

Appello Gaza


Appello Gaza
Il problema
Al Presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella
Al Presidente del Consiglio dei Ministri italiano Giorgia Meloni
Come giuriste/i, accademiche/i, operatrici e operatori culturali e artiste/i, riteniamo doveroso chiedere alle istituzioni italiane di agire, in omaggio ai propri obblighi costituzionali, affinché le atrocità commesse ed in corso in Palestina ed in Israele siano affrontate con gli strumenti del diritto e della legalità internazionale.
Rinunciare a questi obblighi, in questo momento, equivarrebbe a rinunciare alla nostra stessa, comune umanità.
I gravi crimini internazionali commessi contro la popolazione civile nel quadro del conflitto in corso precedono sia quelli del 7 ottobre, sia quelli che vi hanno fatto seguito, da parte delle forze armate israeliane, in queste settimane. Tuttavia, la scala di questi crimini è senza precedenti.
Si registrano più di 1400 vittime civili israeliane e più di 11000 vittime palestinesi, di cui 4500 tra minori e bambini e 3500 donne.
Il 7 ottobre, Hamas ha lanciato una raffica di razzi verso Israele e ha poi violato in più punti la barriera che circonda Gaza. Gruppi armati hanno fatto irruzione nel territorio israeliano, uccidendo centinaia di persone, fra le quali molti civili, e catturando almeno 224 ostaggi, tra i quali donne, anziani e bambini.
In risposta a questi atti efferati, Israele ha lanciato un’operazione militare senza precedenti nella Striscia di Gaza. Ogni 15 minuti a Gaza viene ucciso un bambino: dalle bombe, dalla mancanza di elettricità negli ospedali, dalla fame, dalla sete, dalle malattie. Sono stati bombardati ospedali, luoghi di culto, gli stessi rifugi dove si trovavano migliaia di persone intrappolate senza via di uscita, come è testimoniato quotidianamente dai media. Gaza è un deserto di macerie. Dalla Cisgiordania occupata giungono quotidianamente notizie di violenze perpetrate dai coloni e dalle truppe israeliane.
Come sottolineato dallo stesso Procuratore della Corte penale internazionale (https://www.icc-cpi.int/news/statement-icc-prosecutor-karim-khan-kc-cairo-situation-state-palestine-and-israel questi fatti sono suscettibili di rientrare nell’ambito dell’inchiesta che la Corte penale internazionale (CPI) ha già da tempo avviato in relazione alla situazione della Palestina (https://www.icc-cpi.int/news/statement-icc-prosecutor-fatou-bensouda-respecting-investigation-situation-palestine
Come riconosciuto dalla Camera preliminare della CPI nel febbraio 2021, infatti, la Corte ha piena competenza a conoscere di qualunque crimine internazionale commesso nei Territori palestinesi occupati (Gaza e Cisgiordania, inclusa Gerusalemme est) o da cittadini palestinesi, ancorché sul territorio di uno Stato terzo, (https://www.icc cpi.int/news/icc-pre-trial-chamber-i-issues-its-decision-prosecutors-request-related-territorial).
La Corte può dunque intervenire tempestivamente, stabilendo se, e in che misura, le condotte perpetrate dalle truppe israeliane e dai gruppi di Hamas integrano crimini di guerra, crimini contro l’umanità o atti di genocidio. I presupposti giuridici di questa urgente azione sono analoghi a quelli che radicano la competenza della Corte per la situazione in Ucraina.
È quindi fondamentale il sostegno ed il supporto degli Stati parte dello Statuto di Roma al rapido svolgimento delle indagini, terze ed imparziali, affinché si accertino le responsabilità per la commissione dei crimini internazionali menzionati.
In quest’ottica, chiediamo alle istituzioni e al Governo italiano di agire in omaggio al ruolo del nostro Paese di Stato parte della Corte penale internazionale (e patria del suo Statuto):
1) effettuando una segnalazione alla Procura ai sensi dell’art. 14 dello Statuto, chiedendo al Procuratore di intensificare le indagini sulla situazione della Palestina necessarie all’accertamento delle responsabilità relative alla probabile commissione di crimini di genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra nei confronti di chiunque ne sia sospettabile;
2) impegnandosi a dare seguito a qualunque richiesta di cooperazione avanzata dalla CPI in relazione alla situazione della Palestina;
3) esprimendosi in tutte le sedi opportune in termini idonei a dissuadere dalla prosecuzione di ulteriori crimini.
Chiediamo, altresì, allo Stato italiano di:
1) intervenire in tutte le sedi opportune per l’immediato cessate il fuoco chiesto dalla società civile mondiale (che non impedisce l’esercizio dell’azione penale nei confronti dei responsabili di crimini internazionali);
2) intervenire in tutte le sedi opportune per l’immediata apertura di efficaci corridoi umanitari di aiuto ai civili colpiti da azioni militari gravemente indiscriminate e/o sproporzionate.
Per difendere non solo i civili in tempo di guerra, ma il senso stesso, la legittimazione e la credibilità globali delle istituzioni internazionali, è tempo che all’uso indiscriminato della forza si sostituisca la riaffermazione del diritto.
***
La Corte internazionale di giustizia: illegalità strutturali.
La CIG, massima giurisdizione internazionale per le controversie giuridiche tra Stati, nel 2004 (https://www.icjcij.org/icjwww/idocket/imwp/imwpframe.htm ha espresso il parere che Israele ha l’obbligo di sospendere l’edificazione del muro e di smantellare la parte già eretta, riparando i danni causati dall’opera alle popolazioni palestinesi e ha ricordato l’inammissibilità dell’acquisizione di territorio mediante la guerra (par. 117).
Queste pratiche illegali, che hanno subito una forte accelerazione negli ultimi anni con il governo Netanyahu, continuano da decenni senza incontrare alcuna vera opposizione ed anzi non hanno bloccato la stipula di relazioni privilegiate con l’Unione Europea, in spregio alla c.d “human rights clause” contenuta negli accordi bilaterali dell’Unione.
Purtroppo, l’Italia, peraltro, insieme a Germania e Regno Unito, oltre che naturalmente a Israele e Stati Uniti, nel dicembre 2022 ha votato contro la nuova richiesta di parere presentata dall’Assemblea Generale alla Corte internazionale di giustizia sulle conseguenze giuridiche dell’occupazione dei territori palestinesi da parte di Israele, che è stata ora calendarizzata per febbraio 2024 davanti alla CIG.
Tale situazione non appare più tollerabile, poiché, oltre ad essere illegale, rimane insostenibile nella prospettiva di proteggere le popolazioni civili da cicliche escalation.
Riteniamo che non sia tollerabile più alcuna omissione o ritardo da parte delle Autorità competenti.
Roma, 20 novembre 2023

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Il problema
Al Presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella
Al Presidente del Consiglio dei Ministri italiano Giorgia Meloni
Come giuriste/i, accademiche/i, operatrici e operatori culturali e artiste/i, riteniamo doveroso chiedere alle istituzioni italiane di agire, in omaggio ai propri obblighi costituzionali, affinché le atrocità commesse ed in corso in Palestina ed in Israele siano affrontate con gli strumenti del diritto e della legalità internazionale.
Rinunciare a questi obblighi, in questo momento, equivarrebbe a rinunciare alla nostra stessa, comune umanità.
I gravi crimini internazionali commessi contro la popolazione civile nel quadro del conflitto in corso precedono sia quelli del 7 ottobre, sia quelli che vi hanno fatto seguito, da parte delle forze armate israeliane, in queste settimane. Tuttavia, la scala di questi crimini è senza precedenti.
Si registrano più di 1400 vittime civili israeliane e più di 11000 vittime palestinesi, di cui 4500 tra minori e bambini e 3500 donne.
Il 7 ottobre, Hamas ha lanciato una raffica di razzi verso Israele e ha poi violato in più punti la barriera che circonda Gaza. Gruppi armati hanno fatto irruzione nel territorio israeliano, uccidendo centinaia di persone, fra le quali molti civili, e catturando almeno 224 ostaggi, tra i quali donne, anziani e bambini.
In risposta a questi atti efferati, Israele ha lanciato un’operazione militare senza precedenti nella Striscia di Gaza. Ogni 15 minuti a Gaza viene ucciso un bambino: dalle bombe, dalla mancanza di elettricità negli ospedali, dalla fame, dalla sete, dalle malattie. Sono stati bombardati ospedali, luoghi di culto, gli stessi rifugi dove si trovavano migliaia di persone intrappolate senza via di uscita, come è testimoniato quotidianamente dai media. Gaza è un deserto di macerie. Dalla Cisgiordania occupata giungono quotidianamente notizie di violenze perpetrate dai coloni e dalle truppe israeliane.
Come sottolineato dallo stesso Procuratore della Corte penale internazionale (https://www.icc-cpi.int/news/statement-icc-prosecutor-karim-khan-kc-cairo-situation-state-palestine-and-israel questi fatti sono suscettibili di rientrare nell’ambito dell’inchiesta che la Corte penale internazionale (CPI) ha già da tempo avviato in relazione alla situazione della Palestina (https://www.icc-cpi.int/news/statement-icc-prosecutor-fatou-bensouda-respecting-investigation-situation-palestine
Come riconosciuto dalla Camera preliminare della CPI nel febbraio 2021, infatti, la Corte ha piena competenza a conoscere di qualunque crimine internazionale commesso nei Territori palestinesi occupati (Gaza e Cisgiordania, inclusa Gerusalemme est) o da cittadini palestinesi, ancorché sul territorio di uno Stato terzo, (https://www.icc cpi.int/news/icc-pre-trial-chamber-i-issues-its-decision-prosecutors-request-related-territorial).
La Corte può dunque intervenire tempestivamente, stabilendo se, e in che misura, le condotte perpetrate dalle truppe israeliane e dai gruppi di Hamas integrano crimini di guerra, crimini contro l’umanità o atti di genocidio. I presupposti giuridici di questa urgente azione sono analoghi a quelli che radicano la competenza della Corte per la situazione in Ucraina.
È quindi fondamentale il sostegno ed il supporto degli Stati parte dello Statuto di Roma al rapido svolgimento delle indagini, terze ed imparziali, affinché si accertino le responsabilità per la commissione dei crimini internazionali menzionati.
In quest’ottica, chiediamo alle istituzioni e al Governo italiano di agire in omaggio al ruolo del nostro Paese di Stato parte della Corte penale internazionale (e patria del suo Statuto):
1) effettuando una segnalazione alla Procura ai sensi dell’art. 14 dello Statuto, chiedendo al Procuratore di intensificare le indagini sulla situazione della Palestina necessarie all’accertamento delle responsabilità relative alla probabile commissione di crimini di genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra nei confronti di chiunque ne sia sospettabile;
2) impegnandosi a dare seguito a qualunque richiesta di cooperazione avanzata dalla CPI in relazione alla situazione della Palestina;
3) esprimendosi in tutte le sedi opportune in termini idonei a dissuadere dalla prosecuzione di ulteriori crimini.
Chiediamo, altresì, allo Stato italiano di:
1) intervenire in tutte le sedi opportune per l’immediato cessate il fuoco chiesto dalla società civile mondiale (che non impedisce l’esercizio dell’azione penale nei confronti dei responsabili di crimini internazionali);
2) intervenire in tutte le sedi opportune per l’immediata apertura di efficaci corridoi umanitari di aiuto ai civili colpiti da azioni militari gravemente indiscriminate e/o sproporzionate.
Per difendere non solo i civili in tempo di guerra, ma il senso stesso, la legittimazione e la credibilità globali delle istituzioni internazionali, è tempo che all’uso indiscriminato della forza si sostituisca la riaffermazione del diritto.
***
La Corte internazionale di giustizia: illegalità strutturali.
La CIG, massima giurisdizione internazionale per le controversie giuridiche tra Stati, nel 2004 (https://www.icjcij.org/icjwww/idocket/imwp/imwpframe.htm ha espresso il parere che Israele ha l’obbligo di sospendere l’edificazione del muro e di smantellare la parte già eretta, riparando i danni causati dall’opera alle popolazioni palestinesi e ha ricordato l’inammissibilità dell’acquisizione di territorio mediante la guerra (par. 117).
Queste pratiche illegali, che hanno subito una forte accelerazione negli ultimi anni con il governo Netanyahu, continuano da decenni senza incontrare alcuna vera opposizione ed anzi non hanno bloccato la stipula di relazioni privilegiate con l’Unione Europea, in spregio alla c.d “human rights clause” contenuta negli accordi bilaterali dell’Unione.
Purtroppo, l’Italia, peraltro, insieme a Germania e Regno Unito, oltre che naturalmente a Israele e Stati Uniti, nel dicembre 2022 ha votato contro la nuova richiesta di parere presentata dall’Assemblea Generale alla Corte internazionale di giustizia sulle conseguenze giuridiche dell’occupazione dei territori palestinesi da parte di Israele, che è stata ora calendarizzata per febbraio 2024 davanti alla CIG.
Tale situazione non appare più tollerabile, poiché, oltre ad essere illegale, rimane insostenibile nella prospettiva di proteggere le popolazioni civili da cicliche escalation.
Riteniamo che non sia tollerabile più alcuna omissione o ritardo da parte delle Autorità competenti.
Roma, 20 novembre 2023

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Petizione creata in data 20 novembre 2023