto a decorrere dal 31 luglio del 2021 (che parte dal settimo mese di gravidanza fino al compimento dei 21 anni), nonché il Decreto flussi, del 21 dicembre 2021, con il quale il Presidente del Consiglio ha stabilito l’entrata in Italia di 69.700 cittadini non comunitari.
E, tuttavia, si deve prendere atto che allo stato non esistono politiche attive significative a salvaguardia della lingua italiana, sia nella regolazione dei flussi migratori che nel sostegno alla diffusione dell’italiano nel mondo. Prova ne è il recente “Decreto flussi”, ispirato esclusivamente alle, pur meritevoli, esigenze dell’economia e della produzione: esso, tuttavia non attribuisce alcun rilievo alla formazione dei migranti, che invece andrebbe considerata, attraverso la valutazione, nella selezione degli ingressi, almeno di competenze linguistiche e culturali italiane di base. 
Ulteriore prova ne è, inoltre, l’irrilevanza della somma investita annualmente dallo Stato italiano nella diffusione della lingua e della cultura italiana all’estero, pari a 8.773.133 euro, a fronte dei 130 milioni di sterline con cui è finanziato ogni anno il British Council o le somme di poco inferiori stanziate dalla Germania (Goethe) e dalla Francia (Alliance française) per i loro Istituti all’estero. Persino la Spagna assegna al Cervantes 70 milioni di euro annui ed il Portogallo attribuisce al Camões 16 milioni (i dati sono riportati nel già citato intervento del Segretario Generale della Società Dante Alighieri, Prof. Alessandro Masi).

Molto significativo, al riguardo, è stato l’intervento del Capo dello Stato, svolto in apertura degli "Stati Generali della Lingua e della Creatività italiane nel mondo" alla Farnesina, il 29 novembre 2021, allorché il Presidente Mattarella, pur nel self restraint proprio della carica, ha affermato: “Le precedenti edizioni degli Stati generali, cui ho partecipato nel corso del mio mandato, si sono proposte di corrispondere alle attese di un incremento delle attività di promozione dell’italiano all’estero, nella giusta convinzione che la diffusione della lingua comporti un incremento del soft power fra i suoi promotori. Occorre ammettere che gli sforzi messi in campo, per quanto frutto di un lavoro generoso, rendono evidente la necessità e l’urgenza di un impegno ancor più ampio e intenso, che sappia unire allo schema esistente, sia educativo sia di animazione culturale, la consapevolezza dell’ampiezza del messaggio della cultura italica nel mondo”. Quindi, il Presidente rifletteva “sull’indebolimento della rete degli istituti educativi, anche di quelli di più antico insegnamento”. 

Ma, soprattutto, preoccupa la riduzione, testimoniata dall’appello lanciato nel 2019 dal presidente degli italianisti francesi, Jean-Luc Nardone, e chiaramente emersa nella tavola rotonda che ha originato questo documento, del numero degli studenti che nelle altre nazioni apprendono l’italiano a livello universitario, con inevitabile riduzione, nel tempo, se non integrale eliminazione, dei Dipartimenti di italianistica nelle Università straniere. Si ritiene, infatti, che in un mondo globalizzato, con la progressiva omogeneizzazione delle condizioni sociali verso il basso e la crisi generalizzata della classe media, lo studio della lingua e della cultura italiana sarà sempre più marginalizzato, a favore dello studio di lingue e culture a maggiore vocazione economica e commerciale (ciò è già evidente per la lingua inglese, ma lo sta diventando sempre di più per il mandarino).
Unico segnale positivo, che fa sperare in un’almeno parziale inversione di tendenza, è la centralizzazione delle politiche scolastiche per l’estero e l’istituzione presso il Ministero degli Esteri, a decorrere dal 1° gennaio di quest’anno, della nuova “Direzione generale per la diplomazia pubblica e culturale”. 

Alla luce delle tendenze illustrate, si propongono le seguenti linee di intervento, come base di riflessione per aprire un tavolo di confronto a livello nazionale sul tema della salvaguardia e valorizzazione della lingua e della cultura italiana:

1) È indispensabile una effettiva programmazione del flusso in entrata dei migranti nel nostro Paese, che tenga conto, anche per la concessione di permessi di lavoro stagionali e temporanei, di competenze linguistiche e culturali di base, oltre che delle abilità lavorative dei richiedenti, e che intervenga sugli squilibri di genere evidenziati. Per questi flussi, uno spazio decisamente maggiore andrebbe assicurato agli italo-discendenti provenienti da altre nazioni.


2) È indispensabile individuare presso il Ministero degli Interni un’apposita autorità di controllo ed ispezione, cui i funzionari dell’anagrafe ed i Sindaci possano rivolgersi per segnalare le carenze linguistiche rilevate in occasione del giuramento previsto dalla cerimonia di conferimento della cittadinanza italiana, considerato che oggi detto conferimento giustamente presuppone sul piano legislativo un livello di apprendimento della lingua italiana pari al B1 del QCER, ma che non rari sono i casi in cui le relative certificazioni linguistiche siano state rilasciate in carenza dei presupposti.

3) È palese la necessità di investimenti pubblici più significativi nella promozione della lingua e della cultura italiana, sostenendo le scuole di lingua italiana ma anche l’editoria italiana all’estero, soprattutto nelle azioni rivolte agli italo-discendenti nei Paesi di maggiore emigrazione, nonché nei Paesi dai quali provengono i maggiori flussi di immigrazione verso l’Italia.

4) Si rende necessaria una maggiore vigilanza all’estero sulle politiche educative praticate dagli altri Stati, per scongiurare il depauperamento dell’offerta formativa dell’italiano, di cui si fanno carico le istituzioni straniere, in particolare le scuole superiori e le Università, studiando modalità di incentivazione dei rapporti tra Istituti superiori e Università italiane e straniere e l’adeguata presenza di un maggior numero di docenti di letteratura e lingua italiana con disponibilità ad insegnare in Italia e all’estero.

5) Si richiede un maggior coordinamento fra le istituzioni nazionali, l’Università, il mondo associativo, i patronati, gli enti gestori/promotori e tutti i soggetti operanti all’estero nel settore della promozione della lingua e della cultura italiana, riponendosi grandi aspettative, in questa prospettiva, nella istituzione della nuova Direzione generale per la diplomazia pubblica e culturale.

6) Si propone, in ogni caso, l’individuazione di un interlocutore politico -istituzionale unico a livello governativo, che operi tanto come cabina di regia degli interventi di sostegno e valorizzazione della lingua e della cultura italiana all’estero, quanto, più in generale, della diaspora italiana all’estero, attualmente affidata ad un Sottosegretario titolare di ben sei deleghe presso il Ministero degli Esteri.

7) Si, propone, infine, l'istituzione di un Osservatorio che si occupi di stilare annualmente un Rapporto sullo stato delle politiche attive per il sostegno della lingua e della cultura italiana nel mondo, cui possano aderire Dipartimenti universitari, Istituzioni culturali e singoli intellettuali".

Dante ha letteralmente “costruito” l’italiano; lo ha “forgiato”; ha intuito la possibilità di una lingua unica per tutto il bel Paese, ritenendola capace di esprimere i più alti pensieri; e, non a torto, è considerato il “padre” dell’italiano e dell’italianità. Riteniamo che il miglior modo per attualizzare la sua straordinaria eredità sia oggi, a conclusione delle celebrazioni per i 700 anni della sua morte, quello di impegnarsi fattivamente per la salvaguardia della lingua e della cultura italiana, in Italia e nel mondo. 
Se letteratura, lingua e cultura sono anche economia, perché attraverso la loro difesa e diffusione si sostiene il made in Italy, il turismo, l’enogastronomia, l’immagine stessa dell’Italia nel mondo, la loro difesa e salvaguardia saranno garanzia di sopravvivenza della Nazione italiana, della sua identità e dei valori di cui è portatrice nel mondo. 
Occorre intervenire oggi, visto che i tempi ancora consentono di invertire le tendenze delineate, prima che sia troppo tardi!

 

 

  

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Marco GaldiPromotore della petizione

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Il problema

I dati dell’Istat su “natalità e fecondità” evidenziano, negli ultimi cinque anni, come gli italiani facciano sempre meno figli e la popolazione continui ad invecchiare, mentre cresce l'emigrazione dei giovani all’estero, non vi è una corretta gestione dei flussi migratori nel nostro Paese e gli stessi dati sulla conoscenza della lingua italiana da parte degli italiani sono preoccupanti:  questi elementi, emersi in un convegno lo scorso dicembre, a conclusione delle commemorazioni per i 700 anni della morte di Dante Alighieri, ci hanno spinto a preparare l'appello per il futuro della lingua e della cultura italiana.

Esso si compone di due parti: una analisi precisa delle criticità che stanno rendendo la lingua e la cultura italiana sempre più marginale nel mondo; una serie di proposte per invertire questa tendenza.

Soggetti promotori dell'appello sono: la "Lectura Dantis Metelliana", nelle persone del presidente, Marco Galdi, e della Direttrice Scientifica, Irene Chirico; il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero , nella persona del  Segretario Generale Michele Schiavone; il Direttore Generale  della Società Dante Alighieri, Alessandro Masi; l'Associazione degli Italianisti (ADI), nella persona del suo Presidente, Gino Ruozzi; l'Associazione Italiana di Cultura Classica, nella persona del suo Presidente, Mario Capasso; la Società dei Filologi della Letteratura Italiana, nella persona della sua Presidente,  Daniela Gionta; il Liceo A. Genoino di Cava de’ Tirreni, capofila di 100 scuole italiane nel progetto “Un manifesto per Dante”, nel cui contesto è nata l'iniziativa dell'appello, D.S. Stefania Lombardi; l'editore italiano ad Atene, Enzo Terzi,     ETPbooks; la docente di Lingua e letteratura italiana nell’Università di Szeged (Ungheria), Eva Vigh; il Presidente del Comitato di Nicosia (Cipro) della Società Dante Alighieri, Umberto Mondini; l'Istituto Comprensivo “1 Alatri”, nella persona del D.S., Rossella Veglianti; l'Istituto Comprensivo “Salerno V Ogliara”, nella persona del D.S. Sofia Palumbo.

Di seguito il contenuto dell'Appello:

                        Appello per la lingua e la cultura italiana


Nel corso di una tavola rotonda - organizzata lo scorso 21 dicembre 2021 nell’ambito del progetto “Un manifesto per Dante”, che ha coinvolto, in occasione delle celebrazioni dei 700 anni della morte di Dante Alighieri, oltre cento scuole italiane e diverse istituzioni culturali e sociali - è emersa una situazione preoccupante per il futuro della lingua e della cultura italiana.

Ecco, principalmente, i dati che ci inducono a riflettere: 


1) I report dell’Istat su “natalità e fecondità” di recente pubblicazione hanno evidenziato come gli italiani facciano sempre meno figli e la popolazione continui ad invecchiare: si innalza l’età media delle donne che arrivano per la prima volta al parto, all’età di circa 32 anni, mentre il numero medio di figli per donna si attesta a 1,24 (ben al di sotto della soglia di 2,11, considerata indice di una società che evolve). Per 5 anni consecutivi, dal 2015 al 2019, si è registrato un progressivo calo delle nascite e, addirittura, nel 2021 si sono avuti circa 400 mila nati, con una riduzione di oltre il 30% rispetto a 12 anni fa. La tendenza alla decrescita della popolazione residente è ipotizzata dall’Istat nel modo seguente: da 59,6 milioni al 1° gennaio 2020 a 58 mln nel 2030, a 54,1 mln nel 2050 fino a 47,6 mln nel 2070 (dati Istat, Periodo di riferimento base 1/1/2020; data di pubblicazione 26 novembre 2021).


2) I dati sull’emigrazione dei giovani italiani all’estero sono in crescita. Nel 2019, ultimo dato significativo in considerazione della successiva diffusione della pandemia, il volume complessivo delle cancellazioni anagrafiche per l’estero è di 180 mila unità, in aumento del 14,4% rispetto all’anno precedente. Le emigrazioni dei cittadini italiani sono il 68% del totale (122.020), che comprende la cancellazione anagrafica anche di residenti in Italia cittadini stranieri. Se si considera il numero dei rimpatri (iscrizioni anagrafiche dall’estero di cittadini italiani), pari a 68.207, il calcolo del saldo migratorio con l’estero degli italiani (iscrizioni meno cancellazioni anagrafiche) restituisce un valore negativo di 53.813 unità (dati Istat, Periodo di riferimento: anno 2019; data di pubblicazione 20 gennaio 2021).


3) I dati sull’immigrazione in Italia mostrano la presenza di flussi pronunciati da alcune nazioni rispetto ad altre ed uno sbilanciamento verso l’immigrazione di sesso maschile rispetto a quella femminile, dimostrando la carenza di una effettiva programmazione degli accessi ed evidenziando la circostanza che l’Italia spesso non rappresenti per i migranti un luogo ove stabilirsi definitivamente e fare famiglia. In particolare, dai dati dell’Istat in Italia al 2019 risultano 5.255.203 immigrati legali, che costituiscono l’8,7% della popolazione residente. Particolarmente interessante è la loro provenienza. Ad esempio, per quanto concerne gli immigrati di provenienza africana, essi sono ripartiti nel modo seguente: Nigeria, donne 47.599, uomini 69.759; Senegal, donne 28.219, uomini 82.023; Egitto, donne 42.518, uomini 84.215; Ghana, donne 17.072, uomini 34.310; Gambia, donne 643, uomini 
22.197; Mali, donne 874, uomini 20.352; Guinea, donne 1.598, uomini 11.895. Da segnalare, inoltre, che la percentuale degli africani che studia l’italiano è particolarmente bassa (1%), con la conseguenza che in larga misura il tasso di alfabetizzazione degli immigrati nel nostro Paese provenienti dall’Africa è, rispetto alla conoscenza della lingua e della cultura italiane, senz’altro insufficiente (questo dato è riportato nell’intervento del Segretario Generale della Società Dante Alighieri, prof. Alessandro Masi, tenuto in occasione della terza edizione degli "Stati Generali della Lingua e della Creatività italiane nel mondo", svoltosi presso la Farnesina il 29 novembre 2021).


4) Ma anche i dati sulla conoscenza della lingua italiana da parte dei cittadini residenti nel Paese sono preoccupanti, alla luce sia dello storico ritardo dell’Italia nell’istruzione rispetto ai Paesi più avanzati (nel 2016, la quota di persone tra i 25 e i 64 anni con almeno un titolo di studio secondario superiore ha raggiunto il 60,1%, inferiore di 16,8 punti percentuali rispetto alla media europea. Si veda l’ultimo “Rapporto sulla conoscenza in Italia”, edizione 2018 del 28 febbraio 2018. Questo dato ha segnato un miglioramento poco significativo nella rilevazione del 2020, raggiungendo il 62,9%. Si veda il rapporto Istat sui “Livelli di istruzione in Italia”), sia alla luce dei più recenti risultati delle “prove Invalsi” (nel 2021 gli studenti che non raggiungono, a livello nazionale, risultati adeguati sono, per la lingua italiana, pari al 39%, il 5 % in più rispetto sia al 2018 che al 2019. Fonte: Rai scuola, Rapporto Invalsi 2021). 


E’ evidente che i dati sulla denatalità nel nostro Paese, insieme agli altri evidenziati, aprono uno scenario cupo, nel lungo periodo, per il futuro della lingua di Dante e della straordinaria cultura che, grazie a quella lingua, è stata elaborata e si è diffusa in Italia e nel mondo. 


Il rilievo del tema demografico è confermato, di recente, da specifiche politiche governative, quali l'assegno unico per i figli previsto a decorrere dal 31 luglio del 2021 (che parte dal settimo mese di gravidanza fino al compimento dei 21 anni), nonché il Decreto flussi, del 21 dicembre 2021, con il quale il Presidente del Consiglio ha stabilito l’entrata in Italia di 69.700 cittadini non comunitari.
E, tuttavia, si deve prendere atto che allo stato non esistono politiche attive significative a salvaguardia della lingua italiana, sia nella regolazione dei flussi migratori che nel sostegno alla diffusione dell’italiano nel mondo. Prova ne è il recente “Decreto flussi”, ispirato esclusivamente alle, pur meritevoli, esigenze dell’economia e della produzione: esso, tuttavia non attribuisce alcun rilievo alla formazione dei migranti, che invece andrebbe considerata, attraverso la valutazione, nella selezione degli ingressi, almeno di competenze linguistiche e culturali italiane di base. 
Ulteriore prova ne è, inoltre, l’irrilevanza della somma investita annualmente dallo Stato italiano nella diffusione della lingua e della cultura italiana all’estero, pari a 8.773.133 euro, a fronte dei 130 milioni di sterline con cui è finanziato ogni anno il British Council o le somme di poco inferiori stanziate dalla Germania (Goethe) e dalla Francia (Alliance française) per i loro Istituti all’estero. Persino la Spagna assegna al Cervantes 70 milioni di euro annui ed il Portogallo attribuisce al Camões 16 milioni (i dati sono riportati nel già citato intervento del Segretario Generale della Società Dante Alighieri, Prof. Alessandro Masi).

Molto significativo, al riguardo, è stato l’intervento del Capo dello Stato, svolto in apertura degli "Stati Generali della Lingua e della Creatività italiane nel mondo" alla Farnesina, il 29 novembre 2021, allorché il Presidente Mattarella, pur nel self restraint proprio della carica, ha affermato: “Le precedenti edizioni degli Stati generali, cui ho partecipato nel corso del mio mandato, si sono proposte di corrispondere alle attese di un incremento delle attività di promozione dell’italiano all’estero, nella giusta convinzione che la diffusione della lingua comporti un incremento del soft power fra i suoi promotori. Occorre ammettere che gli sforzi messi in campo, per quanto frutto di un lavoro generoso, rendono evidente la necessità e l’urgenza di un impegno ancor più ampio e intenso, che sappia unire allo schema esistente, sia educativo sia di animazione culturale, la consapevolezza dell’ampiezza del messaggio della cultura italica nel mondo”. Quindi, il Presidente rifletteva “sull’indebolimento della rete degli istituti educativi, anche di quelli di più antico insegnamento”. 

Ma, soprattutto, preoccupa la riduzione, testimoniata dall’appello lanciato nel 2019 dal presidente degli italianisti francesi, Jean-Luc Nardone, e chiaramente emersa nella tavola rotonda che ha originato questo documento, del numero degli studenti che nelle altre nazioni apprendono l’italiano a livello universitario, con inevitabile riduzione, nel tempo, se non integrale eliminazione, dei Dipartimenti di italianistica nelle Università straniere. Si ritiene, infatti, che in un mondo globalizzato, con la progressiva omogeneizzazione delle condizioni sociali verso il basso e la crisi generalizzata della classe media, lo studio della lingua e della cultura italiana sarà sempre più marginalizzato, a favore dello studio di lingue e culture a maggiore vocazione economica e commerciale (ciò è già evidente per la lingua inglese, ma lo sta diventando sempre di più per il mandarino).
Unico segnale positivo, che fa sperare in un’almeno parziale inversione di tendenza, è la centralizzazione delle politiche scolastiche per l’estero e l’istituzione presso il Ministero degli Esteri, a decorrere dal 1° gennaio di quest’anno, della nuova “Direzione generale per la diplomazia pubblica e culturale”. 

Alla luce delle tendenze illustrate, si propongono le seguenti linee di intervento, come base di riflessione per aprire un tavolo di confronto a livello nazionale sul tema della salvaguardia e valorizzazione della lingua e della cultura italiana:

1) È indispensabile una effettiva programmazione del flusso in entrata dei migranti nel nostro Paese, che tenga conto, anche per la concessione di permessi di lavoro stagionali e temporanei, di competenze linguistiche e culturali di base, oltre che delle abilità lavorative dei richiedenti, e che intervenga sugli squilibri di genere evidenziati. Per questi flussi, uno spazio decisamente maggiore andrebbe assicurato agli italo-discendenti provenienti da altre nazioni.


2) È indispensabile individuare presso il Ministero degli Interni un’apposita autorità di controllo ed ispezione, cui i funzionari dell’anagrafe ed i Sindaci possano rivolgersi per segnalare le carenze linguistiche rilevate in occasione del giuramento previsto dalla cerimonia di conferimento della cittadinanza italiana, considerato che oggi detto conferimento giustamente presuppone sul piano legislativo un livello di apprendimento della lingua italiana pari al B1 del QCER, ma che non rari sono i casi in cui le relative certificazioni linguistiche siano state rilasciate in carenza dei presupposti.

3) È palese la necessità di investimenti pubblici più significativi nella promozione della lingua e della cultura italiana, sostenendo le scuole di lingua italiana ma anche l’editoria italiana all’estero, soprattutto nelle azioni rivolte agli italo-discendenti nei Paesi di maggiore emigrazione, nonché nei Paesi dai quali provengono i maggiori flussi di immigrazione verso l’Italia.

4) Si rende necessaria una maggiore vigilanza all’estero sulle politiche educative praticate dagli altri Stati, per scongiurare il depauperamento dell’offerta formativa dell’italiano, di cui si fanno carico le istituzioni straniere, in particolare le scuole superiori e le Università, studiando modalità di incentivazione dei rapporti tra Istituti superiori e Università italiane e straniere e l’adeguata presenza di un maggior numero di docenti di letteratura e lingua italiana con disponibilità ad insegnare in Italia e all’estero.

5) Si richiede un maggior coordinamento fra le istituzioni nazionali, l’Università, il mondo associativo, i patronati, gli enti gestori/promotori e tutti i soggetti operanti all’estero nel settore della promozione della lingua e della cultura italiana, riponendosi grandi aspettative, in questa prospettiva, nella istituzione della nuova Direzione generale per la diplomazia pubblica e culturale.

6) Si propone, in ogni caso, l’individuazione di un interlocutore politico -istituzionale unico a livello governativo, che operi tanto come cabina di regia degli interventi di sostegno e valorizzazione della lingua e della cultura italiana all’estero, quanto, più in generale, della diaspora italiana all’estero, attualmente affidata ad un Sottosegretario titolare di ben sei deleghe presso il Ministero degli Esteri.

7) Si, propone, infine, l'istituzione di un Osservatorio che si occupi di stilare annualmente un Rapporto sullo stato delle politiche attive per il sostegno della lingua e della cultura italiana nel mondo, cui possano aderire Dipartimenti universitari, Istituzioni culturali e singoli intellettuali".

Dante ha letteralmente “costruito” l’italiano; lo ha “forgiato”; ha intuito la possibilità di una lingua unica per tutto il bel Paese, ritenendola capace di esprimere i più alti pensieri; e, non a torto, è considerato il “padre” dell’italiano e dell’italianità. Riteniamo che il miglior modo per attualizzare la sua straordinaria eredità sia oggi, a conclusione delle celebrazioni per i 700 anni della sua morte, quello di impegnarsi fattivamente per la salvaguardia della lingua e della cultura italiana, in Italia e nel mondo. 
Se letteratura, lingua e cultura sono anche economia, perché attraverso la loro difesa e diffusione si sostiene il made in Italy, il turismo, l’enogastronomia, l’immagine stessa dell’Italia nel mondo, la loro difesa e salvaguardia saranno garanzia di sopravvivenza della Nazione italiana, della sua identità e dei valori di cui è portatrice nel mondo. 
Occorre intervenire oggi, visto che i tempi ancora consentono di invertire le tendenze delineate, prima che sia troppo tardi!

 

 

  

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Petizione creata in data 22 febbraio 2022