APPELLO PER L’UNITA’ DELLE FORZE DEMOCRATICHE CONTRO L’ORRORE DELLA GUERRA

Il problema

Due anni e mezzo di distruzione sistematica in Palestina, con oltre 70.000 morti - tra cui più di 20.000 bambini - e decenni di occupazione militare, espansione illegale delle colonie, apartheid, pulizia etnica e negazione dell’autodeterminazione del popolo palestinese a Gaza e in Cisgiordania, insieme alla valutazione diplausibilità del genocidio da parte della Corte Internazionale di Giustizia, alla dichiarazione dell’illegalità dell’occupazione e ai mandati di arresto emessi dalla Corte penale internazionale nei confronti di Benjamin Netanyahu e Yoav Gallant per crimini di guerra e crimini contro l’umanità, non sono stati sufficienti a fermare il genocidio, che continua ancora oggi. 

Non sono bastati gli Epstein files, che disvelano con chiarezza la natura più oscena e predatoria del potere, a incrinare quel sistema economico ed elitario intriso di impunità né a fermare gli scellerati atti di guerra imperiali di Trump e Netanyahu. 

Senza opposizioni reali e istituzionali e senza condanne chiare, l’“esperimento Gaza” ha spalancato la porta al disordine più dissoluto, alla guerra del più forte, all’impero e alla logica di dominio e alle gerarchie disumane che lo strutturano. 

L’operazione militare statunitense in Venezuela, l’arresto di Nicolás Maduro, la stretta sull’embargo economico contro Cuba - che sta mettendo in ginocchio milioni di persone - fanno parte della stessa grammatica della violenza che espropria, spolia e punisce chi si sottrae alla logica dell’impero. 

Siamo davanti a un sistema di potere di cui Trump, Netanyahu e i loro vassalli sono l’espressione grottesca: un potere che si considera assoluto e che, come affermato dallo stesso Trump, non riconosce alcun limite se non la propria interpretazione della moralità. 

L’aggressione militare congiunta di Israele e Stati Uniti, in violazione del diritto internazionale, contro l’Iran, che in poco più di due settimane ha provocato già milioni di sfollati e centinaia di migliaia di vittime civili - di cui 168 bambine e bambini nella strage della scuola elementare di Minab - costituisce una chiara violazione della Carta delle Nazioni Unite, e mina la sovranità e l’integrità territoriale dell’Iran. Non meno allarmante e giuridicamente illegittima è l’estensione del conflitto al Libano, che espone la popolazione civile a violenze sistematiche, causando la morte di migliaia di persone e la distruzione di spazi essenziali alla vita, quali abitazioni, strutture scolastiche e presidi sanitari. 

Quando il diritto “vale fino ad un certo punto”, quando i crimini non vengono neppure nominati come tali, quando il doppio standard ridefinisce le soggettività di diritto negandone l’umanità, quando l’arbitrio singolare e la forza muscolare diventano la bussola, allora la guerra si fa totale e le persone e gli Stati si trasformano in oggetti deumanizzati da massacrare. Del resto fu proprio questa logica, fondata sul primato della forza sul diritto, a condurre il mondo al secondo conflitto mondiale, logica che la comunità internazionale tentò successivamente di scongiurare con l’istituzione delle Nazioni Unite e con la Dichiarazione universale dei diritti umani. 

Sotto l’egida dei sovrani nessuno di noi è più al sicuro: non lo sono i Gazawi, i libanesi, gli ucraini, gli iraniani, così come non lo siamo noi italiani, a cui viene richiesto di pagare le loro guerre smantellando la sanità, la scuola, la cura, il lavoro. 

Siamo davanti a una delle più grandi crisi globali: la ristrutturazione violenta e verticistica dei mercati finanziari, l’interruzione del traffico nello stretto di Hormuz - da cui transita oltre il 20% del petrolio e del gas mondiale - e l’aumento dei prezzi dell’energia, ricadranno sulle tasche delle popolazioni di tutto il mondo. Una emergenza che si aggrava di giorno in giorno, tra l’aumento delle vite spezzate e degli sfollamenti e l’estensione degli effetti del conflitto all’intero sistema globale. Una crisi che, ancora una volta, saranno le persone comuni, noi, a pagare. 

Per questo non possiamo più aspettare, per questo è arrivato il momento di unirci. 

Sánchez ha già indicato la strada, smarcandosi da quella strategia trumpiana volta a ricostruire un nuovo ordine mondiale fondato sull’affermazione della forza e dicendo con chiarezza: 

“No alla guerra. No al fallimento del diritto internazionale. No ad assumere che il mondo possa risolvere i suoi problemi a base di conflitti e bombardamenti. No a ripetere gli errori del passato”. 

Chiediamo per questo al governo italiano di stare oggi e sempre dalla parte giusta della Storia: 

di condannare e chiedere di fermare immediatamente il genocidio in Palestina e la guerra unilaterale contro l’Iran condotta da Stati Uniti e Israele senza alcuna giustificazione nel diritto internazionale; 

di cessare di fornire supporto logistico e intelligence militare a questa escalation gravissima che rischia di destabilizzare, come già accaduto in passato, tutta l’Asia Occidentale; 

di assicurare il rispetto uniforme e non discriminatorio del diritto internazionale, riconoscendo che le violazioni dei diritti e dell’uso della forza non sono mai giustificabili da alcuna posizione di potere o di pretesa superiorità morale, e condannando in modo coerente qualsiasi violazione, in Ucraina, in Asia Occidentale e in ogni altro contesto internazionale; 

di elaborare strategie concrete e di lungo termine per difendere il lavoro, il reddito e il welfare dalle conseguenze economiche e sociali di questa nuova escalation globale. 

Noi rivendichiamo responsabilità, giustizia, equità, democrazia e reale autodeterminazione dei popoli. 

Per questo chiediamo con forza, a partire dalla nostra terra, la Basilicata, che tutte le forze sociali progressiste: partiti, movimenti, associazioni, trovino il coraggio di organizzarsi e unirsi a livello nazionale, europeo e mediterraneo per costruire finalmente un’alternativa reale al sistema politico ed economico che oggi alimenta guerre, diseguaglianze e distruzione. 

Martin Luther King diceva: “Non ho paura delle parole dei malvagi, ma del silenzio degli onesti”. 

Facciamo sentire oggi la nostra voce. Costruiamo insieme un’alternativa che nasca dal basso, ascoltando e accompagnando le voci che hanno riempito e continuano a riempire le nostre strade e le nostre piazze, le voci che attraversano il mare con coraggio e chiedono giustizia, diritti e pace. 

Perché ogni silenzio e ogni neutralità oggi significano complicità. 

17/03/2026 

Comitato per la Pace di Matera 

431

Il problema

Due anni e mezzo di distruzione sistematica in Palestina, con oltre 70.000 morti - tra cui più di 20.000 bambini - e decenni di occupazione militare, espansione illegale delle colonie, apartheid, pulizia etnica e negazione dell’autodeterminazione del popolo palestinese a Gaza e in Cisgiordania, insieme alla valutazione diplausibilità del genocidio da parte della Corte Internazionale di Giustizia, alla dichiarazione dell’illegalità dell’occupazione e ai mandati di arresto emessi dalla Corte penale internazionale nei confronti di Benjamin Netanyahu e Yoav Gallant per crimini di guerra e crimini contro l’umanità, non sono stati sufficienti a fermare il genocidio, che continua ancora oggi. 

Non sono bastati gli Epstein files, che disvelano con chiarezza la natura più oscena e predatoria del potere, a incrinare quel sistema economico ed elitario intriso di impunità né a fermare gli scellerati atti di guerra imperiali di Trump e Netanyahu. 

Senza opposizioni reali e istituzionali e senza condanne chiare, l’“esperimento Gaza” ha spalancato la porta al disordine più dissoluto, alla guerra del più forte, all’impero e alla logica di dominio e alle gerarchie disumane che lo strutturano. 

L’operazione militare statunitense in Venezuela, l’arresto di Nicolás Maduro, la stretta sull’embargo economico contro Cuba - che sta mettendo in ginocchio milioni di persone - fanno parte della stessa grammatica della violenza che espropria, spolia e punisce chi si sottrae alla logica dell’impero. 

Siamo davanti a un sistema di potere di cui Trump, Netanyahu e i loro vassalli sono l’espressione grottesca: un potere che si considera assoluto e che, come affermato dallo stesso Trump, non riconosce alcun limite se non la propria interpretazione della moralità. 

L’aggressione militare congiunta di Israele e Stati Uniti, in violazione del diritto internazionale, contro l’Iran, che in poco più di due settimane ha provocato già milioni di sfollati e centinaia di migliaia di vittime civili - di cui 168 bambine e bambini nella strage della scuola elementare di Minab - costituisce una chiara violazione della Carta delle Nazioni Unite, e mina la sovranità e l’integrità territoriale dell’Iran. Non meno allarmante e giuridicamente illegittima è l’estensione del conflitto al Libano, che espone la popolazione civile a violenze sistematiche, causando la morte di migliaia di persone e la distruzione di spazi essenziali alla vita, quali abitazioni, strutture scolastiche e presidi sanitari. 

Quando il diritto “vale fino ad un certo punto”, quando i crimini non vengono neppure nominati come tali, quando il doppio standard ridefinisce le soggettività di diritto negandone l’umanità, quando l’arbitrio singolare e la forza muscolare diventano la bussola, allora la guerra si fa totale e le persone e gli Stati si trasformano in oggetti deumanizzati da massacrare. Del resto fu proprio questa logica, fondata sul primato della forza sul diritto, a condurre il mondo al secondo conflitto mondiale, logica che la comunità internazionale tentò successivamente di scongiurare con l’istituzione delle Nazioni Unite e con la Dichiarazione universale dei diritti umani. 

Sotto l’egida dei sovrani nessuno di noi è più al sicuro: non lo sono i Gazawi, i libanesi, gli ucraini, gli iraniani, così come non lo siamo noi italiani, a cui viene richiesto di pagare le loro guerre smantellando la sanità, la scuola, la cura, il lavoro. 

Siamo davanti a una delle più grandi crisi globali: la ristrutturazione violenta e verticistica dei mercati finanziari, l’interruzione del traffico nello stretto di Hormuz - da cui transita oltre il 20% del petrolio e del gas mondiale - e l’aumento dei prezzi dell’energia, ricadranno sulle tasche delle popolazioni di tutto il mondo. Una emergenza che si aggrava di giorno in giorno, tra l’aumento delle vite spezzate e degli sfollamenti e l’estensione degli effetti del conflitto all’intero sistema globale. Una crisi che, ancora una volta, saranno le persone comuni, noi, a pagare. 

Per questo non possiamo più aspettare, per questo è arrivato il momento di unirci. 

Sánchez ha già indicato la strada, smarcandosi da quella strategia trumpiana volta a ricostruire un nuovo ordine mondiale fondato sull’affermazione della forza e dicendo con chiarezza: 

“No alla guerra. No al fallimento del diritto internazionale. No ad assumere che il mondo possa risolvere i suoi problemi a base di conflitti e bombardamenti. No a ripetere gli errori del passato”. 

Chiediamo per questo al governo italiano di stare oggi e sempre dalla parte giusta della Storia: 

di condannare e chiedere di fermare immediatamente il genocidio in Palestina e la guerra unilaterale contro l’Iran condotta da Stati Uniti e Israele senza alcuna giustificazione nel diritto internazionale; 

di cessare di fornire supporto logistico e intelligence militare a questa escalation gravissima che rischia di destabilizzare, come già accaduto in passato, tutta l’Asia Occidentale; 

di assicurare il rispetto uniforme e non discriminatorio del diritto internazionale, riconoscendo che le violazioni dei diritti e dell’uso della forza non sono mai giustificabili da alcuna posizione di potere o di pretesa superiorità morale, e condannando in modo coerente qualsiasi violazione, in Ucraina, in Asia Occidentale e in ogni altro contesto internazionale; 

di elaborare strategie concrete e di lungo termine per difendere il lavoro, il reddito e il welfare dalle conseguenze economiche e sociali di questa nuova escalation globale. 

Noi rivendichiamo responsabilità, giustizia, equità, democrazia e reale autodeterminazione dei popoli. 

Per questo chiediamo con forza, a partire dalla nostra terra, la Basilicata, che tutte le forze sociali progressiste: partiti, movimenti, associazioni, trovino il coraggio di organizzarsi e unirsi a livello nazionale, europeo e mediterraneo per costruire finalmente un’alternativa reale al sistema politico ed economico che oggi alimenta guerre, diseguaglianze e distruzione. 

Martin Luther King diceva: “Non ho paura delle parole dei malvagi, ma del silenzio degli onesti”. 

Facciamo sentire oggi la nostra voce. Costruiamo insieme un’alternativa che nasca dal basso, ascoltando e accompagnando le voci che hanno riempito e continuano a riempire le nostre strade e le nostre piazze, le voci che attraversano il mare con coraggio e chiedono giustizia, diritti e pace. 

Perché ogni silenzio e ogni neutralità oggi significano complicità. 

17/03/2026 

Comitato per la Pace di Matera 

214 persone hanno firmato questa settimana

431


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