Combattiamo la zooerastia. Firma la petizione di Federfida, la raccolta firme sarà poi presentata al Parlamento Europeo affinché la zooerastia venga riconosciuta reato.

Questa petizione aveva 400 sostenitori

Il problema

La zooerastia: pratica da condannare e combattere. Www.animebastarde.it intraprende un percorso all’interno del mondo della bestialità. Milioni gli animali che ogni anno finiscono tra le mani dei predatori sessuali, milioni le vittime innocenti che forse non avranno mai giustizia perché in molti Paesi, tra cui l’Italia, la violenza sessuale sugli animali non è reato.
Il primo capitolo di questo lungo viaggio nell’orrore si concentra sulla definizione e sulla storia del “mostro” zooerastia.
Si sono sempre tramandate storie sulle pratiche abominevoli alle quali diversi pastori sottomettono le pecore dei lori greggi. Qualche racconto su fatti commessi lontano, lontano dalla propria casa, è sempre arrivato anche in Italia. I film porno in cui la donnina di turno si “accoppia” con un animale ci sono sempre stati. Tutti, bene o male, almeno una volta nella propria vita, hanno sentito parlare della zooerastia, e magari c’hanno scherzato su. Alcuni hanno scelto di credere che non sia possibile che al mondo esista davvero qualcuno capace di violentare un animale. Hanno preferito chiudere gli occhi, non approfondire le proprie conoscenze sul tema, perché sapere di certi orrori fa molto male. Altri, invece, si sono fatti la loro bella risata immaginando il cavallo utilizzato in un set pornografico o la pecora sodomizzata. La maggior parte invece ha sottovalutato il dramma.
Quella di immergersi in una tematica tanto truce non è una scelta facile. Anche tra gli animalisti c’è chi non riesce a guardare il “mostro” in faccia. Ma affrontare l’argomento, capirlo, per poi poter debellare il male, è un atto dovuto. Bisogna informarsi, anche se è doloroso, per poter dare il proprio contributo alla causa, per far sì che più gente possibile ne colga la gravità e condanni l’abominio.
Avete mai guardato gli occhi di un animale che ha subito violenza sessuale? Avete mai visto i segni lasciati sul suo corpo dall’aguzzino, che ne ha fatto un mero strumento di “piacere”?
I suoi occhi sono quelli di un bambino. Un vittima che non comprende fino in fondo cosa gli sia stato fatto. Eppure il dolore sulla pelle lo sente. Le lacerazioni sulla carne, le ossa che fanno male le sente. La paura dell’essere umano, l’angoscia che la bestia torni e lo faccia ancora e ancora, quel dolore, quel terrore, l’animale li sente, è tutto nei suoi occhi.
Gli animali vittime di stupro sono angeli innocenti a cui è stata portata via anche la dignità, la voglia di vivere. E gli animali non vengono violentati sono in America o in Germania. Ci sono zooerasti ovunque. Forse anche vicino casa.
E’ nostro dovere batterci affinché nessun’altro angelo con la coda venga sottoposto a simili brutalità. Le donne dovrebbero essere quelle che per prime comprendono fino in fondo il significato della violenza sessuale e quindi le prime a condannare la zooerastia. Le madri, quelle che per prime capiscono cosa significhi abuso su minore, e quindi le prime intenzionate a combattere gli zooerasti. Perché difendere gli animali dalla zooerastia non è dovere solo degli animalisti, tutti dovrebbero combattere questo scempio. Non solo per empatia nei confronti delle vittime.
Anche quelli a cui degli animali non interessa un fico secco dovrebbero operare affinché, almeno in Italia, la zooerastia diventi reato. E’ bene ricordare, infatti, che non tutti gli zooerasti sono attratti esclusivamente dagli animali, alcuni ripiegano su di loro solo perché hanno paura di puntare ai veri obiettivi. Gli zooerasti di questa categoria iniziano con gli animali e poi passano ai bambini, alle donne, quando acquistano la sicurezza dell’impunità.
Se non per gli animali, tutti dobbiamo dire “no” alla zooerastia per difendere i soggetti deboli della nostra stessa specie.
I predatori sessuali vanno combattuti sempre e comunque.
Qual è l’argomento? Una forma di parafilia, disturbo psicosessuale tutt’ora oggetto di ricerca clinica, che concerne l’abuso sessuale compiuto dall’uomo sull’animale. Due nomi su tutti: Earls e Lalumière, due psicologi che per anni hanno studiato il fenomeno.
Zooerastia non è zoofilia. Sembrerebbe un’inezia linguistica, ma etichettare il “mostro” con il giusto termine è importante. Per zoofilia (zoo-filia, dal greco: animale e amore ) si intende l’attività dell’amare, curare e proteggere gli animali. Viene da sé che il fenomeno in oggetto è ben altro. Quindi chiamiamo il “mostro” con il suo nome. Ossia Zooerastia (zoo-erastia, il secondo è il termine greco che designa l’amante carnale), relazione di prevaricazione sessuale messa in atto dall’uomo sull’animale.
Un abominio recente? Purtroppo l’essere umano ha sempre amato sopraffare l’altro con ogni mezzo. Umiliarlo, asservirlo al proprio volere. Gli stupri degli animali nascono con l’uomo. I cenni storici sono innumerevoli. Basti pensare ai riti, propri dell’antica Grecia, in cui veniva praticata la violenza sessuale sugli animali, o ai riti degli antichi egizi, in cui le sacerdotesse violentavano i caproni. Poi ci sono i “bordelli” romani e i riti della vergine bionda, costretta ad “accoppiarsi” con un orango. Altri esempi: i sabba delle “streghe”; la mitologia greca di Pasifae, che “unendosi” a un toro, diede vita al Minotauro; Zeus, che si univa alle donne sottoforma di animale. Questi ultimi esempi sono meramente mitologici, ma non dimentichiamo che ogni leggenda trae spunto dalla realtà. La letteratura, tanto quella antica quanto quella recente, non disdegna di definire il “mostro” come una semplice e lecita perversione sessuale.
Si tratta solo del classico allarmismo animalista? No. Ricordiamo che nell’antica Grecia era lecito che un uomo adulto,  intrattenesse rapporti sessuali con i bambini. Oggi noi quell’ “allegro svago” lo chiamiamo pedofilia. E non di certo perché spinti da una sorta di perbenismo ipocrita. Quel che è cambiato non è l’atto in sé, ma la nostra sensibilità rispetto alla problematica. Sia lo stesso per la zooerastia.
Che male c’è se un uomo fa sesso con un animale? Magari all’animale piace anche… Falso. Quante volte chi si batte per i diritti degli animali si è sentito dire una frase squallida come questa? Troppe! L’errore di fondo è che l’animale non fa sesso con l’uomo, l’animale subisce la violenza sessuale del bipede.
Partiamo dai cenni puramente biologici. Gli animali si accoppiano solo nel periodo del calore, perché nelle specie animali non umane l’accoppiamento è finalizzato esclusivamente alla procreazione, non al godimento del piacere sessuale. Dunque è innaturale che l’accoppiamento avvenga al di fuori del periodo specifico. Gli animali si accoppiano solo con i propri simili. Non si è mai visto un cane che si accoppia con un gatto, o comunque chi non appartiene alla stessa famiglia. Quindi perché un animale dovrebbe voler accoppiarsi con un essere umano? E poi pensiamo ai segni che lo stupro lascia sul corpo della vittima. Cagnette con il condotto urinario devastato, ossa pelviche deformate. Maschi con tante e tali lacerazioni nelle zone intime da dover essere sottoposti all’asportazione del pene, a numerosi intereventi chirurgici per ricostruire l’ano, cure antibiotiche per sopravvivere alle infezioni. Se non vogliamo parlare di etica, quanto meno parliamo di biologia, il corpo degli animali non è adatto agli accoppiamenti con l’uomo. La violenza sessuale li devasta.
Quindi violentare una animale è reato? Certo che no, almeno non in tutti i Paesi. In Italia, ad esempio, non esiste una legge che tratti l’argomento. La zooerastia ricade nell’ampio ombrello della legge sui maltrattamenti degli animali, quindi sta ai rappresentanti della legge dare la propria interpretazione dell’abominio. Chi denuncia uno schifo di questo tipo deve pregare affinché si trovi davanti un’Autorità ben disposta. Alcuni cenni. In Svezia la zooerstia sarà reato dal 2014, in Danimarca e in Germania è legale, in Malesia addirittura vengono fatti “prostituire” gli oranghi, in molti Stati americani non solo è legale, ma in più il Senato ha approvato il disegno di legge presentato dal Comitato per i Servizi Armati che ha abolito l’articolo 125 del Codice Uniforme della Giustizia Militare, che proibiva la sodomia e il sesso “con” animali.
Chi è lo zooerasta? Secondo il rapporto Kinsey del 1948, il 17 per cento dei maschi statunitensi, specialmente delle zone rurali, ha affermato d’aver vissuto perlomeno una volta questo tipo d’esperienza sessuale, mentre tale pratica è risultata meno frequente nelle donne. Ma il rapporto Kinsey, condotto nell’anonimato e su vasta scala, è alquanto datato. Una ricerca sulla sessualità più recente condotta su internet in maniera anonima, a cui hanno partecipato circa 76.500 persone fra l’ottobre del 2000 e il dicembre 2006, ha rilevato che l’11,3 per cento degli intervistati si è dichiarato “interessato a provare il sesso con animali”, il 6 per cento “lo fa qualche volta” e il 4,1per cento “frequentemente”. Il campione è composto dal 67 per cento di maschi, per il 31 per cento da femmine, il 12,1 per cento è sotto i 18 anni, il 55 percento ha un’età compresa fra i 18 e i 30 anni, il 32,9 per cento ha più di 31 anni. Lo zooerasta può essere chiunque, uomo o donna, persona popolare e stimata, persona che vive ai margini della propria comunità, stupratore di animali dichiarato e fiero, ipocrita criminale che nasconde agli altri le proprie pratiche. In Italia, vuoi per l’influenza della cultura cattolica, vuoi per perbenismo, nessuno si dichiara zooerasta. Anzi, opera affinché nessuno, fatta eccezione per i “compari di violenza”, scopra la propria indole. In altri Paesi, guarda la Germania, invece ci sono veri e propri gruppi che si battono affinché la zooerastia venga qualificata come semplice tendenza sessuale.

http://www.thepetitionsite.com/775/188/975/stop-alla-zooerastia/?taf_id=9342097&cid=fb_na

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Federica MazzonPromotore della petizione

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