DIDATTICA IN PRESENZA: LE PALESTRE SCOLASTICHE NON SI TOCCANO

DIDATTICA IN PRESENZA: LE PALESTRE SCOLASTICHE NON SI TOCCANO

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Al Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte
Alla Ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina
Al Ministro dello Sport Vincenzo Spadafora
In previsione della ripartenza della Didattica in Presenza per il prossimo anno scolastico 2020/21, CHIEDIAMO che vengano impartite dal Governo a tutti i Presidi delle scuole italiane indicazioni precise che escludano categoricamente l’uso delle palestre, presenti nelle sedi scolastiche, per destinazioni diverse dall’EDUCAZIONE-MOTORIO-SPORTIVA.
Da tempo le OO.SS., le associazioni degli studenti e delle famiglie denunciano l’approssimazione e le carenze che contraddistinguono le linee guida ministeriali sulle modalità della ripartenza della Didattica in Presenza nelle scuole italiane per il prossimo anno scolastico.
Questa situazione di mancanza di chiarezza nelle indicazioni da seguire, porta indubbiamente a problemi inediti, difficili da risolvere dove gli Istituti Scolastici, ed in particolare i Presidi, sono lasciati soli.
Non sorprende quindi la superficialità con cui in questo periodo sempre più Dirigenti Scolastici pensano di risolvere il problema di avere ampi spazi a disposizione della didattica in presenza utilizzando le palestre.
Tali ipotesi nascono proprio a seguito dell’assenza di disposizioni scritte e certe che escludano categoricamente questa ipotesi.
Ad oggi, gli interventi del Governo, e dei ministeri competenti, si sono limitati a semplici “raccomandazioni”.
Nessuna voce si è levata in modo “categorico e definitivo” per sostenere che le palestre sono il luogo dove si deve svolgere esclusivamente la lezione di Educazione-motorio-sportiva.
Che quei locali sono stati progettati e attrezzati specificatamente per tale scopo e che ogni destinazione diversa è un abuso destinato a mettere in evidenza l’incompetenza di chi lo commette.
Sottrarre le palestre allo scopo per le quali sono state realizzate, significa abolire “d’autorità” l’insegnamento di una materia inserita a pieno titolo nei programmi curriculari della scuola italiana, significa consentire di non rispettare una Legge dello Stato, significa ledere quel “diritto allo studio” sancito e garantito dalla Costituzione italiana.
E non si venga a sostenere che per un intero anno scolastico i nostri studenti potranno sostituire l’attività pratica di educazione-motorio-sportiva con ore di teoria dello sport, sarebbe anacronistico e squalificante.
Si arriverebbe ad aggravare la già devastante condizione psicologica e fisiologica delle nostre giovani generazioni e probabilmente non ci si è resi bene conto di cosa possa significare un anno di sedentarietà.
Coloro che pensano di poter utilizzare le palestre per materie scolastiche ritenute più importanti, probabilmente ignorano che la Scuola ha il fine primario di formare la personalità dei giovani sviluppando tutte le varie aree che la caratterizzano, dalla dimensione cognitiva a quella fisica e sociale.
In questo senso deve essere intesa la “irrinunciabilità” della pratica dell’EDUCAZIONE-MOTORIO-SPORTIVA che accede a peculiarità formative proprie che altre materie non soddisfano impelagate come sono a districarsi dal nozionismo imperante.
Chi si intende di approcci educativo-pedagogici sa che volendo mantenere un idoneo e corretto equilibrio formativo, sarebbe preferibile eventualmente “cancellare” qualche altra materia.
Ma se non dovesse bastare quanto sopra evidenziato, anche un minimo di conoscenza tecnica e di esperienza sconsigliano l’uso delle palestre per attività didattiche che normalmente si svolgono nelle aule.
Vi sono reali problemi tecnici inconfutabili quali:
- Un possibile importante continuo rumore di fondo dovuto a sistemi di riscaldamento attraverso aerotermi;
- Un possibile riverbero sonoro dell'ambiente con evidenti difficolta acustiche;
- Un insufficiente quota parte di luce naturale sulle superfici dei banchi;
- Un illuminazione complessiva (naturale + artificiale) insufficiente;
- Un inadeguato rapporto tra superficie murata e superficie vetrata che deve essere garantita dalle norme di edilizia scolastica per le aule didattiche.
Da non sottovalutare, inoltre, che un uso diverso delle palestre rispetto alla loro reale destinazione comprometterebbe anche lo svolgimento annuale delle attività sportive e ricreative extrascolatice organizzate dalle Associazioni Sportive Dilettantistiche.
Si perderebbe quella continuità della programmazione sportiva che è fondamentale per dare ai giovani sul territorio motivazioni di partecipazione ad attività di alto valore sociale capaci di evitare occasioni di emarginazione e di comportamenti pericolosi.
Non appare secondario anche considerare come il mondo dell’associazionismo sportivo garantisca un minimo di risorse economiche a decine di migliaia di operatori sportivi che a vario titolo operano nel settore.
Per quanto sopra motivato i firmatari della presente rimangono in attesa di urgenti ed improcrastinabili determinazioni da parte delle Istituzioni Governative
Prof. Ferdinando Bonessio (Roma)