Ministero intervenga sul caso dei quattro fratellini di Cuneo

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Presentiamo questa petizione riportando in premessa il testo dell’interrogazione parlamentare depositata presso il Senato della Repubblica in data 30 novembre 2020 dalla Senatrice Maria Rizzotti e indirizzata al Ministro Bonafede.

“Premesso che,  

la vicenda nota come "i quattro fratellini di Cuneo" è stata più volte posta all'attenzione del Ministro interrogato:

come riportato da diverse fonti di stampa e per quanto risulta agli interroganti nel marzo 2018 la signora A. si separava consensualmente dal marito e i loro figli, oggi di 6, 11, 14 e 16 anni, sono stati a lei affidati con l'accordo di vedere il padre in alcuni periodi. Nell'agosto dello stesso anno alcuni dei ragazzi non avevano più voluto incontrare il padre e avevano denunciato di aver subito molestie formalizzando le loro dichiarazioni davanti alla Polizia Giudiziaria con l’assistenza di una psicologa che ha accertato che non vi era alcun condizionamento. A seguito di ciò la madre denunciava l'ex marito per abusi, ma mentre è in corso l’indagine penale è interveniva il tribunale civile di Cuneo che disponeva una perizia sulla donna che si concludeva ravvisando alienazione parentale e diagnosticando gravi problemi psichiatrici e affidava, nel dicembre 2019, i minori ai nonni paterni. Considerata la sofferenza dei minori interveniva il P.M. richiedendo un accertamento al servizio di Neuro Psichiatria Infantile di Cuneo e dopo proponeva il rientro dei minori presso la loro madre. Il padre insieme ai nonni si rivolgevano al Tribunale Minorile del Piemonte per chiedere che i ragazzi fossero inviati in comunità diverse ed alla madre fosse dichiarata decaduta dalla responsabilità genitoriale. Il 10 luglio scorso i minori su decisione del Tribunale dei minori di Torino venivano prelevati, i quali avevano successivamente raccontato che per prelevarli i carabinieri sarebbero entrati dalla finestra e avrebbero bloccato tutte le uscite mentre la piccola di 6 anni sarebbe stata strappata dalle braccia della sorella maggiore, portata via e affidata ai servizi sociali in attesa di una famiglia affidataria, e gli altri tre condotti in comunità differenti. A 140 giorni di distanza, i quattro fratelli non si sono mai potuti incontrare se non in videochiamata e la madre non sa dove e a chi sia stata affidata la figlia di 6 anni;


secondo quanto risulta, il fratello più grande di 16 anni sta manifestando tutta la sua contrarietà alle decisioni prese dal Tribunale denunciando e raccontando a mezzo social e stampa non solo di non essere ascoltato nelle proprie volontà, cioè vivere con i propri fratelli e con la propria mamma, ma di sentire i fratelli tristi e demotivati e che soffrono la separazione e la mancanza di contratti tra loro. Il ragazzo ha raccontato di aver scritto senza ricevere alcuna risposta, sia al Ministro Bonafede che ai Sottosegretari Ferraresi e Giorgis, mettendo in copia anche altri senatori;


in data 20 novembre La Repubblica pubblicava un articolo contenente uno scambio di carteggi tra il maggiore dei 4 fratelli e un Giudice del Tribunale dei Minori, il quale rispondendo alle richieste del giovane che chiedeva le motivazioni del perché non siano rispettate le sue volontà diceva che "ascoltare i minori, non significa poi fare tutte le cose che i ragazzi chiedono o desiderano". Il Giudice, seppure tenuto all’ascolto, non è il mero esecutore dei desideri espressi dal minore, ma una decisione contraria alle volontà espresse deve essere accompagnata da motivazioni tanto più puntali quanto più il minore abbia, anche in ragione dell’età, mostrato capacità di discernimento. Inoltre, alla richiesta di spiegazioni da parte del giovane del perché il Tribunale e i Servizi continuino a imporre gli incontri tra i ragazzi e il padre, denunciato dai ragazzi stessi per molestie e per cui vi è sono in corso gli accertamenti, il giudice onorario risponde che “Quando i giudici decidono per i ragazzi lo fanno sempre nella speranza e con l’obiettivo di farli stare meglio e risolvere le difficoltà che hanno: non sempre ci riescono e a volte si possono sbagliare come tutti, ma non c’è nessuna cattiva fede”.
E infine il ragazzo ricorda al giudice i suoi doveri di tutelare i minori e la madre che con coraggio ha denunciato le molestie del padre”


Con questa petizione ci rivolgiamo al Ministro Bonafede e al Sottosegretario con la delega ai minori Giorgis e chiediamo al Ministero di intervenire con urgenza esercitando il suo potere ispettivo per far luce su questa vicenda e per verificare che non siano stati lesi alcuni diritti dei minori, in particolare il diritto ad essere ascoltati nelle proprie volontà in base all’età e alla capacità di discernimento, oltre ai diritti garantiti dagli artt. 3 e 6 della Convenzione di Strasburgo, dall'art. 12 della Convenzione di New York e dagli artt. 315-bis, 336-bis e 337-octies del Codice Civile, dall'art. 9 della Dichiarazione ONU sui Diritti dell'Infanzia e dell'Adolescenza;


Chiediamo, inoltre al Ministero, se non ritenga che le modalità di intervento descritte nell’interrogazione sopra riportata e da numerosi articoli della stampa possano provocare traumi indelebili nei minori e siano contrarie all'obbligo per lo Stato di promuovere il benessere dei cittadini minori, come previsto anche dalla Dichiarazione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza;


Riteniamo che sia obbligo per gli organi dello Stato fare chiarezza e approfondire se ai minori descritti in premessa siano stati lesi i più elementari diritti;


ASSOCIAZIONE INFANZIA E FAMIGLIA - AEIF