Cos'avevi scoperto Sissy? Giustizia per l'agente Trovato Mazza!

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Con la presente petizione diretta al Ministero della Giustizia, al ministro dell'Interno Matteo Salvini, al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, al Comando dei Carabinieri di Venezia si chiede che venga fatta luce sul caso di Sissy Trovato Mazza, l'agente penitenziario morta dopo due anni di coma.

Sissy viene trovata in fin di vita il 1° novembre 2016, ferita alla testa da un colpo di pistola mentre era in servizio all’ospedale di Venezia.

A maggio 2018 la procura chiede l’archiviazione del caso come tentato suicidio. Ma la famiglia si oppone e solleva vari dubbi. “Da qualche tempo Sissy aveva scoperto delle cose strane”. L’agente lavorava da 7 anni nel carcere femminile della Giudecca di Venezia. Durante l’estate 2016 Sissy segnala ai suoi superiori fatti gravi: dichiara che all’interno del carcere arriverebbe droga dalla lavanderia. “Aveva anche visto effusioni sessuali fra una sua collega e una detenuta”, racconta il padre.

«La sottoscritta agente Maria Teresa Trovato Mazza informa la signoria vostra che negli ultimi giorni sono stata avvicinata da molte detenute che hanno raccontato fatti gravi che riguardano le mie colleghe.»

Sissy chiede l'aiuto della direttrice Gabriella Straffi che però, stando a quanto hanno riferito i parenti, avrebbe chiesto alla ragazza di limitarsi a fare il suo lavoro. La lettera, che prosegue indicando di nomi delle detenute che avevano denunciato e la cui testimonianza Sissy aveva messo rapporto, è contenuta anche agli atti delle indagini della Procura di Venezia.

Il 1° novembre Sissy va a lavoro e viene chiamata a fare un servizio straordinario, guarda caso. Prima di entrare in carcere chiama la fidanzata e chiede di ricaricarle il telefono. Ma di quel cellulare sulla scena del crimine non si troverà traccia. È solo una delle anomalie nelle dinamiche di quella mattina che la famiglia evidenzia.

La morte di Sissy deve esortare questo Paese ad aprire gli occhi e non abbassare la testa di fronte l'omertà delle persone che dovrebbero in realtà rappresentarci e tutelarci.

"Nelle questioni chiare non si dà adito a interpretazione", diceva un detto giuridico.


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