NON ABOLIAMO IL MERITO IN MEDICINA

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      All’attenzione del Dott. Marco Bussetti
      Ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca
      All’attenzione della Dott.ssa Giulia Grillo
      Ministro della Salute
      All’attenzione del Dott. Gaetano Manfredi
      Presidente della CRUI
      All’attenzione della Dott.ssa Carla Barbati
      Presidente del CUN

 

                        

                                                                                                                                     Roma, 16/10/2018


L’Associazione Medicinformazione apprende a mezzo stampa la volontà di questo esecutivo di voler gradualmente eliminare il numero chiuso per l’accesso alla Facoltà di Medicina e Chirurgia.

Questa sciagurata proposta si tradurrebbe in un passo indietro di 30 anni, con il serio rischio di perdere il valore europeo della laurea in Medicina poiché, in primis, sarebbe impossibile certificare la frequenza alle lezioni, peraltro obbligatoria, con un numero di iscritti dieci volte superiore a quello che le Università possono formare; in secundis, perché si arriverebbe all'impossibilità di garantire una formazione adeguata in relazione a serissimi problemi logistico-organizzativi circa le strutture, le aule e i docenti, oltre all’impossibilità di consentire alle migliaia di iscritti un tirocinio pratico formativo nelle corsie dei Policlinici universitari.
Ricordiamo inoltre che la Laurea in Medicina e Chirurgia rappresenta solo la fase iniziale di un percorso che, in linea teorica, dovrebbe completarsi con l’accesso alla Scuola di Specializzazione o al Corso di Formazione in Medicina Generale.
Attualmente, tuttavia, i contratti di Specializzazione finanziati sono limitati a circa 7 mila (contando anche quelli finanziati dalle singole Regioni), a fronte di un numero di laureati che supera i 10 mila l’anno.
Annualmente dunque ci troviamo di fronte a un imbuto formativo che nel corso dell’ultimo lustro ha prodotto una pletora di medici laureati che non hanno avuto accesso ad alcuna Scuola di Specializzazione.


Cosa accadrebbe se dalle facoltà uscissero 50-60 mila laureati in Medicina e Chirurgia ogni anno?


Per quale motivo, se TUTTE le associazioni di categoria denunciano da anni, congiuntamente, il mancato sblocco del turn-over ospedaliero dovuto, da un lato, alla mancanza di fondi per le nuove assunzioni e, dall’altro, alla mancanza di medici specialisti, il primo rimedio che viene propinato alla collettività consiste nell'aprire a tutti l’accesso alla facoltà di Medicina anziché aumentare il numero dei contratti di formazione specialistica e le assunzioni nel Sistema Sanitario Nazionale?


Non servono nuovi medici disoccupati, servono nuovi SPECIALISTI. Trasformiamo l’imbuto formativo in un cilindro!


Venga stabilito, una volta per tutte, che il numero degli accessi alla Facoltà di Medicina e Chirurgia debba essere equivalente al numero di contratti di formazione specialistica messi a disposizione in relazione al fabbisogno di medici specialisti stabilito, ogni tre anni, dall'accordo Stato-Regioni.  

Apprendiamo inoltre la volontà di utilizzare i medici in formazione specialistica all’ultimo anno di corso come forza lavoro negli ospedali periferici, in sostituzione del personale strutturato.

Medicinformazione esprime profonda preoccupazione circa questa ipotesi. Le perplessità maggiori sono di seguito riassunte:

1.       Il Diploma di Specializzazione costituisce l’unico documento legalmente valido tramite il quale l’Università riconosce formalmente le competenze acquisite dallo specialista. In linea teorica, un medico in formazione specialistica potrebbe anche non superare l’esame finale e non conseguire il titolo di specialista.

2.       Chi dovrà certificare, e con quali responsabilità, che un medico in formazione specialistica sia in grado di affrontare casi clinici in piena autonomia e con la giusta competenza? L’eventuale “tutor” è una figura meramente utopistica, dal momento che è proprio la grave carenza di organico a poterlo non rendere disponibile o presente durante ogni procedura clinica.

3.       Ma, soprattutto, il medico in formazione specialistica assunto creerebbe inevitabilmente un precariato a lungo termine con ulteriori ritardi nelle assunzioni in ruolo degli specialisti.

Dunque, se l’obiettivo consiste nello sblocco del turn-over generazionale, questo è sicuramente il metodo meno indicato per conseguirlo. Se, al contrario, come sospettiamo, l’intento reale è quello di assicurarsi manodopera a basso costo, che non ha ultimato il percorso formativo, la nostra Associazione non mancherà di denunciare all’attenzione pubblica l’operato del Governo e i conseguenti rischi per la collettività tutta.

Veniamo a conoscenza, infine, della proposta ministeriale di riordino dell’accesso al corso di Formazione in Medicina Generale.
Anche in questo caso, ci troviamo di fronte a un’iniziativa che non premia in alcun modo la meritocrazia e che ha tanto il sapore di una sanatoria. Garantendo dei posti riservati per l'accesso al Corso di Formazione in Medicina Generale ai colleghi, non più giovanissimi, della continuità assistenziale, si bypassa la selezione meritocratica, svantaggiando ancora una volta le nuove generazioni.

Concludendo, ci saremmo aspettati più rigore e trasparenza nelle selezioni dal Governo del cambiamento! Al contrario, ci troviamo a fare i conti con svariate proposte di abolizione di concorsi, a favore di metodi di selezione oscuri, che avranno il solo effetto di precludere la strada ai tanti giovani motivati, ma senza Santi in Paradiso, garantendo invece un posto assicurato ai “soliti noti”.



                                                            Diego De Angelis
                                                
Presidente di Medicinformazione



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