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La ministra Cancellieri telefona per sensibilizzare i due vice capi dell'amministrazione penitenziaria sulla salute di Giulia Maria Ligresti, che pochi giorni dopo è andata agli arresti domiciliari. Il suo telefono, per le migliaia di detenuti in condizioni disumane, rimane muto.

 

''Resta alta la tensione nelle carceri italiane. Nel 2012 ben 1.300 detenuti hanno tentato il suicidio, 7.317 gli atti di autolesionismo e 4.651 le colluttazioni. 56 i suicidi e 97 le morti per cause naturali. Oltre 1.500 le manifestazioni su sovraffollamento e condizioni di vita intramurarie''. Lo dice un comunicato del sindacato di polizia penitenziaria.
Tra i 2002 e il 2012 le statistiche dicono che il suicidio è la prima causa di morte (518, 56%); seguono la malattia (183, 20%) e una categoria ‘da accertare’, che raccoglie i casi per cui è in corso un’indagine giudiziaria (177, 19%). A questi si aggiungono 26 casi di overdose e 11 omicidi. In totale 915. Le cifre riportate escludono casi di morte in questura, Cie e arresti domiciliari.

Che fa la ministra Cancellieri? Telefona. Per sollecitare un intervento umanitario verso i detenuti che insieme agli agenti di Polizia Penitenziaria e a molti direttori di carcere stanno facendo lo sciopero della fame? Per rivedere le leggi Bossi-Fini e Fini-Giovanardi che sono la causa dell criminale stato di sovraffolamento delle carceri italiane?
No. Telefona per sensibilizzare i due vice capi dell'amministrazione penitenziaria perché facciano quanto di loro stretta competenza per la tutela della salute di Giulia Maria Ligresti, che pochi giorni dopo è andata agli arresti domiciliari. “Si è trattato di un intervento umanitario assolutamente doveroso in considerazione del rischio connesso con la detenzione”, dice la ministra.

Giulia Maria Ligresti, figlia di Salvatore Ligresti, evidentemente ancora potente tra i potenti, era in carcere. Sicuramente non ci stava bene. Certamente soffriva la sua condizione di reclusa. Esattamente come gli altri quasi 28 mila in attesa di giudizio. Come quel detenuto di 82 anni malato di tumore alla prostata alla gola e alla vescica rinchiuso, insieme a altre 15 persone, in una sala da ping pong trasformata in cella a causa del sovraffollamento di Rebibbia.
Per lui, come per migliaia di altri detenuti in condizioni disumane, il telefono della ministra è rimasto muto.

Per questo crediamo che la ministra Cancellieri si debba dimettere. Subito.

Letter to
Ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri
Si dimetta se non può dimostrare di aver telefonato anche per le altre migliaia di detenuti in condizioni disperate