ALBO nazionale per mediatori linguistico-culturali

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La regione Campania, così come molte altre regioni d'Italiariconosce solo formalmente la figura del mediatore linguistico-culturale, operatore che si pone da "ponte" tra gli immigrati stranieri e i servizi e/o popolazione del Paese di accoglienza (BURC n° 55 del 24 novembre 2003 - Deliberazione n° 2843 de 08 ottobre 2003).

Oltre al riconoscimento formale, però, non c'è nulla di concreto. Non esiste un albo dei mediatori linguistico-culturali e gli unici operatori che riescono ad attivarsi nel campo della mediazione sono quelli madrelingua o quelli che fanno parte di cooperative sociali, le quali molto spesso vanno avanti in modo precario riponendo tutte le speranze nei progetti che di volta in volta vengono finanziati o, peggio ancora, assumono persone senza alcuna qualifica che danneggiano sia i beneficiari del sistema d'accoglienza sia le comunità autoctone, a causa di attriti e conflitti che spesso non sono in grado di captare o, se troppo tardi, risolvere.

Per dare la possibilità a tutti i mediatori linguistico-culturali di mettere in campo le conoscenze acquisite durante duri anni di studio (tra corsi regionali, lauree triennali e magistrali) c'è bisogno di un albo che riconosca ufficialmente la professione, tuteli i professionisti del settore ma anche le istituzioni che potrebbero avere finalmente la possibilità di sfruttare un elenco nazionale composto da persone abilitate alla professione

Per accedere all'albo bisognerà, per ovvi motivi, rispondere a requisiti ben precisi.

Sarà importantissimo avere un titolo ufficialmente riconosciuto (lauree triennali o magistrali, corsi regionali presso enti accreditati con le regioni e di una durata minima di almeno 600 ore, master ed altri titoli validi). Sarebbe opportuno anche dimostrare di avere un minimo di esperienza presso strutture di accoglienza o nell'ambito dell'immigrazione più in generale e dimostrare anche una conoscenza sufficiente in materia di diritto dell'immigrazione.

Credo sia necessario impedire che si verifichino nuovi scandali come quello di Mafia Capitale o del Cara di Foggia.

Mafia Capitale ha dimostrato che, chi si occupava dei centri di accoglienza, era totalmente inesperto nel settore dell'immigrazione e che nulla o pochissimo sa della legislazione vigente in materia di accoglienza, asilo, visti, ricongiungimenti, rimpatri, identificazione, etc.

L'Inchiesta dell'Espresso sul Cara di Foggia ha reso note, invece, le condizioni in cui vivono i migranti in quelle che osiamo definire "strutture di accoglienza". Persone ammassate come bestie, in posti luridi, spesso senza alcuna assistenza medica e psicologica, vittime del caporalato, senza il supporto di un mediatore. (Link:http://espresso.repubblica.it/inchieste/2016/09/12/news/sette-giorni-all-inferno-diario-di-un-finto-rifugiato-nel-ghetto-di-stato-1.282517 )

La figura del mediatore ha un'importanza sempre più rilevante, in contesti molti diversi tra di loro: centri di accoglienza, Asl, questure, istituti scolastici, istituti penitenziari, ecc.

La popolazione straniera in Italia è piuttosto variegata: comprende circa 5 milioni di stranieri stabilmente residenti, richiedenti asilo, titolari di una forma di protezione (asilo, sussidiaria o umanitaria che ora è stata sostituita dai permessi speciali). Si comprende bene la necessità di un lavoro di mediazione sia linguistico che culturale, al fine di favorire l'interazione tra la popolazione straniera e la popolazione autoctona e al fine di facilitare i rapporti con la pubblica amministrazione. 

Mi sembra opportuno, pertanto, regolarizzare la professione in modo da garantire una maggiore omogeneità del sistema d'accoglienza che, finora, si è dimostrato piuttosto caotico e poco regolarizzato. Così facendo si garantirebbe ai migranti la giusta assistenza durante la permanenza sul territorio italiano e si assicurerebbero professionalità e serietà.

Si punta all'albo nazionale per evitare ulteriori frazionamenti che nascerebbero con la creazione di singoli albi regionali.

Molto probabilmente faremo ricorso ad una proposta di legge di iniziativa popolare, per la quale sarà necessario raccogliere 50mila firme.

 



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