NO AL FORNO CREMATORIO A SPINO D'ADDA

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OGGETTO: ISTANZA IN MERITO ALLA REALIZZAZIONE DI UN FORNO CREMATORIO A SPINO D’ADDA

Con il presente atto, i cittadini residenti nel Comune di Spino D’Adda, appartenenti al Comitato spontaneo “No al forno crematorio a Spino D’Adda” con il supporto dei sottoscrittori aderenti fanno presente quanto segue

PREMESSO CHE

-                     In data 19.12.2020 il Consiglio Comunale ha autorizzato il Sindaco a sottoscrivere il Protocollo d’Intensa tra i comuni ricadenti nell’area Cremasca e nella Provincia di Brescia e a presentare, in qualità di Comune Capofila, l’istanza di cui all’avviso di manifestazione d’interesse, approvato con decreto dirigenziale Welfare regionale n 13065 del 30.10.2020, ai fini della realizzazione nel territorio comunale di un tempio crematorio da porre a servizio dei due ambiti provinciali dei medesimi comuni

-                     Tale decisione è stata presa senza alcun coinvolgimento della cittadinanza che è stata lasciata completamente all’oscuro del progetto ed è pertanto illegittima in quanto è stata assunta in totale violazione della Convenzione di Aarhus, ratificata in Italia con legge del 2001,  che riconosce al pubblico non solo il diritto all’accesso alla informazione ambientale ma anche, e soprattutto, il diritto di partecipazione ai processi decisionali che hanno una incidenza, anche solo potenziale, sulla salute e sull’ambiente. Il rispetto della convenzione è vincolante per la pubblica amministrazione che ha l’obbligo di informare e rendere partecipi i cittadini, sin dagli stadi iniziali del processo decisionale e la sua violazione comporta la illegittimità degli atti assunti, come più volte sancito dalla giustizia italiana e internazionale.

-                     L’ambito considerato dalla normativa regionale relativa alle caratteristiche e prescrizioni della rete degli impianti di cremazione è la provincia  e per quella di  Cremona esiste già un forno crematorio con 1200 posti attivi nella prima linea ed è già stata prevista dalla Regione la realizzazione di una seconda linea, per ulteriori 1200 posti, per un totale di 2400 posti e, dunque, il territorio risulta già ampiamente servito viste le percentuali di mortalità e di ricorso alla cremazione previste nelle DGR Regionali. Tra l’altro da recenti informazioni pubblicate sulla stampa locale risulta che il forno crematorio di Cremona sia in perdita anche, con soli 1200 posti. Non si vede dunque l’utilità di un ulteriore forno a Spino D’Adda che comporterebbe onerose spese pubbliche a carico dei cittadini per un’opera non necessaria al territorio.

TENUTO CONTO CHE

Gli impianti di cremazione sono ritenuti fonti di emissione di diossine, furani e mercurio dai Paesi aderenti alla Convenzione di Stoccolma entrata in vigore il 17 maggio 2004, emissioni che rientrano negli inquinanti organici persistenti che danneggiano la salute dell’uomo e dell’ambiente.

Per quanto riguarda i limiti di emissione di tali impianti, le concentrazioni degli inquinanti dovranno essere inferiori a quelle elencate dal D.Lgs. 152/2006 Parte V – Allegato I. In particolare, considerando le policlorodibenzodiossine e policlorodibenzofurani (appartenenti alla classe I della Tabella A2) si evidenzia che il valore di emissione riportato è pari a 0.01 mg/Nm3 (10˙000 ng/Nm3 ) ed è riferito alle diossine/furani espresse in concentrazione totale.

In genere l’Ente che autorizza le emissioni in atmosfera, in base al principio di precauzione, sia per le Diossine che per gli Idrocarburi Policiclici Aromatici, si riferisce ai limiti di emissione stabiliti per gli inceneritori di rifiuti dal D.Lgs. 152/2006, Allegato I al Titolo III-bis Parte IV. Tuttavia il rispetto di tale limite di emissione previsto per diossine e furani, pari a 0,1 ng/m³, non è scontato a priori per l’attività di cremazione (Estratto del “Piano regionale di coordinamento Regione Veneto per la realizzazione dei crematori a mente della Legge 30/03/2001 n.130).

CONSTATATO CHE

Dal profilo di salute dei cittadini di Spino D’Adda redatto da ATS Valpadana reso disponibile dal 2017 in consultazione pubblica emerge il superamento di ben 17 indicatori su 30, nel confronto con la media del Distretto di Crema e Ats Valpadana. Fra gli indicatori che superano la media sono comprese le patologie all’apparato respiratorio.

l’Italia ha violato la Direttiva Europea 2008/50/CE sulla qualità dell’aria posta a tutela della salute umana e dell’ambiente ed in particolare le aree menzionate includono il bacino padano del quale Spino D’Adda fa parte. L’inquinamento dell’aria è stato classificato come cancerogeno dall’ Agenzia Internazionale per la ricerca sul cancro.

La provincia di Cremona è il territorio che ha subìto sia l’incidenza che la mortalità da Covid-19 più elevate della Lombardia secondo l’analisi dell’Osservatorio epidemiologico di ATS Valpadana. Sempre più studi scientifici suggeriscono una probabile correlazione fra Covid-19 e inquinamento dell'aria. 

A soli 7 Km da Spino D’Adda, nel lodigiano, esiste già un forno crematorio che verrà prossimamente potenziato; in caso di realizzazione di un forno anche a Spino vi sarà un conseguente effetto cumulativo delle emissioni nocive con conseguente aggravamento della già compromessa qualità dell’aria

A fronte di tutto ciò sopra premesso, considerato ed evidenziato

SI INVITA

Il Consiglio Comunale ad annullare/ritirare la delibera illegittima perché emessa in violazione di legge e a non consentire la realizzazione nel territorio comunale di un tempio crematorio in quanto pericoloso per la salute e per l’ambiente e la cui realizzazione comporterebbe danno erariale in quanto impianto non necessario.

Si invita in ogni caso il Sindaco ad impedire la realizzazione nel territorio comunale di un forno crematorio nella sua qualità di autorità sanitaria locale, in ossequio all’art. 32 della Costituzione ed al principio di precauzione sancito dal diritto comunitario e dall’art. 3‐ter del D. L.vo n. 152/2006 che comporta  l’obbligo di adottare provvedimenti appropriati al fine di prevenire taluni rischi potenziali per la sanità pubblica, per la sicurezza e per l’ambiente, facendo prevalere le esigenze connesse alla protezione di tali interessi sugli interessi economici.