

Appello al presidente della Repubblica in difesa dell'Italia costituzionale e antifascista
Il problema
All’on. Sergio Mattarella, presidente della Repubblica italiana
Ci appelliamo al Presidente della Repubblica, in qualità di cittadini e di cittadine che si riconoscono fermamente nei valori della Resistenza, della democrazia liberale e nei principi fondamentali dello Stato di diritto sanciti dalla nostra Carta Costituzionale, perché anche stavolta, come nelle tante occasioni in cui è intervenuto a difesa dell’Italia democratica e civile, faccia risuonare la sua voce con la ferma condanna dei contenuti della Base Ideologica e Programmatica (BIP) di Futuro Nazionale, in quanto configurano, unitamente alle concrete condotte e alle recenti evidenze pubbliche a essi riconducibili, una manifesta e sistematica violazione della XII Disposizione transitoria e finale della Costituzione, che vieta sotto qualsiasi forma la riorganizzazione del disciolto partito fascista.
Già le prime due parti della BIP del partito di Roberto Vannacci, modellata su Alternative für Deutschland (AfD), la formazione politica tedesca di estrema destra che ha visto ultimamente moltiplicarsi petizioni e mobilitazioni perché venga dichiarato fuorilegge, si erano palesate come incompatibili con uno Stato di diritto liberale e democratico. L’azzeramento di importanti conquiste sociali e civili, l’attacco alle minoranze, la discriminazione su base etnica e religiosa, la compressione della libertà individuale e l’intenzione di trasformare in sudditi i cittadini e le cittadine italiane in nome di uno Stato “etico”, e l’Italia in un paese militarizzato, «senza compromessi sugli ideali e con una netta consapevolezza di quali siano i valori non negoziabili (a cominciare dalla difesa della vita dal concepimento alla morte naturale, della famiglia naturale, dell’identità cristiana, della concezione romana del diritto: linee rosse che non possono essere valicate, costi quel che costi)», minano alle basi i valori universali su cui si fonda la nostra democrazia liberale. «Costi quel costi», ad alimentare il senso minaccioso di una polarizzazione e di un’opposizione alla «dissoluzione globalista» che potrebbero determinare in futuro il ricorso alla violenza e alle armi contro chi resisterà all’assimilazione, perché la «popolazione italiana […] già oggi registra un numero impressionante, inaccettabile e non assimilabile di stranieri». A tutto questo si aggiungevano la «linea di assoluta fermezza contro […] l’immigrazione di soggetti caratterizzati da culture incompatibili con i valori fondamentali della nostra civiltà, ritenute una minaccia sia per la sicurezza che per l’identità del Paese»; l’abrogazione delle «leggi bavaglio, come la legge Mancino»; la «dichiarazione formale di accettazione e avvenuta assimilazione alla civiltà greca, romana e cristiana» per chi vuole ottenere la cittadinanza italiana, l’abrogazione dell’«art. 577 bis del Codice penale che ha introdotto il cosiddetto “femminicidio”»; la propugnazione di un “patriarcato mediterraneo” «volto alla sottolineatura delle specificità e alla formazione di maschi forti, capaci di dominare le emozioni e le passioni, proteggendo le donne e offrendo se stessi per la costruzione e la difesa della società».
Nella sua terza parte, a completamento del disegno di restaurazione autoritaria e di smantellamento dello Stato di diritto perpetrato dal partito di Vannacci, la BIP di Futuro Nazionale, nel configurare un insieme di interventi radicali sulle strutture educative, sui diritti civili e sulle libertà fondamentali della persona, evoca in modo inequivocabile i pilastri della dottrina fascista del Ventennio: la demografia come dovere di Stato; l’inquadramento paramilitare della gioventù (con l’educazione militare nelle scuole e il reclutamento ideologico degli apprendenti); la cancellazione del diritto delle donne all’autodeterminazione e all’accesso all’interruzione volontaria di gravidanza (Legge 22 maggio 1978, n. 194) e il divieto di somministrazione della pillola abortiva in regime ambulatoriale o domiciliare; la persecuzione delle minoranze (con la proposta di abrogazione delle unioni civili, la restrizione delle adozioni, la censura televisiva delle tematiche LGBTQIA+) e dei comportamenti non conformi all’ordine costituito; il controllo dell’informazione, a ricalcare l’attività di controllo, bonifica culturale e censura preventiva esercitata dal Ministero della Cultura Popolare (MinCulPop) durante il Ventennio.
Massimo Arcangeli, fondatore del movimento “Tutti per una, l’Italia antifascista per tutti”
Antonio Fiumefreddo, avvocato
Giuseppe Marco Giambarresi, avvocato
Vincenzina Salvatore, avvocato
Antonello Sannino, presidente dell'associazione Antinoo
Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione Comunista
Cathy La Torre, avvocata e attivista
Davide Barba, ordinario di Sociologia giuridica, Università degli Studi del Sannio di Benevento
Elena Coccia, avvocata e attivista
Marco Natale, avvocato
Enzo Di Salvatore, ordinario di Diritto costituzionale e pubblico, Università degli Studi di Teramo
Vania Erby, ingegnere e attivista
Paolo Valerio, presidente della Fondazione Genere Identità Cultura
Angelo d’Orsi, storico, già ordinario di Storia delle dottrine politiche, Università degli Studi di Torino
Christian Raimo, docente e scrittore
Maria Lippiello, architetta e docente
Alessandro Cecchi Paone, giornalista e divulgatore scientifico
Domenico Lamantea, avvocato
Nyanwily Arop Miniel Kuol, attivista, educatrice e disability manager
Andrea Maestri, avvocato
Michele Speranza, avvocato
Antonella Palmitesta, presidente di NUDI (Nessuno Uguale Diversi Insieme) e vicepresidente del CEST (Centro Salute Trans e Gender Variant)
Luigi Amodio, program manager attività educative
Marcello Angelo Di Iorio, avvocato
Vincenzo Capuano, docente universitario, Università Suor Orsola Benincasa di Napoli
Rossella Marzullo, docente di pedagogia generale e sociale, Università Mediterranea di Reggio Calabria
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Il problema
All’on. Sergio Mattarella, presidente della Repubblica italiana
Ci appelliamo al Presidente della Repubblica, in qualità di cittadini e di cittadine che si riconoscono fermamente nei valori della Resistenza, della democrazia liberale e nei principi fondamentali dello Stato di diritto sanciti dalla nostra Carta Costituzionale, perché anche stavolta, come nelle tante occasioni in cui è intervenuto a difesa dell’Italia democratica e civile, faccia risuonare la sua voce con la ferma condanna dei contenuti della Base Ideologica e Programmatica (BIP) di Futuro Nazionale, in quanto configurano, unitamente alle concrete condotte e alle recenti evidenze pubbliche a essi riconducibili, una manifesta e sistematica violazione della XII Disposizione transitoria e finale della Costituzione, che vieta sotto qualsiasi forma la riorganizzazione del disciolto partito fascista.
Già le prime due parti della BIP del partito di Roberto Vannacci, modellata su Alternative für Deutschland (AfD), la formazione politica tedesca di estrema destra che ha visto ultimamente moltiplicarsi petizioni e mobilitazioni perché venga dichiarato fuorilegge, si erano palesate come incompatibili con uno Stato di diritto liberale e democratico. L’azzeramento di importanti conquiste sociali e civili, l’attacco alle minoranze, la discriminazione su base etnica e religiosa, la compressione della libertà individuale e l’intenzione di trasformare in sudditi i cittadini e le cittadine italiane in nome di uno Stato “etico”, e l’Italia in un paese militarizzato, «senza compromessi sugli ideali e con una netta consapevolezza di quali siano i valori non negoziabili (a cominciare dalla difesa della vita dal concepimento alla morte naturale, della famiglia naturale, dell’identità cristiana, della concezione romana del diritto: linee rosse che non possono essere valicate, costi quel che costi)», minano alle basi i valori universali su cui si fonda la nostra democrazia liberale. «Costi quel costi», ad alimentare il senso minaccioso di una polarizzazione e di un’opposizione alla «dissoluzione globalista» che potrebbero determinare in futuro il ricorso alla violenza e alle armi contro chi resisterà all’assimilazione, perché la «popolazione italiana […] già oggi registra un numero impressionante, inaccettabile e non assimilabile di stranieri». A tutto questo si aggiungevano la «linea di assoluta fermezza contro […] l’immigrazione di soggetti caratterizzati da culture incompatibili con i valori fondamentali della nostra civiltà, ritenute una minaccia sia per la sicurezza che per l’identità del Paese»; l’abrogazione delle «leggi bavaglio, come la legge Mancino»; la «dichiarazione formale di accettazione e avvenuta assimilazione alla civiltà greca, romana e cristiana» per chi vuole ottenere la cittadinanza italiana, l’abrogazione dell’«art. 577 bis del Codice penale che ha introdotto il cosiddetto “femminicidio”»; la propugnazione di un “patriarcato mediterraneo” «volto alla sottolineatura delle specificità e alla formazione di maschi forti, capaci di dominare le emozioni e le passioni, proteggendo le donne e offrendo se stessi per la costruzione e la difesa della società».
Nella sua terza parte, a completamento del disegno di restaurazione autoritaria e di smantellamento dello Stato di diritto perpetrato dal partito di Vannacci, la BIP di Futuro Nazionale, nel configurare un insieme di interventi radicali sulle strutture educative, sui diritti civili e sulle libertà fondamentali della persona, evoca in modo inequivocabile i pilastri della dottrina fascista del Ventennio: la demografia come dovere di Stato; l’inquadramento paramilitare della gioventù (con l’educazione militare nelle scuole e il reclutamento ideologico degli apprendenti); la cancellazione del diritto delle donne all’autodeterminazione e all’accesso all’interruzione volontaria di gravidanza (Legge 22 maggio 1978, n. 194) e il divieto di somministrazione della pillola abortiva in regime ambulatoriale o domiciliare; la persecuzione delle minoranze (con la proposta di abrogazione delle unioni civili, la restrizione delle adozioni, la censura televisiva delle tematiche LGBTQIA+) e dei comportamenti non conformi all’ordine costituito; il controllo dell’informazione, a ricalcare l’attività di controllo, bonifica culturale e censura preventiva esercitata dal Ministero della Cultura Popolare (MinCulPop) durante il Ventennio.
Massimo Arcangeli, fondatore del movimento “Tutti per una, l’Italia antifascista per tutti”
Antonio Fiumefreddo, avvocato
Giuseppe Marco Giambarresi, avvocato
Vincenzina Salvatore, avvocato
Antonello Sannino, presidente dell'associazione Antinoo
Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione Comunista
Cathy La Torre, avvocata e attivista
Davide Barba, ordinario di Sociologia giuridica, Università degli Studi del Sannio di Benevento
Elena Coccia, avvocata e attivista
Marco Natale, avvocato
Enzo Di Salvatore, ordinario di Diritto costituzionale e pubblico, Università degli Studi di Teramo
Vania Erby, ingegnere e attivista
Paolo Valerio, presidente della Fondazione Genere Identità Cultura
Angelo d’Orsi, storico, già ordinario di Storia delle dottrine politiche, Università degli Studi di Torino
Christian Raimo, docente e scrittore
Maria Lippiello, architetta e docente
Alessandro Cecchi Paone, giornalista e divulgatore scientifico
Domenico Lamantea, avvocato
Nyanwily Arop Miniel Kuol, attivista, educatrice e disability manager
Andrea Maestri, avvocato
Michele Speranza, avvocato
Antonella Palmitesta, presidente di NUDI (Nessuno Uguale Diversi Insieme) e vicepresidente del CEST (Centro Salute Trans e Gender Variant)
Luigi Amodio, program manager attività educative
Marcello Angelo Di Iorio, avvocato
Vincenzo Capuano, docente universitario, Università Suor Orsola Benincasa di Napoli
Rossella Marzullo, docente di pedagogia generale e sociale, Università Mediterranea di Reggio Calabria
I decisori

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Petizione creata in data 25 agosto 2026