Fermiamo la Battaglia delle mucche gravide - Bataille de Reines

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Lo scorso 29 luglio un gruppo di attivisti (La LORO Voce - Iene Vegane) ha pacificamente protestato alla Bataille de Reines di Etrouble, Aosta.
Ogni anno, tutte le domeniche da marzo a ottobre, le “regine” della Valle si affrontano nelle arene allestite in diverse località della regione. La manifestazione fa leva sul presunto istinto bellicoso di alcune razze alpine, come la valdostana pezzata nera e castana e la Hérens del Vallese, che tramite combattimenti determinano la gerarchia all’interno della mandria.

La Bataille de Reines è diventata negli anni oltre che momento di sfida, una grande festa che si tramanda da generazioni. Insieme alla Bataille de Tchevre (battaglia delle Capre) è una manifestazione che prevede l’utilizzo e lo sfruttamento di animali costretti a combattere tra di loro.
Le immagini riprese hanno lo scopo di sensibilizzare l'opinione pubblica riguardo a questa inutile, violenta e ridicola tradizione folkloristica: video

Gli organizzatori sostengono che la lotta sia “totalmente incruenta” e che questa razza di bovini “lotti istintivamente contro un simile ad armi pari e gli animali non si facciano male”,


"Si sono mai fatti un giro sui nostri pascoli in primavera, dove le Reines in natura si affrontano per stabilire chi è il capobranco? Si saranno accorti che nel loro combattimento si affrontano ma non c’è violenza perché quella più debole lo riconosce e si ritira voltandosi e il “combattimento” finisce all’istante? si sono fatti un giro nelle stalle dei valdostani, che in quanto a gestione delle vacche e benessere animale sono il fiore all’occhiello dell’allevamento italiano???”

Anche se questa razza di bovini, selezionata da anni, avesse un’indole più aggressiva rispetto alle comuni mucche, non vi è ragione di credere che il combattimento forzato e a scopo ludico possa essere in alcun modo accettato e acclamato come spettacolo e tradizione locale.

L’atteggiamento dei bovini costretti a stare ore sotto il sole, legati con catene e spinti con bastoni è prova tangibile dell’assurdità di questa tradizione.
Raccapricciante il fatto che tutte le mucche nell'arena siano incinte: vengono scelte per questo motivo poiché, portando il cucciolo in grembo, questi esemplari sono meno “aggressivi” e la più debole, durante il combattimento, si sottomette più facilmente.

Considerato che gli animali non umani sono esseri senzienti in grado di provare dolore, sofferenza e paura, feste folkloristiche come queste devono essere modificate senza avvalersi di animali.
L'Italia è un paese considerato civile, e tali manifestazioni devono essere abolite in una nazione considerata evoluta da un punto di vista etico, morale e sociale.
Gli spettacoli svolti con l'ausilio di animali sono altamente diseducativi per i bambini, in quanto non rispettano il naturale comportamento dell'animale costringendolo in esercizi, atteggiamenti e reazioni non consoni alla sua natura e alla sua origine etologica e sono contrarie alla legge (n.189 del 20 luglio 2004 del codice penale).

Siamo convinti che l'abolizione di questo genere di spettacoli, non solo non impoverirà le tradizioni e il turismo delle Valli ma anzi riqualificherà quelle terre e i suoi abitanti, mostrandosi aperti al cambiamento che volge sempre più al benessere animale.

Ad avallare questa richiesta:

GLI PSICOLOGI
La Dichiarazione di Cambridge 2012, documento redatto da un prominente gruppo
internazionale di scienziati ed esperti di neuroscienze e firmato da oltre 600 psicologi che “esprimono motivata preoccupazione rispetto alle conseguenze sul piano pedagogico, formativo, psicologico della frequentazione dei bambini di zoo, circhi e sagre in cui vengono impiegati animali, in quanto tali contesti sono veicolo di un’educazione al non rispetto per gli esseri viventi, inducono al disconoscimento dei messaggi di sofferenza, ostacolano lo sviluppo dell’empatia, che è fondamentale momento di formazione e di crescita, in quanto sollecitano una risposta incongrua, divertita e allegra alla pena, al disagio, all'ingiustizia”.


GLI ETOLOGI
Gli animali non sono acrobati: addestramenti, spettacoli, trasferimenti, rappresentano per loro una grave fonte di stress. Gli animali non parlano il nostro linguaggio (così come un sordomuto o un cerebroleso) eppure possiamo capirli dallo sguardo, dai gesti, in questo caso con urla e lamenti.
Empatia, la capacità di mettersi nei panni dell’altro. Così come riusciamo a metterci nei panni di un umano che soffre possiamo metterci nei panni di un animale che soffre, al quale sono negati bisogni e diritti.
Il rispetto per tutti gli esseri viventi ci fa progredire sul percorso della civiltà. La storia ci ricorda che abbiamo abolito lo schiavismo, il razzismo, il sessismo, ora resta l’ultimo tabù: lo specismo cioè quella differenza che non dipende dal ceto, dal potere, dalla razza, dal sesso ma dalla specie.

LA LEGGE
La legge 20 luglio 2004, n.189, recante "Disposizioni concernenti il divieto di maltrattamento degli animali, nonché di impiego degli stessi in combattimenti clandestini o competizioni non autorizzate", ha profondamente modificato l'assetto normativo in tema di animali.
L’articolo 13 del Trattato di Lisbona che modifica il trattato sull'Unione Europea e il trattato che istituisce la Comunità europea: “Nella formulazione e nell'attuazione delle politiche dell'Unione nei settori dell’agricoltura, della pesca, dei trasporti, del mercato interno, della ricerca e sviluppo tecnologico e dello spazio, l'Unione e gli Stati membri tengono pienamente conto delle esigenze in materia di benessere degli animali in quanto esseri senzienti”.


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