

Appello ai sindacati italiani per uno sciopero nazionale contro il genocidio a Gaza


Appello ai sindacati italiani per uno sciopero nazionale contro il genocidio a Gaza
Il problema
Sottoscrivi l’invito da rivolgere a tutte le confederazioni sindacali e ai sindacati autonomi italiani per chiedere uno sciopero generale immediato contro il genocidio della popolazione palestinese a Gaza: il nostro prolungato silenzio è complicità.
Dall’ottobre 2023, la popolazione di Gaza è condannata al massacro da parte dello Stato di Israele. L’operazione israeliana sulla striscia di terra più densamente popolata al mondo ha ucciso oltre 60.000 persone, delle quali almeno 19.000 bambini. Sono state cancellate intere famiglie, bombardati tutti gli ospedali di Gaza e le scuole, anche quelle in cui dormivano gli sfollati, tutte le infrastrutture sono state distrutte. 1,9 milioni di palestinesi, la quasi totalità della popolazione, sono stati sfollati, in una strettissima porzione del territorio della Palestina, un'enclave sottoposta a ordini di evacuazione costanti nella morsa dell'assedio israeliano.
Le notizie che riceviamo sin dal 7 ottobre ‘23 non ammettono giustificazioni alla nostra passività: il sangue del popolo palestinese macchia le acque del Mediterraneo e inonda di rosso scuro le rive sulle quali presto andremo a riposarci dalla frenesia di una vita indifferente al dolore degli altri, causato dalle nostre armi e dai nostri interessi economici. Il tentativo di desensibilizzazione mediatica alla violenza non deve renderci insensibili alle immagini e alle narrazioni delle sofferenze del popolo della Palestina. Si muore di fame a Gaza, le bambine e i bambini sono scheletri senza forze, non ci sono latte né medicinali, si muore per malattie curabili, si muore tra dolori atroci costantemente, e si muore sotto alle bombe, ancora e ancora: le vite palestinesi vengono mietute a migliaia.
Dal 2 marzo 2025, nella Striscia non entrano più aiuti a causa del blocco imposto da Israele. Migliaia di tonnellate di generi di soccorso alimentari e sanitari delle organizzazioni non governative aspettano fuori, mentre la popolazione gazawi non ha letteralmente più niente da mangiare. La fame viene usata come arma di guerra.
La situazione non è che peggiorata, in termini di brutale e inimmaginabile disumanità, da quando dal 27 maggio 2025 la Gaza Humanitarian Foundation si è incaricata di gestire la distribuzione centellinata di generi alimentari alla popolazione: quotidianamente, i soldati israeliani sparano e uccidono decine e decine di Palestinesi, compresi bambini e donne, mentre sono in fila per ottenere del cibo. Sono centinaia già i Gazawi ammazzati durante l'attesa presso i siti di distribuzione, una vera trappola per topi.
Incurante delle conseguenze di tali ininterrotte violazioni del diritto internazionale, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha più volte annunciato piani di invasione militare della Striscia di Gaza, di sfollamento forzato di oltre un milione di gazawi e della loro ricollocazione al di fuori della Striscia: una deportazione su base etnica di un popolo dalla sua terra.
Ogni rispetto nei confronti della vita umana è annientato. C’è una differenza sostanziale nell'incubo al quale è sottoposta Gaza rispetto ad altri genocidi commessi in passato: oggi nessuno può dire di non sapere, di non vedere, di non avere negli occhi ogni millilitro di sangue versato dalle infinite ferite provocate dalle bombe israeliane e ogni lacrima versata dalle bambine e dai bambini palestinesi senza latte e senza medicine. Nessuno, tra dieci, venti, trent’anni, potrà dire: “Non sapevo”. Saremo tutte e tutti colpevoli per la nostra passività, per aver continuato a condurre una vita serena, distratta, “normale”, mentre l’anormalità e la disumanità si impossessavano del mondo.
Ecco perché chiediamo a tutti i sindacati presenti sul territorio nazionale di voler indire uno sciopero generale per fermare per un giorno il Paese. Per dimostrare che l’Italia, questa Repubblica fondata sul lavoro e sui lavoratori, non vuole essere colpevole, partecipe, complice della cancellazione di Gaza. Che l’Italia si accorge e si ferma, in un mondo che procede indisturbato nello stritolamento quotidiano di ogni diritto umano di bambine e bambini, donne, uomini, persone giovani e anziane. Non è sufficiente condannare un massacro a forza di condivisioni social e campagne mediatiche. Occorre incrociare le braccia e chiedere al governo italiano di ritirare qualsiasi accordo commerciale con Israele e richiamare l’ambasciatore italiano in Israele fino a che non si sarà raggiunto un cessate il fuoco e gli aiuti umanitari potranno entrare di nuovo nella Striscia per essere distribuiti da organizzazioni non governative indipendenti.
Tutte e tutti noi, sottoscrivendo questa petizione, chiediamo alle confederazioni sindacali CGIL, CISL, UIL e a tutti i sindacati autonomi di categoria di indire uno sciopero nazionale immediato di tutti i settori per protestare contro il genocidio in corso a Gaza.
5903
Il problema
Sottoscrivi l’invito da rivolgere a tutte le confederazioni sindacali e ai sindacati autonomi italiani per chiedere uno sciopero generale immediato contro il genocidio della popolazione palestinese a Gaza: il nostro prolungato silenzio è complicità.
Dall’ottobre 2023, la popolazione di Gaza è condannata al massacro da parte dello Stato di Israele. L’operazione israeliana sulla striscia di terra più densamente popolata al mondo ha ucciso oltre 60.000 persone, delle quali almeno 19.000 bambini. Sono state cancellate intere famiglie, bombardati tutti gli ospedali di Gaza e le scuole, anche quelle in cui dormivano gli sfollati, tutte le infrastrutture sono state distrutte. 1,9 milioni di palestinesi, la quasi totalità della popolazione, sono stati sfollati, in una strettissima porzione del territorio della Palestina, un'enclave sottoposta a ordini di evacuazione costanti nella morsa dell'assedio israeliano.
Le notizie che riceviamo sin dal 7 ottobre ‘23 non ammettono giustificazioni alla nostra passività: il sangue del popolo palestinese macchia le acque del Mediterraneo e inonda di rosso scuro le rive sulle quali presto andremo a riposarci dalla frenesia di una vita indifferente al dolore degli altri, causato dalle nostre armi e dai nostri interessi economici. Il tentativo di desensibilizzazione mediatica alla violenza non deve renderci insensibili alle immagini e alle narrazioni delle sofferenze del popolo della Palestina. Si muore di fame a Gaza, le bambine e i bambini sono scheletri senza forze, non ci sono latte né medicinali, si muore per malattie curabili, si muore tra dolori atroci costantemente, e si muore sotto alle bombe, ancora e ancora: le vite palestinesi vengono mietute a migliaia.
Dal 2 marzo 2025, nella Striscia non entrano più aiuti a causa del blocco imposto da Israele. Migliaia di tonnellate di generi di soccorso alimentari e sanitari delle organizzazioni non governative aspettano fuori, mentre la popolazione gazawi non ha letteralmente più niente da mangiare. La fame viene usata come arma di guerra.
La situazione non è che peggiorata, in termini di brutale e inimmaginabile disumanità, da quando dal 27 maggio 2025 la Gaza Humanitarian Foundation si è incaricata di gestire la distribuzione centellinata di generi alimentari alla popolazione: quotidianamente, i soldati israeliani sparano e uccidono decine e decine di Palestinesi, compresi bambini e donne, mentre sono in fila per ottenere del cibo. Sono centinaia già i Gazawi ammazzati durante l'attesa presso i siti di distribuzione, una vera trappola per topi.
Incurante delle conseguenze di tali ininterrotte violazioni del diritto internazionale, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha più volte annunciato piani di invasione militare della Striscia di Gaza, di sfollamento forzato di oltre un milione di gazawi e della loro ricollocazione al di fuori della Striscia: una deportazione su base etnica di un popolo dalla sua terra.
Ogni rispetto nei confronti della vita umana è annientato. C’è una differenza sostanziale nell'incubo al quale è sottoposta Gaza rispetto ad altri genocidi commessi in passato: oggi nessuno può dire di non sapere, di non vedere, di non avere negli occhi ogni millilitro di sangue versato dalle infinite ferite provocate dalle bombe israeliane e ogni lacrima versata dalle bambine e dai bambini palestinesi senza latte e senza medicine. Nessuno, tra dieci, venti, trent’anni, potrà dire: “Non sapevo”. Saremo tutte e tutti colpevoli per la nostra passività, per aver continuato a condurre una vita serena, distratta, “normale”, mentre l’anormalità e la disumanità si impossessavano del mondo.
Ecco perché chiediamo a tutti i sindacati presenti sul territorio nazionale di voler indire uno sciopero generale per fermare per un giorno il Paese. Per dimostrare che l’Italia, questa Repubblica fondata sul lavoro e sui lavoratori, non vuole essere colpevole, partecipe, complice della cancellazione di Gaza. Che l’Italia si accorge e si ferma, in un mondo che procede indisturbato nello stritolamento quotidiano di ogni diritto umano di bambine e bambini, donne, uomini, persone giovani e anziane. Non è sufficiente condannare un massacro a forza di condivisioni social e campagne mediatiche. Occorre incrociare le braccia e chiedere al governo italiano di ritirare qualsiasi accordo commerciale con Israele e richiamare l’ambasciatore italiano in Israele fino a che non si sarà raggiunto un cessate il fuoco e gli aiuti umanitari potranno entrare di nuovo nella Striscia per essere distribuiti da organizzazioni non governative indipendenti.
Tutte e tutti noi, sottoscrivendo questa petizione, chiediamo alle confederazioni sindacali CGIL, CISL, UIL e a tutti i sindacati autonomi di categoria di indire uno sciopero nazionale immediato di tutti i settori per protestare contro il genocidio in corso a Gaza.
5903
Voci dei sostenitori
Aggiornamenti sulla petizione
Condividi questa petizione
Petizione creata in data 22 maggio 2025