Appello per l’Africa, non lasciamola sola ad affrontare l’emergenza Covid-19

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Nel fronteggiare l’emergenza Covid-19 stiamo assistendo in Italia e in Europa a una vera e propria corsa all’autoprotezione, come forma di prevenzione e di contenimento, e forse a un eccesso di allarmismo. 
Ma la vera ‘emergenza’ Coronavirus, dopo la Cina, è l’Africa.

Per ora sembra che il territorio africano sia stato risparmiato. Si è registrato un solo caso accertato, in Egitto. Proprio per questo appare fondamentale approfittare del tempo a disposizione per organizzare al più presto una resistenza efficace all’invasione eventuale del virus. C’è il rischio che la situazione non possa essere controllata come si dovrebbe, intere aree del continente non sono assolutamente pronte a gestire un rischio di epidemia.

Altro elemento di cui bisogna tenere conto, è la forte presenza di lavoratori cinesi che vanno e vengono dal paese di origine, senza tralasciare che alcuni rimangono chiusi in casa, sia per un motivo di tutela sia per evitare situazioni da “caccia all’untore”.

Nonostante il pericolo di un collasso del sistema, come rilevato già da tempo dall’Organizzazione Mondiale della Sanità anche attraverso la voce del direttore generale, l’etiope Tedros Adhanom Ghebreyesus durante la riunione dei ministri della salute dell’Unione africana del 22 febbraio ad Addis Abeba, l’Africa resta ai margini del dibattito sul Coronavirus. Ma questa volta non si può abbandonare l’immenso continente e nostro dirimpettaio al proprio destino.
Casi di contagio di massa potrebbero verificarsi in qualunque momento e la maggior parte degli ospedali non sarebbe in grado di far fronte a un numero elevato di pazienti bisognosi di cure intensive.
I sieri per fare il test vengono mandati nei centri specializzati solo di alcuni paesi.
La mancanza di reagenti per testare il Covid-19 sta ritardando la capacità di confermare le infezioni. Per questo è necessario supportare chi sta lavorando per assicurarsi che ricevano al più presto i kit.

Ma, soprattutto, l’Europa e la comunità internazionale dovrebbero inviare virologi per organizzare corsi di formazione. Ad oggi solo 7 laboratori, per un intero continente, sono in grado di eseguire i test: tra questi l’Istituto Pasteur in Senegal e il National Institute for Communicable Diseases in Sudafrica che hanno ricevuto campioni da esaminare da Paesi sprovvisti di centri clinici competenti. In alcuni casi le provette sono state spedite direttamente a Parigi.

Il 74% degli Stati africani ha un piano di preparazione alla pandemia influenzale generica, tuttavia la maggior parte di questi piani è obsoleta e i sistemi sanitari sono particolarmente vulnerabili e non in grado di far fronte a un’epidemia di Covid-19. 

Inoltre gli africani non conoscono ancora il Coronavirus, sono più spaventati da malaria, colera, ebola e tetano che continuano a fare centinaia di migliaia di morti ogni anno.
Un ulteriore elemento che pesa sull’emergenza e che ci spinge a lanciare questo appello che vede tra i primi firmatari, tra i primi firmatari la direttrice e l’editrice di Focus on Africa, Antonella Napoli e Chiara Cavallo, Alex Zanorelli, Jean Leonard Touadí, Aldo Morrone, Shukri Said e Gianni Pittella.